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venerdì 30 aprile 2010

FULHAM E ATLETICO MADRID SI CONTENDONO L'EUROPA DEI POVERI



Avremo modo di parlare ampiamente della finale di Champions League tra Bayern Monaco e la nostra “Invincibile Armata”. Stasera ci concentriamo invece sull'altra finale europea, quella che vedrà Fulham e Atletico Madrid contendersi la prima edizione di Europa League.
In semifinale gli inglesi, giustizieri della Juventus, si sono sbarazzati dell’Amburgo. Risultato che, in ottica ranking, ci fa un grosso favore lasciando aperto il discorso riguardante il terzo posto. Dopo il pareggio per 0-0 in terra germanica, gli inglesi hanno avuto ragione degli amburghesi per 2-1 impedendo ai tedeschi di giocare la finale che si disputerà proprio ad Amburgo. Per il secondo anno consecutivo l’Amburgo viene eliminato in semifinale.
Nell'altra semifinale Aguero e soci hanno eliminato il quotato Liverpool. All’andata 1-0 per i madrileni, identico risultato al ritorno (gol di Aquilani). Ma ai supplementari dopo il 2-0 (Benyaoun) dei Reds è arrivata la doccia fredda per i ragazzi di Benitez. Il gol dell’1-2 di Forlan che estromette dai giochi gli inglesi.
Dunque Fulham e Atletico Madrid giocheranno la loro prima finale europea e si contenderanno la vittoria nella prima edizione del nuovo torneo.
L’ultima volta che un inglese e una spagnola si sono trovate nell’atto conclusivo della manifestazione è stato nel 2006 quando il Siviglia ebbe la meglio sul Middlesbourgh. Nel 2001 invece la finale si giocò in Germania come quest’anno e anche allora si contesero il torneo un inglese (Liverpool) e una spagnola (Alaves). Fu anche l’unica volta che la coppa venne decisa al golden gol (autogol di Geli al 117esimo dopo il 4-4 nei tempi regolamentari).
Ora tocca a Fulham e Atletico Madrid che il 12 maggio ad Amburgo si giocheranno una finale dove nessuna delle due è favorita. Chi avrà la meglio?


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giovedì 29 aprile 2010

LA MIA SERATA INSEGUENDO LA FINALE

I segni premonitori, do sempre molta importanza ai segni premonitori. La pioggia improvvisa arrivata ieri pomeriggio, il fatto che i computer al lavoro diano problemi. Uhm… non è un buon segno. Dovrei staccare alle 19 ma per i problemi di cui sopra esco alle 19 e 40. Corsa fino a casa (c’è più traffico del solito, altro segno negativo), cena veloce, mi vesto comodo e via a seguire la partita con il resto della comitiva. L’appuntamento è a casa di mio zio alle 20 e 30, arrivo con cinque minuti di ritardo. Gli altri sono già seduti ma per fortuna mi siedo dovrei avrei voluto. Saluto frettolosamente tutti (realizzo solo successivamente su chi c’è compreso un’amica di mio cugino che non conosco e che ho salutato con lo stesso calore degli altri). Soliti rituali che precedono la gara e poi mi accomodo.
Il primo tempo scorre tranquillo. Concordo con chi dice che i primi 20 minuti saranno decisivi. L’espulsione di Motta? Dai, il giocatore ha fatto la stupidata, però l’arbitro deve anche saper gestire la gara. Messi si rende pericoloso, tranquilli c’è Julione. Gli altri parlano, commentano, imprecano. Io sono abbastanza silenzioso.
Intervallo. Sono teso. Resistere altri 45 minuti in 10 sarà dura. Si riparte. Cresce l'ansia e la tensione e più i minuti passano e più inizio a sfogare la tensione con applausi, urli, incitamenti. Gol di Piquè. Cala il silenzio e all’improvviso mi ritrovo a urlare “Calma ragazzi, calma. Sono solo 7 minuti, cazzo, solo 7 minuti”. Ma saranno 10 minuti (recupero compreso) di sofferenza pura. Manca un minuto, 30 secondi… 20 secondi… dai, dai, dai, 10 secondi… fischia!! fischia!! Triplice fischio. Esplode la gioia. Mi ritrovo al centro della stanza abbracciato stretto con un amico, saltiamo impazziti mentre urliamo come matti e tutti gli altri fanno capannello su di noi. Siamo in finale, siamo in finale. Inizio ad abbracciare tutti, pacche sulle spalle, strette di mano. Gioia, quintali di gioia, vagonate di gioia. Rimaniamo in 6-7. E mio zio come sempre ci invita al solito giro di sambuca per fare festa. Ancora commenti, abbracci, incitamenti. Uno, due, tre brindisi. Serata straordinaria. Torno a casa. Sembro reduce da una partita di calcetto, mi tuffo sotto la doccia, poi mi piazzo davanti al pc per scrivere ma le emozioni sono ancora troppo fresche per riuscirle a esprimerle a parole. Scrivo, cancello, riscrivo. Alla fine scrivo quello che mi viene, di getto. E’ stata una bellissima serata. Troppo bella perché riesca a raccontarla.
Ho dormito poco e male, l’adrenalina a mille, le emozioni ancora da smaltire. Stamattina guardandomi allo specchio mi sono fatto paura da solo. Sembravo uno zombie. Ma uno zombie felice per una finale di Champions League raggiunta dopo 38 anni. Andiamo a Madrid, il cuore nerazzurro batte sempre più forte.

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VERSO MADRID PER UN SOGNO LUNGO 38 ANNI


Se dovessi racchiudere la bellissima serata di ieri sera con un’immagine, non avrei dubbi. La corsa di Mourinho a fine gara in mezzo al campo con il braccio alzato e il dito che indica in alto.
Se il 22 maggio andremo a Madrid gran parte del merito è del tecnico portoghese. Capace di forgiare un gruppo unito e compatto e una squadra che finalmente è diventata cosciente dei propri mezzi ed è diventata fortissima. Siamo al 29 aprile e siamo in corsa su tutti i fronti. Quando è successo l’ultima volta? Ammesso che sia successo di arrivare ad aprile in corsa su tutti i fronti.
Uscire indenni dal Camp Nou non era facile. E dopo l’espulsione di Thiago Motta è diventata una missione impossibile. Missione compiuta. Con la squadra in 10 Mourinho ha "inventato" Eto’o e Milito terzini e Sneijder terminale offensivo. Abbiamo difeso con le unghie e con i denti. Chiamatelo catenaccio se vi pare, a me è sembrato invece un difendersi con ordine ed intelligenza. Messi è stato neutralizzato, Ibrahimovic un fantasma (che goduria pensare che lo svedese se ne è andato dall’Inter perché voleva vincere la Champions). La squadra di Guardiola è stata capace di giocare in velocità e di metterci seriamente in difficoltà nonostante la superiorità numerica. Lucio e Samuel sono stati un muro invalicabile, Zanetti un monumento come sempre, Eto’o e Milito da applausi per essersi sacrificati in compiti non loro. E’ stata una vittoria della squadra, del gruppo.
E’ stata la vittoria di Zanetti, di Milito, di Lucio, di Eto’o, di Samuel, di Sneijder, di Stankovic, di Cambiasso, di Julio Cesar, di Maicon ma anche di Materazzi, di Cordoba, di Pandev, di Muntari, di Balotelli (sì, anche se non la merita, è pure una sua vittoria), di Chivu, di Thiago Motta, di Mariga, di Toldo, di Quaresma. E’ stata la vittoria del grande presidente Moratti ma anche di Facchetti e Prisco, a entrambi sarebbe piaciuto rivivere le emozioni di una finale di Coppa Campioni.
Complimenti infine alla sportività catalana. I propositi di battaglia, il fracasso sotto l’albergo la notte prima della gara, Busquets che stramazza ignobilmente a terra e, ciliegina finale, l’apertura degli idranti mentre stavamo festeggiando la qualificazione. Vincere è facile per tutti. La cultura della sportività e della sconfitta invece è appannaggio di pochi. Difronte a questi inqualificabili gesti non può che crescere a dismisura il nostro orgoglio per averli sbattuti fuori, per averli eliminati, per avergli dato una lezione di calcio (che non necessariamente deve far rima con bel calcio). I più forti siamo noi, in finale ci andremo noi. A Madrid andremo noi a giocarci la Champions League. Loro possono tranquillamente andarsene al mare.
FORZA INTER

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mercoledì 28 aprile 2010

UNA SERATA DA EROI. L'INTER E' IN FINALE !!!


Champions League - Ritorno della Semifinale
BARCELLONA - INTER 1 - 0
83’ Piqué


BARCELLONA: Valdés; Piqué, G. Milito (46’ Maxwell), Y. Touré; Dani Alves, Xavi, Busquets (63’ Jeffren), Keita; Pedro, Ibrahimovic (63’ Krkic), Messi.
A disposizione: José Pinto, Marquez, Thiago, Henry.
All.: Guardiola
INTER: Julio César; Maicon, Lucio, Samuel, J. Zanetti; Cambiasso, Motta; Eto’o (86’ Mariga), Sneijder (66’ Muntari), Chivu; D. Milito (81’ Córdoba).
A disposizione: Orlandoni, Materazzi, Balotelli, Arnautovic.
All.: Mourinho

ARBITRO: De Bleeckere

Sono stremato e felice. Contrariamente al mio solito non ho visto la partita da solo ma l’ho seguita insieme con un nutrito gruppo di nerazzurri (eravamo tredici se non erro) ed è stato bellissimo. Al fischio finale mi sono ritrovato al centro della stanza a saltare abbracciato stretto ad un amico mentre tutti ci saltavano addosso. E’ stato qualcosa di fantastico e irrepetibile. Alala fine siamo rimasti in pochi e tra un’intervista e l’altra ci stiamo fatti 4-5 giri di sambuca brindando di volta in volta ai nostri eroi. Ed ora eccomi qua. Dopo essere tornato a casa e dopo una doccia veloce, sono qui, in mutande, a scrivere uno dei post più belli, uno di quei post che da blogger tifoso speri di scrivere prima o poi ma che potresti anche non scrivere mai.
Ragazzi, siamo in finale !!! E ci siamo arrivati dopo 90 minuti di sofferenza giocati in uno stadio che era una bolgia. Ci siamo arrivati dopo essere rimasti in 10 al 29esimo per l'espulsione di Thiago Motta per doppia ammonizione. Ci siamo arrivati dopo un’ora più recupero di sofferenza. Ci siamo arrivati dopo aver preso un gol a sette minuti alla fine (e io che gridavo come un matto “calma, sono solo 7 minuti, calma”) e dopo aver subito un altro in pieno recupero giustamente annullato per tocco di mano (se era valido penso che in molti saremmo morti d’infarto).
Siamo in finale. Andiamo a Madrid dopo aver subito quella che Mourinho ha definito “la sconfitta più bella della mia vita”. Il sogno continua. E diventa ogni giorno più bello.
FORZA INTER !!!
SIAMO IN FINALE DI CHAMPIONS LEAGUE !!!


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martedì 27 aprile 2010

COMUNQUE VADA...


L’attesa. Quanto può essere piacevole e allo stesso tempo sofferente aspettare una semifinale di ritorno di Champions League? L’ho capito stasera sotto la doccia quanto sono stato di colpo assalito da un’ansia pre-gara, salvo poi tranquillizzarmi al pensiero che mancavano ancora ventiquattro ore. E’ stato il primo attacco di ansia ma sono sicuro che non sarà l’unico. Domani prevedo una giornata complicata e sarà difficile concentrarsi su tutto il resto avendo in mente solo e soltanto la sfida di domani sera col Barcellona.
Chi l’avrebbe mai detto che saremmo arrivati fin qui? Io di sicuro no. Io avevo pronosticato che saremmo usciti presto e invece siamo qui a giocarci la qualificazione alla finale partendo da due gol di vantaggio.
Non sarà facile uscire indenni dal Camp Nou, servirà un’altra prestazione super e magari potrebbe non bastare. Perché il calcio è una scienza maledettamente inesatta. In questi giorni sto facendo sempre lo stesso esempio. Ai quarti di ritorno il Manchester ha giocato un primo tempo eccezionale segnando tre gol e avendo la partita saldamente in pugno. Sul finire del primo tempo ha preso un gol, poi ad inizio ripresa è arrivata l’espulsione di un suo giocatore e la partita ha cambiato volto. Nel calcio basta poco per cambiare le sorti di una partita o di una stagione. Un altro esempio banale. Aver segnato dopo 3 minuti nella sfida contro il Chelsea è stato sicuramente un punto di svolta. Abbiamo acquistato fiducia e messo da parte tutta la nostra “paura” europea. Senza quel gol magari avremmo visto un’altra partita, senza quel gol domani sera avremmo fatto altro.
Domani sera sarà una battaglia. Mi aspetto uno stadio in ebollizione e una squadra con l'adrenalina a mille. Dall’atteggiamento di questi giorni ho avuto la sensazione che ci temono. L’invocare l’aiuto del pubblico, caricare il popolo catalano, incitare i tifosi. Tutti gesti che lasciano intendere che hanno una paura matta di essere eliminati e che siano più preoccupati più di noi. Del resto in questa sfida quelli che hanno da perdere sono loro. I campioni in carica sono loro, i più forti in Europa sono loro. Noi siamo solo una squadra che sta coltivando un sogno, che spera di farcela a superare questo immenso scoglio e che comunque vada potrà ritenersi soddisfatta.
Siamo qui a giocarci una semifinale di Champions League contro la squadra più forte d’Europa. Possiamo conquistare una finale che ci manca da 38 anni o potremmo mestamente tornarcene a casa, possiamo abbattere la forte corazzata blaugrana o doverci arrendere alla loro forza. Comunque vada potremo ritenerci soddisfatti, comunque vada possiamo uscire a testa alta dal Camp Nou. Comunque vada…

FORZA INTER !!!

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lunedì 26 aprile 2010

UNA PRIMAVERA DA RACCONTARE


Certe volte immagino di raccontare fra 20-30 anni a dei figli o a dei nipoti cosa sto vivendo in questo momento. Sorvolo su tutte le riflessioni riguardanti sulla vita comune e che in questo contesto penso vi interessino poco e mi soffermerei sull’Inter.
Immaginate di dover raccontare a dei bambini la bellissima primavera che stiamo vivendo. Potrei parlargli dell’ansia del pre partita, i rituali scaramantici sempre uguali, i pomeriggi e le sere passate in piedi per seguire le gesta dei miei eroi, il rigoroso e concentrato silenzio mentre i minuti scorrevano lenti. Gli racconterei dei salti di gioia, delle urla, dei gesti di felicità ma anche dei momenti di apprensione, dei sguardi verso il vuoto, di quel misto fatto di rabbia e delusione. Gli direi che era fantastico ritrovarsi prima e dopo la partita tutti sul web, a leggere e commentare quello che scrivevano gli altri, era come ritrovarsi al bar. Gli parlerei dei sorrisi che mi strappavano i post di Settore, delle intelligenti riflessioni di chi non era il solito disfattista, delle scommesse fatte con Lenny, di come confrontarsi aiutava a smaltire la delusione di una sconfitta. Gli descriverei le figure mitologiche di Capitan Zanetti, Cuchu Cambiasso, Mago Sneijder, El Principe Milito e di quell’essere metà fuoriclasse e metà testa di c…o chiamato Super Mario.
Avrei tanto da raccontare e potrei intrattenerli per ore ed ore con i miei racconti e i mille aneddoti. Ma alla fine li avrei riempiti solo di parole perché non sarei riuscito a raccontare la parte più bella, quella riguardante le emozioni e le sensazioni. Come si fa a descrivere la gioia che ti esplode dentro quando ti ritrovi davanti la squadra più forte del momento e gli rifili 3 gol? Come spiegare il battito del cuore che cresce, e quella specie di non-so-cosa che ti sale dal petto mentre si gioca una semifinale di Champions League? Come si fa a raccontare cosa si prova a ritrovarti solo in un salotto a gioire come un matto e avere le sensazione di volare? Come dare una forma a quel brivido che corre lungo la schiena per 90 minuti?
Non basterebbero tutte le parole del mondo per spiegare l’emozione di essere arrivati al 26 aprile ed essere in corsa su tutti i fronti ma allo stesso tempo l’inconscio timore (e terrore) che possa finire tutto in una bolla di sapone.
No, le emozioni e le sensazioni non si possono raccontare. Puoi tentare di farle rivivere, di emozionare con le tue parole ma non sarà mai la stessa cosa.
Sto vivendo la più bella primavera nerazzurra della mia vita. Comunque vada sarà stata bellissima ed indimenticabile. Comunque vada sarà bello raccontarla un giorno ai miei figli. FORZA INTER !!!


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domenica 25 aprile 2010

LA VETTA E' NUOVAMENTE NOSTRA !!!


ROMA-SAMPDORIA 1-2 14’ Totti (R) - 52’ Pazzini (S) - 85’ Pazzini (S)
CLASSIFICA: Inter 73 Roma 71
Ci speravo. Come tutti gli interisti. Ed ero anche abbastanza fiducioso. Ma al gol di Totti sono stato preso da un senso di sconforto. Il primo tempo si è giocato ad una porta e il fatto che sia finito con un solo gol di scarto mi ha rincuorato. Dai, in fondo bastava un gol. E poi nelle ultime due partite ho visto una Roma che regalava un tempo alle avversarie. Speriamo...
E così è stato. La Sampdoria ha trovato quasi subito il gol del pari. Ma non basta per tranquillizzarmi e la sofferenza continua. La Roma era stata aiutata dalla buona sorte nelle ultime partite e avevo la sensazione che la cosa si sarebbe ripetuta anche stavolta. E invece la Dea Bendata finalmente ha voltato le spalle a Totti e compagni.
Mica può andare sempre bene. Siamo di nuovo in testa e di nuovo padroni del nostro destino. Questo scudetto è
nostro, lo meritiamo noi. Per ora siamo al comando ma adesso basterà vincerle tutte per assicurarsi il tricolore. E a tutti i gufi non rimane che inchinarsi e salutare la nuova capolista. FORZA INTER !!!


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LA BELVA NERAZZURRA NON SI ARRENDERA' FACILMENTE

Se serviva una conferma, ieri pomeriggio l’abbiamo avuta. Per la corsa scudetto ci siamo e non molleremo facilmente la presa.
I primi 10 minuti avevano rincuorato i gufi appollaiati sul trespolo. Inter svogliata e distratta, Atalanta in vantaggio. Tutti elementi che facevano presagire che la squadra nerazzurra, con la mente alla sfida europea, lasciasse sul campo qualche punto.
E invece, superato l’assopimento iniziale, l’Inter è tornata a essere la belva feroce affamata di gol e di punti. In mezzora abbiamo ribaltato il risultato a nostro favore e nella ripresa abbiamo gestito la partita chiudendola definitivamente a 12 minuti dalla fine, anche se di fatto i bergamaschi dopo il gol iniziale si sono spenti.
Era importante vincere ieri, più di quanto non sembrasse. Quando insegui devi sempre e solo vincere e conquistare i tre punti era l’unico modo per tenere sotto pressione la Roma.
Ma non era semplice vincere. L’Atalanta non era per niente un
cliente semplice. Sta attraversando un momento di grande forma e proprio contro la Roma aveva giocato un buon secondo tempo sfiorando il meritato pareggio e perdendo solo per una sciagurata papera del portiere. E poi ci sono quegli incubi che noi tifosi non dimentichiamo facilmente. Già, perché se pensi all’Atalanta da affrontare nel rush finale di una lotta scudetto non può non pensare a quell’aprile di 8 anni fa quando gli orobici vennero a San Siro a strapparci tre punti che si rivelarono decisivi per lo scudetto (con quei tre punti il 5 maggio non sarebbe mai esistito).
Altra epoca, altra Inter. Questa Inter non conosce ostacoli e se non fosse stato per quella serie suicida di prestazioni opache, sarebbe qui a gestire un vantaggio sulla seconda e saremmo molto vicini a conquistare un meritato scudetto.
Però anche grazie a quella serie suicida questo finale di stagione è diventato più appassionante e intenso. La tensione pre gara, l’ansia, il passeggiare nervosamente per il salotto, il rigoroso silenzio evitando imprecazioni e urla, esultare come un matto a ogni gol. Se fossimo stati davanti con 4-5 punti di vantaggio, tutto questo non ci sarebbe stato. La mia salute ne avrebbe guadagnato, però così è più bello. Senti l’adrenalina scorrere nel sangue, vedi la belva nerazzurra che annusa l’aria, che punta la preda e l’azzanna senza pietà.
E’ una stagione strepitosa e fantastica. E lo resterà anche nella sciagurata ipotesi di rimanere a bocca asciutta. Perché dopo anni di stagioni finite a Natale, siamo qui a fine aprile a lottare come leoni per stappare punti e vittorie decisive, a giocarci partite fondamentali una dietro l’altra, senza respiro. E partita dopo partita abbiamo la certezza che non molliamo mai, che non ci arrenderemo facilmente che lotteremo fino alla fine. Fino all’ultimo assalto, fino all’ultimo morso, fino all’ultimo respiro.

FORZA INTER


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sabato 24 aprile 2010

INDOMABILE INTER, NON SBAGLIA UN COLPO


Serie A - 35^ Giornata
INTER - ATALANTA 3 - 1
5’ Tiribocchi - 24’ MILITO - 35’ MARIGA - 78’ CHIVU

INTER: Julio Cesar; Zanetti, Cordoba, Materazzi, Chivu; Stankovic (70’ Thiago Motta), Mariga, Muntari; Sneijder (46’ Cambiasso); Milito (80’ Arnautovic), Eto’o.
A disposizione: Orlandoni, Lucio, Samuel, Quaresma.
All. Mourinho
ATALANTA: Coppola; Capelli, Bianco, Manfredini, Peluso; Ferreira Pinto (56’ Amoruso), Guarente, Padoin, Valdes (56’ Ceravolo); Doni (71’ Radovanovic); Tiribocchi.
A disposizione: Rossi, Bellini, De Ascentis, Chevanton.
All. Mutti
ARBITRO: Orsato


Come previsto Mou attua il turnover con Cordoba e Materazzi difensori centrali, Zanetti e Chivu terzini, centrocampo a rombo con Stankovic, Muntari, Mariga e Sneijder dietro le punte Milito ed Eto’o. L’Inter parte fiacca. E dopo 5 minuti Tiribocchi scatta sul filo del fuorigioco e la punisce: 1-0 per i bergamaschi. L’Inter continua a giocare in modo poco incisivo. Sembra stanca dalla gara di martedì o semplicemente ha la testa già a mercoledì. Ma al 24esimo arriva il pareggio. Sneijder lancia Milito, Bianco devia malamente e l’attaccante nerazzurro dal limite supera con un pallonetto Coppola. L’Inter finalmente si sveglia, inizia a macinare gioco, a prendere possesso del campo. Dopo un rigore negato a Materazzi, arriva il gol del vantaggio. Sneijder per Eto’o che arriva sul fondo e mette al centro dove l’olandese cicca ma dietro Mariga spedisce in rete con la complicità di una deviazione di Muntari.
Nella ripresa, Cambiasso entra al posto di Sneijder e ci si aspetta ce l’Inter tiri il fiato e invece continua a rendersi pericolosa e dopo un paio di occasioni con Muntari e Thiago Motta (subentrato a Stankovic) arriva il gol di Chivu sul cui tiro nulla può il portiere degli orobici. E’ il gol che chiude la partita. C’è il tempo per vedere in campo Arnautovic che si mette in mostra con un paio di buoni tiri e se non altro ci mette un po’ d’impegno.
L’Inter porta a casa i tre punti e come settimana scorsa torna in testa alla classifica aspettando il posticipo che la Roma giocherà domani sera contro la Sampdoria di Cassano e Pazzini.
Chi immaginava di vedere un’Inter stanca o deconcentrata sarà rimasto deluso (o sorpreso a secondo del tifo). I ragazzi hanno dimostrato di essere in forma e sinceramente li ho visti addirittura più in palla oggi che non un mese fa quando giocavano partite abuliche. Inutile spendere parole sui soliti monumenti come il duo d’attacco Eto’o-Milito (ma in 7-8 mesi Balotelli non ha imparato nulla da questi due?) o come il capitano Zanetti che, a dispetto dell’età, sembra un ragazzino. Ma anche le seconde linee hanno ben figurato. Mariga è stato perfetto e soprattutto nel primo tempo è stato sicuramente il migliore in campo. Materazzi e Cordoba non li scopriamo oggi e Muntari ha svolto bene il suo compitino senza fare danni. E nei 10 minuti finali non mi è dispiaciuto nemmeno Arnautovic. Vista l’assenza di Balotelli, l’attaccante austriaco potrebbe essere utile per far rifiatare gli attaccanti in queste ultime partite stagionali. Non possiamo pensare a lui come attaccante titolare ma nei minuti finali, in caso di risultato positivo, potrebbe sostituire i nostri bomber.
Ora, come sette giorni fa, sediamoci e aspettiamo la sfida della Roma. E speriamo che finalmente la buona sorte volti le spalle a Totti e compagni.
FORZA INTER
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VINCERE PER CONTINUARE LA CORSA SCUDETTO


Dovevamo arrivare a stasera forti dell’entusiasmo per una vittoria importante e storica. E invece ci arriviamo logorati dalla vicenda Balotelli. Maglie gettate via, scuse, abbandoni dal ritiro. Il nostro finale di stagione si sta rivelando alquanto turbolento.
Ma siamo qui a giocarci una partita importante. Perché purtroppo (o per fortuna) da qui a metà maggio tutte le partite saranno importanti, tutte le partite aggiungeranno o toglieranno un mattoncino alla nostra stagione (lo so, questa l’ho già scritta ma mi piace ripeterla) e sarà importante vincere sempre.
In vista del Barcellona Mourinho dovrebbe attuare un po’ di turnover. A centrocampo e in difesa è probabile che qualcuno rifiati e che ci sia spazio per Stankovic (che al Camp Nou non ci sarà perché squalificato), Cordoba, Materazzi, Muntari, Mariga e magari Quaresma. Non sarà possibile invece fare turnover in attacco dove l’esclusione di Balotelli e l’infortunio di Pandev costringeranno Eto’o e Milito agli straordinari. Forse sarebbe il caso di buttare nella mischia Arnautovic. L’attaccante austriaco, praticamente mai utilizzato da Mourinho, potrebbe giocare un tempo per far riposare uno dei due titolari. Mai come stasera sarebbe servito Balotelli. Mourinho pareva intenzionato a lanciarlo dal primo minuto, anche se non so fino a che punto sarebbe stato ideale schierare dal primo minuto SuperMario titolare a San Siro. La curva è in conflitto con il giovane attaccante nerazzurro ed è molto probabile che l’avrebbero fischiato e contestato al primo errore o appena il giocatore avrebbe iniziato a passeggiare per il campo.
Spazio dunque ai titolari in attacco per abbattere subito il fortino bergamasco e tirare poi i remi in barca per non sprecare molte energie in vista dell’impegno decisivo di mercoledì.
Non possiamo permetterci errori né passi falsi. Perché se è vero che siamo ancora in corsa su tutti i fronti è anche vero che da qui a fine stagione correremo in equilibrio sul delicato filo che separa il trionfo in uno o più competizioni dal temuto “zeru tituli”. L’Atalanta non è il Barcellona. Se abbiamo battuto i marziani, possiamo farcela anche contro gli orobici. Forza ragazzi, lo scudetto è ancora sulle nostre maglie e dobbiamo lottare con i denti per farlo restare cucito dov’è.

FORZA INTER

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SCORRONO I TITOLI DI CODA SU BALOTELLI NERAZZURRO


"Chiedo scusa a tutti per il mio gesto di martedì sera". Quando sono entrato in campo e ho sentito i fischi della gente e le urla dell'allenatore ho perso la testa, non capivo più niente e poi alla fine mi son tolto la maglia solo per sfogare la mia rabbia. Mi dispiace di non essere riuscito a controllare la tensione e la frustrazione che da mesi mi stanno logorando".
Mario Balotelli ha lasciato il ritiro dell'Inter ad Appiano Gentile in seguito a un colloquio col presidente Massimo Moratti. La decisione del Presidente è maturata al fine di evitare tensioni in occasione della partita con l'Atalanta. (Inter.it)
Era stata una giornata molto tranquilla ieri. L’allenamento a porte aperte, alcuni tifosi che avevano applaudito e incitato Balotelli, la convocazione dell’attaccante per la gara di stasera, nel pomeriggio il comunicato stampa con le scuse.
Ma ieri sera è successo qualcosa nel ritiro e Balotelli è stato spedito a casa. Non è ancora ben chiaro cosa sia avvenuto ma il fatto che sia intervenuto il presidente Moratti lascia intendere che sia qualcosa di serio.
A questo punto credo che sia tramontata l’ultima speranza (ammesso che ci fosse) di recuperare il ragazzo. La sua avventura in nerazzurro è giunta al capolinea, difficilmente lo vedremo di nuovo con la maglia nerazzurra e il suo procuratore può già iniziare a lavorare per la cessione a fine stagione. Che vada altrove a fare danni e ad atteggiarsi a fuoriclasse. Noi vogliamo gente seria, che sia campione dentro e fuori il campo e che la sua classe la dimostri con i fatti non con le parole. L’Inter ha bisogno di uomini non di quaquaraqua.


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venerdì 23 aprile 2010

POST-DERBY ROMANO, CALCIOPOLI E LA GIUSTIZIA ASSENTE

Negli ultimi giorni le vicissitudini nerazzurre (l’impresa col Barcellona prima, la questione Balotelli poi) ci hanno distratto da due importanti questioni: il post-derby romano e l’apertura di un’inchiesta della Figc su Calciopoli2.
Partiamo dal derby e iniziamo con Totti, punito con una multa di 20.000 euro (spiccioli per lui…) per il gesto dei pollici verso il basso nel dopo gara. Non sono d’acco
rdo con chi l’ha paragonato al gesto delle manette di Mourinho. Quello di Mou era una provocazione oltre che un’accusa (fondata) nei confronti della classe arbitrale. Il gesto del capitano giallorosso era invece un innocuo sfottò tra rivali sportivi. Ma visto il clima infuocato prima durante e dopo il derby era sicuramente un gesto da evitare. Credo che una squalifica di una o più giornate sarebbe stato un avvertimento affinché certo gesti siano fatti nelle situazioni più congeniali. Si parla tanto dell’immaturità di Balotelli ma in questo caso Totti non ha certo dimostrato di essere più maturo del ragazzino nerazzurro. Parliamoci sinceramente, in un clima infuocato come quello del derby ce lo vedete un Del Piero o un Maldini o uno Zanetti che va sotto la curva dei cugini a fare il gesto dei pollici? Io personalmente no. La grandezza di un campione si vede anche in questo.
E veniamo alle note dolenti del dopo derby. Quel clima di guerriglia urbana con un accoltellato (che alla Gazzetta ha dichiarato orgoglioso che 'allo stadio le coltellate si prendono e si portano a casa') e una donna che stava per esser
e incendiata nella sua macchina insieme ai suoi due figli, ci aspettavamo una dura presa di posizione da parte di tutti gli organi istituzionali. E invece l’unico risultato ottenuto è che i tifosi laziali questo weekend potranno andare a Genova e fra una settimana i sostenitori giallorossi potranno andare a Parma. Di conseguenza i tifosi dell’Atalanta, cui era stata vietata la trasferta di Milano, saranno liberi di recarsi a San Siro domani sera. Viva la giustizia versione tarallucci e vino.
In questo contesto di severità ecco che si inserisce la nuova inchiesta su Calciopoli. Ennesimo tentativo di riabilitare Moggi e gettare fango sull’Inter e Facchetti. Continuo a fare fatica a credere che l’Inter avesse contatti con gli arbitri per disputare campionati mediocri. Vabbè che la signorilità di Moratti all’epoca sfiorava la coglionaggine ma a tutto c’è un limite. Inoltre è inaccettabile il concetto della difesa di Moggi secondo la quale poiché tutti facevano così, non c’è crimine. Se altri hanno commesso lo stesso illecito, non sei tu a essere innocente ma gli altri a essere ugualmente colpevoli. Altrimenti usando questo metro di giudizio si arriverà a sostenere che visto che tutti uccidono non è reato uccidere. Inoltre dopo 4 anni molti reati sono caduti in prescrizione. Rischiano solo i dirigenti mentre per le società non ci saranno sanzioni (quindi cari amici juventini mettetevi l’anima in pace, l’Inter, ammesso che sia colpevole, non rischia la B).
Vista la giustizia italiana e soprattutto quella sportiva non sono granché ottimista. Da questa inchiesta della Figc potrà venir fuori tutto e il contrario di tutto. Compreso che Moggi era una vittima e Moratti il carnefice. Siamo in Italia. Non dimenticatelo. Aspettiamo e vedremo quello che succederà.


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giovedì 22 aprile 2010

BALOTELLI, BOSSI E LA SACRALITA' DELLA MAGLIA

GianAntonio Stella sul Corriere della Sera di oggi scrive un interessante articolo. Ve ne ripropongo alcuni passaggi. L’articolo intero lo potete trovare qui.
«Orso» Balotelli e Renzo «Trota» Bossi hanno un sacco di cose in comune: sono giovani, si atteggiano a bulli, amano le macchine sportive, hanno un passato scolastico così così e sono finiti insieme sulle prime pagine, lo stesso giorno, per avere ripudiato due maglie.
Il primo nerazzurra, il secondo azzurra. […] La cosa più insopportabile dei giovani, ammiccava auto-ironico Salvador Dalì, è di non farne più parte. Occorre aver pazienza, coi ragazzi. E non è un caso che le parole più sagge sul diciannovenne fuoriclasse le abbia dette ieri Xavier Zanetti. Che prima di diventare il capitano dell'Inter e un totem del calcio pl
anetario, fu lui pure un giovanotto con un certo temperamento. Al punto che tanti anni fa, come ricorda una foto ormai ingiallita nel 1997, durante la finale di coppa Uefa Inter- Schalke 04 arrivò a togliersi la maglietta dell'Inter in segno di rivolta contro l'allenatore di allora, l’inglese Roy Hodgson. E meno male che lo tratteneva, cingendolo per le braccia, il compagno di squadra Ciriaco Sforza. Sennò…
Il fatto è che, per tanti tifosi di calcio, «tradire la maglia» è un gesto più orrendo che ripudiare i propri natali […], ripudiare la propria religione […] o ripudiare il proprio nome […]. Spiegava ieri Sandro Mazzola che la divisa «non è una cosa sacra ma quasi». Narra la leggenda che Roberto Baggio, nella sua villa sui colli, ne abbia conservate a decine, a centinaia, a migliaia. […]
Per un tifoso, riassumeva anni fa sulla Gazzetta Marco Pastonesi, la maglia è un’icona: «C'è chi le bacia, chi le colleziona, chi le incornicia, che le ruba, chi le compra, chi le scambia ma solo per poterne avere un'altra. La maglia è una dichiarazione d'amore. Ma anche di odio. Dipende dal destinatario: se te la sfili, la impugni e la lanci al pubblico è amore, se te la sfili, la impugni e la lanci all’allenatore è odio». Per questo, dicono le cronache, il serbo Dejan Stankovic, che sa come purtroppo la «sacralità» delle maglie sia stata centrale perfino nel divampare delle rivalità etniche jugoslave […], si è subito precipitato a raccogliere quella di Balotelli e «per nasconderla se l'è infilata nei pantaloncini». Per poi commentare: «Mario è ancora un bambino». L’aveva già combinata grossa, agli occhi degli ultras interisti, accettando lo scherzo della maglietta milanista che gli avevano fatto quelli di «Striscia la notizia». Non era il caso di ingigantire ulteriormente il caso.
Riuscirà Mario «Orso» Balotelli a vincere certe asprezze del suo carattere e ricucire con i «suoi» tifosi che l’altra sera sono arrivati a urlargli insulti di ogni genere ma su tutti «sporco milanista»? Si vedrà. E anche da questo, forse, si capirà se passerà dal ruolo di ragazzone scontroso dallo straripante talento a quello di campione. È quello che sperano quanti in questi mesi si sono schierati senza mai incertezze al suo fianco contro quei teppisti razzisti che dovrebbero essere buttati fuori da tutti gli stadi. […] Eppure, anche il culto della maglia può essere violato. Lo fece, anni fa, un portiere dal nome strambo, Astutillo Malgioglio. Che aveva un cuore grande e dedicava il tempo libero ai bambini disabili. Certi tifosi non glielo perdonavano. «Dopo due anni in giallorosso, passai alla Lazio, in serie B. Fu una stagione tormentata in cui vissi l'episodio più triste della mia carriera. In casa col Vicenza perdemmo 4-3 e il pubblico si scatenò. Fischi continui a ogni mio intervento, fino a quando comparve uno striscione in curva: "Tornatene dai tuoi mostri". A fine partita mi sfilai la maglia, la calpestai, ci sputai sopra e la tirai ai tifosi. Sono un uomo anch’io. La società chiese la mia radiazione. Dello striscione invece non parlò nessuno». Saputa la cosa, lo chiamò Giovanni Trapattoni: «Non è giusto che uno come te lasci il calcio». Firmò in bianco e restò all’Inter cinque anni. Vincendo, in panchina, anche uno scudetto. Mai tanto meritato.




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Questo è un BLOG NERAZZURRO pertanto rivolto soprattutto ai tifosi dell’Inter. Mi piacerebbe però che diventasse UN BLOG PER TUTTI. Dove gli interisti si sentano a casa ma dove tutti gli altri non si sentano estranei. Un blog rivolto a tutti gli appassionati di calcio non solo a quelli con cui condivido l’amore per i colori nerazzurri. Pertanto tutti i tifosi sono ben accetti a patto che mantengano un comportamento sportivo e civile. Potete scherzare, prendere in giro, fare sfottò purché non si superino i limiti dell’educazione e del rispetto. Questo vale per tutti, interisti e non. Grazie!!!