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venerdì 7 agosto 2015

DALLA RETROCESSIONE ALLA LIBERTADORES: LA RINASCITA DEL RIVER PLATE

Il River Plate si laurea campione di Sudamerica a distanza di diciannove anni dall'ultima volta. Grazie al 3-0 rifilato al Tigres al Monumental di Buenos Aires (dopo che la sfida di andata all'Estadio Universitario di San Nicolás de los Garza si era conclusa sullo 0-0) gli uomini di Marcelo Gallardo conquistano la Copa Libertadores per la terza volta nella loro storia.
Apre le danze Lucas Alario al 44esimo con plastico avvitamento aereo a impattare un cross millimetrico dalla sinistra; alla mezz'ora della ripresa il break decisivo: Sanchez firma dal dischetto il 2-0, Funes Mori con sontuoso stacco aereo sugli sviluppi del corner chiude i conti. Nulla da fare per il Tigres del neo acquisto Pierre-André Gignac: a salire sul trono del Sudamerica sono i Milionarios, che si regalano così la partecipazione al prossimo Mondiale per club (dal 10 al 20 dicembre 2015 in Giappone).

Un successo storico, griffato dal “muñeco” Marcello Gallardo. Nel 1996 contribuì da giocatore alla conquista della seconda Copa della storia del River: era la magnifica squadra di Burgos, Almeyda, Sorin, Ortega, Francescoli ed Hernan Crespo (autore della doppietta decisiva nella sfida di ritorno al Monumental prima di passare al Parma) allenata da Ramon Diaz, attuale selezionatore della nazionale del Paraguay e vecchia gloria di Inter e nazionale argentina. A distanza di 19 anni Gallardo è diventato il primo del club millonario ad aver alzato la coppa sia da giocatore che da tecnico.
Gallardo ha dovuto assistere alla sfida decisiva dalla tribuna, colpa dell’espulsione rimediata nella finale d’andata, ma il suo nome è stato il primo a essere ricordato quando sono partiti i festeggiamenti sugli spalti del Monumental. In campo, invece, di protagonisti ce ne sono stati tanti lungo il cammino: dall’uruguaiano Rodrigo Mora, goleador con 4 centri, al “canterano” Funes Mori, una garanzia al centro della difesa. Ma su tutti svetta il giovane Matias Kranevitter, 22 anni e personalità da campioncino: su di lui, prototipo del perfetto centrocampista tuttofare, capace di interdire e impostare con la stessa disinvoltura, si è fiondato l’Atletico Madrid del Cholo Simeone, che però non è ancora riuscito a chiudere.
Il trionfo del River Plate è ben più di una semplice vittoria in un torneo calcistico: è sinonimo di rivincita, perché spesso si può toccare il fondo, ma con passione e con grande forza di volontà, si può risalire la china. E’ un trionfo che parte da lontano. Da quel 26 giugno 2011 quando il River, per la prima volta nella sua storia, retrocede nella Primera B Nacional. Uno smacco per i Millonarios, la storica espressione della borghesia di Buenos Aires, confinati alla periferia dell’impero calcistico argentino. Ma è proprio qui che (ri)parte la scalata del River al calcio sudamericano. Dalla rinascita sotto la guida di Almeyda, passando per il trionfo in Primera Division targato Ramon Diaz fino a questo capolavoro firmato Marcelo Gallardo, ma sempre con un denominatore comune: l’esaltazione dei giovani talenti come base filosofica unita anche all’esigenza economica.
Un capolavoro tutto da godere. E da festeggiare. Perché 19 anni dopo l’ultimo trionfo e quattro anni dopo aver toccato il fondo, la bandiera del River sventola nuovamente in alto.

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1 commento:

Theseus ha detto...

Trionfo decisamente meritato. Ha disputato un grande torneo e alla fine è salito sul tetto del mondo dopo quasi due decenni.
Vado a memoria ma credo che mai nessuna squadra abbia fatto una simile escalation in così poco tempo. In quattro anni dalla retrocessione alla Coppa Libertadores/Champions League.

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