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mercoledì 18 novembre 2015

IL TEMPO NON SBIADISCE LA SETE DI GIUSTIZIA: VERITA' PER DENIS

26 anni dopo siamo ancora qui. A chiederci cosa sia successo quel 18 novembre del 1989 quando Donato Bergamini, per tutti Denis, perse la vita in circostanze misteriose.
Ventisei anni di battaglie e menzogne, verità presunte e altre mai raccontate, segreti nascosti e altri malcelati. Una morte bollata come suicidio (così raccontò e ha raccontato per anni l'ex fidanzata di Bergamini) ma la versione non ha mai convinto nessuno.
Troppe incongruenze, troppe inesattezze. Denis si sarebbe suicidato. Ma perché? 26 lunghi anni nei quali si è scavato nella vita del calciatore provando a trovare una motivazione a quel gesto, semmai fosse stato un suicidio, mentre prepotenti, vengono fuori tutte le incongruenze che portano a pensare che Denis sia stato ucciso.
Il corpo del 27enne centrocampista era a pancia in giù sull’asfalto, davanti alle ruote di un camion carico di mandarini che pesava 138 quintali… L’autista, Raffaele Pisano, raccontò subito di aver investito Denis, di non essere riuscito a frenare e di averlo trascinato «per quasi una cinquantina di metri» sotto il suo gigantesco mezzo.
Denis, disse immediatamente il camionista, si era buttato volontariamente tra le ruote del suo Fiat Iveco 180 e c’era un’altra persona che lo aveva visto e poteva testimoniare: Isabella Internò, ex fidanzata del ragazzo insieme a lui proprio in quel momento.
Si è voluto suicidare”, furono le prime parole che la 20enne rivolse all’autista del camion. Nessuno, si volle soffermare sul fatto che sul corpo del calciatore non ci fosse alcun segno compatibile con la dinamica raccontata. Nessun ematoma o segno di schiacciamento, i vestiti intatti e puliti, così come le scarpe. Orologio intatto e perfettamente funzionante.
Denis di certo non è stato investito e trascinato come hanno raccontato i testimoni e come è stato avallato dai carabinieri e dai due gradi di giudizio che nei primi anni Novanta hanno assolto il camionista dall’accusa di omicidio colposo.
Sono stati proprio i Ris di Messina, a depositare il 22 febbraio 2012 presso la Procura della Repubblica di Castrovillari la loro perizia secondo la quale, quando Bergamini fu investito, era già morto. I Ris infatti hanno potuto constatare, anche attraverso simulazioni, che sei il giovane calciatore si fosse “gettato a pesce sotto il camion” così come riferì la Inernò le scarpe, la catenina e l’orologio, avrebbero subìto gravi danni, ed invece, al momento del ritrovamento del cadavere, erano pressoché intatti.
Tutti coloro che conoscevano Denis Bergamini non hanno mai creduto alla versione del suicidio. Era di buonumore in quei suoi ultimi giorni di vita, scherzava negli spogliatoi ed era solito fare scherzi ai suoi compagni di squadra. Non certo l’umore di chi ha in mente di suicidarsi. I familiari del giocatore, mai, hanno creduto che il proprio caro si possa volutamente essere tolto la vita, e da allora, da quel 18 novembre di 26 anni fa, hanno incominciato una battaglia senza mai arrendersi ai fatti raccontati, in cerca di verità e chiarezza, su quanto accadde quel giorno.
Questi 26 anni sono stati madidi di speranza, ma anche di tante “Storie” venute fuori, dopo l’ancora inspiegabile morte del giocatore.
E dopo 26 anni ci sono persone che ancora aspettano di sapere la verità, aspettano di sapere cosa successe quella piovosa sera di metà novembre. E il tempo non ha attenuato, né sbiadito la voglia e la sete di giustizia. Perché tutti vogliono la verità. La verità per Denis.

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2 commenti:

Mattia ha detto...

Sarò scettico, ma credo che questo rientri ormai nei grandi misteri d'Italia. Dopo 26 anni dubito che si possa arrivare ad una verità.

Entius ha detto...

Probabilmente hai ragione. Ma noi non molliamo e continuiamo a chiedere e pretendere che alla fine la verità venga a galla e chi deve pagare paghi le sue colpe.

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