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sabato 30 aprile 2011

DOPPIO PAZZINI NEL RECUPERO FIRMA UN'INCREDIBILE RIMONTA

Serie A 2010-2011 – 35^ Giornata


CESENA - INTER 1 - 2
56' Budan – 91’ PAZZINI – 94’ PAZZINI


CESENA: Antonioli; Ceccarelli (39' st Piangerelli), Von Bergen, Pellegrino, Lauro; Sammarco, Caserta, Parolo; Giaccherini (28' st Benalouane), Jimenez; Budan (32' st Malonga).
A Disposizione: Calderoni, Gorobsov, Appiah, Bogdani.
All. Ficcadenti.
INTER: Castellazzi; Maicon, Lucio, Ranocchia, Nagatomo; Zanetti, Cambiasso, Thiago Motta (19' st Mariga), Pandev (14' st Pazzini), Milito, Eto'o.
A Disposizione: Orlandoni, Kharja, Obi, Materazzi, Chivu.
All. Leonardo.
ARBITRO: Valeri di Roma.

Al 90esimo l’Inter era sotto a Cesena dopo una partita davvero molto brutta. I tifosi rossoneri con le bandiere in mano erano già pronti a festeggiare. Ma il calcio è anche follia, quella follia che è nel dna dell’Inter. E così nei cinque minuti di recupero Pazzini con due gol ribalta il risultato. L’Inter porta così a casa una vittoria incredibile, utile più per il secondo posto che per lo scudetto e i cugini devono rimandare la festa di un’altra settimana.
Leonardo conferma la formazione ipotizzata alla vigilia con Thiago Motta in mezzo al campo e Pandev esterno sinistro nel tridente d’attacco. Il primo tempo scivola via senza particolari emozioni. Il Cesena è più vivo ed attivo e cerca di impensierire l’Inter. La squadra nerazzurra dal canto suo è svogliata e deludente.
Nella ripresa il copione non cambia. Il Cesena attacca e l’Inter subisce passivamente. E i romagnoli vanno meritatamente in vantaggio all'11'. Giaccherini allarga a destra per Ceccarelli che crossa per Budan. Il croato, in leggero fuorigioco, buca Castellazzi. Cesena in vantaggio.
Solo a questo punto Leonardo si decide a togliere un’impalpabile Pandev e inserire Pazzini e successivamente mette dentro Mariga per Thiago Motta. Il finale è di grande intensità. L’Inter attacca alla disperata ricerca del pareggio mente il Cesena, in evidente difficoltà, abbassa il baricentro. La lavagnetta indica cinque minuti di recupero e l’Inter all’improvviso si sveglia. Al primo minuto di extratime cross di Eto’o, Pazzini brucia Benalouane e conclude con un esterno in acrobazia alla Ibrahimovic. L’Inter trova il pareggio e a questo punto potrebbe andare bene anche così. Ma le emozioni non finiscono mai quando c’è in campo l’Inter e al 94esimo Maicon crossa per Pazzini, ancora perfetto nello stacco. Antonioli non può farci nulla. Cesena 1 Inter 2. Risultato finale incredibile che premia i nerazzurri e penalizza un Cesena più che soddisfacente.
L’Inter porta a casa una vittoria insperata e, volendo essere sportivi, anche molto immeritata. I nerazzurri hanno giocato una partita molto sottotono e la sconfitta che stava maturando al 90esimo era legittima. La bellissima prestazione del sabato di Pasqua è stato solo un ricordo, i nerazzurri hanno disputato una gara molto deludente, non disastrosa come nel derby o con il Parma ma comunque al di sotto delle sue potenzialità.
Poi come qualche volta succede nel calcio, arrivano i campioni a mescolare le carte a trasformare una debacle in un trionfo.
La squadra di Leonardo conquista tre punti importanti per la corsa al secondo posto. La lotta scudetto è ormai andata ma la soddisfazione di strozzare in gola l’urlo dei tifosi rossoneri quando erano già pronti a festeggiare in caso di vittoria domani pomeriggio non ha eguali. Piccole gioie in questo finale di stagione. Come la gioia di avere un bomber che la butta dentro come pochi, basta dargli una palla buona in mezzo all’area. Grande Pazzo Pazzini.
FORZA PAZZA INTER !!!




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VINCERE PER LA CHAMPIONS E... PER FARE I GUSTAFESTE

Giornata scudetto quella che si profila per questo weekend con il Milan che in caso di vittoria e contemporanea sconfitta dell’Inter potrebbe laurearsi campione d’Italia con tre turni d’anticipo.
I rossoneri dovranno vedersela con il Bologna che all’improvviso si è reso conto di non essere più sicuro di essere al riparo
dai rischi di retrocessione. I rossoblu pertanto arriveranno a Milano senza quella tranquillità e sufficienza che l’ha contraddistinto nelle ultime giornate.
Ma ad aprire la quartultima giornata di campionato sarà l’Inter che andrà a Cesena per conquistare altri punti decisivi per l’accesso diretto alla prossima Champions League. Di fronte però avremo un avversario che nelle ultime giornate sta facendo molto bene e che ha bisogno di punti per conquistare la salvezza.
Leonardo dovrà fare a meno di Julio Cesar squalificato e Stankovic infortunato (stiramento e stagione finita). Non sarà della partita nemmeno Sneijder mentre in extremis il tecnico brasiliano recupera Thiago Motta.
I nerazzurri dovrebbero schierarsi con Castellazzi in porta, Maicon, Lucio, Ranocchia e l’ex di turno Nagatomo in difesa, Zanetti, Cambiasso e Thiago Motta a centrocampo e Pandev, Milito ed Eto’o in attacco. Visto che l’avversario non è di primissimo livello io avrei osato qualche piccolo ricambio con Obi oppure Mariga al posto di Thiago Motta (anche perché l’italo-brasiliano non sta benissimo) e Coutinho (che ormai Leonardo inspiegabilmente non vede più) a fare il vice Sneidjer al posto di Pandev.
La trasferta di Cesena è tutt’altro che proibitiva. La differenza è evidente e se i ragazzi giocheranno un’altra partita di cuore e grinta come una settimana fa non sarà un problema portare a casa la vittoria. Ma fuori dalle mura amiche la squadra nerazzurra ha spesso incontrato delle difficoltà. Due settimane fa abbiamo perso a Parma contro un’altra squadra che lotta per la retrocessione e inoltre nelle ultime cinque gare esterne abbiamo perso in tre occasioni.
Ma oggi pomeriggio sono convinto che sarà tutt’altra partita. L’Inter delle ultime gare è apparsa più attenta in difesa e contro la Lazio (come anche contro la Roma in Coppa Italia) si sono visti segnali di ripresa. Possiamo tranquillamente fare nostra la partita e portare a casa i tre punti. A patto di giocare come sappiamo fare. Da Inter. Se i cugini rossoneri sperano di festeggiare il tricolore già questo weekend resteranno delusi. Credo proprio che i tifosi milanisti dovranno rimandare la festa di una settimana. Vero, ragazzi? Riusciamo a fare i guastafeste per una volta?
FORZA INTER !!!




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giovedì 28 aprile 2011

CARO JOSE', POR QUE'?

Se in Italia quella conferenza stampa di Mourinho in cui per la prima volta uscirono fuori i due tormentoni di “zeru tituli” e “prostituzione intellettuale” è entrata nella storia, analoga sorte è destinata ad avere la conferenza stampa di ieri sera e in particolare quel “por que” ripetuto come un incalzante ritornello.
Come sempre succede, ogni conferenza stampa di Mourinho è una piece teatrale, uno spettacolo da ascoltare e godere. Manna dal cielo per i giornalisti che sulle sue parole ci tirano su titoloni e articoli riempiendo pagine e pagine.
Il tecnico portoghese cita uno per uno tutti gli arbitri che in questi anni hanno favorito il Barcellona e si chiede più volte perché la squadra blaugrana ha questo potere, da dove deriva, perché viene sempre e comunque favorito. Ascoltando o leggendo le parole di Mourinho non si può che dargli ragione. Il Barcellona è forte, è sicuramente la miglior squadra in circolazione ma allo stesso tempo gode di una certa immunità che le permette di andare avanti nei momenti di difficoltà grazie ad aiutini arbitrali più o meno involontari.
Ma per una volta nel tessere le lodi del miglior allenatore in circolazione per carisma e capacità comunicativa vorrei soffermarmi su due bucce di banana su cui il nostro Mou è scivolato malamente.
Innanzitutto la citazione dell’Unicef che io ho trovato di pessimo gusto e che quasi certamente non sarà piaciuta a nessuno, nemmeno agli stessi tifosi madrileni (chissà, magari non sarà piaciuta nemmeno allo stesso Mourinho dopo averla detta).
Ma c’è un passaggio che a molti è sfuggito. Ad un certo punto Mourinho sostiene che senza l’assurda decisione di Stark di espellere Pepe la partita sarebbe finita 0-0, anche se avessero giocato per altre tre ore. Dunque il nostro Mourinho puntava sullo 0-0? Il tecnico portoghese che lo scorso anno fece a pezzi il Barcellona a San Siro si sarebbe accontentato di un pareggio a reti bianche? Giochi una semifinale di Champions League contro i rivali più acerrimi e ti basta lo 0-0?
Due passaggi a vuoto che mi hanno lasciato perplesso e che non sono da lui. Caro Josè, che ti sta succedendo? Anzi, per dirla con parole tue, por qué?


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mercoledì 27 aprile 2011

L'ARBITRO STARK SPINGE IL BARCELLONA IN FINALE

Champions League 2010-2011 – Semifinale d’Andata
REAL MADRID–BARCELLONA 0-2 76’ Messi – 86’ Messi
Il Barcellona ipoteca la finale di Champions League dopo una sfida abbastanza noiosa e decisa dalla classe di Messi e dalle decisioni discutibili dell’arbitro tedesco Stark.
Partita che nel primo tempo offre tanto nervosismo e poco spettacolo. Il Barcellona fa molto possesso palla ma il Real Madrid è bravo ad imbrigliare i campioni blaugrana. Le uniche cose spettacolari sono le sceneggiate di Pedro e Busquets che crollano a terra come colpiti da un meteorite. Ma in entrambi i casi l’arbitro è bravo a non cascare nel tranello (al contrario di quello che avvenne lo scorso anno quando una sceneggiata di Busquets costò l’espulsione a Motta).
Ripresa che sembra avviata sullo stesso copione ma l’arbitro Stark decide di diventare protagonista al minuto 60. Pepe fa un intervento scomposto su Dani Alves. Il fallo c’è, ci starebbe anche un’ammonizione ma il direttore di gara tedesco estrae il cartellino rosso. Nel parapiglia che ne consegue va fuori anche Mourinho che settimana scorsa alla vigilia della finale di Coppa del Re faceva notare che ogni volta che affronta il Barcellona non finisce mai in 11 contro 11.
In inferiorità numerica la partita è irrimediabilmente segnata per il Real Madrid e il Barcellona colpisce due volte con Messi che tra l’altro realizza il secondo gol dopo uno slalom strepitoso. Un gol bellissimo da fuoriclasse.
Finisce 2-0 per i catalani che a questo punto hanno la qualificazione in tasca. Non riesce a Mourinho di battere ancora una volta il Barcellona come fece lo scorso anno. Anche se fino all’espulsione i madrileni hanno giocato una partita buona, Messi è stato praticamente annullato e probabilmente sarebbe potuta finire diversamente.
Il Barcellona è una squadra fortissima ma non imbattibile (vero popolo nerazzurro?). E a livello europeo nei momenti di difficoltà gode delle “simpatie” della classe arbitrale. Da Ovrebo di due stagioni fa, all’espulsione di Thiago Motta lo scorso anno per finire a Barcellona-Arsenal di quest’anno, gli esempi si sprecano.
La fortuna aiuta gli audaci. E gli arbitri aiutano i più forti?



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QUATTRO POSTI PER LA GLORIA

LATO BAppunti sulla Serie CadettaQuattro posti per sognare la serie A. Al momento Novara, Varese, Reggina e Torino lottano ardentemente per guadagnarsi l'accesso ai play off e così la grande occasione di tornare nella massima serie. La squadra di Tesser è apparsa fin dalle prime battute di questa serie B la più accreditata, tanto che per un periodo gli azzurri auspicavano a un passaggio diretto in A, poi però la verve del Novara si è spenta e ora addirittura c'è il rischio di farsi scavalcare dalle inseguitrici. A cominciare dal Varese che ha gli stessi punti dei piemontesi e in questa volata finale mira a raggiungere il terzo posto per avere, sulla carta, un play off più agevole contro la sesta della classifica. E la squadra di Sannino potrebbe già riuscirci nel prossimo turno quando al Franco Ossola ospiterà il Padova, mentre in posticipo ci sarà Novara-Siena al Piola. Insomma a meno quattro gare dal termine il campionato di serie B si sta infiammando tra promesse ambiziosi e grandi decadute. Perché, infatti, se da una parte Novara e Varese, matricole ambiziose stanno in tutti i modi cercando il passaggio in serie A, dall'altra parte ci sono Torino e Reggina che ambiscono a un posto che, ripercorrendo la loro storia calcistica, probabilmente, spetterebbe loro di diritto. 53 i punti dei calabresi, 52 quelli dei granata. Entrambe le formazioni, a questo punto, hanno il solo pensiero di rimanere ancorati ai play off, perché sono più vicine le squadre inseguitrici di quelle da inseguire. A distanza di pochi punti, infatti, ci sono a quota 49 4 squadre pronte a sfruttare ogni occasione possibile. Il Padova di Dal canto ha ritrovato equilibri importanti e dopo 15 anni è riuscito pure a vincere il derby veneto, agganciando proprio il Vicenza, E nonostante la sconfitta la squadra di Rolando Maran resta comunque in lotta per la zona play off. Dove c'è anche l'arrembante Empoli del bomber Claudio Coralli, già a quota 15 gol in questa stagione. La vera sorpresa è il Pescara di Eusebio di Francesco, neo promossa in B quest'anno e già matura per un campionato di grande livello. Infine, resta acceso un lumicino di speranza anche per Livorno, Crotone e Modena che, a quota 47 punti, a meno 5 dal Torino sesto, possono ancora intravedere la possibilità di giocarsi la A nel finale di stagione. (TuttoB)
CLASSIFICA SERIE B DOPO 37 GIORNATESiena 72 Atalanta 71 Varese 60 Novara 60 Reggina 53 Torino 52 Padova 49 Empoli 49 Pescara 49 Vicenza 49 Livorno 47 Crotone 47 Modena 47 Grosseto 45 Cittadella 43 Albinoleffe 43 Sassuolo 42 Piacenza 42 Ascoli 40 Portogruaro 40 Triestina 37 Frosinone 35

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martedì 26 aprile 2011

NON CI SIAMO, MA POTEVAMO ESSERCI: L'IMPORTANZA DI ESSERCI

Pensare che in questo momento non dovevo essere qui a scrivere. Sì, proprio in questi minuti io dovevo essere davanti al televisore col fiato sospeso a seguire la semifinale d’andata di Champions League tra Inter e Manchester United. Se quel martedì di tre settimane fa non avessimo fatto harakiri con quelle cinque pappine subite dallo Schalke 04, adesso staremmo a giocarci l’accesso alla finale di Champions League ed io come molti di voi dovevo essere seduti (s)comodamente sul divano ad incitare i ragazzi, ad esultare per un gol, ad imprecare per una scelta di Leonardo o un errore della difesa, a sperare di ripetere l’indimenticabile vittoria contro il Barcellona.
Il post l’avrei scritto più tardi, verso le 22 e 40 se avessimo perso, mezzora dopo in caso di vittoria (quando vinciamo seguo i commenti e le interviste del dopo gara, in caso di sconfitta preferisco spegnere subito la televisione).
E invece sono qui a scrivere un post. Lo scorso anno a questo punto della stagione eravamo in corsa su tutti i fronti ed eravamo lanciati verso il Triplete. Triplete che poi è arrivato. Ma noi il 26 aprile di un anno fa mica lo sapevamo. Dovevamo ancora andare al Camp Nou con l’incognita di non sapere se ce l'avremmo fatta e l’incubo della remuntada blaugrana che poi non si materializzò. In campionato eravamo ancora in lotta con la Roma. Avevamo fatto il controsorpasso ma lottavamo spalla a spalla. E la finale di Coppa Italia era tutta da giocare.
Un anno fa eravamo felici. Felici di esserci, di poter lottare su tutti i fronti, di avere la possibilità di riuscire a vincere tutto. Era una sensazione bellissima, stupenda. Lo scorso anno la nostra lunga corsa durò fino alla fine, fino al raggiungimento del traguardo.
Invece quest’anno ci siamo fermati prima. A metà aprile i nostri sogni europei e le nostre speranze tricolori sono giunti al capolinea. Capita, un anno vinci tutto, l’anno dopo devi fermarti prima del traguardo e accontentarti di una Coppa Italia.
Ma proviamola a guardarla da un’altra prospettiva. Per due anni consecutivi a metà aprile eravamo ancora in corsa su tutti i fronti. Credo che a livello italico sia una situazione mai successa che dovrebbe riempirci di orgoglio. Io ci metterei la firma per arrivare ogni anno a metà aprile ancora in corsa su tutti i fronti con la prospettiva di fare un Triplete (come lo scorso anno) o accontentarti dei cocci (come quest’anno). L’ho scritto anche lo scorso anno: per vincere devi esserci. Per conquistare un triplete devi anche essere disposto a rischiare di rimanere a bocca asciutta.
Anni di vacche magre (anzi direi scheletriche) e stagioni praticamente finite a Natale dovrebbero averci insegnato qualcosa. Noi abbiamo rischiato di giocarci una semifinale di Champions League questa sera, le altre questo rischio non l’hanno nemmeno lontanamente corso. Noi fino a due settimane fa potevamo sognare il secondo Triplete consecutivo, altri nemmeno sanno cosa sia un Triplete. Non dobbiamo pretendere di vincere ogni anno tutto (è obiettivamente impossibile) ma sperare di riuscire ad arrivare ogni anno a metà aprile ancora in corsa su tutti i fronti. Questo è quello che dobbiamo sperare, questo è l’augurio che faccio al tutto il popolo nerazzurro. Forza Inter, fanculo lo Schalke04, Milan merda.




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sabato 23 aprile 2011

BUONA PASQUA A TUTTI !!!



DE RERUM CALCIORUM AUGURA
UNA FELICE E SERENA PASQUA A TUTTI !!!

CUORE INTER, VINCE IN DIECI ED E' SECONDA!!!

Serie A 2010-2011 – 34^ Giornata

INTER - LAZIO 2 - 1
24' Zarate (rig.) - 40' SNEIJDER – 53’ ETO'O



INTER: Julio Cesar; Maicon, Lucio, Ranocchia, Nagatomo; Zanetti, Cambiasso, Stankovic (7'st Mariga); Sneijder (33'st Obi); Eto'o, Milito (23' Castellazzi).
A disposizione: Materazzi, Chivu, Pazzini, Pandev.
All.: Leonardo.
LAZIO: Muslera; Lichtsteiner, Biava, Dias, Garrido (36'st Rocchi); Bresciano (26'st Brocchi), Ledesma; Mauri, Floccari (25'st Kozak), Hernanes; Zarate.
A disposizione: Berni, Scaloni, Del Nero, Gonzalez.
All.: Reja.
Arbitro: Morganti di Ascoli Piceno

Proprio quando tocca il fondo, l’Inter rialza la testa e con cuore e orgoglio ribalta una partita che dopo 23 minuti aveva preso una brutta piega.
Leonardo schiera la formazione ipotizzata con Nagatomo esterno sinistro in difesa e Milito in coppia con Eto’o in attacco.
Per 23 minuti è una partita che scivola via senza particolari sussulti con i nerazzurri che non gioca per niente bene e somiglia più all’Inter di Parma che a quella di Roma in Coppa Italia. Ma, come dicevamo, al minuto 23 arriva la svolta. La difesa nerazzurra, tanto per cambiare, si perde Zarate, Julio Cesar in uscita sull’attaccante argentino lo stende in area: rigore sacrosanto. Ma Morganti decide anche di espellere il portiere nerazzurro. Dal dischetto Zarate batte Castellazzi (che nel frattempo è entrato al posto di Milito) e porta la Lazio in vantaggio. Sotto di un gol e in inferiorità numerica per l’Inter è notte fonda.
Ma a questo punto inizia un’altra partita. La Lazio quasi si ferma di giocare e l’Inter prende in mano le redini del gioco. I nerazzurri attaccano a spron battuto e l’inferiorità quasi non si avverte. A cinque minuti dall’intervallo, Biava stende Eto’o. Punizione da posizione favorevole che Sneijder sfrutta con un tiro di straordinaria bellezza che si infila alle spalle di Muslera. 1-1 all’intervallo. Un risultato insperato 20 minuti prima.
L’Inter ci crede e parte nella ripresa intenzionata a fare sua la partita. E ci riesce. Al 53esimo Zanetti lancia per Eto’o, Biava è in vantaggio ma scivola, il camerunese dribbla il difensore scarta il portiere Muslera e deposita in rete per il gol dell’incredibile vantaggio. La Lazio a questo punto si risveglia e si rende pericolosa in un paio di occasioni. Ma al 66esimo si ristabilisce la parità. Nagatomo supera Mauri che da dietro scalcia il giapponese. Per Morganti è rosso diretto.
La Lazio ha un’occasione d’oro al minuto 75 quando Kozak colpisce la traversa ma il risultato non cambia. L’Inter vincere 2-1 e in un solo colpo allontana la Lazio e l’Udinese (sconfitta in casa 2-0 dal Parma) e aggancia il secondo posto grazie alla sconfitta del Napoli a Palermo (2-1 in rimonta).
Stamattina scrivevoVoglio una prestazione da Inter, voglio undici leoni che combattono con il sangue agli occhi. Voglio vederli sputare grinta e rabbia agonistica. Voglio vincerla questa partita, anche soffrendo per novanta minuti. Voglio i tre punti per allontanare lo spettro di un quarto posto. Voglio passare una Pasqua tranquilla.” Accontentato in pieno. Abbiamo giocato una partita strepitosa, da Inter mourinhiana, ho visto 11 leoni che hanno lottato col cuore e ha sputato grinta e rabbia agonistica. Eto’o è stato strepitoso, bravissimo nel reggere da solo il peso dell’attacco. Ma eccezionali anche Nagatomo (migliore in campo insieme al camerunense) e Maicon. Anche se dopo una partita come quella di oggi credo che tutti meritano un elogio per il cuore e la grinta che hanno dimostrato. Una delle migliori Inter della stagione. Dopo essere passati in svantaggio e con l’uomo in meno il tracollo era ad un passo e invece i giocatori hanno dato tutto e cercato il pareggio prima e la vittoria dopo con la convinzione di chi sa di essere più forte dell’avversario e di poter raggiungere l’obiettivo finale anche in inferiorità numerica.
Straordinari, semplicemente monumentali. Una vittoria che rende la Pasqua nerazzurra più dolce dell’uovo di cioccolato. Grazie ragazzi.
FORZA INTER !!!




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TRE PUNTI PER UNA PASQUA TRANQUILLA

Adesso si fa sul serio. Adesso conta solo vincere per portare in porto la nave. E il primo ostacolo è rappresentato dalla Lazio che ci segue in classifica a tre punti di distacco e che in caso di vittoria (toccatina, please) ci aggancerebbe. Senza contare che l’Udinese è subito dietro e che… vabbè, basta con questo pessimismo. Guardiamola da un lato positivo, se vinciamo e il Napoli perde o pareggia a Palermo agganceremmo il secondo posto.
Leonardo ritrova Eto’o che ha recuperato dall’infortunio alla caviglia mentre non è stato convocato Thiago Motta alle prese con un problema all’anca. Quasi certamente dunque i nerazzurri giocheranno con Maicon e Nagatomo esterni difensivi, Lucio e Ranocchia in mezzo alla difesa, capitan Zanetti, Cambiasso e Stankovic a centrocampo e Sneijder dietro le punte Eto’o e Milito. Unici dubbi riguardano l’esterno sinistro difensivo con il giapponesino che dovrebbe essere preferito a Chivu e l’attacco con Pazzini che potrebbe giocare dal primo minuto se Milito o Eto'o non fossero in perfette condizioni fisiche.
Dall’altro lato troveremo una Lazio in condizioni fisiche davvero buone e rinfrancata dalle ultime prestazioni. In questo momento i biancocelesti stanno meglio di noi e batterli non sarà per niente facile. Servirà una prestazione pressoché perfetta, un’Inter attenta in difesa come martedì e letale in attacco come succedeva fino a poche settimane fa. Poi come sempre la differenza può farla anche un episodio. Un gol fallito, un pallone che finisce sul palo, un’espulsione, un rigore dato o non dato, una decisione arbitrale discutibile. A proposito di arbitri, a dirigere l’incontro sarà Morganti. Dopo Rizzoli in Coppa Italia un altro arbitro che non sempre ha offerto una buona prestazione quando si è ritrovata a dirigere l’Inter (una su tutti mi viene in mente quel Roma-Inter di un anno fa).
Ma come martedì anche oggi pomeriggio dobbiamo vincere nonostante l’arbitro (che magari oggi mi smentirà dirigendo in modo impeccabile). Voglio una prestazione da Inter, voglio undici leoni che combattono con il sangue agli occhi. Voglio vederli sputare grinta e rabbia agonistica. Voglio vincerla questa partita, anche soffrendo per novanta minuti. Voglio i tre punti per allontanare lo spettro di un quarto posto. Voglio passare una Pasqua tranquilla.
FORZA INTER !!!



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venerdì 22 aprile 2011

CALCIO IN LEGA PRO, I NUMERI DELLO SPROFONDO

PUNTO CNotizie dalla Lega Pro
A quattro giornate dalla fine del campionato la crisi economica della Lega Pro non accenna ad arrestarsi. La Corte di Giustizia Federale (CGF) ha assestato un altro duro colpo a una categoria professionistica travolta da problemi strutturali che condizionano pesantemente lo svolgimento del torneo.
Per l’ennesima volta le classifiche dei cinque gironi di
Prima e Seconda Divisione sono state stravolte. Potrebbe non essere finita qui. I deferimenti della Procura Federale alla Commissione Disciplinare Nazionale (CDN), su impulso della Covisoc, sembrano non finire mai (ieri è toccato ancora una volta alla Villacidrese).
Lo stato cachettico della Lega di Firenze guidata dal presidente Mario Macalli è ormai sotto gli occhi di tutti, anche se i media nazionali assorbiti dal gossip pallonaro fanno finta di non vedere. Al Consiglio Federale indetto da Giancarlo Abete il 29 aprile bisognerà decidersi una buona volta a fare qualcosa. In caso contrario l’ecatombe di luglio potrebbe assumere dimensioni catastrofiche
Per capire fino in fondo lo sfascio della Lega Pro conviene affidarsi ai numeri, che non mentono mai e danno il segno preciso dello sprofondo in cui versa la categoria. In terza e quarta serie nazionale il Fair Play Finanziario di Michel Platini è in vigore da un pezzo, come predica stancamente Macalli.
I club di serie A, persi nelle loro paranoie assembleari, farebbero bene a farsi un giro da queste parti per capire quali guai potrebbero toccargli quando il Panel Finanziario della Uefa comincerà a mettere il becco nei conti delle società calcistiche del Belpaese e inizierà a non concedere più le Licenze.
Come risulta dalla tabella predisposta da Calciopress, 34 club di Lega Pro sono stati finora sottoposti ai provvedimenti sanzionatori della CDN e della CGF. Si tratta di 13 società di Prima Divisione e 21 di seconda Divisione (circa il 40% delle iscritte ai cinque gironi). Hanno accumulato in totale 136 punti di penalizzazione: 35 in Prima Divisione e 101 in Seconda Divisione (1,6 di media per ogni club iscritto alla categoria).

Prima Divisione – Girone A
(8 club sanzionati/15 punti di penalizzazione)
6 punti: Salernitana
2 punti: Alessandria e Spezia
1 punto: Como, Gubbio, Lumezzane, Pergocrema e Spal



Prima Divisione – Girone B(5 club sanzionati/20 punti di penalizzazione) 6 punti: Cavese e Cosenza
4 punti: Foligno
2 punti: Foggia e Ternana


Seconda Divisione – Girone A
(8 club sanzionati/27 punti di penalizzazione)
8 punti: Canavese
7 punti: Pro Patria
4 punti: Savona
2 punti: Tritium, FeralpiSalò e Rodengo Saiano
1 punto: Valenzana e Virtus Entella


Seconda Divisione – Girone B(5 club sanzionati/33 punti di penalizzazione)
13 punti: Sangiovannese
12 punti: Villacidrese
4 punti: Fano
3 punti: Giulianova
1 punto: Carpi


Seconda Divisione – Girone C(8 club sanzionati/ 41 punti di penalizzazione)
16 punti: Pomezia
8 punti: Catanzaro
6 punti: Melfi
5 punti: Brindisi
2 punti: Campobasso e Vibonese
1 punto: Matera e Trapani


FONTE: Calciopress



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giovedì 21 aprile 2011

TRIONFO MOU, LA COPPA DEL RE E' DEL REAL MADRID

Un anno fa la storia nerazzurra dell’ultimo quinquennio raggiunse il suo apice, l’apoteosi totale: la vittoria a San Siro contro il Barcellona, formazione nettamente superiore. Eppure quel 20 aprile di un anno fa li abbiamo messi in riga con una partita perfetta e straordinaria. Quel 3-1 è e resterà per sempre nei cuori e nei ricordi di chi l’ha vissuta.
A distanza di 365 giorni esatti, ieri sera un’altra formazione ha annichilito il Barcellona pur essendo nettamente inferiore. Nella finale di Coppa del Re infatti ieri sera il Real Madrid ha battuto i catalani al termine di 120 minuti di una partita giocata in modo attento e ordinato. A decidere il match è stato Cristiano Ronaldo nei tempi supplementari.
Comune denominatore di entrambe le sconfitte blaugrana è Josè Mourinho. Il tecnico portoghese ha saputo mettere in campo la squadra con intelligenza tattica e ha praticamente neutralizzato gli attacchi di Messi e compagni. Dopo la pesante manita di novembre Mou ha fatto tesoro della sconfitta e sia sabato scorso in campionato (quando ha pareggiato nonostante l’inferirorità numerica) sia ieri sera nella finale di Coppa ha saputo rendere innocuo il fortissimo Barcellona.
Sarò controcorrente ma io ieri sera tifavo per il Real Madrid. Per tante ragioni, dagli idranti all’arroganza di certi giocatori, passando per sceneggiate e robe varie.
E poi saranno bravi, saranno forti, saranno di un altro pianeta ma a me danno più soddisfazioni quando perdono che quando vincono. Sarò anche io vittima della sindrome “juventin-milanista” che vede i tifosi rossoneri e bianconeri godere come matti quando perde l’Inter? Probabile.
Per la verità più che per il Real Madrid (in fondo Cristiano Ronaldo mi sta sulle palle quanto Messi) ieri sera tifavo per Josè Mourinho. Il tradimento di maggio non potrà mai essere perdonato ma è un piacere vederlo trionfare, vederlo sorridere, alzare la coppa e da perfetto paraculo dedicarlo anche ai tifosi dell’Inter. A qualcuno potrebbe dare fastidio questo suo atteggiamento. A me invece fa simpatia. In fondo fa parte del suo carattere e bisogna amarlo per quello che è.
Peccato che i tifosi e i giocatori madrileni abbiano potuto godere poco questa coppa riconquistata dopo 18 anni e non la vedranno mai esposta. Infatti nella gioia dei festeggiamenti il trofeo è caduto dalle mani di Sergio Ramos ed è stato schiacciato dal pullman della squadra finendo ovviamente a pezzi. Che sfiga. Sapete quel’è stato il mio primo pensiero? “E se fosse successo la stessa cosa a noi lo scorso anno?”. Vinci un trofeo dopo 45 anni e finisce sotto il pullman della squadra. Ho i brividi al solo pensiero. Per fortuna Materazzi non è Sergio Ramos e il nostro trofeo è al sicuro in bacheca.

Scrivendo scrivendo e pubblicando pubblicando sono arrivato a quota 2000. E già, questo che avete appena finito di leggere è il posto numero 2000 che pubblico. Bel traguardo ma, come diceva quel famoso presentatore, non finisce mica qui…




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mercoledì 20 aprile 2011

UN’INIEZIONE DI FIDUCIA PER QUESTO FINALE DI STAGIONE

Un’iniezione di fiducia. Ecco quello che è stato la vittoria di ieri sera all’Olimpico. Un po’ come quando hai dei dolori e ti fai una puntura di un qualche medicinale per alleviare il dolore e proseguire la tua giornata. Una puntura di medicina che allevia il dolore di questo finale di stagione e ti mette in condizione di arrivare fino alla fine.
Vincere a Roma non era facile come è potuto sembrare. In molti pensavamo che all’Olimpico avremmo vissuto l’ennesima serata di sofferenza e che difficilmente saremmo riusciti a tornare da Roma con almeno un punticino. E invece è andato molto meglio di quello che potevamo sperare.
Bisogna ammettere che di fronte avevamo una Roma messa molto peggio di noi. Due elementi lo testimoniano. Il gol clamoroso che ha sbagliato Vucinic e il fatto che Julio Cesar non sia stato mai chiamato in causa. Merito anche di una partita attenta in fase difensiva. Come già dicevo ieri sera abbiamo preso pochi rischi in difesa e le poche sortite offensive dei giallorossi sono state efficacemente neutralizzate dalla nostra difesa.
Qualcuno faceva notare che rispetto alla sfida di Parma la differenza l’hanno fatta gli episodi. In Emilia Stankovic ha preso il palo, ieri ha segnato. In terra ducale Giovinco l’ha buttata dentro, ieri sera Vucinic ha ciccato clamorosamente. Osservazione giusta ma bisogna anche dire che a Parma la squadra avversaria ha avuto parecchie occasioni di gol e l’Inter sembrava un pugile che cercava di schivare i colpi per restare in piedi senza provare minimamente ad attaccare. Ieri sera invece abbiamo fatto la partita e la miriade di occasioni l’abbiamo avuta noi. Il fatto che non siano state concretizzate tutte le occasioni avute non depone a nostro favore. Fra tre settimane partire da un vantaggio di due-tre gol sarebbe stato decisamente meglio e ci avrebbe messo al riparo da possibili sorprese. Invece saremo costretti a partire da una situazione di sostanziale parità col rischio di vanificare la possibilità di giocarci la finale di Coppa Italia (sarebbe la sesta in sette stagioni, mica male).
Ma credo che la cosa più importante ieri sera è aver dato un segnale di risveglio. Ci davano tutti alla frutta, per finiti e invece abbiamo dimostrato di essere ancora vivi, piuttosto malconci, ancora abbastanza malaticci ma vivi, decisamente vivi.
Anche se, come già dicevo all’inizio, la Roma è messa peggio di noi e la partita di ieri sera non può essere certo presa come un esame attendibile. Però abbia
mo dato un segnale ai gufi, alle avversarie (soprattutto a Lazio e Udinese che sperano di rubarci il terzo posto), ai giornalisti che parlavano già di rivoluzioni e rifondazioni. Un segnale anche a noi tifosi, come a dire “ehi, ragazzi, tranquilli, noi non molliamo”.
Già sabato contro la Lazio potremo capire se quello di ieri sera è stato un risveglio temporaneo o se la squadra si è risvegliata da quel torpore temporaneo in cui era calata dopo la pausa delle nazionali ed è pronta ad affrontare in modo combattivo questo finale di stagione che può ancora darci qualcosina (e una Coppa Italia è sempre meglio di niente).
E ora scusate ma devo andare. C’è un Barcellona-Real Madrid che mi sta aspettando. Sembra brutto farlo aspettare…
FORZA INTER !!!



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martedì 19 aprile 2011

SI', L'INTER C'E' E FA SUO IL PRIMO ROUND

Coppa Italia 2010-2011 – Semifinale d’Andata

ROMA - INTER 0 - 1
44’ STANKOVIC


ROMA: Doni; Cassetti (34' st Rosi), N. Burdisso, Juan, Riise; Pizarro, De Rossi; Taddei, Perrotta (30' st Simplicio), Vucinic; Borriello (31' st Menez).
A Disposizione: Lobont, Loria, Castellini, Brighi.
All. Montella.
INTER: Julio Cesar; Maicon, Lucio, Ranocchia, Nagatomo; Zanetti, Cambiasso, Stankovic (49' st Mariga); Sneijder; Milito (35' st Pazzini), Pandev (37' st Obi).
A Disposizione: Castellazzi, Materazzi, Chivu, Kahrja.
All. Leonardo.
ARBITRO: Rizzoli di Bologna.

Vincere a Roma non era per niente facile. E invece l’Inter ci riesce, grazie ad una prestazione tutto sommato positiva e, per contro, una partita totalmente incolore da parte dei giallorossi.
Leonardo piazza Cambiasso davanti alla difesa mentre a far coppia in attacco con Milito c’è Pandev, visto la pesante assenza di Eto’o per un problema fisico.
L’Inter parte forte, decisa a fare sua la partita. Dopo due minuti i nerazzurri sarebbero già in vantaggio ma Rizzoli annulla il gol di Stankovic per un fallo del serbo su Juan. Per i primi minuti c’è solo l’Inter in campo ma all’ottavo, errore difensivo dei nerazzurri e Borriello offre su un piatto d’argento a Vucinic un pallone che chiede solo di essere spinto in rete. Il montenegrino invece riesce a colpire malamente e a spedire a lato sbagliano un gol clamoroso (per dirla alla Recalcati, questo lo segnava anche mio padre con le infradito). C’è solo Inter in campo con la Roma che si rende pericolosa a folate. Ci sarebbe un rigore per l’Inter (tocco di mani di De Rossi in area) ma ovviamente Rizzoli si guarda bene dal fischiare.
Quando ormai ci si avvia all’intervallo sul risultato di parità, Cambiasso imbecca Stankovic che controlla e non ci pensa due volte a sparare una fucilata sotto l’incrocio su cui Doni non può fare nulla. Al minuto 45 l’Inter è in vantaggio, un vantaggio meritato.
Nella ripresa la Roma parte forte decisa a trovare il gol del pareggio. Ma l’Inter è in serata positiva e neutralizza con efficacia gli attacchi giallorossi. La carica dei padroni di casa si spegne ben presto e all’Inter non resta che gestire il risultato. Gli uomini di Leonardo avrebbero anche la possibilità di raddoppiare ma si limita semplicemente a gestire palla e a non prendere rischi.
Finisce 1-0 per l’Inter. Rispetto alla partita di Parma si è vista tutt’altra Inter. All’improvviso le energie fisiche e mentali sono uscite fuori. E’ vero che di fronte aveva una Roma che è messa molto peggio, ma è anche vero che i ragazzi hanno sbagliato davvero poco questa sera. Lucio in difesa è stato un muro invalicabile, Maicon ha fatto su e giù sulla fascia come ai vecchi tempi, Nagatomo sull’out sinistro è stato un pericolo costante, il centrocampo ha retto bene. E pazienza se Ranocchia ha sbagliato più del solito o se Sneijder è stato poco lucido.
L’Inter ha dimostrato che quando vuole c’è e per questo finale di stagione siamo tutti un po’ più tranquilli. Anche se sabato contro la Lazio servirà la stessa Inter di stasera ma più cinica sotto porta.
Appunto finale su Rizzoli. Arbitraggio davvero pessimo. Vede un fallo di Stankovic dopo due minuti (non evidente ma può starci) ma non vede il rigore e nemmeno una gomitata di Vucinic su Lucio ad inizio ripresa. E nella distribuzione dei cartellini non è sempre impeccabile. Sarò prevenuto o datemi del piagnone ma quando arbitra l’Inter, Rizzoli è sempre protagonista di prove opache.
Vabbè, pazienza. L’importante che il suo arbitraggio non ha pesato sul risultato finale. L’Inter porta a casa la vittoria e affronterà il ritorno con una situazione di vantaggio. Peccato che nella ripresa i nerazzurri non abbiamo sfruttato l’opportunità di ipotecare seriamente la qualificazione con un risultato più ampio. Ma siamo ancora vivi e questo finale di stagione ci vedrà ancora combattivi.
FORZA INTER !!!



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lunedì 18 aprile 2011

LAZIO E UDINESE, SPERANZE CHAMPIONS. BAGARRE IN CODA

CLASSE AAnalisi e commenti sul Campionato Italiano
In un campionato così equilibrato e incerto bastano 90 minuti per cambiare le cose. E così basta una partita per scompigliare la classifica al vertice con Inter e Napoli (entrambe battute) che salutano le speranze scudetto. Salvo clamorose sorprese (che quest’anno non sono mai mancate) il tricolore verrà cucito sulle maglie rossonere dopo un lustro di permanenza sulla maglia nerazzurra.
Nel frattempo Lazio e Udinese si rifanno sotto e possono puntare anche al secondo e terzo posto. Entrambe le squadre hanno superato due trasferte insidiose vincendo a Catania e Napoli su due campi dove non è mai facile fare punti. Le quattro squadre sono racchiuse in sei punti e in cinque giornate può succedere davvero di tutto.
Bastano 90 minuti anche a Roma (sconfitta in casa dal Palermo) e Juventus (che non è andata oltre lo 0-0 a Firenze) per salutare le residue speranze di approdare ai preliminari di Champions. Giallorossi e bianconeri, distanziati di un solo punto, si giocheranno l’ultimo posto disponibile per andare in Europa League.
Grande incertezza nelle retrovie. Al Bari manca solo la matematica per ufficializzare una retrocessione ormai inevitabile. Grande lotta per gli altri due posti con sei squadre (Catania, Parma, Lecce, Cesena, Sampdoria e Brescia) pronte a darsi battaglia fino all’ultimo minuto dell’ultima giornata per conquistare i punti necessari a rimanere nella massima serie. Parma (2-0 all’Inter) e Cesena (1-0 al Bari) hanno ottenuto vittorie preziose mentre Brescia (0-3 a Genova sponda rossoblu) e Sampdoria (0-3 a Milano sponda rossonera), che se il campionato finisse oggi sarebbero retrocesse, sono andate incontro a sconfitte nette.
In questo rush finale la differenza la fanno le squadre che non hanno più nulla da chiedere a questo campionato. Il Bologna dopo aver “regalato” la vittoria al Napoli sette giorni fa ha fatto lo stesso ieri col Chievo (e i veronesi sono praticamente salvi), al contrario il Genoa ha vinto contro il Brescia e il Cagliari ha strappato un punto al Lecce (i sardi vincevano addirittura 3-1).
E nella classifica finale peserà anche questo fattore. La squadra di metà classifica, fuori da tutte le lotte, che giocherà a ritmi da vacanze anticipate regalandoti i tre punti o che onorerà comunque il suo campionato strappando punti preziosi.
Appunto finale per quei giocatori, come Inler e Denis ieri sera, che non esultano dopo aver segnato un gol. Molti lo interpretano come un bel gesto nei confronti dell’ex squadra. Ma nessuno lo vede come una mancanza di rispetto nei confronti dei tifosi attuali?

CLASSIFICA DOPO 33 GIORNATE
Milan 71, Napoli 65; INTER 63; Lazio 60; Udinese 56; Roma 53; Juventus 52; Palermo 47; Cagliari 44; Fiorentina 43; Bologna 40; Genoa 39, Chievo Verona 39; Catania 36; Parma 35, Lecce 35; Cesena 34; Sampdoria 32; Brescia 30; Bari 21

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domenica 17 aprile 2011

CROLLA ANCHE IL NAPOLI. MILAN VICINISSIMO ALLO SCUDETTO


NAPOLI-UDINESE 1-2 55’ Inler - 61’ Denis – 95’ Mascara
Ormai manca solo la matematica. Nel giorno in cui Inter e Napoli salutano le speranze scudetto, il Milan fa un bel passo avanti verso la conquista del tricolore.
Il Napoli stasera ha perso in casa contro l’Udinese, reduce da due sconfitte consecutive. Ma il San Paolo non era una roccaforte dei partenopei? Ma Lavezzi e compagni non erano imbattibili tra le mura amiche? Sarà. Intanto hanno preso due gol da un’Udinese priva di Di Natale e Sanchez. I gol sono arrivati nella ripresa con Inler e Denis che in sei minuti hanno chiuso la pratica. Nel finale Cavani ha pure sbagliato un rigore che pesa moltissimo sull’economia della partita perché nei minuti di recupero Mascara ha accorciato le distanze.
A cinque giornate dal termine con il Napoli a -6 e l’Inter a -8, la pratica scudetto può dirsi conclusa. A meno che non avvenga un suicidio sportivo da parte dei rossoneri. Ipotesi affascinante ma tutt’altro che realistica.
Onore al Milan. Ha dimostrato di essere la più forte e merita ampiamente di portare a casa lo scudetto. Ma se da un lato c’è un Milan così forte dall’altro lato c’è una concorrenza che lascia a desiderare. Inter, Napoli, Juventus, Roma, se vogliamo anche Lazio e Udinese sono stati incapaci di reggere il ritmo, per la verità non altissimo, dei rossoneri. Se ci fosse stata la Roma dello scorso anno o l’Inter dell’ultimo quadriennio magari i cugini avrebbero faticato un po’ di più a portare a casa il campionato. Vabbè, non è mica colpa del Milan se la concorrenza è stata al di sotto delle attese.
Guardiamo piuttosto nel nostro orticello (nerazzurro). La vittoria dell’Udinese a Napoli da un lato ci permette di rimanere molto vicino al secondo posto (distante soli due punti), dall’altro ci avvicina al quinto (comunque sempre a quattro punti di distanza). Ci sarà da lottare, fino alla fine. Ragazzi, siete pronti alla battaglia?

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ADDIO SCUDETTO. MA IL TERZO POSTO DEVE ESSERE NOSTRO

Mio zio mi ha più volte raccontato che il suo amore per l’Inter iniziò nel maggio del 1967 quando nell’arco di quattro giorni l’Inter perse la finale di Coppa Campioni con il Celtic e lo scudetto in quel di Mantova (non vorrei aver scritto una cazzata, pertanto se ci sono delle inesattezze storiche, qualcuno mi corregga).
Ecco quattro giorni. Gli stessi che sono serviti a noi per dire addio alla Champions League e allo scudetto. Sia in un caso che nell’altro l’impresa era resa difficile da partite suicida giocate in precedenza, ma il momento clou è stato mercoledì e ieri sera.
Addio alla Champions League che lo scorso anno ci aveva visto trionfare e che abbiamo dovuto abbandonare di fronte un avversario davvero di poco conto, addio al campionato che per un lustro ci ha visto trionfare incessantemente e che ormai era diventato una piacevole abitudine.
Ma la sensazione che mi trascino dietro da ieri sera è che questo finale di stagione possa riservarci ancora altre amarezze. La Lazio oggi ha vinto a Catania e sabato arriverà a San Siro con l’idea allettante di agganciare il terzo posto che vorrebbe dire Champions League diretta. L’Udinese è parecchio distante ma stasera se vince a Napoli va a meno quattro, e in ogni caso anche se rimane a sette punti di distacco, in cinque giornate potrebbe compiere l’impresa di rimontarci. Dalla prospettiva di vincere lo scudetto alla possibilità di dover ripartire dai preliminari di Champions League o peggio ancora dall’Europa League è un attimo.
Sono pienamente cosciente che il mio è un discorso estremamente pessimista e disfattista. Ma, ahimè, le mie parole sono il frutto di quello che ho visto ieri sera e di quello che sto vedendo nelle ultime partite dell’Inter. Nei giorni precedenti il derby parlando con amici di fede nerazzurra, qualcuno si lamentava della sosta e sosteneva che la pausa poteva essere dannosa. Eravamo così lanciati che fermarci poteva bloccare la nostra corsa. Io invece ero del parere che la pausa era importante, che bisognava rifiatare un attimo prima dello sprint finale. A conti fatti devo ammettere che avevo torto. Dalla pausa per le nazionali in poi ci siamo letteralmente sgonfiati come palloncini. Nel derby, nella doppia sfida con lo Schalke, nella partita di ieri sera, persino nella vittoria col Chievo, si è vista un’Inter alla frutta, che non ha più stimoli, non ha più energie fisiche e mentali (forse più mentali che fisiche). In certi momenti faccio fatica a riconoscere in questi giocatori i guerrieri che hanno fatto la rimonta e che da un distacco di 16 punti ci hanno portato ad un passo dalla vetta.
Quello che continua a ripetere (spero mi perdonerete se sono logorroico nello scrivere sempre le stesse cose) è che dopo aver vinto il Triplete, anzi la manita, un anno senza vittorie può starci. Fuori dalla Champions? Pazienza non si può sempre vincere. Niente scudetto? Prima o poi doveva succedere di lasciare il tricolore a qualcun altro.
Ma ci sono degli obiettivi minimi che comunque bisogna raggiungere anche quando non vinci nulla. Arrivare nei primi tre posti per conquistare l'accesso diretto alla Champions League è uno di questi. Non vincere nulla potrebbe starmi bene, arrivare quarti no, non l’accetto e non l’accetterò mai. A questo punto della stagione mi può star bene anche se usciamo dalla coppa Italia ma perdere il terzo posto assolutamente no.
Voglio quel maledetto piazzamento, voglio giocarmi la Champions League anche il prossimo anno. Dopo un anno di digiuno voglio ripartire dall’Europa che conta. Chiedo troppo?


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