GLI ULTIMI 10 ARTICOLI

giovedì 31 marzo 2011

DIECI BUONI MOTIVI PER VINCERE IL DERBY

1 Perché vincere il derby è sempre una grande soddisfazione.

2 Perché faremmo il tanto sospirato sorpasso concludendo alla grande la nostra rimonta iniziata il giorno dell’Epifania.

3 Perché Leonardo si deve prendere una bella rivincita nei confronti di chi un anno fa lo mandò via.

4 Perché pareggiando la classifica si accorcerebbe con il Napoli che ci supererebbe e l’Udinese che si avvicinerebbe pericolosamente.

5 Perché gli scudetti si vincono battendo le concorrenti e finora quest’anno abbiamo vinto solo contro la Roma al ritorno.

6 Perché vincere aiuta a vincere e per noi che siamo in corsa su tre fronti continuare a vincere è fondamentale.

7 Perché l’ultima volta che il derby è valso per lo scudetto venivamo da una rimonta sui cugini e il pareggio spezzò le nostre speranze.

8 Perché c’è sempre uno 0-6 da vendicare. E poiché restituire per intero i sei gol è difficile, glieli restituiamo a colpi di sconfitte e di batoste.

9 Perché Allegri che dice “siamo ancora in vantaggio di tot punti” ci ha rotto.

10 Per vedere la faccia di Galliani e Berlusconi dopo una sconfitta nel derby.

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mercoledì 30 marzo 2011

VERSO IL DERBY. CHI VUOL ESSERE FAVORITO?

Come avrete sicuramente notato negli ultimi dieci giorni non ho parlato quasi mai di derby e di Inter. L’ho fatto un po’ per scaramanzia, ma anche perché se avessi iniziato troppo presto a parlare del derby avrei finito per scrivere sempre le stesse cose annoiando chi legge. Ma ora che mancano 72 ore (meno qualche minuto) al derby ed è venuto il momento di affrontare l’argomento. Sabato scenderemo in campo per giocare un derby che vale lo scudetto. Una situazione che non si verificava da ben 18 anni. Dalla stagione 1992-93 quando l’Inter di Bagnoli fece una grande rimonta sul Milan di Capello. La sfida decisiva per lo scudetto finì in parità e il gol di Gullit a 7 minuti dalla fine annullò il vantaggio di Berti e pose fine alle speranze di rimonta. Se un paio di mesi fa mi avrebbero detto che sarei arrivato il 2 aprile a giocare il derby con un distacco di soli due punti dalla vetta non ci avrei creduto. Anzi, fino a qualche settimana fa mi sembrava già un ottimo risultato arrivare al derby con cinque punti di svantaggio. E invece il calcio è una mina vagante dove tutto può succedere. L’incredibile rimonta ci pone, secondo alcuni, in una posizione di favoriti alla vittoria. Stiamo meglio fisicamente, mentalmente siamo al top, siamo più forti, a loro mancherà un elemento fondamentale come Ibrahimovic. Ma non credo affatto che noi siamo favoriti. Stare meglio fisicamente e mentalmente o essere più forti non basta. Il derby (e comunque quasi tutte le partite) è una incognita. Sono 90 minuti tutti da giocare dove può succedere di tutto e dove spesso vince il più forte ma altrettanto spesso vince quello meno forte. Inoltre se guardiamo altri aspetti non è poi così scontato che i favoriti siamo noi. Per esempio quasi tutti i nostri giocatori sono stati impegnati con la nazionale mentre i rossoneri sono rimasti quasi tutti a Milanello. A loro mancherà Ibrahimovic ma a noi mancherà Lucio. Loro hanno delle alternative in attacco (Pato, Robinho, Cassano) mentre noi in difesa siamo con gli uomini contati e c’è il rischio (per fortuna minimo) di doversi presentare con Cordoba e Materazzi centrali di difesa. Infine, classifica alla mano, noi siamo costretti a vincere perché col pareggio non solo rimarremmo a due punti, ma quasi certamente saremo superati o agganciati dal Napoli che è a solo un punto di distacco da noi, senza considerare che l’Udinese potrebbe avvicinarsi ulteriormente. I rossoneri invece col pari rimarrebbero comunque primi e avrebbero un vantaggio, seppur minimo, su Napoli e Inter. Dunque, come vedete, i favoriti sono loro. Ma per i motivi detti all’inizio lo siamo anche noi. In buona sostanza entrambe sono favorite ed entrambe hanno le carte in regola per vincere. A questo punto entreranno in gioco altri fattori: la fortuna, la direzione arbitrale, lo stato di grazia di questo o di quel giocatore, la bravura dei due allenatori. Entrambe le squadre vogliono vincere il derby e faranno di tutto per riuscire a spuntarla. Sarà una bella partita, me lo sento.
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martedì 29 marzo 2011

ROSSI-MATRI. L'ITALIA CONTINUA A VINCERE E CONVINCERE

AMICHEVOLE
UCRAINA-ITALIA 0-2 27’ Rossi – 80’ Matri
Dopo i tre punti in Slovenia, la Nazionale di Prandelli vince anche a Kiev battendo in amichevole l'Ucraina con le reti siglate da Giuseppe Rossi al 27' e da Matri, entrato proprio al posto di Rossi, a 10 minuti dal termine. Prandelli attua un pesante turnover con l’esordiente Gastaldello al centro della difesa, Aquilani trequartista e Rossi a fare coppia in attacco con capitan Gilardino. Il primo tempo dell’Italia è molto simile a quello di Lubiana, anche se forse è meno brillante. Gli azzurri soffrono un pochino l’inizio veemente dei padroni di casa che colpiscono subito un palo con Rakytskiy dopo nemmeno un minuto, poi però gradualmente prendono il controllo della partita. Al minuto 17 si infortuna Chiellini, spazio dunque ad Astori, altro esordiente della serata. E prima della mezzora i ragazzi di Prandelli sbloccano il risultato. Su un inserimento di Criscito arriva il vantaggio: cross da sinistra, tiro di Aquilani deviato, Rossi si gira in area, furbo, lesto, e trova l’1-0. Per l’americano d’Italia è il quinto gol in 21 presenze. L’ultimo di un attaccante azzurro l’aveva segnato proprio lui, a Dortmund alla Germania. All’intervallo l’Italia è avanti 1-0. Nella ripresa spazio ad altri due esordienti: il centrocampista del Cesena Parolo e l’attaccante della Juventus Matri. L’Italia soffre qualche fiammata dei padroni di casa, più muscolari che fisici, ma le cose peggiorano solo quando Astori viene cacciato dall’arbitro per doppio giallo: ha calciato via un pallone a gioco fermo. Gli azzurri reggono e al 80' trovano il raddoppio con Matri, servito da un bellissimo assist di Giovinco. Dunque anche con una formazione imbottita di seconde scelte la nazionale azzurra prosegue la striscia positiva che dura dallo scorso agosto. Buona la prova di Criscito, di Montolivo, che rispetto a Lubiana ha giocata una partita discreta, e di Marchisio, apparso abbastanza tonico. Probabilmente non siamo ancora una squadra in grado di competere contro nazionali come Spagna e Olanda, ma stiamo crescendo di partita in partita e sono certo che riusciremo ad arrivare all’Europeo in una situazione tale da potercela giocare alla pari. Si, questa Italia a me piace. E tanto. E a voi?
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lunedì 28 marzo 2011

L'ENNESIMA BRAVATA DI SUPERMARIO, UNO CHE NON CRESCERA' MAI

Che tristezza. Questo mi viene da pensare ogni volta che leggo che Balotelli ne ha combinato un’altra delle sue. A 20 anni potrebbe essere un campione, un fuoriclasse amato da tutti. Potenzialmente ha i numeri per diventare “secondo solo a Messi” come lui stesso ha affermato una volta. Ma ad una classe innata all’interno del rettangolo di gioco l’attaccante azzurro abbina una testa che verrebbe solo voglia di spaccargliela. Dopo l’intervento violento in Europa League, ecco l’ultima bravata del giovane bomber. Pare che il giocatore abbia lanciato da una finestra delle freccette alle giovanili del Manchester City. Un gesto da condannare duramente che lo stesso Balotelli ha giustificato dicendo “l’ho fatto perché mi annoiavo”. Verrebbe da prenderlo a schiaffi più per la motivazione stupida che per il lancio di freccette. Che tristezza. Tristezza per un enorme talento che si sta buttando via, tristezza perché a 20 anni potresti dare un senso alla tua vita e invece la butti via così, come un sacchetto della spazzatura. Alcuni sostenevano che lontano dai riflettori dei giornalisti italiani SuperMario sarebbe potuto maturare e crescere in assoluta tranquillità. Ma a quanto pare il problema non erano i nostri giornalisti, né i cori razzisti dei tifosi avversari, né tanto meno gli ex compagni di squadra. Del resto da gente come Zanetti, Milito, Cambiasso, Eto’o, Stankovic, Maicon e via discorrendo puoi solo imparare a crescere e diventare forte. E gli ex compagni hanno fatto di tutto per aiutarlo a crescere. Ma lui non vuole crescere, lui vuole restare l’eterno bambinone che tira freccette per noia, che scalcia violentemente gli avversari, che butta a terra la maglia della propria squadra dopo una serata indimenticabile. Lui è Mario Balotelli ed è convinto che già questo sia sufficiente ad essere considerato un campione, un fuoriclasse. E intanto intorno a sé sta facendo terra bruciata. Lo ha scaricato l’Inter e prima ancora lo aveva scaricato uno spogliatoio che ha fatto di tutto per fargli mettere la testa a posto. Mancini lo ha più volte criticato e se non l’ha già scaricato poco ci manca. Persino Prandelli che si è sempre espresso in toni positivi nei suoi confronti, oggi ha avuto parole di fuoco. Ormai ho forti dubbi che possa mettere la testa a posto. Resterà un talento inespresso e nell’arco di pochi anni si brucerà come molti altri (uno a caso, Adriano, per esempio). Un po’ come succede in certe giornate d’inverno quando tuoni e fulmini preannunciano un diluvio e invece poi arriva una pioggerellina leggera.

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domenica 27 marzo 2011

PER VINCERE BISOGNA SEGNARE TANTI GOL O SUBIRNE POCHI?

INCHIESTA NEI PRINCIPALI CAMPIONATI EUROPEI

Per vincere lo scudetto bisogna segnare tanto o subire poco? Questo l’eterno dilemma che ci trasciniamo dietro senza riuscire mai a dare una risposta definitiva. Molti sostengono che per vincere vale la regola del “primo non prenderle” ma c’è anche chi è del parere che l’importante è segnare un gol più dell’avversario. Per provare a dare una risposta a livello numerico, in questa prima domenica di primavera che, per fortuna, è anche l’ultima senza calcio, ho fatto una piccola inchiesta tra i principali cinque campionati europei per capire se gli scudetti si vincono con le difese o con gli attacchi. Ovviamente ho tenuto in considerazione solo le prime posizioni di classifica. 

sabato 26 marzo 2011

PRENDI TRE PAGHI DUE. DAL SUPERMERCATO AL CALCIO...

Prendi tre, paghi due. Evidentemente la famosa formula che trovate al supermercato funziona anche nel calcio.
Infatti, notizia di ieri, ad Ibrahimovic è stata ridotta la squalifica per la manata data a Rossi in Milan-Bari dello scorso 13 febbraio. Le tre giornate inizialmente inflitte sono diventate due. A far cambiare idea al giudice sportivo è stata la tesi, ta
nto astrusa quanto geniale, secondo la quale Ibrahimovic potrebbe aver voluto allontanare l’avversario dalla traiettoria del pallone per cercare di riconquistarlo. Tesi tanto affascinante quanto priva di fondamento. Sinceramente non so se ha più colpe l’avvocato che mette su questa tesi molto astrusa o il giudice che la prende per buona.
Mi limito ai fatti. Chivu per aver colpito con un pugno al volto un avversario ha preso quattro giornate, Ibrahimovic per lo stesso gesto ne ha preso la metà. E analizzando qualche altro episodio. Sneijder la scorsa stagione per aver applaudito l’arbitro si beccò due giornate, Cambiasso ebbe la stessa sanzione per aver tentato di colpire un avversario in Inter-Samp (peraltro lo stesso giocatore avversario smentì l’accaduto). Dunque una manata di Ibrahimovic vale quanto un applauso di Sneijder o un presunto tentativo di colpire un avversario di Cambiasso?
Ok, è vero, parlo solo dei giocatori nerazzurri. Prendiamo un altro caso. Lavezzi fu sanzionato con tre giornate di squalifica per aver sputato un avversario. Dunque sputare un avversario è più grave di tirargli una manata?
Inoltre c’è da dire che per una volta che l’arbitro vede tutto e che l’episodio è chiaro senza bisogno di prova televisiva, il referto arbitrale viene stravolto.
Al di là della fede calcistica, mi sembra evidente che la riduzione decisa dal giudice sportivo è un controsenso che lascia aperti molti dubbi.
Ma la cosa che mi fa più andare in bestia è il fatto che si cerchi sempre di giustificare i calciatori, di difenderli. Passi per un gesto istintivo, per una reazione esagerata, per un intervento un po’ troppo irruento ma quando si prende a pugni o a testate gratuitamente un avversario bisognerebbe andare giù con la mano pesante. E più è famoso e forte il giocatore e più la sanzione dovrebbe essere pesante.
Non sto facendo questo discorso perché vede coinvolto un giocatore del Milan. Chi mi legge regolarmente sa perfettamente che in occasione della squalifica di Chivu scrissi che la ritenevo giusta ed applaudii la società nerazzurra che non fece ricorso. E quando Eto’o si beccò tre giornate di squalifica per una testata scrissi “la squalifica è strameritata e anzi io quasi quasi gliene avrei aggiunto una quarta perché i campioni non possono permettersi di compiere certi gesti antisportivi.”
Purtroppo non tutti la pensiamo allo stesso modo. E passi finché si tratta di tifosi che in quanto tali sono di parte, ma vedere e leggere che certi giornalisti difendono a spada tratta Ibrahimovic, stravolgendo la realtà e cercando in tutti i modi di giustificare il gesto, è veramente ridicolo.
Ma a quanto pare funziona. Perché alla fine persino il giudice sportivo si è convinto dell’innocenza dell’attaccante svedese. E ha applicato lo sconto. Come al supermercato.

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venerdì 25 marzo 2011

DAPPERTUTTO INTER, IL NERAZZURRO MOTTA TRASCINA L'ITALIA

QUALIFICAZIONI EURO 2012 - Girone C
SLOVENIA-ITALIA 0-1 72’ T. Motta
L’Italia di Prandelli vince e convince nella trasferta slovena tornando a casa con tre punti che le permettono di prendere il largo nella classifica del girone di qualificazione.
Gli azzurri hanno avuto in mano le chiavi del gioco creando più degli avversari e sfiorando il gol con un legno colpito da Pazzini nel primo tempo. Brivido però anche per un palo colpito da Ljubijankic, per gli sloveni nella ripresa.
La partita è stata decisa da una rete di Thiago Motta a metà ripresa: uno due del giocatore interista con Balzaretti al limite e diagonale secco mancino verso l’angolino lontano
Una vittoria doppia per il commissario tecnico azzurro Cesare Prandelli che ha fortemente voluto nella sua nazionale il centrocampista italo-brasiliano per dare ordine e qualità al suo centrocampo.
E qui apro una piccola parentesi per dire che pur non essendo io favorevole agli oriundi, siano i benvenuti se aggiungono qualità e quantità ad una nazionale. Ben venga dunque il centrocampista dai piedi buoni (merce rara in Italia, ormai). Al contrario di chi insisteva sugli attaccanti oriundi che tra l’altro nemmeno segnavano.
Ma questa Italia non è solo Thiago Motta. Perché Aquilani e Montolivo in mezzo al campo hanno giocato un’ottima partita, sulle fasce Maggio e Balzaretti sono stati bravissimi sia in fase di spinta che in copertura e lì davanti Cassano e Pazzini non hanno di certo sfigurato.
Ben 13 punti in 5 gare, questo il bottino di Prandelli proiettato ad Euro 2012. Un importante distacco dalle inseguitrici che risulta fondamentale al giro di boa del girone C. Sono infatti ben sei le lunghezze in più su Slovenia e Serbia (che batte l'Irlanda del Nord).
Se da un lato l’Europeo è più vicino, dall’altro c’è ancora molta strada da fare per diventare competitivi. Ma finalmente vediamo una discreta Nazionale, che gioca un buon calcio e che lascia sperare per il futuro. La disastrosa precedente gestione è ormai definitivamente alle spalle e finalmente il popolo italico inizia a riscoprire il piacere di tifare per la nazionale azzurra.

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mercoledì 23 marzo 2011

BOSMAN, LA TRISTE FINE DELL’UOMO CHE HA CAMBIATO IL CALCIO


Nel 1995 vinse una battaglia legale che rivoluzionò per sempre il mondo del calcio liberalizzando il mercato dei giocatori in scadenza di contratto e permettendo loro di guadagnare soldi a palate.
Ma lui, Jean-Marc Bosman, il vincitore di quella battaglia legale, che fine ha fatto? È caduto nel tunnel dell'alcolismo e della depressione dimenticato da tutto e da tutti, a partire dal mondo del calcio a cui tanto ha dato. Non ci sono più i due mega appartamenti e le due Porsche, ora vive grazie al sussidio statale in una casa alla periferia di Liegi, dove però l’attuale compagna Carine e i due figli Martin e Samuel non possono stare per non rischiare di perdere l’aiuto economico.
Dopo aver militato nello Standard Liegi, la sua squadra del cuore, nel 1988 Bosman passò all’RFC Liegi, ma alla fine del contratto, due anni più tardi, si ritrovò a piedi e tentò perciò di andare a giocare in Francia, nel Dunkirk, ma i belgi rifiutarono di concedergli il trasferimento. A quel punto il giocatore decise di portare il caso in tribunale e nel frattempo giocò nelle serie francesi minori e pure sull’isola di Reunion, nell’Oceano Indiano. Al suo ritorno in Belgio, lo Charleroi gli diede un posto in squadra, pagandolo però appena 650 sterline al mese ("sapevano chi ero e cosa avevo fatto e per loro ero a rischio"). Due anni dopo, i soldi sparirono. Bosman continuò a giocare per divertimento, ma senza stipendio non poteva permettersi di pagare l’affitto di Charleroi. Da qui il ritorno a Liegi, dove trasformò il garage della casa dei suoi genitori in monolocale, vivendoci per due anni.
La pressione attorno al mio caso è stata enorme. – racconta nell’intervista - La Comunità Europea non voleva accusare il sistema, il mio avvocato sapeva che mi avrebbero fatto sputare sangue e mi disse che potevo fermarmi quando volevo, ma era una faccenda importante e sono andato avanti. In genere, quando vinci in tribunale ti senti libero, ma la stampa belga mi si è scatenata contro: sono finito in depressione e ho cominciato a bere sempre di più. Alla fine, stavo sempre in casa e bevevo di tutto, birra o vino.”
Dovrei essere il giocatore più famoso del Belgio, ho il mio posto nella storia e ho combattuto a lungo per conquistarlo, ma nessuno mi conosce. Non voglio aver fatto tutto questo per niente. Sono felice che ora i miei colleghi guadagnino un sacco di soldi, non sono geloso di questo e ho dato la mia carriera affinché non fossero più trattati come degli schiavi. Voglio solo che il merito mi sia riconosciuto e che la gente sappia che come esiste una legge Bosman esiste anche un ragazzo che per quella legge ha dato tutto e che per questo è diventato un alcolizzato.”
Un finale che probabilmente nemmeno lui si aspettava. "Non sarò David Beckham, ma il mio nome resterà nella storia", ha detto qualche anno fa in un'intervista a Le Monde. E aveva ragione, anche se il mondo del calcio s'è dimenticato di lui.


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martedì 22 marzo 2011

TORINO NEL CAOS, L'ATALANTA VEDE LA A

LATO B – Appunti sulla Serie CadettaChe il Torino fosse in crisi era evidente, ma una decisione così clamorosa era difficile da prevedere. Sono bastati appena undici giorni e due partite di campionato ad Urbano Cairo per tornare sui suoi passi: via Papadopulo, torna Franco Lerda. L’allenatore toscano paga a carissimo prezzo le due sconfitte rimediate: quella casalinga col Livorno nella scorsa giornata e quella in casa del Frosinone penultimo in classifica, sancita da un gol di Biasi al 9’ della ripresa. Toccherà quindi nuovamente al tecnico esonerato neanche due settimane fa il compito di risollevare una squadra mai così in difficoltà in Serie B, senza punti da quattro gare (record nel campionato cadetto) e senza gol da 349 minuti. Nelle parti alte della classifica, invece, la Serie A è sempre più vicina per l’Atalanta, che ha approfittato della sconfitta del Novara per portarsi a +8 sul terzo posto. Sul campo dei nerazzurri si è dovuto arrendere anche il Piacenza, reduce da 16 punti nelle ultime 6 partite: è bastato un tempo ai padroni di casa per chiudere la partita, con due calci di rigore trasformati da Doni e il gol del 3-0 segnato da Ruopolo. La Figc ha però aperto un’inchiesta sulla gara, visto l’elevato numero di scommesse sul segno 1. Nel frattempo il Novara cadeva sotto i colpi di un Vicenza tornato in zona playoff e dell’arbitro Ciampi, colpevole di non aver visto un evidente fallo sul portiere Ujkani nell’azione del gol vittoria di Bastrini a un minuto dalla fine. Del passo falso degli uomini di Tesser ha approfittato anche il Siena a Crotone: partita subito in discesa per i toscani grazie al gol di Brienza dopo soli 20 secondi di gioco, Reginaldo raddoppia nella ripresa e De Giorgio segna l’inutile rete dei calabresi. È finita 1-1 tra Varese e Triestina, coi giuliani che come nel turno scorso hanno messo in difficoltà una ‘big’ del campionato ma restano inchiodati all’ultimo posto in classifica: è servito un gol del giovane De Luca a tre minuti dalla fine agli uomini di Sannino per rimediare al vantaggio triestino segnato da Miramontes. In zona playoff avanza l’Empoli, che nello scontro diretto giocato ieri ha battuto 1-0 la Reggina con gol di Forestieri al 16’ del secondo tempo. Ha fallito una buona occasione invece il Livorno, che contro il Grosseto era in vantaggio di una rete e di un uomo (espulso Alessandro) ma si è fatto raggiungere nei minuti di recupero da un calcio di rigore trasformato da Sforzini. Tra i risultati più sorprendenti della giornata c’è quello di Pescara, dove Alessandro Dal Canto potrebbe essersi guadagnato la conferma sulla panchina del Padova battendo 2-0 all’esordio i padroni di casa con doppietta di Ardemagni: per l’ex attaccante di Cittadella e Atalanta sono state le prime due reti con la maglia dei veneti (aveva già segnato in questo campionato, ma quando giocava per i bergamaschi), mentre per il portiere degli abruzzesi Pinna è stata la fine di un’imbattibilità casalinga durata 7 partite e 747 minuti. In coda, punti importanti per il Portogruaro che ha superato per 2-1 l’Albinoleffe in una partita salita agli onori delle cronache soprattutto per l’espulsione nel finale di Bombardini, che ha spintonato l’arbitro guadagnandosi ben 8 giornate di squalifica. Torna a respirare anche l’Ascoli, che ha espugnato il campo del Cittadella grazie a un gol di Giorgi nella ripresa. Nell’anticipo di venerdì, era finito 1-1 il derby tra Sassuolo e Modena: vantaggio dei canarini con Perna e pareggio neroverde grazie al primo gol in Serie B di Magnanelli. (TotalSport)
CLASSIFICA DOPO 32 GIORNATEAtalanta 63; Siena 60; Novara 55; Varese 51; Reggina 47; Vicenza 45; Livorno 44; Empoli 43; Grosseto 43; Pescara 42; Torino 41; Piacenza 41; Padova 40; Modena 39; Sassuolo 37; Albinoleffe 36; Cittadella 35; Crotone 34; Portogruaro 33; Ascoli 32; Frosinone 32; Triestina 29.Ascoli 2 partite in meno; Vicenza e Crotone una partita in meno; Ascoli penalizzato di 6 punti
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lunedì 21 marzo 2011

INTER, LA RIMONTA E’ FINITA, ORA VIA ALLA VOLATA FINALE

Ecco ci siamo. Siamo lì, ad una spanna dai cugini rossoneri. Siamo talmente vicini che se facciamo un respiro più profondo sentono il nostro fiato sul collo.
Dopo due mesi di affannosa e disperata rincorsa la nostra rimonta è finita. Ebbene sì, siamo a due punti dalla vetta e finalmente siamo
padroni del nostro destino. Non dobbiamo più vincere e sperare che chi è davanti rallenti. No, ora non serve più. Ci basta vincere. Se vinciamo le otto partite che ci separano dalla fine del campionato, siamo campioni d’Italia per la sesta volta.
E’ un campionato strano. Lo abbiamo scritto tante volte e giornata dopo giornata ne abbiamo un’ulteriore conferma. Del resto basta guardare la classifica per rendersene conto. Le prime cinque sono racchiuse in otto punti. Una classifica così corta nelle prime posizioni non mi pare di ricordarla in tempi recenti. Si continua a parlare di lotta scudetto tra le due milanesi ma il Napoli è lì, l’Udinese è appena dietro e anche la Lazio può ancora dire la sua.
Un campionato che sembrava chiuso è stato praticamente riaperto. Merito (anzi dovremmo dire demerito) di chi era al vertice. Come l’Inter negli anni scorsi, il Milan ha avuto una flessione. Flessione che potrebbe costargli cara perché sinceramente i rossoneri mi sembrano parecchio in affanno. Anche se nel calcio tutto può succedere. Due settimane fa i cugini avevano battuto la Juventus e sembrava che nessuno potesse fermarli, il pareggio dell’Inter a Brescia sembrava poi che gli avesse aperto un’autostrada verso il tricolore. E invece in due settimane è stato tutto rimesso in discussione.
E qui ci inseriamo noi. Noi che a Natale mangiavamo il panettone e guardavamo i rossoneri trionfanti dal basso dei nostri 13 punti di distacco. Noi che eravamo convinti che le nostre gioie per questa stagione fossero già concluse con il Mondiale per Club. E invece eccoci nel primo giorno di primavera in piena lotta scudetto e, cosa che non sottolinea nessuno, ancora in corsa per fare un altro Triplete. Roba da entrare nella leggenda del calcio.
Dobbiamo dare i giusti meriti a Leonardo, un allenatore che avevo aspramente criticato nel momento del suo arrivo e che ha fatto ricredere tutti, anche i più scettici. L’allenatore brasiliano è stato bravissimo a capire che questa squadra era già forte di suo e che aveva solo bisogno di ritrovare gli stimoli giusti. Lui non ha dovuto fare altro che infilarsi nel solco già tracciato e aggiungersi un pizzico di suo.
Siamo in piena lotta scudetto e ci giocheremo le nostre chance scudetto con Milan, Napoli e Udinese. Sì, perché questo folle campionato ci ha dim
ostrato che tutto può succedere e che anche i partenopei e i friulani possono avere ambizioni tricolori. Se il Milan continua nel suo tracollo e se l’Inter spende energie psicofisiche importanti perché impegnato su più fronti, inserirsi nella lotta scudetto sarebbe tutt’altro che impossibile. E in una classifica così ristretta rischi seriamente che ti distrai a guardare la distanza dalla vetta e ti ritrovi fuori dalla zona Champions.
Per dare un’idea. Se nel prossimo turno il Napoli vince e il derby finisce in parità, gli azzurri sono ad un punto dalla vetta. Ma lo stesso Napoli se perde contro la Lazio si ritrova appena due punti sopra il quinto posto.
Da sportivo questa situazione di classifica mi piace, mi appassiona. E’ bello vedere un campionato incerto ed appassionante. E da tifoso nerazzurro vedo la mia squadra in gran forma, che può avere un ruolo da protagonista, che può ambire a qualcosa di storico e leggendario. Il Milan ha Ibrahimovic, il Napoli ha il trio Cavani-Lavezzi-Hamsik, l’Udinese ha la coppia Di Natale-Sanchez ma noi abbiamo Eto’o che fa reparto (mi verrebbe da dire squadra) da solo e senza dubbio è il miglior giocatore di questo campionato. Senza considerare che non tutti possono schierare gente come Sneijder, Pazzini, Ranocchia, Maicon, Zanetti, Cambiasso (e a breve rientrerà anche El Principe Milito). Si, questo campionato mi piace e mi piace soprattutto perché ho sensazione che noi abbiamo ottime possibilità di riconfermarci al vertice. La volata è partita, saranno otto tappe tutte da seguire e guai ad alzare le braccia al cielo prima di aver tagliato il traguardo.
FORZA INTER !!!


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domenica 20 marzo 2011

PAZZO-GOL, E ORA SENTONO IL NOSTRO FIATO SUL COLLO

Serie A 2010-2011 – 30^ Giornata
INTER - LECCE 1 - 0
52’ PAZZINI

INTER: Julio Cesar; Maicon, Lucio, Chivu, Zanetti; Cambiasso, Thiago Motta; Pandev (dal 28’ s.t. Coutinho), Sneijder (dal 39’ s.t. Kharja), Eto'o (dal 48’ s.t. Stankovic); Pazzini.
A Disposizione: Castellazzi, Materazzi, Nagatomo, Mariga.
All.: Leonardo
LECCE: Rosati; Tomovic (dal 48’ s.t. Donati), Ferrario, Fabiano, Brivio (dal 45’ s.t Piatti); Olivera, Vives, Giacomazzi (dal 38’ s.t. Jeda), Bertolacci, Mesbah; Corvia.
A Disposizione: Benassi, Gustavo, Grossmuller, Coppola.
All.: De Canio.
ARBITRO: Orsato di Schio.


L’occasione era troppo ghiotta per non essere sfruttata. L’Inter supera di misura il Lecce e si porta a solo due lunghezze dalla vetta. E fra due settimane, dopo la sosta per le nazionali, è in programma il derby.
Leonardo decide di non mandare in panchina l’eroe di Monaco, Pandev e schiera un 4-2-3-1 con Zanetti terzino sinistro, Chivu difensore centrale, Thiago Motta e Cambiasso a centrocampo e Pandev, Sneijder ed Eto’o dietro l’unica punta Pazzini.
L’Inter deve conquistare i tre punti ma sa che non sarà semplice. Dopo un paio di occasioni in avvio con Pazzini e Sneijder, gli attacchi nerazzurri si scontrano sul muro giallorosso, attaccato dal centro, ma poco dalle fascie. Il Lecce non resta a guardare e mette i brividi a Julio Cesar con qualche palla vagante di troppo davanti all'area. Si va così al riposo con un po' di timore sugli spalti e la speranza che non emergano le fatiche di martedì. Il fantasma di un pareggio che vanificherebbe tutto aleggia su San Siro.
La ripresa comincia male per l'Inter con Lucio che viene ammonito e salterà il derby. Ma al 52esimo arriva la rete che decide una partita difficile. Pazzini, che poco prima aveva testato i riflessi di Rosati con un colpo di testa, riceve da Thiago Motta, si porta avanti la palla di petto e la gira nell’angolino lontano con un preciso diagonale. Uno a zero e tutti a casa, anche se la sfida è ancora lunga.
I nerazzurri provano a raddoppiare per evitare un’altra beffa come settimana scorsa mentre il Lecce cerca timidamente il pareggio. L’occasione per i giallorossi arriva a 5 minuti dal termine quando Julio Cesar dice di no a Bertolacci, in una rara sortita offensiva degli ospiti.
E’ l’azione che di fatto chiude il match. L’Inter non fallisce l’assist che gli ha offerto il Palermo e si porta a ridosso dei cugini rossoneri. Il campionato che, come detto in un post precedente, una settimana fa sembrava irrimediabilmente chiuso è più aperto che mai e fra due settimane lo scontro al vertice è più interessante che mai.
I nerazzurri non hanno giocato una partita eccellente ma in certi momenti l’importante è portare a casa la vittoria e basta. Le fatiche europee hanno pesato sulla prestazione nerazzurra ma bisognava vincere e abbiamo vinto. Tutto il resto non conta.
Siamo lì, vicini, talmente vicini da far sentire il nostro fiato sul collo ai cugini rossoneri. E adesso viene il bello. Mettetevi comodi, ci sarà da divertirsi.
FORZA INTER !!!

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HARAKIRI MILAN. E ORA SFRUTTIAMO L'ASSIST

Palermo-Milan 1-0 10' Goian
Mentre ieri sera mangiavo e bevevo a casa di amici divertendomi come non succedeva da un po’ di tempo, il Milan, privo di Ibrahimovic, si suicidava in quel di Palermo andando incontro ad una sconfitta dopo 3 mesi. E’ bastato un gol di Goian dopo 10 minuti per permettere ai rosanero (che perdevano regolarmente da 5 giornate) di portare a casa tre punti preziosi più per l’Inter che per il Palermo stesso.
La possibilità di arrivare al derby a -2 è molto concreta, è lì ad un passo. Oggi pomeriggio abbiamo un assist importantissimo da sfruttare. Un pallone sotto porta da dover spedire in rete. E’ un assist troppo prezioso per poterlo sciupare e spedirlo fuori.
E mentre ieri sera festeggiavo la vittoria palermitana con un liquore fortissimo (avrà avuto 80 gradi) che però lasciava in bocca un retrogusto molto buono, pensavo che il calcio è proprio bello. Mentre sentivo l’alcol che bruciava il mio apparato digerente, pensavo che una settimana fa eravamo nella merda, ad un passo dal crollo totale e la nostra stagione era già avviata ad andare a puttane e oggi siamo nei quarti di Champions League e ad un passo dalla vetta. Non è tutto così bello e fantastico. Come potremmo sprecare tutto?
Forza ragazzi, andiamo a mettere strizza ai cugini. Forza Inter, Forza Palermo, Viva Goian, abbasso Ibrahimovic.

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sabato 19 marzo 2011

NIENTE DISTRAZIONI, ORA SI FA SUL SERIO

Abbiamo vissuto una settimana emozionante e positiva per i colori nerazzurri. Il pareggio del Bari a Milano ha lasciato aperto il discorso scudetto che il mezzo passo falso fatto da noi in quel di Brescia sembrava avesse chiuso, abbiamo vissuto una serata trionfale di Champions League e, dulcis in fundo, il sorteggio dei quarti ci ha regalato un avversario alla nostra portata (che non vuol dire assolutamente che abbiamo superato il turno, anzi tutt’altro).
Adesso non bisogna sprecare tutto. Il mezzo passo falsi di Brescia poteva starci, un altro non sarebbe ammissibile.
Out Ranocchia (ha un dolore al ginocchio e quindi Leonardo ha preferito tenerlo a riposo), non ancora disponibile Milito, squalificato Cordoba, Leonardo probabilmente giocherà con Chivu al fianco di Lucio in mezzo alla difesa con Maicon e Nagatomo esterni, a centrocampo si dovrebbe rivede capitan Zanetti, che ha smaltito il problema influenzale, con Cambiasso e Stankovic mentre Sneijder agirà come al solito dietro le punte Eto’o e Pazzini. Solo panchina con ogni probabilità per l’eroe di Monaco Pandev.
I due bomber nerazzurri sono, con Lucio e Nagatomo, diffidati e pertanto a rischio squalifica se dovessero rimediare un’ammonizione. Dopo la squalifica di Ibrahimovic non vorrei che si cercasse di pareggiare i conti togliendo dai giochi anche uno tra Eto’o e Pazzini o magari tutti e due.
Comunque non voglio passare per quello diffidente. Pazzini è diffidato da due mesi e anche Eto’o lo è da un bel po’, magari passeranno indenni anche la sfida di domani.
Sfida che non deve trarre in inganno. Non sarà per niente facile battere i pugliesi che sono in piena zona retrocessione e sarebbero ben felici di strappare un punticino prezioso ai campioni d’Italia. Ma è la seconda in classifica che sfida la terz’ultima, non possiamo certo farci intimorire dal Lecce. Quello che predico io è concentrazione. Non dobbiamo farci distrarre dal derby (mancano ancora due settimane) né tanto meno dal quarto di finale di Champions League (mancano 17 giorni). Guai poi se, dopo la sbornia tedesca, ci accomodiamo sugli allori e pensiamo di avere già in tasca i tre punti. La sfida col Lecce deve essere giocata per essere vinta. E dovremo giocare una partita attenta, niente distrazioni, né errori imperdonabili come una settimana fa. Comunque vada a finire il match tra Palermo e Milan di questa sera a noi servono i tre punti. Se il Milan vince, dovremo conquistare i tre punti per tenere il passo, se pareggia o perde dovremo conquistarli per rosicchiare punti ai cugini e far sentire il nostro fiato sul loro collo proprio alla vigilia del derby.
Forza ragazzi. Niente distrazioni e nessun errore. Ora si fa sul serio. Ora servono i tre punti. FORZA INTER !!!

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venerdì 18 marzo 2011

CHAMPIONS LEAGUE, DERBY INGLESE AI QUARTI E IN SEMIFINALE...


QUARTI DI FINALE
Real Madrid (Esp) - Tottenham (Eng)
5-13 aprile
Chelsea (Eng) - Manchester United (Eng)
6-12 aprile
Barcellona (Esp) - Shakthar Donetsk (Ukr) 6-12 aprile
INTER (ITA) - Schalke (Ger)
5-13 aprile

SEMIFINALI (andata 26-27 aprile, ritorno 3-4 maggio)
Vincente Inter-Schalke 04-Vincente Chelsea-Manchester United
Vincente Real Madrid-Tottenham -Vincente Barcellona-Shakhtar

Otto squadre, cinque nazioni rappresentate. La parte del leone la fa l’Inghilterra con tre rappresentanti, seguita dalla Spagna con due, una sola rappresentante per Italia, Germania e Ucraina.
Lo Shakhtar Donetsk per la prima volta approda ai quarti, così come il Tottenham alla sua prima partecipazione assoluta in questa competizione.
Il Real Madrid dopo sei anni rivede i quarti. Il Barcellona si qualifica per il quarto anno consecutivo, una in più per il Manchester United.
Via al sorteggio e la prima ad uscire dall’urna è il Real Madrid accoppiata al Tottenham. Poi esce il Chelsea di Ancelotti a cui capita l’avversario più difficile: il Manchester United di Ferguson. Rimangono il Barcellona, l’Inter e le due outsider Schalke 04 e Shakhtar. Viene fuori il Barcellona e i tifosi nerazzurri trattengono il fiato. Sospiro di sollievo quando viene estratto il nome degli ucraini. Avversario quindi agevole per l’Inter che dopo aver eliminato il Bayern Monaco si ritrova davanti un’altra tedesca.
La partita più interessante è sicuramente il derby inglese tra Blues e Red Devils. Partita che interessa da vicino l’Inter visto che, come già detto, i nerazzurri se superano il turno si ritroveranno di fronte la vincente del derby londinese.
Dall’altro lato del tabellone sarà molto interessante l’eventuale semifinale tutta spagnola tra Real Madrid e Barcellona che, allo stato attuale, sono le grandi favorite a trionfare in quel di Wembley.
Dopo che agli ottavi si sono ritrovate le ultime finaliste, ai quarti si ritrovano le finaliste del 2008, ovvero Chelsea e Manchester United.
L’urna di Nyon ha tirato fuori quattro sfide equilibrate. Il sorteggio era libero pertanto, per ipotesi, avremmo potuto avere dei quarti tipo Real Madrid-Barcellona o Schalke04-Tottenham. Invece in molti hanno tirato un sospiro di sollievo. L’Inter ha evitato le spagnole ma sono pronto a scommettere che anche le inglesi hanno preferito il derby piuttosto che vedersela con Real Madrid o Barcellona. Mourinho è felice di non dover incontrare la sua ex squadra prima della finale. E infine, dopo l’impresa di Monaco di Baviera, credo che qualcuno sia stato felice di non doversela vedere con i campioni in carica dell’Inter.
Pronostici? Siamo ai quarti di finale della massima competizione continentale, tutto può succedere e non escluderei qualche sorpresa. Lo scorso anno il Bayern Monaco eliminò il Manchester United e quest’anno agli ottavi il Tottenham ha fatto fuori il più quotato Milan. Pertanto mettetevi comodi, sono sicuro che vivremo otto sfide molto appassionanti.

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SORTEGGIO FORTUNATO, L'INTER PESCA LO SCHALKEO4

Per il secondo anno consecutivo la fortuna aiuta l’audace Inter. Dopo aver eliminato il Bayern Monaco al termine di una serata storica, la buona sorte sorride ai nerazzurri attraverso l’urna di Nyon.
Oggi infatti si effettuava il sorteggio dei quarti di finale della Champions League. Gli avversari da evitare a tutti i costi erano le spagnole (Real Madrid e Barcellona) e si sperava di pescare un’avversaria più abbordabile come Shakthar o Scahlke04. E proprio i tedeschi saranno i prossimi avversari dei nostri ragazzi che non potevano chiedere sorteggio migliore. Ma, non contenta, l’urna è stata benevola anche nel sorteggio delle semifinali. Se, come ci auguriamo, i nerazzurri dovessero superare il turno incontreranno infatti la vincente del derby inglese tra Manchester e Chelsea. Evitate completamente dunque le spagnole che quasi certamente si incontreranno nell'altra semifinale.
A questo punto il sogno di una finale tra l’Inter e il Real Madrid di Mourinho potrebbe diventare realtà. Anche se personalmente mi intrigherebbe molto anche una finale contro il Barcellona.
Ma facciamo come sempre un passo alla volta e iniziamo a pensare allo Schalke04. L’altra sera nell’euforia del dopo partita si ipotizzavano le probabili avversarie dei quarti e io sostenevo che “Dobbiamo iniziare a vendicarci delle delusioni subite in questi anni. Io voglio lo Schalke perché dobbiamo prenderci la rivincita di quella finale di Coppa Uefa persa nel 1997”. Sono stato profetico e ora spero che riusciamo a vendicarci per quella finale persa ai rigori. Anche se l’anno successivo sempre in Coppa Uefa incontrammo i tedeschi nei quarti e li eliminammo (1-0 a Milano, 1-1 dopo i supplementari a Gelsenkirchen.)
I tedeschi non stanno attraversando un buon momento. Se in Champions League stanno facendo un ottimo cammino, in campionato stanno vivendo una stagione a dir poco deludente: 10° posto a -28 dai rivali del Borussia Dortmund e solo a +5 sul quartetto delle terz'ultime. Situazione che ha spinto la dirigenza ad esonerare il tecnico Felix Magath e chiamare al suo posto Ralf Rangnick. Il neo-tecnico potrà contare su una squadra che ha degli ottimi elementi come Raul, l’ex attaccante milanista Huntelaar, il trequartista Rakitic e il portiere della nazionale tedesca Neuer. Una squadra di tutto rispetto, ma niente a che vedere con i nostri Eto’o, Sneijder, Milito, Cambiasso, Maicon, Zanetti, Lucio. La fortuna ci ha offerto un buon assist, ora dobbiamo essere noi a saperlo sfruttare. Lo scorso anno ci siamo riusciti, battendo ai quarti il Cska Mosca di Krasic, mi auguro che ci riusciamo anche quest’anno. E per riuscirci dobbiamo affrontare la sfida con la giusta concentrazione e non fare errori. Non dimentichiamoci che nel 2006 ai quarti fummo eliminati da un modesto Villareal. Ok, quella era tutt’altra Inter ma era giusto per fare un esempio di come sottovalutare un avversario possa essere letale.
Sotto con i tedeschi dunque. Si inizia il 5 aprile a Milano. Per continuare il sogno di poter alzare ancora una volta la coppa dalle grandi orecchie.

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giovedì 17 marzo 2011

150° ANNIVERSARIO DELL'UNITA' D'ITALIA. E VOI QUANDO VI SIETE SENTITI UNITI?

Fratelli d'Italia
L'Italia s'è desta,
Dell'elmo di Scipio
S'è cinta la testa.
Dov'è la Vittoria?
Le porga la chioma,
Ché schiava di Roma

Iddio la creò.
Fratelli d'Italia
L'Italia s'è desta,
Dell'elmo di Scipio
S'è cinta la testa.
Dov'è la Vittoria?
Le porga la chioma,
Ché schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamoci a coorte
Siam pronti alla morte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.
Stringiamoci a coorte
Siam pronti alla morte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.
Oggi, come ben sapete, si festeggia il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Ci sarebbe molto da dire su quest’argomento. Potremmo parlare della storia d’Italia, dei suoi eroi, dei suoi personaggi, dell’effettiva unità di questa Italia.
Ma non è questa la sede opportuna. Questo è un blog di calcio e pertanto di calcio vogliamo parlare.
Volevo fare un elenco di momenti in cui ci siamo sentiti orgogliosi di essere italiani, momenti in cui ci siamo sentiti davvero uniti sotto la bandiera tricolore che svettava alta.
Ma poi ho cambiato idea. Ho deciso di dare a voi l’onore e l’onere di scegliere i momenti in cui ci siamo sentiti italiani uniti.
Pertanto vi domando: quando è stato che vi siete sentiti “Fratelli d’Italia”? Quando è stato che vi siete sentiti orgogliosi di appartenere al popolo italico o di sentirvi uniti sotto la bandiera verde-bianco-rossa? Parliamo di momenti sportivi, possibilmente calcistici, ma se qualcuno sconfina negli altri sport va comunque bene. Dai Mondiali ad una singola partita, da una vittoria ad un gesto di grande sportività, i momenti mi auguro saranno tanti. La parola passa a voi. BUON COMPLEANNO ITALIA !!!


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mercoledì 16 marzo 2011

QUEI DUE ATTIMI CHE HANNO CAMBIATO LA PARTITA. E LA STORIA

Minuto 39, anzi 39 e 10 secondi per la precisione. Fermiamo la partita qui e osserviamola un attimo. C’è quel pallone lì fermo ad un centimetro dalla linea bianca, si sta avviando a superare quella sottile linea bianca ma quasi si ferma. Come quando tu sei davanti ad un locale e ti chiedi “che faccio? Entro o non entro?”. Quel secondo sta per cambiare la partita ma non lo sa. Non lo sa lui e non lo sappiamo nemmeno noi. Ok, andiamo avanti. Il secondo successivo arriva Ranocchia (che fortuna che ci sia lui con le sue lunghe leve e non qualcun’altro) che la butta via. La palla sfiora il piede di Muller, sbatte sul palo e poi finisce fiacca tra le braccia di Julio Cesar. In quell’istante la partita era ad un bivio, quel pallone che rimane al di qua della linea le fa prendere una strada piuttosto che un’altra. Se quel pallone fosse entrato avremmo raccontato di un’altra partita, di altre emozioni, di un altro finale di stagione.
Certo poi arriverà tutto il resto. Perché senza un secondo tempo giocato da vera Inter, senza un Eto’o che si è preso la squadra sulle spalle e l’ha trascinata alla vittoria, senza uno Sneijder che si desta dal torpore in cui era cascato, e senza Pandev che, dopo aver sbagliato tutto lo sbagliabile, butta dentro l’ultimo pallone buono che gli capita sui piedi, quel pallone fermatosi a pochi centimetri dalla linea bianca sarebbe rimasto fine a se stesso.
Ma come si suol dire “tutto è bene cio che finisce bene”. Passato lo spavento, possiamo goderci questa serata indimenticabile. Dopo la galoppata di Berti, ricorderemo Monaco di Baviera anche per questa rimonta che ha avuto dell’incredibile e rientra tra le belle storie da raccontare ai nipotini.
Per il secondo anno consecutivo tocca a noi tenere alta la bandiera italiana a livello europeo. Mentre gli altri si fanno sbattere fuori da avversari tutt’altro che imbattibili, noi eliminiamo i vicecampioni d’Europa. Mentre gli altri non superano nemmeno i gironi di Europa League perché incapaci di vincere contro un’avversaria polacca, noi siamo nelle prime 8 squadre della massima competizione continentale.
La differenza la fanno sempre i campioni. Perché, inutile negarlo, gli altri hanno Ibrahimovic, noi abbiamo Eto’o che vale 50 milioni di euro in meno dello svedese ma a livello europeo ha ben pochi eguali. Basta guardare il suo curriculum e ci si accorge subito che non stiamo parlando di un campione qualsiasi e che solo in pochi possono ritenersi più forti di lui a livello mondiale. Un campione, un fuoriclasse, un giocatore fortissimo, definitelo come volete tanto la sostanza non cambia. E di sostanza ce n’è tanta.
E poi c’è Julio Cesar che ha combinato la frittata, ma dopo si è ricordato di essere il più forte portiere del mondo e invece di abbattersi ha salvato il risultato in un paio di occasioni come deve fare un grande portiere. E che dire di Sneijder? Si accende lui, si accende l’Inter. E’ il cuore pulsante della squadra. Potrei andare avanti citando tutti ma voglio farne solo un altro di nome: Goran Pandev. Ha sbagliato un paio di gol facili contro il Genoa, ha sbagliato parecchio contro il Brescia, ieri sera è stato deludente, nei convulsi minuti finali è lui a deviare su un tiro insidioso di Sneijder, per 87 minuti gliene abbiamo dette di tutti i colori, poi Eto’o gli dà un pallone prezioso, ce l’ha sul sinistro, il suo piede. Ecco fermiam
o la partita in quest’attimo che dura un’infinitesima frazione di secondo. Pandev, il pallone, noi col fiato sospeso. La manda ancora al lato? La spedisce di nuovo alta? Finalmente la butta dentro? Ok, mandiamo avanti il fotogramma. La palla finisce lì nell’angolino, sotto l’incrocio dei pali. Gooool !!! “ve l’avevo detto che segnava Pandev, ve l’avevo detto”. Strano il calcio. Un attimo prima sei un pirla qualsiasi che tutti vorrebbero prendere a calci nel sedere e l’attimo dopo diventi un eroe. Strano il calcio, un attimo prima eri fuori dall’Europa e un attimo dopo sei di nuovo dentro. Strano il calcio. Ma se non fossi così strano, così follemente illogico, non l’ameremmo così tanto. E non ameremmo questa squadra, questi colori, questa maglia che “è una gioia infinita che dura una vita”. La nostra vita. Forza Inter, Sempre.


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