GLI ULTIMI 10 ARTICOLI

lunedì 30 maggio 2011

SEMPRE EMOZIONANTE VEDERE ALZARE UN TROFEO...

Una bellissima serata di calcio. Questa è stata prima di tutto la finale di Coppa Italia di ieri sera. Vedere uno stadio pieno per una partita di Coppa Italia era un fatto anomalo. Mi sono quasi emozionato nel vedere tutti quei palermitani riversati su Roma. Leggere nelle loro espressioni quella sensazione che si prova quando si sta facendo la storia e si è presenti. Sembrava di vedere i tifosi nerazzurri un anno fa a Madrid.
Per nostra fortuna la loro è rimasta solo una sensazione perché il Palermo si è dovuto arrendere ad un’Inter non bella ma molto cinica e pratica che ha sfruttato alla grande gli errori rosanero. E’ stato un bello spettacolo con novanta minuti che non sono stati per niente noiosi. E altrettanto bello è stato lo spettacolo a fine gara con i nerazzurri che abbracciano e consolavano gli avversari sconfitti ed Eto’o che va sotto la curva rosanero a rincuorare i tifosi palermitani. Sono gesti di sportività che si dovrebbero vedere sempre sui campi di calcio e invece sono più unici che rari.
Ad un certo punto ieri sera mentre vedevo festeggiare i nostri ragazzi mi è venuto di pensare che di fronte ad una vittoria non riuscirò mai a farci l’abitudine. Che sia una Champions League o una semplice Coppa Italia vedere capitan Zanetti alzare il trofeo mi rende felice e mi da una sensazione straordinaria. Siamo una generazione particolare noi, siamo cresciuti inanellando delusioni su delusioni, masticando amaro di fronte ai trionfi degli altri e sorridendo fingendo indifferenza di fronte agli sfottò avversari. Forse per questo ora non riusciamo a rimanere indifferenti di fronte ad un trofe
o sollevato. E come aver sofferto la fame per anni e ora non ci sentiamo mai sazi. Vorremmo vincere sempre, vorremmo inanellare vittorie come 15 anni fa inanellavamo delusioni.
E anche una semplice Coppa Italia diventa qualcosa di speciale. Sì, mi sono emozionato nel vedere Zanetti e Materazzi alzare quei trofei, mi sono emozionato come se fosse la prima volta che li vedevo alzare un trofeo. E’ stato fantastico, anche se era solo una Coppa Italia ed era la 15esima volta negli ultimi 7 anni che vedevo un capitano nerazzurro sollevare al cielo una coppa.
Non abbiamo vinto lo scudetto né abbiamo portato a casa la tanto ambita Champions League ma in questa stagione tribolata abbiamo conquistato tre trofei e siamo diventati Campioni del Mondo. Era impensabile ripetere l’exploit della scorsa stagione ma i tre trofei conquistati e in secondo posto in campionato mi sembrano un ottimo risultato. Anche uscire ai q
uarti della Champions League può starci (semmai è da bocciare il modo in cui siamo usciti). Se tutte le stagioni negative fossero così, ci metterei la firma. Noi che qualche lustro fa a Natale pensavamo già all’anno prossimo sappiamo quale differenza passa tra una stagione negativa e una stagione tutto sommato positiva. Si fa presto a dire “stagione negativa”, intanto abbiamo continuato a vincere. E scusate se è poco. Ripartiamo da qui. Ripartiamo da una stagione (negativa o tutto sommato positiva, scegliete voi) in cui abbiamo vinto tre trofei, siamo diventati campioni del Mondo e siamo arrivati secondi in campionato. Ripartiamo da qui per lanciare l’assalto alla riconquista del “nostro” triangolino verde-bianco-rosso e per riprovare la scalata alla coppa dalle grandi orecchie. Ripartiamo da qui. Dal titolo di Campioni d’Italia. Perché in un certo senso siamo Campioni d’Italia. O no? FORZA INTER !!!




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domenica 29 maggio 2011

STRATOSFERICO ETO'O. LA COPPA ITALIA E' DELL'INTER

COPPA ITALIA 2010-2011 – FINALE

INTER - PALERMO 3 - 1
26’ ETO’O - 76’ ETO’O – 88’ Munoz – 91’ MILITO


INTER: Julio Cesar; Nagatomo, Lucio, Ranocchia, Chivu; Zanetti, Stankovic, Motta (dal 38’s.t. Mariga); Sneijder (dal 41’ s.t. Milito); Pazzini (dal 16’ s.t. Pandev), Eto’o
A Disposizione: Castellazzi, Materazzi, Samuel, Kharja.
All. Leonardo.
PALERMO: Sirigu; Cassani, Munoz, Goian (dal 24’ p.t. Carrozzieri), Balzaretti; Migliaccio, Acquah (dal 10’ s.t. Miccoli), Nocerino; Ilicic, Pastore; Hernandez (dal 35’ s.t. Pinilla)
A Disposizione: Benussi, Darmian, Liverani, Kasami, Miccoli.
All. Rossi.
ARBITRO: Morganti di Ascoli.

L’Inter porta a casa la sua settima Coppa Italia e chiude la stagione come meglio non poteva sperare.
Leonardo recupera Sneijder mentre Nagatomo viene schierato sull’out destro di difesa. I nerazzurri, visto il divario tecnico e l’esperienza, dovrebbero fare la partita e invece sono i rosanero a imporre il proprio gioco e a pressare a tutto campo. L’Inter è in difficoltà, quasi intimorita. Ma alla prima occasione i nerazzurri non falliscono. Sneijder lancia Eto’o che si infila nella disattenta retroguardia rosanero e infila Sirigu in uscita. Inter in vantaggio. Il Palermo accusa il colpo e non riesce a rendersi pericoloso più di tanto. Così l’Inter chiude la prima frazione in vantaggio.
Nella ripresa il Palermo parte a testa bassa. Si rende pericoloso in più di un’occasione (Julio Cesar compie un paio di miracoli) e dà la sensazione di poter agguantare il pareggio da un momento all’altro. Ma ad un quarto d’ora dalla fine è ancora Sneijder a lanciare Eto’o che si infila nelle maglie rosanero e raddoppia. L’Inter ha la partita in pugno, Sneijder sfiora il tris (spettacolare la parata di Sirigu che toglie la palla dall’angolino). Finale intenso. Il Palermo accorcia sugli sviluppi di un calcio d’angolo inesistente (Balzaretti mette al centro dopo che la palla ha abbondantemente superato la linea di fondo), Munoz viene espulso per doppia ammonizione, sulla susseguente punizione Eto’o colpisce la traversa e infine arriva il gol di Milito che chiude la partita e dà il via alla festa nerazzurra.
L’Inter conclude alla grande la stagione conquistando il suo piccolo triplete (non chiamatelo mini-triplete altrimenti il presidente Moratti vi darà la stessa risposta data al giornalista Rai “Mini-triplete un cavolo, siamo campioni del mondo”).
Il Palermo ci ha messo molto orgoglio e per ampi tratti ha dominato la partita meritando qualcosa in più. Ma alla fine la differenza l’hanno fatta i campioni come Eto’o (37 gol stagionali, record personale, 5 gol nelle 4 finali disputate quest’anno), come Sneijder, come Lucio, come Julio Cesar, come capitan Zanetti che a 38 anni ad un certo punto sull’2-0 si fa tutta la fascia destra senza che nessuno sia capace di fermarlo.
E proprio capitan Zanetti alza il terzo trofeo stagionale. Non male per una stagione considerata negativa e in cui non tutto è andato per il verso giusto. Stamattina sostenevo che dovessimo ripartire da qui per andare incontro ad altri trofei. Ecco, siamo partiti. Speriamo che sia solo l’inizio di nuovi e numerosi trionfi. FORZA INTER !!!

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RIPARTIRE DA LI’ DOVE TUTTO E’ INIZIATO

Ed eccoci giunti all’atto conclusivo di questa stagione. Anche se nessuno se ne è accorto e i giornalisti fanno finta di ignorare la cosa (forse perché il Milan, al contrario di Inter e Palermo, è già in vacanza) stasera c’è la finale di Coppa Italia che potrebbe regalare l’ennesimo trofeo all’Inter (sarebbe il quindicesimo negli ultimi 5 anni) o il primo storico trofeo al Palermo.
Da un lato la voglia dei nerazzurri di chiudere bene quest’annata e regalare a Leonardo il primo trofeo della sua breve carriera, dall’altro la determinazione dei rosanero a compiere un’impresa che sarebbe storica. E il fatto che da Palermo si siano riversati in massa nella capitale è il segno evidente che ci credono.
Ma ci crediamo anche noi e vogliamo in tutti i modi portare a casa la coppa nazionale con cui abbiamo sempre avu
to un rapporto particolare. In quest’ultimo lustro abbiamo fatto incetta di scudetti, di vittorie, di gioie ma non dimentichiamoci che tutto è iniziato lì, in quel mercoledì di metà giugno del 2005 quando portammo a casa la Coppa Italia, il primo trofeo nerazzurro del nuovo millennio. La doppietta di Adriano all’andata a Roma, la punizione di Mihajlovic nel ritorno a Milano, sono i due momenti in cui questa straordinaria avventura è partita. Quella coppa sollevata da Cordoba (capitan Zanetti era impegnato con la nazionale argentina) era solo l’antipasto di un pantagruelico pranzo (da quando tempo sognavo di scrivere pantagruelico pranzo?) che sarebbe arrivato negli anni a seguire. Ma in quel momento non lo sapevamo. In quel momento ci bastava aver finalmente vinto qualcosa, ci bastava poter aprire la bacheca dei trofei per metterne un altro. Di quel momento ricordo solo due cose. La piacevole sensazione di esserci tolto un peso, un grosso peso, e mio fratello che avvalorava la sua strampalata tesi che bisognava mandare via capitan Zanetti perché simbolo di un’Inter perdente e portatore sano di sfiga (“infatti la coppa l’ha sollevata Cordoba”).
Negli anni a seguire abbiamo avuto un rapporto a fasi alterne con la Coppa Italia. La vincemmo anche l’anno dopo ma poi perdemmo de finali di fila. Fino allo scorso anno quando nella quinta finale in sei anni la vittoria nella coppa nazionale diede il là ad un Triplete memorabile e storico. Tutti parlano sempre e solo della Champions League e dello scudetto ma non dimentichiamoci della Coppa Italia. Senza quella coppa (peraltro vinta in una data, 5 maggio, che evocava ricordi tutt’altro che lieti al popolo nerazzurro) la nostra annata sarebbe stata trionfale ma non storica.
Ed eccoci finalmente qui. Da ieri sera non siamo più i Campioni d’Europa in carica e questa sera scenderemo in campo con un vuoto sulla nostra maglietta, quel triangolino verde, bianco e rosso che dopo 5 anni abbiamo dovuto cedere all’altra parte di Milano.
Ma non abbiamo nessuna intenzione di lasciare ad altri quel triangolino che faceva ormai parte della nostra maglietta. Vogliamo riprendercelo subito. Così come vogliamo riprovare la scalata al tetto d’Europa. E il fatto che nell’ultimo triennio siamo stati gli unici a fermare l’imbattibile Barcellona deve essere più di uno stimolo per puntare alla coppa dalle grandi orecchie.
Ma il nostro domani riparte dalla Coppa Italia. Ripartiamo da lì, da dove tutto è iniziato. Dalla coppa nazionale che altri snobbano e che noi consideriamo insostituibile compagno d’avventura. Ripartiamo da qui, da un’altra vittoria, da un altro piccolo triplete.
FORZA INTER !!!



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sabato 28 maggio 2011

SEMPLICEMENTE I MIGLIORI. BARCELLONA CAMPIONE D'EUROPA

Champions League 2010-2011 – FINALE

BARCELLONA-MANCHESTER UTD 3-1
27’ Pedro – 34’ Rooney – 54’ Messi - 70 Villa

BARCELLONA: Valdes; Alves (dal 43' s.t. Puyol), Mascherano, Piqué, Abidal; Xavi, Busquets, Iniesta; Villa (dal 41' s.t. Villa), Messi, Pedro (dal 48' s.t. Afellay). (Oier, Adriano, Thiago Alcantara, Bojan). All.: Guardiola.
MANCHESTER UTD: Van der Sar; Fabio (dal 24' s.t. Nani), Ferdinand, Vidic, Evra; Valencia, Carrick (dal 32' s.t. Scholes), Giggs, Park; Rooney; Hernandez. (Kuszczak, Smalling, Fletcher, Anderson, Owen). All.: Ferguson.

E’ il Barcellona a diventare per la quarta volta Campione d’Europa. La resistenza del Manchester United dura solo un tempo prima di cadere sotto i colpi della squadra più forte al mondo in questo momento.
Gli inglesi partono bene ma il Barcellona esce alla distanza. E al 27esimo i blaugrana passano in vantaggio. Xavi tiene palla nella trequarti avversaria e poi d'esterno destro serve Pedro, l'attaccante cresciuto nella Cantera non fallisce la stoccata e gela sul primo palo un immobile Van der Sar. Barcellona in vantaggio.
Ma passano sette minuti e Rooney riequilibra il match. L’attaccante inglese riconquista la sfera, chiede il triangolo a Carrick, riceve il passaggio di ritorno e fa lo stesso con Giggs al limite dell'area, concludendo in maniera imparabile. La partita torna di nuovo in parità. E su questo risultato si arriva all’intervallo, anche se nei minuti finali della prima frazione Messi da pochi passi sfiora il nuovo vantaggio.
Ma per la Pulce l’appuntamento con il gol è solo rimandato. Passano nove minuti dalla ripresa e il fuoriclasse argentino mette il sigillo sulla partita con un bel tiro che si infila alla sinistra di Van Der Sar. Il Manchester prova una reazione ma a metà ripresa Villa dalla lunetta infila alle spalle di Van Der Sar il terzo gol che di fatto chiude la partita e regala al Barcellona la seconda Champions League in due anni.
Vince il Barcellona perché continua a essere la squadra più forte in circolazione. Vince il Barcellona perché contro questa squadra, se te la giochi a viso aperto, torni negli spogliatoi con dignità, ma immancabilmente sconfitto. Vince il Barcellona perché quasi mai riesce di fermarlo (nelle ultime tre edizioni di Champions League c’è riuscita una sola squadra…). Il Manchester United, che non è certo una squadra di poco valore e che anzi è altrettanto forte, viene minimizzata e soffocata dal gioco avversario e sembra quasi una squadra innocua e incapace di opporre resistenza all’avversario.
Alla fine gli uomini di Ferguson non hanno potuto fare altro che inchinarsi alla forza straripante di questo Barcellona che continua ad essere di un altro pianeta e che ha tutte le carte in regola per continuare a vincere a suon di record. Le avversarie sono avvisate, battere questo Barcellona è un’impresa da titani. Chiedere a Mourinho e a Ferguson se avete ancora dubbi.



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VERSO BARCELLONA-MANCHESTER UTD. CURIOSITA' E NUMERI.

Quella di Wembley sarà la 19/a finale di Champions League. Barcellona e Manchester Utd l'hanno già vinta tre volte, chi trionfa sabato raggiunge l'Ajax e il Bayern Monaco a quota quattro. Ancora irraggiungibili i 9 trofei del Real Madrid e i 7 del Milan.
E' la finale europea numero 17 per il Barcellona, che così stacca il Real Madrid (16), mentre per il Manchester è la nona.
Il Manchester ha sempre vinto finali all'ultimo respiro: ai supplementari (anche se per 4-1 sul Benfica) nel 1968, con la celebre rimonta nei minuti di recupero nel 1999 (2-1 al Bayern Monaco) e ai rigori contro il Chelsea nel 2008.
Il Barcellona ne ha vinto solo una ai supplementari (1992), prima del 2-1 (ma in rimonta da 0-1) all'Arsenal nel 2006 e del netto 2-0 sul Manchester nel 2009.
E' la sesta volta che la finale si gioca a Wembley, la prima dopo la ristrutturazione.
Barça e United hanno vinto la prima Champions (o Coppa Campioni) della loro storia qui a Wembley, anche se nel vecchio impianto: il Manchester trionfò nel 1968, con Best e Charlton, dieci anni dopo il disastro aereo di Monaco che aveva cancellato la squadra; il Barça interruppe la sua serie nera con la Coppa nel 1992, battendo in finale la Samp per 1-0, punizione vincente di Koeman nei supplementari (la squadra blaugrana è l'ultimo club ad aver vinto una Coppa dei Campioni a Wembley).
Nei 10 precedenti incontri tra Barcellona e Manchester United (tre vittorie per parte) sono state segnate 31 reti, con una media di 3,1 gol a partita.
303 sono i gol che sia Barcellona che Manchester United hanno segnato nella storia della Champions League (identico anche il numero di reti subite, 158). Differente invece il numero di partite disputate: Barcellona 158, United 175.
In caso di vittoria, Sir Alex Ferguson potrebbe eguagliare il record di Bob Paisley che sulla panchina del Liverpool ha vinto 3 coppe dei Campioni.
Se il Barça vincerà, il capitano Puyol eguaglierà il record di Franz Beckenbauer, finora l'unico capitano della storia ad aver alzato il trofeo per tre volte, col Bayern negli anni Settanta.
E ancora in caso di vittoria del Barça, per otto giocatori azulgrana (Valdes, Piqué, Puyol, Xavi, Busquets, Iniesta, Pedro e Villa) si materializzerebbe l'annata perfetta: in meno di dodici mesi vincerebbero Mondiale per nazioni, Liga spagnola e Champions League.
A 40 anni e 212 giorni Edwin Van der Sar potrebbe diventare il giocatore più vecchio a vincere una Champions League.
Le finali di Champions League con almeno una squadra spagnola sono in totale 22. La 18/a con una squadra inglese (solo l'Italia con 26 conta più finali).
In caso di vittoria la Spagna, con 13 successi, diventerà la nazione più titolata: in questo momento condivide il primato con l'Italia.
Le squadre che sono salite sul tetto d'Europa sono 21, di 13 paesi differenti.



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giovedì 26 maggio 2011

ASPETTANDO CHE IL MERCATO NERAZZURRO DECOLLI

Tevez? Sanchez? Hazard? Per il momento si fanno i nomi ma non è arrivato nessuno. Per il momento siamo legato all’immobilismo che ha caratterizzato la scorsa estate e che speriamo non caratterizzi anche questa estate.
E’ chiaro che se vogliamo tornare competitivi bisogna aprire i cordoni della borsa e spendere, facendo acquisti mirati e non sperperando soldi inutilmente.
Pertanto se ancora
non l’hanno fatto (anche se spero che sia stato già fatto) Moratti, Branca, Ausilio e Leonardo dovranno sedersi ad un tavolo e capire di cosa ha bisogno questa squadra, quali giocatori con quali caratteristiche servono e valutare una rosa di nomi da cui poter attingere i prossimi acquisti.
Poi bisognerà procedere a tentare l’acquisto di Tizio piuttosto che di Caio. Vabbè, non è che mò devo insegnare il proprio lavoro a gente come Branca e Ausilio. Sanno perfettamente quello che devono fare.
Di cosa ha bisogno questa squadra è evidente a tutti. Serve rinforzare il centrocampo e svecchiare la squadra. Uno tra Tevez e Sanchez non dovrebbe sfuggirci (io preferisco l'argentino), un Banega lo prenderei ad occhi chiusi e prenderei anche uno tra Montolivo, Poli o Parolo anche se ci servirebbe un centrocampista che possa cambiare il volto della squadra, un Fabregas tanto per intenderci. E naturalmente se cediamo un big dovremo rimpiazzarlo con un altro giocatore all’altezza.
Ma al di là dei nomi e delle ipotesi spero che alla fine qualcuno arrivi. Come ho più volte scritto (e per la verità hanno scritto in molti) questa squadra ha già una buona intelaiatura serve solo mettere gli innesti giusti al posto giusto. E in questa direzione dovrebbero muoversi i nostri dirigenti. Come giustamente faceva notare Alex Anche quest'anno, come sempre, pullulano i nomi, ma si fatica ad intravedere per il momento una strategia decisa e una direttrice maestra che la Società abbia a seguire nei prossimi mesi, per evitare di ritrovarsi nelle stesse condizioni di fine Agosto dello scorso anno.
I nomi servono ai giornali per vendere, noi tifosi vogliamo concretezza. La mia sensazione è che fino a fine maggio vivremo in questa fase di stallo. Credo che dopo le due finali (quella di Champions League sabato sera e quella di Coppa Italia il giorno dopo) di questo weekend ne sapremo di più. A partire dall’allenatore. Tutti danno per confermato Leonardo ma secondo me Moratti nutre ancora una piccola speranza che si liberi Guardiola, anche perché (è una mia sensazione) non nutre fiducia totale nel tecnico brasiliano.
Ne sapremo di più settimana prossima. Sperando che questo mercato nerazzurro finalmente decolli.



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mercoledì 25 maggio 2011

IL TITOLO DI CAMPIONE DI FRANCIA SI COLORA DI... LILLE

Nello scorso weekend il Lille, con una giornata d'anticipo, si è laureato campione di Francia per la terza volta e dopo ben 57 anni di attesa..
Alla capolista è bastato il pareggio per 2-2 conquistato col Paris Saint-Germain per avere la matematica certezza della vittoria del campionato. Per due volte in vantaggio, prima con Obraniak poi con Sow, il Lille si è fatto raggiungere per due volte sul pari, da Hoarau e Bodmer. La capolista non è riuscita a sfruttare la superiorità numerica per tutto il secondo tempo, per l'espulsione di Hoarau, ma non se n'è dovuta rammaricare, visto che il punto conquistato bastava per vincere il titolo.
Stagione da incorniciare per il Lille, che non solo ha vinto la Ligue 1 per la terza volta nella sua storia (nel 1946 e nel 1954 gli altri due trionfi) ma ha anche fatto la doppietta, avendo già messo in bacheca anche la Coppa di Francia.
Il trionfo del Lille è stato salutato con grandi festeggiamenti non solo nella città francese, ma anche da tutto il movimento calcistico d'oltralpe: gli esperti francesi hanno apprezzato il bel gioco espresso dalla compagine di Garcia e dai suoi giovanissimi talenti. Tra questi c’è Eden Hazard, il giovane giocatore belga del 1991 che ha fatto innamorare non solo i tifosi francesi delle sue giocate, ma anche Moratti, che sogna di portarlo in Italia. Nel Lille inoltre vanno segnalati anche Gervinho, l'ala ivoriana che ha segnato ben 15 gol in questa Ligue 1, e Sow, l'attaccante preso a costo zero dalla Ligue 2, che quest'anno ha realizzato 22 reti.
Gli altri uomini simbolo del trionfo del Lille sono poi Cabaye, Obraniak, Mavuba, Rami e Landreau. Lille che da un paio di anni a questa parte ha messo i propri conti in regola, e che incassa Milioni di Euro a palate (dopo i 50 dello scorso anno, ne arriveranno ben 75 nella prossima stagione). Soldi che verranno investiti per dar vita al nuovo stadio, che ospiterà gli Europei in programma in Francia nel 2016. Il merito di tutto questo va a Michel Seydoux, il famoso produttore cinematografico che è arrivato nella cittadina francese nel 2001, e che ha reso il Lille una bella realtà del calcio d’oltralpe.



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martedì 24 maggio 2011

UN PAGELLONE DA SERIE A

CLASSE AAnalisi e commenti sul Campionato Italiano
BARI 5,5 – Pur sapendo di essere bocciato si impegna fino a fine anno.
BOLOGNA 5,5 – Studia molto nei primi mesi mentre nelle ultime settimane, sicuro della promozione, si lascia andare rischiando anche di essere bocciato.
BRESCIA 4,5 – Non si applica come dovrebbe e non raggiunge mai la sufficienza. Bocciatura inevitabile.
CAGLIARI 5,5 – Anche lui studia fino a primavera poi, certo di essere promosso, si lascia andare.
CATANIA 6,5 – Promozione meritata dopo un anno in cui studia quel tanto che basti per non essere bocciato.
CESENA 7 – Molti lo davano per sicuro bocciato e invece si applica e riesce ad ottenere la promozione.
CHIEVO 6 – Promosso dopo aver studiato sempre con relativo impegno.
FIORENTINA 6 – Viaggia sempre nella sufficienza piena ma da lei ci si aspetterebbe più impegno e risultati migliori.
GENOA 6 – Sufficienza piena e meritata. Ma a volte dà la sensazione che potrebbe fare di più.
INTER 7 – Dopo un primo quadrimestre assolutamente insufficiente, nel secondo si mette di impegno e studia ottenendo ottimi risultati.
JUVENTUS 4 – Svogliato. Ha le capacità ma non si applica. Viene bocciato pesantemente e dopo 20 anni non gli sarà permesso di andare in gita per l’Europa.
LAZIO 7,5 – Nel momento decisivo sbaglia qualche esame ma nonostante ciò merita la promozione con ottimi risultati nonostante non riesca a guadagnare la partecipazione al gran torneo europeo.
LECCE 6,5 – Come altri suoi compagni si impegna soprattutto a fine anno quando il pericolo bocciatura diventa incombente. Alla fine conquista la promozione.
MILAN 9 – Risulta il migliore della classe per meriti suoi e perché i compagni non si applicano come dovrebbero. Ma è sicuramente il più bravo per costanza nell’impegno e nei risultati.
NAPOLI 8,5 – Risultati eccellenti ottenuti con grande impegno e studiando con costanza. Tra i migliori della classe.
PALERMO 6,5 – Sufficienza abbondante ottenuta alternando periodi di impegno a momenti di negligenza.
PARMA 6,5 – Conquista la promozione applicandosi e studiando molto soprattutto nei mesi finali.
ROMA 4,5 – Vale lo stesso discorso di altri suoi compagni. Ha le capacità ma non si applica. Merita mezzo voto in più del compagno Juventus perché si applica quel tanto in più che le permetta la gita europea.
SAMPDORIA 4 – Svogliato e distratto. Non studia mai meritando la bocciatura nonostante alla fine dell’anno provi ad impegnarsi per evitarla.
UDINESE 7,5 – Ottimi risultati ottenuti nonostante un inizio d’anno balbettante. Conquista con merito il diritto di partecipare al gran torneo europeo.



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lunedì 23 maggio 2011

L'ULTIMO GIORNO DI SCUOLA...

C’era un clima da ultimo giorno di scuola ieri su quasi tutti i campi di Serie A. Sabato sera avevo ipotizzato un’ultima giornata sonnecchiante e invece è stata interessante e tutt’altro che noiosa. Abbiamo scoperto Francesco Grandolfo (il ragazzo che promette bene), attaccante 18enne del Bari che contro il Bologna segna una tripletta entrando nella storia come il secondo giocatore più giovane a segnare tre gol in una stessa partita (il primo è un certo Silvio Piola). Abbiamo visto all’opera il giovane portiere Mattia Perin del Genoa (deve impegnarsi di più) di cui in molti dicono un gran bene. Abbiamo assistito alle doppiette di Floro Flores e Pazzini (i soliti secchioni che studiano sempre), abbiamo sentito gli sfottò genoani per la retrocessione dei cugini blucerchiati, abbiamo visto il Milan (il già promosso che aiuta il compagno in difficoltà) passeggiare oziosamente e regalare all’Udinese il punto decisivo per andare in Champions League. Nel frattempo la Juventus (bocciata) è fuori dall’Europa dopo 20 anni (Calciopoli esclusa), Rosella Sensi (la professoressa che va in pensione) si congeda tra le lacrime dalla Roma, il Bologna (quello che ha studiato tantissimo nei primi mesi e a fine anno si è un po’ perso) che finalmente va in vacanza dopo esserci stato con la testa negli ultimi due mesi, Bari, Brescia e Sampdoria (i bocciati che ripeteranno l’anno) che si congedano dalla massima serie. Non c’era tanta voglia di essere seri. Tutti scherzavano un po’, tutti la prendevano sul leggero, consci che da lì a poco l’anno scolastico sarebbe comunque finito
Poi è arrivato il trillo della campanella (il triplice fischio finale dell’arbitro) e tutti sono corsi fuori dalla scuola gettando all’aria libri e cartelle. Da oggi nessuno pensa al campionato. Già si parla di mercato, molte squadre cambieranno allenatore, avremo sorprese, colpi di mercato, arriveranno giovani promettenti o presunti campioni che si riveleranno bidoni.
Il campionato come la scuola ha chiuso i battenti. Tutti in vacanza. Ci si rivede a settembre e vedremo chi durante l’estate ha studiato e chi invece ha pensato a divertirsi.
Buone vacanze, Serie A.




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domenica 22 maggio 2011

L'INTER SI CONGEDA CON TRE SQUILLI

Serie A 2010-2011 – 38^ Giornata

INTER - CATANIA 3 - 1
15’ PAZZINI – 48’ PAZZINI - 64’ NAGATOMO - 66’ Ledesma


INTER: Castellazzi; Nagatomo, Ranocchia (dal 26' s.t. Samuel), Lucio, Chivu; Zanetti, Thiago Motta, Stankovic (dal 12' s.t. Materazzi); Kharja; Pazzini, Eto'o (dal 1' s.t. Milito).
A Disposizione: Orlandoni, Mariga, Coutinho, Pandev.
All.: Leonardo.
CATANIA: Campagnolo; Alvarez, Potenza, Terlizzi, Capuano (10'st Ricchiuti); Carboni (dal 10' s.t. Lodi); Schelotto (dal 20' s.t. Izco), Ledesma, Marchese; Gomez, Bergessio.
A Disposizione: Kosicky, Augustyn, Martinho, Morimoto.
All. Simeone.
ARBITRO: Pierpaoli di Firenze.


L’Inter chiude in bellezza il campionato portando a casa una vittoria che non serve a niente per la classifica ma dà morale e indicazioni positive in vista della finale di Coppa Italia di domenica prossima.
Leonardo rinuncia al turnover. L’unica novità è Nagatomo sulla destra in difesa. Per il resto non ci sono sorprese con Lucio, Ranocchia e Chivu a completare il pacchetto difensivo, Zanetti, Stankovic e Thiago Motta a centrocampo e Kharja dietro le punte Eto’o e Pazzini.
Il clima è da ultimo giorno di scuola ma l’Inter ci tiene a far bella figura. E dopo un quarto d’ora va in vantaggio. Kharja vince un rimpallo al limite dell’area avversaria, la palla finisce sui piedi di Pazzini che non ci pensa due volte a sparare in porta e a trafiggere Campagnolo. Inter in vantaggio. I nerazzurri hanno il pallino del gioco, si rendono pericolosi e fanno di tutto per non annoiare gli spettatori. Il Catania, già salvo da qualche settimana, si limita a fare da sparring partner. Il primo tempo finisce sull’1-0.
Nella ripresa Eto’o lascia spazio a Milito. Ed è proprio il Principe in apertura di secondo tempo a imbeccare Pazzini per il 2-0 dei nerazzurri. L’Inter sfora il terzo gol in un paio di occasioni. Terzo gol che arriva al 64esimo Lucio, spostato a centrocampo dopo che Materazzi aveva sostituito Stankovic, dà palla a Nagatomo che defilato sulla destra fa partire un missile che non dà scampo a Campagnolo. C’è ancora tempo per qualche altra emozione e per il gol della bandiera dei catanesi.
L’Inter porta a casa la vittoria e guarda con fiducia alla sfida che l’attende fra una settimana (il Palermo distratto dalla finale ha perso 3-1 in casa col Chievo) per chiudere alla grande una stagione vissuta tra alti e bassi.
Senza una prima parte di stagione negativa avremmo potuto vivere ben altre emozioni ma, come già ampiamente ripetuto in altre occasioni, dopo un bellissimo Triplete una stagione così può anche starci. A patto che dalla prossima stagione si riprenda il discorso interrotto esattamente un anno fa.
Già, un anno fa. In questi minuti stavamo vivendo l’apoteosi della nostra serata più bella. Qualcosa di unico e indimenticabile che resterà indelebile nei nostri cuori. Ma noi non vogliamo vivere di ricordi ma di gioie. Vogliamo un’Inter che continui a vincere e a regalarci soddisfazioni. Vogliamo esultare, gridare, sventolare bandiere. Vogliamo vivere l’ansia e la tensione che precede una sfida decisiva. Vogliamo settimane di passione in attesa di una finale. Vogliamo piangere di gioia al triplice fischio finale. Vogliamo gridare “campioni” con tutto il fiato in gola. Vogliamo essere orgogliosi di questi colori e di questa squadra.
FORZA INTER !!!


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22 MAGGIO 2010, MOMENTI IRRIPETIBILI CHE NON DIMENTICHEREMO

Non capita tutti i giorni (anzi nel nostro caso non succedeva da un bel po’) di giocarsi una finale di Champions League e io sto scoprendo giorno per giorno cosa si prova, le sensazioni, le emozioni. I ricordi malinconici che si mescolano alle gioie, i gol che ci hanno fatto esultare si confondono con le amarezze, e poi quei due colori, quell’azzurro che s’intreccia col nero, che da sempre vuol dire passione, fede, ricordi di vita.
Perché l’Inter ti ha attraversato la vita, te l’ha riempita, ti ha consolato quando eri triste, ti ha rabbuiato quando eri felice, ti ha fatto gioire, incazzare, sognare ma non ti ha mai abbandonato. Perché l’Inter è stata sempre là accanto a te, perché l’Inter è una delle poche certezze che ti trascini dietro da quando avevi dieci anni ed è una certezza che porterai sempre con te, fino alla fine. Perché l’Inter è qualcosa che non puoi spiegare a chi non la vive. Col tempo abbiamo imparato a comprendere quegli sguardi stupiti di amici e parenti di fronte ai nostri gesti estremi, abbiamo provato a spiegare i nostri rituali, e ci siamo difesi dietro un diplomatico “Ti capisco. Chi non vive l’Inter certe cose non le può capire”. Certe cose non si possono capire e non si possono spiegare. Sono così, punto. E come voler spiegare perché piove il 15 agosto o perché tra tanti uomini lei ha scelto proprio te. L’Inter è un mistero, un bellissimo mistero. E quel mistero potrebbe regalarci una gioia immensa, “una gioia infinita, che dura una vita”. Siamo lì, a poche ore dall’evento. Guardateci, osservateci, stupitevi, ma non chiedeteci di spiegarvi cosa stiamo provando.
QUEL FANTASTICO PENSIERO CHIAMATO FINALE...
Col passare dei minuti si avvicina il grande evento, cresce la tensione ma anche le emozioni, quell’adrenalinica attesa per 90 minuti che aspettiamo e sogniamo da una vita. Non ci sarà un’altra vigilia così, non ci sarà un’altra partita così. Se fra un anno, o due o dieci l’Inter andrà di nuovo in finale di Champions League nulla sarà più come stavolta. Perché ora stiamo vivendo la nostra prima volta. La nostra prima finale di Champions League. La prima volta che i nostri sogni sono diventati realtà. Respirate amici nerazzurri, respirate. Perché un’aria così non la respireremo mai più.
LA FASE CRITICA (ovvero il Giorno della Vigilia)
Noi invece siamo qui ad aspettare una finale di Champions League. E l’aspettiamo con la stessa trepidante attesa di un appuntamento con una donna bellissima (diciamo Monica Bellucci, giusto perché Winnie l’ha citata ieri sera), con l’inconscia speranza che sia una serata stupenda e che non rimarremo delusi da questo incontro.
Negli ultimi giorni sto cercando di condividere con voi le mie emozioni, le mie sensazioni, ma come si fa? Come si può descrivere cosa si prova ad alzarti un sabato mattina col pensiero del Grande Giorno? Quali parole usare per dirvi cosa ho provato quando ho aperto la finestra e ho visto fuori un bel sole primaverile? Come spiegare il brivido nel respirare l’aria del Grande Giorno?
Comunque vada (toccatina, please) niente potrà toglierci la gioia di essere stati qui, di aver vissuto questa bellissima primavera, di aver lottato fino all’ultimo minuto per vincere tutto. Niente e nessuno potrà mai toglierci le emozioni che stiamo vivendo e che resteranno indelebili nel nostro cuore.
Io rimango sempre del parere che una vittoria è resa speciale dall’attesa che la precede.
Un giorno, fra qualche anno, racconteremo di quel sabato di maggio quando aspettavamo di salire sul tetto d’Europa e con gli occhi lucidi ricorderemo uno per uno questi istanti come se li avessimo vissuti il giorno prima.
E' IL GRANDE GIORNO !!!

Sembra passata una vita eppure è successo solo un anno fa. Il 22 maggio 2010 siamo saliti sul tetto d’Europa dopo 45 anni e quelle emozioni, quelle sensazioni, quei momenti rimarranno per sempre impressi nei nostri cuori.
Ho voluto riportare tre spezzoni di post scritti in quella indimenticabile settimana. Perché, come scrivevo nell’ultimo, una vittoria è resa speciale dall’attesa che la precede. E aspettare una Champions League attesa da quasi mezzo secolo è stato bellissimo e farà parte dei ricordi indelebili.
Stamattina avrei potuto scrivere tante cose ma non sarei mai riuscito a trasmettere le emozioni di quell’istante, né cosa ancora sto provando ora a distanza di un anno. Ecco perché ho voluto semplicemente riproporvi i pensieri di un anno fa. Ragazzi, è stato bello esserci, è stato bello viverlo, è stato bello aver provato delle emozioni irripetibili.
Inter Campione d’Europa!!! E noi c’eravamo!!! FORZA INTER !!!




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sabato 21 maggio 2011

UNA NOIOSA ULTIMA GIORNATA DI CAMPIONATO

Domani si disputerà l’ultima giornata di campionato. Poi tutti in vacanza. Sarà, ahimè, una giornata alquanto noiosa e priva di suspense. Lo scudetto è stato già assegnato, i posti Champions già conquistati, le retrocessioni sono state già decretate. Rimangono due incognite. Il quarto posto che dà diritto ai preliminari di Champions League e il sesto posto che permetterebbe di andare in Europa League. Per il quarto posto sono in lizza Udinese e Lazio. I friulani hanno due punti in più e con un pareggio sarebbero qualificati per gli scontri diretti. Considerando che i bianconeri ospitano il Milan credo che non avranno particolari problemi a guadagnare un punticino. Flebili quindi le speranze della Lazio che andrà a Lecce per vincere e sperare nell’improbabile.
Per l’ultimo posto in Europa League sono in lotta Roma e Juventus con i giallorossi avanti di tre lunghezze. I giallorossi ospiteranno la già retrocessa Sampdoria mentre la Juventus aspetta il Napoli già qualificato in Champions League. Nel calcio tutto può succedere ma mi sembra molto improbabile che i bianconeri riusciranno a strappare la qualificazione a Totti e compagni.
Queste quattro gare si disputeranno alle 20 e 45 mentre le restanti sei sfide avranno inizio alle 18. Dunque neanche all'ultima giornata è stata ottenuta la contemporaneità. L’ennesimo segnale (ammesso che ce ne fosse bisogno) che nel calcio ormai comandano le televisioni.
L’Inter scenderà in campo alle 18 per ospitare il Catania. Una sfida che servirà da allenamento in vista della finale di Coppa Italia di domenica prossima. Non ci sarà ancora Sneijder, mancherà anche Julio Cesar per problemi alla schiena e Leonardo dovrà fare a meno anche di Cambiasso che si è stirato e che salterà dunque anche la finale di Coppa Italia e molto probabilmente anche la Coppa America in programma a luglio.
Abbiamo ben poco da chiedere a questa gara e spero che Leonardo attui un pesante turnover dando spazio a Obi, Mariga, Coutinho, Faraoni e magari anche a Orlandoni tra i pali. Non mi aspetto nulla da questa gara e quasi certamente la seguirò distrattamente dando una sbirciatina anche alle altre partite. Saranno sei gare senza interesse quelle delle 18 e spero che ciò influirà positivamente sullo spettacolo. Magari il fatto di giocare senza pressioni farà sì che usciranno delle partite divertenti e ricche di gol. Lo so, la mia è una mera illusione. Perché i giocatori aspettano solo le vacanze e questi 90 minuti non sono nient’altro che una scocciatura per loro. Vabbè, pazienza.


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venerdì 20 maggio 2011

PRIMI APPUNTI-SPUNTI DI MERCATO

Ci sono ancora una giornata di campionato e una finale di Coppa Italia da disputare ma ormai si parla solo e soltanto di mercato.
Aspettando di capire chi sarà il nuovo allenatore dell’Inter (siamo sicuri che sarà ancora Leonardo?) i nerazzurri iniziano a muoversi sul mercato.

Dando per scontato che non cediamo i big vediamo quali sarebbero i ritocchi da effettuare.
Il reparto arretrato è quello messo meglio. Abbiamo tre centrali buoni (Samuel, Lucio e Ranocchia) e un terzino destro (Maicon) che non ha eguali. L’unico neo è la zona sinistra. Nagatomo si deve ancora confermare a certi livelli, mentre Santon (se dovesse rientrare) potrà essere solo un panchinaro di buon livello. Se troviamo un giocatore a un prezzo conveniente, vale la pena prenderlo altrimenti stiamo bene così.
A centrocampo servono i maggiori innesti. Serve un vice-Thiago Motta e qualcuno che faccia rifiatare Stankovic, Cambiasso e Zanetti. A me piace Montolivo e in prospettiva futura anche Poli (o Parolo) non sarebbe male, anche se deve ancora crescere e migliorare. In giornata è uscito fuori il nome di Banega del Valencia. E’ un buon centrocampista e anche Zanetti e Cambiasso ne hanno suggerito l’acquisto. Visto il prezzo (8 milioni di euro) sarebbe da comprare subito. Se poi si volesse fare una pazzia e prendere un certo Fabregas…
Infine l’attacco. E qui serve almeno un altro big. Sanchez e Tevez sono i nomi più caldeggiati ma non è detto che arrivi uno di loro.
Naturalmente, come dicevo all'inizio diamo per scontato che non ci priveremo di nessun big. Perché se va via Maicon è ovvio che ci serve un altro terzino destro di grande valore (Danilo del Santos?) e lo stesso se dovessimo cedere Sneijder (io preferirei Hazard e non Pastore), Milito (non voglio nemmeno pensare alla possibilità di cedere Eto’o).
E’ chiaro a tutti che non è assolutamente pensabile di vedere un mercato pa
ssivo. Il gap con le avversarie è azzerato (anzi siamo andati sotto) e servono innesti importanti per tornare a vincere. Siamo ancora a metà maggio e tutto deve ancora succedere. Su alcuni giocatori (Tevez e Sanchez, per esempio) ci stiamo lavorando già da un po’, su altri inizieremo a lavorarci nelle prossime settimane.
Questa squadra non ha bisogno di rivoluzioni ma solo di essere rinnovata. Spero che a fine agosto Leonardo (o chi ci sarà al suo posto) abbia in mano una rosa competitiva e che possa puntare in alto. Se la scorsa estate i nostri dirigenti non si fossero “addormentati”, probabilmente saremmo riusciti anche quest’anno a portare a casa lo scudo.
Ma vabbè, non importa. Bisogna guardare avanti. Noi vogliamo continuare a vincere e per farlo bisogna rinforzarsi. Rinforzarsi significa fare qualche sacrificio economico (Tevez più di Sanchez) ma anche riuscire a pescare un giocatore con un ottimo rapporto qualità/prezzo (Banega, per esempio).
Vedremo cosa succederà. Il mercato è solo all’inizio, anzi sta ancora alzando la saracinesca.

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giovedì 19 maggio 2011

SAMPDORIA, DIGNITA' E SPORTIVITA' DIFRONTE ALLA RETROCESSIONE

Le lacrime dei tifosi sampdoriani al termine di Sampdoria-Palermo mi hanno commosso e un po’ mi sono immedesimato in loro, in quel “mestiere” difficile che è fare il tifoso che non sempre (in alcuni casi quasi mai) vuol dire gioie, festeggiamenti, soddisfazioni. L’atteggiamento dei sostenitori blucerchiati è da apprezzare e da prendere a modello. Come da applausi è capitan Palombo che va sotto la curva a chiedere scusa. Il seguente articolo casca a pennello e sottolinea come anche difronte ad una retrocessione si possa dare segno di sportività.
La Sampdoria passa dai preliminari di Champions League con il Werder Brema alla bruciante sconfitta subita al Ferraris per mano del Palermo. Un risultato che costa ai doriani il ritorno in serie B, dopo otto anni, con una giornata di anticipo sulla fine del campionato.
Il cileno Pinilla, autore del gol della vittoria rosanero, al momento della marcatura non ha esultato. Neanche i suoi compagni si sono lasciati andare a gesti di gioia.
Dirà poi Migliaccio che l’avversario si rispetta giocando, ma non è leale abbandonarsi a scene di entusiasmo per una rete che vale una retrocessione. Una bella prova di sportività e di sensibilità, che lascia comunque il segno in una partita pur così infausta per i colori blucerchiati
La Samp, che ha vissuto ieri una delle giornate più brutte della sua storia, lancia alcuni segnali positivi a un calcio italiano in preda a una devastante crisi di identità e di immagine.
Innanzitutto un elogio d’obbligo ai tifosi che ieri affollavano Marassi, per dare fino in fondo sostegno alle maglie. Hanno dimostrato con i fatti l’attaccamento alla squadra. Lacrime, amarezza, dolore si sono sprecati sulle tribune del Ferraris. Alla fine, però, solo cori e applausi. I sostenitori della Doria testimoniano che in Italia si può perdere (e andare in serie B) senza penosi isterismi. Dimostrano cosa voglia dire essere tifosi anche nelle circostanze più difficili. I cori di Marassi sono un messaggio d’amore, a futura memoria.
Poi Angelo Palombo, cuore di capitano. Dopo averci messo polmoni e gambe per un intero campionato, trova il coraggio e l’umiltà di chiedere scusa a mani giunte a tutto lo stadio. Una bell’esempio in un mondo certe volte troppo gossipparo, che spesso si perde nel vuoto del nulla.
Infine Riccardo Garrone, il figlio del presidente. Quando la Samp imperversava e conquistava la Champions League, si è saputo tenere in disparte lasciando ad altri gli applausi. Nella giornata peggiore ci ha messo la faccia. Si è presentato per la prima volta davanti a radio, tv e giornalisti riconoscendo gli errori commessi e ribadendo la volontà della famiglia Garrone di riportare al più presto la Samp in A. Una prova esemplare di dignità e chiarezza, che fa ben sperare per il futuro doriano. (
Calciopress)




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mercoledì 18 maggio 2011

EUROPA LEAGUE, TRIONFA IL PORTO (e il calcio portoghese)

EUROPA LEAGUE - FINALE


PORTO-BRAGA 1-0
44' Falcao

PORTO: Helton; Sapunaru, Rolando, Otamendi, Alvaro Pereira; Guarin (28' st Belluschi), Fernando, Moutinho; Hulk, Falcao, Varela (34' st James Rodriguez).
A disp.: Beto, Maicon, Souza, Micael, Walter.
All.: Villas Boas
SPORTING BRAGA: Artur; Miguel Garcia, Paulao, Alberto Rodriguez (1' st Kakà), Silvio; Vandinho, Custodio; Alan, Hugo Viana (1' st Mossorò), Paulo Cesar; Lima (22' st Meyong).
A disp.: Cristiano, Helder Barbosa, Elderson, Leandro Salino.
All.: Paciencia
Arbitro: Carlos Carballo

A Dublino il Porto rispetta il pronostico e trionfa nella finale di Europa League. Ma battere lo Sporting Braga non è stato per niente facile e alla fine a fare la differenza è stato un gol del bomber colombiano Falcao (capocannoniere della competizione con 17 centri).
Il Braga, che era alla sua prima finale europea in ottanta anni di storia, non è un avversario eccelso. Ma è stato bravo a organizzare un piano tattico per neutralizzare le fonti di gioco dei biancoazzurri. La squadra di Paciencia ha avuto subito una bella occasione con Custodio, poi è stato solo il Porto a creare qualcosa di accettabile con le due occasioni di Hulk (palo sfiorato con un sinistro da posizione defilata) e Varela (colpo di testa fuori). Ma proprio quando tutti erano pronti al rientro negli spogliatoi ecco la mazzata in faccia al Braga. Meraviglioso assist di Guarin per Falcao e colpo di testa perfetto dell’attaccante colombiano per l’1-0 che poi si rivelerà il gol che decide la finale.
Nella ripresa Paciencia inserisce Mossorò ed è un’intuizione felice: l’attaccante in apertura ruba palla a Pereira e si presenta solo davanti a Helton: il destro è però impreciso e il portiere respinge col piede esterno. Poi è stata solo gestione della palla degli uomini di Villas Boas fino al triplice fischio finale che sancisce la vittoria dei campioni di Portogallo.
E’ il terzo trionfo stagionale per la squadra allenata dall’ex assistente di Mourinho. Il 34enne tecnico portoghese sta già conquistando tutti (in Italia e in Inghilterra piace a molti) e lui sogna di ricalcare le orme del suo grande maestro. E se il buongiorno si vede dal mattino, ci sono ottime possibilità che prevarrà la consueta situazione dell’allievo che supera il maestro. Intanto è il più giovane tecnico a vincere un trofeo europeo e domenica potrebbe conquistare il suo quarto trofeo, la Coppa di Portogallo.
Ma non è solo la vittoria di Villas Boas. E’ anche la vittoria di una squadra che può contare su un gruppo di giocatori che piacciono a mezza Europa (da Hulk a Falcao passando per Fernando) ed è soprattutto il successo, il grande successo del calcio portoghese in generale, artefice di una stagione davvero straordinaria in ambito continentale.



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martedì 17 maggio 2011

MANCHESTER UNITED ANCORA CAMPIONE. L'EGEMONIA CONTINUA

Con qualche affanno il Manchester United sabato ha conquistato il punto che gli mancava per vincere la Premier League. Ai Red Devils è bastato il pareggio ottenuto a Blackburn per vincere l'ennesimo titolo con una giornata d'anticipo. Emerton porta in vantaggio i padroni di casa al 20', ma i Red Devils rimettono le cose a posto grazie ad un generoso calcio di rigore concesso al 73' per un dubbio fallo su Hernandez e realizzato da Wayne Rooney. E al novantesimo scatta la festa.
Il Manchester United è campione di Premier League per la diciannovesima volta nella sua storia. Per lo United si tratta del quarto campionato nelle ultime cinque stagioni.
Finisce qui la rincorsa del Chelsea di Ancelotti, che lo scorso anno aveva interrotto l’egemonia di Giggs e compagni e che quest’anno si è dovuto arrendere davanti allo strapotere degli avversari.
E’ il terzo trionfo negli ultimi 4 anni, il 12esimo da quando è stata istituita la Premier League; la massima serie inglese infatti fino alla stagione ’91-’92 si chiamava Fisrt Division.
Roba da Manchester United che prima di mettere la testa nella rivincita Champions con il Barcellona si porta a casa matematicamente un titolo già deciso, in realtà, la settimana prima con la vittoria 2-1 sui rivali del Chelsea targato Carlo Ancelotti. Un passaggio di consegne tra grandi club che per Ferguson e compagni ha il sapore del vero rilancio di una squadra che temeva di non riuscire a vincere più dopo l'addio al campionissimo Cristiano Ronaldo passato al Real Madrid due estati fa. Il Manchester United diventa così il club inglese che ha vinto più campionati, staccando il Liverpool fermo a 18 dal lontano 1990.
Per il tecnico dei Red Devils Alex Ferguson è invece il dodicesimo successo nella Premier su una panchina sempre più a sua immagine e somiglianza.
Per Sir Alex Ferguson si tratta del 36° trofeo in 25 anni sulla panchina dei Red Devils (altro che il Silvio nazionale e le sue assurde pretese). Complimenti anche a Ryan Giggs, araba fenice che sembra non morire mai.
E questa squadra mai doma e sempre affamata di vittorie è pronta ad un’altra conquista. Il 28 maggio a Wembley (praticamente a casa) c’è una finale da vincere per vendicare la sconfitta di due stagioni fa. Il Barcellona sarà pure di un altro pianeta ma contro questa squadra non avrà certo vita facile.



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