DE RERUM CALCIORUM - Blog Sportivo di un Tifoso Nerazzurro
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giovedì 27 novembre 2014

QUALIFICAZIONE E PRIMO POSTO: CHE REGALO PER IL MANCIO!!

Europa League 2014-2015 – Girone F Quinta Giornata
INTER - DNIPRO 2 - 1
16’ Rotan – 30’KUZMANOVIC – 50’ OSVALDO

INTER (4-4-2): Handanovic; Nagatomo (dal 37’ p.t. Campagnaro), Ranocchia, Juan Jesus, Dodò; Hernanes (dal 16’ s.t. Obi), Guarin, Medel, Kuzmanovic; Osvaldo, Icardi (dal 10’ s.t. Andreolli).
Panchina: Carrizo, Palacio, Krhin, Bonazzoli.
All. Mancini (in panchina Nuciari).
DNIPRO (4-2-3-1): Boyko; Fedetskiy (dal 25’ s.t. Matheus), Douglas, Mazuch (dal 37’ s.t. Seleznyov), Vlad; Kravchenko (dal 28’ s.t. Bruno Gama), Cheberyachko; Luchkevych, Rotan, Konoplyanka; Kalinic .
Panchina: Lastuvka, Leo Matos, Shakhov, Politylo.
All. Markevych
ARBITRO: Madden.

Missione compiuta. L’Inter batte il Dnipro (non senza qualche affanno) grazie ai gol di Kuzmanovic e Osvaldo che hanno ribaltato l’iniziale vantaggio ucraino e conquista in un solo colpo la qualificazione al turno successivo e la certezza matematica del primo posto.
Rispetto al derby ci sono Medel, Hernanes e Osvaldo al posto di Obi, Kovacic e Palacio. Queste le scelte di mister Mancini che festeggia proprio oggi i suoi 50 anni ma che deve accomodarsi in tribuna per una squalifica rimediata la scorsa stagione col Galatasaray (in panchina, in attesa della nomina del vice, ci è andato il preparatore dei portieri Nuciari).

La partenza nerazzurra è molle e nella prima mezzora si vede quasi solo il Dnipro. Gli ucraini trovano il vantaggio dopo un quarto d’ora. Palla strappata di Rotan, apertura per Konoplyanka, che scaraventa un sinistro su cui Handanovic mette le mani per deviare, sulla ricaduta però Rotan è più rapido di Juan Jesus e mette dentro il vantaggio ospite.

mercoledì 26 novembre 2014

11+11 = 6, L'equazione del calcio zemaniano.


L’ultimo 3-3 in campionato della squadra sarda, racchiude l’equazione matematica del prototipo del calcio zemaniano : 11+11=6. Due squadre che si fronteggiano a viso aperto, agonismo estremo, zero tatticismi, tensione sportiva, emozioni impagabili. Un percorso adrenalinico con minutaggio prestabilito, 95 minuti di teatralità visiva. 11+11 = 6; L’addizionale per le statistiche del calcio, per le quotazione dei bookmakers; la fenomenologia dell’ estasi per tutti coloro i quali incappano in uno stadio roboante, inconsciamente consapevole di quanto si può inscenare sul rettangolo verde. Zednek Zeman, il giocoliere del calcio italiano, dallo stile unico nel suo genere.
L’equazione dell’espressione ha la sua massima espressività per rappresentare il calcio del boemo ed è : “Il risultato è casuale, la prestazione no.”
Tanti gol, una rimonta quasi impossibile da effettuare, disattenzioni difensivi, spettacolo in attacco ed infine giovani interpreti che modellano gli insegnamenti ricevuti e dettati da un maestro, oltre che un mister. Una panoramica dell’universo Zeman. In passato molte sue partite hanno rispettato questi canoni, canoni di una poetica bellezza, tratti distintivi, norme rigorose che hanno lo scopo di ottenere un equilibrio compositivo in modo da giungere ad prestazioni che rasentino la perfezione e armoniosamente proporzionate nell’ irrazionale, se vogliamo. Un concetto evolutivo di calcio che ha influenzato la società del pallone e difficilmente ne subisce gli influssi degli avventori più diffidenti.

martedì 25 novembre 2014

Le Coq Sportif, partnership vincente.



Le tradizioni risalgono ad epoche remote, ma poiché perdurano nel tempo, acquisiscono un carattere duraturo e di piena credibilità; andando a ripescare dagli albori della civiltà europea, creiamo un ponte di collegamento tra un peculiare popolo dell’Impero Romano e la storia contemporanea di tratto distintivo di una nazione intera e di uno dei suoi brand maggiormente iconico.Il bene che sconfigge il male, il candore della luce contro le tenebre dell’oscurità. Una rappresentazione sicuramente filosofica del simbolo dell’orgoglio francese; in questa credenza popolare si colloca la figura del gallo del logo che caratterizza l’emblema transalpino.
Originariamente si attinge dalle origini galliche della nazione, per giustificare le origini di tale simbologia, ma in passato si è anche adottata un’interpretazione linguistica a causa dell’assonanza tra gallus(gallo) e Gallus (colui che abita nella Gallia).  Sin da allora, gli acerrimi nemici  della Francia sparsi per il mondo,credevano che fosse  solo un atto irrisorio,ma proprio quella sfrontatezza che contraddistingue il popolo transalpino ha suggellato il simbolo d’effige francese.
Ora troviamo il punto di contatto odierno. Contestualizziamo la virtù più importante dell’essenza del “galletto” francese alle leggi del marketing e delle politiche economiche – sportive ed il gioco è fatto.

lunedì 24 novembre 2014

SI', LA STRADA E' QUELLA GIUSTA MA...

Alzi la mano chi sotto sotto non sperava che ieri sera si riuscisse a portare a casa il derby. Tre punticini per iniziare alla grande la nuova gestione Mancini. Sarebbe stato perfetto, ma sarebbe stato anche chiedere troppo. Non che vincere ieri sera fosse utopia.
Se Icardi avesse buttato dentro una delle tre occasioni che gli sono capitate o se l’arbitro avesse sventolato qualche cartellino in più (il giallo/rosso a Mexes in apertura ma anche un rosso a Muntari e un giallo a Rami) magari la partita avrebbe preso una piega diversa.
Insomma ieri sera si sarebbe potuto anche vincere, ma probabilmente rientrava nella categoria del “troppo perfetto per poter succedere”.

Ci accontentiamo dunque delle indicazioni che la sfida ci ha dato. Abbiamo ritrovato gioco ed entusiasmo, tanto per iniziare. I nostri ragazzi andavano sulla palla con convinzione, facevano pressing, creavano gioco (o perlomeno ci provavano), tentavano di rendersi pericolosi. Insomma si sono dati da fare con un spirito diverso, uno spirito che non ricordavamo di avere.

domenica 23 novembre 2014

IL DERBY FINISCE IN PARITA' MA E' UN'ALTRA INTER

Serie A 2014-2015 – 12^ Giornata
MILAN - INTER 1 - 1
23’ Menez - 61’ OBI

MILAN (4-2-3-1): Diego Lopez; Rami, Mexes, Zapata, De Sciglio; Essien, Muntari (dal 30’ s.t. Poli); Bonaventura, Menez, El Shaarawy; Torres (dal 28’ s.t. Honda)
A disposizione: Agazzi, Abbiati, Saponara, Pazzini, Albertazzi, Montolivo, Niang, Van Ginkel, Armero, Zaccardo.
All. Inzaghi.
INTER (4-3-3): Handanovic; Nagatomo, Ranocchia, Juan Jesus, Dodò; Guarin, Kuzmanovic, Obi (dal 28’ s.t. Hernanes); Palacio, Icardi (dal 44’ s.t. Osvaldo), Kovacic (dal 49’ s.t. M’Vila)
A disposizione: Carrizo, Berni, Andreolli, Campagnaro, Vidic, D’Ambrosio, Khrin, Donkor, Bonazzoli.
All. Mancini.
ARBITRO: Guida di Torre Annunziata

Finisce in parità il derby che segna l’inizio della nuova era della gestione Mancini. Obi risponde a Menez in una partita in cui finalmente si sono visti sprazzi di nuova Inter ma in cui abbiamo anche avuto la conferma che la strada è ancora parecchio lunga.
Mancini conferma la formazione della vigilia con l’unica eccezione di Obi al posto di MVila e Kovacic spostato sulla linea degli attaccanti per una sorta di 4-3-3.
Pronti, via e dopo nemmeno un minuto su un lancio perfetto Palacio fa la sponda per Icardi che al limite dell’area viene strattonato da Mexes. A rigor di regolamento sarebbe punizione ed espulsione per fallo da ultimo uomo ma Guida non se la sente di incidere così pesantemente sul derby e lascia correre.
E’ un’Inter più attiva e più in palla quella scesa in campo. Al minuto 8 grandissima occasione per Icardi. Muntari perde malamente palla sulla trequarti, Icardi raccoglie l’invito e si invola in solitaria verso la porta ma al momento del tiro tenta un colpo d’eterno che Diego Lopez devia con la punta del piede.

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