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venerdì 5 aprile 2013

CASO BERGAMINI, FU OMICIDIO. DOPO 24 ANNI LA SVOLTA INVESTIGATIVA

Ci sono voluti 24 anni ma alla fine la verità sulla morte di Denis Bergamini è più vicina. Quello che per molto tempo è stato catalogato come suicidio era in realtà un omicidio, come avevano intuito in molti fin da quella sera di metà novembre.
La conferma è arrivata qualche giorno fa, quando la procura di Castrovillari, che aveva riaperto il fascicolo sulla morte di Denis nel 2012, ha iscritto le prime persone nel registro degli indagati con l’ipotesi di omicidio.
Denis Bergamini non può essersi suicidato perché, in base ai nuovi rilievi effettuati dai Ris di Messina, era già morto quando finì sotto le ruote di quel camion. Anche il perito Roberto Testi ha confermato che il calciatore era già privo di vita quando è stato travolto dal camion sotto al quale per anni si è voluto far credere che Denis si fosse lanciato. Secondo Testi il suo corpo inerme era invece già stato adagiato in precedenza sull’asfalto della statale 106. Bergamini, dunque, è stato ucciso prima e altrove. Ma da chi? E perché? Il calcio ha un ruolo in questa storia? Naturalmente spetterà alla magistratura il compito di stabilirlo. Le modalità della sua esecuzione, se saranno confermate dai passi successivi dell’inchiesta, rimandano effettivamente a un certo tipo di rituale malavitoso.
Quel giorno a Cosenza, in allenamento, c’erano da definire gli ultimi dettagli tattici per la partita contro il Messina del giorno dopo. Poi Bergamini sarebbe andato al cinema insieme a tutta la squadra. Alla 15.30 riceve una telefonata che evidentemente lo turba, perché lascia immediatamente il ritiro e passa a prendere la sua fidanzata. Stando alla testimonianza di lei, Denis dice di essersi stufato di quel mondo, che andrà a Taranto per imbarcarsi, che vuole raggiungere il Brasile o le Hawaii. Le chiede di accompagnarlo. Lei rifiuta. Si fermano in una piazzola di sosta, litigano a lungo, finché il calciatore non si getta sotto le ruote di un camion in arrivo dalla carreggiata opposta: "Ti lascio il mio cuore", la sua ultima frase.
L’autista disse di aver sentito lo schianto e i lamenti, ma di non aver visto immediatamente il corpo: così, pensando che Denis potesse essere ancora vivo dopo averlo trascinato per circa sessanta metri, avrebbe fatto retromarcia schiacciandolo una seconda volta. Eppure il numero 8 cosentino presentava un solo segno di schiacciamento, sulla parte destra dell’inguine. Ma questo i Ris lo scopriranno soltanto dopo aver riesumato il cadavere, perché all’epoca i giudici non ritennero necessario effettuare un’autopsia. Mentre gli abiti che Bergamini indossava al momento dell’impatto, invece di essere riconsegnati alla famiglia, finirono subito nell’inceneritore del più vicino ospedale.
I tifosi rossoblu non hanno mai smesso di chiedere giustizia
I misteri sulla morte del giovane Denis, ai quali la nuova inchiesta penale sta tentando di dare una risposta, non si esauriscono qui. Perché dopo l’incidente Isabella, una volta raggiunto un bar lungo la strada, prima di chiamare i soccorsi telefona all’allenatore del Cosenza Gigi Simoni e al compagno di squadra di Denis Francesco Marino? Perché non furono effettuati rilievi né sul camion, subito riconsegnato al conducente, né sulla sede stradale? Perché la Maserati di Denis fu accuratamente lavata il giorno dopo? E da chi?
Non finisce qui. Nel dicembre 1989, Domenico Corrente, uno dei magazzinieri del Cosenza, spedì ai genitori di Denis Bergamini le scarpe di pelle che il calciatore indossava al momento dell’incidente: erano come nuove. Cosa c’è dietro quella riconsegna? Corrente e Alfredo Rende, un altro factotum della società calabrese, promettono alla famiglia di raccontare loro tutta la verità a fine stagione. Non ci riusciranno mai, perché il 3 giugno 1990 finiranno anche loro vittime di un misterioso incidente, ancora sulla statale 106.
Alla fine del campionato 1989-90, privo del contributo del suo centrocampista più talentuoso, il Cosenza naturalmente non riuscì a centrare la promozione in serie A. Oggi, a 24 anni di distanza il Cosenza gioca in Lega Pro. E ogni domenica i sostenitori rossoblu incitano i loro beniamini dalla Curva Sud dello stadio San Vito. Una curva intitolata a Denis Bergamini. Perché il popolo cosentino non ha mai dimenticato quel ragazzo dalla faccia pulita morto in circostanze che ora la magistratura dovrà chiarire.

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2 commenti:

Pakos ha detto...

Era evidente che non si trattasse di suicidio. All'epoca la cosa fu liquidata con troppa fretta. Direi quasi una fretta sospetta...

Entius ha detto...

L'importante che ora la verità sia vicina. Tutto ciò che è stato ora non conta più.

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