venerdì 19 ottobre 2007

IMMAGINATE UNA PARTITA INFINITA...

E' stata disputata in Argentina, tra sabato e lunedì, la partita di calcio più lunga del mondo: ben 46 ore consecutive con 1.320 giocatori a turno in campo e ben 722 segnature. La gara si è svolta a Necochea, in una provincia del sud di Buenos Aires, e si è conclusa con il punteggio di 387-355 per la squadra Da Canal su Murga. (Fonte:TgCom)
Immaginate una cosa del genere che succede in Italia con i calciatori professionisti in campo. 46 ore sono più o meno 30 partite. Chi commenterebbe? Caressa e Bergomi oppure Civoli e Capello o Longhi e Serena. Magari tutti insieme, per non fare torto a nessuno. A bordo campo Varriale, Bartolomucci e De Grandis. Giocherebbero tutti, tranne Totti che gioca solo con la Roma. Ronaldo si infortunerebbe scendendo dal pullman, Dida dopo la settima papera stramazzerebbe a terra fingendo un malore, Zanetti e Gattuso nella foga agonistica smetterebbero di correre dopo 3 giorni, Del Piero verrebbe sostituito dopo un'ora.
Immaginate le trasmissioni sportive del post-partita che devono commentare un match così lungo. Ci vorrebbero solo due giorni per i casi da moviola. Quel fallo non c'era, il gol era irregolare, ma il fuorigioco era passivo o attivo? Saremmo costretti a seguire una puntata infinita di "Controcampo", oppure cercheremmo di seguire la "Domenica Sportiva", o magari alla fine opteremmo per Sky dove toglieremmo l'audio per non sentire Mauro e Scocnerti, e resteremmo a guardare Ilaria D'Amico, bella come sempre.
Il giorno dopo i giornali? Immaginate Tuttosport. Titolerebbe "Grande prestazione di Tizio, giocatore della Juventus, in campo per ben 70 minuti" oppure "Juventus più forte dell'Inter. I giocatori juventini hanno segnato 30 gol contro i 29 dei giocatori nerazzurri".
E i telegiornali? Niente politica, parlerebbero solo della partita infinita. Poi arriverebbero le sanzioni del giudice sportivo. Squalificherebbe per 2 mesi la curva dell'Inter perché era assente e con la prova televisiva darebbe tre giornate all'allenatore X perché si è tolto la giacca dopo un gol. Dopo due giorni Moggi se ne uscirebbe con una dichiarazione delle sue "E' tutto un imbroglio. Gli arbitri hanno aiutato quella squadra a vincere. Ho le prove ma non ve le darò". E da Oltralpe Domenech direbbe la sua "Italiani drogati. Si sono dopati per giocare così a lungo".
Poi la domenica successiva ci sarebbe il campionato e tutto ritornerebbe al suo posto.

giovedì 18 ottobre 2007

COMPLESSI DI INFERIORITA'

Scusate ma oggi ce l'ho con chi parla a vanvera. Dopo Moggi, la mia attenzione è caduta su quel "simpaticone" di Raymond Domenech. Qui la situazione è decisamente più grave. Basta leggere le sue ultime dichiarazioni. E' evidente che questo pover'uomo a furia di prendere scoppole dall'Italia gli è venuto il complesso di inferiorità. E' vero perdere un Mondiale è un'esperienza che ti segna, che ti lascia una ferita inguaribile dentro. Ma qui siamo ad una situazione clinica grave. La classica battuta "fatti vedere da uno bravo" qui potrebbe essere un consiglio serio. Non mi meraviglierei affatto se un giorno scoprissimo che Domenech la notte non dorme più perché a gli incubi e sogna i giocatori azzurri.
Ritorniamo sulle ultime dichiarazioni. Bastava dire "Noi siamo una nazione forte, noi giochiamo solo per vincere". Invece no, se ne è uscito dicendo "Non giochiamo per il pari, non siamo italiani". Qualcuno gli aveva chiesto se la sua Francia avrebbe giocato all'italiana? No, non credo. Qualcuno ha paragonato la sua Francia alla Nazionale di Donadoni? No, non penso. E allora perché questa dichiarazione buttata così, senza senso? Forse ho ragione io, soffre di complessi di inferiorità. Del resto negli ultimi mesi ci ha riempito di elogi. Ci compriamo le partite, siamo disonesti, giochiamo col catenaccio. Se la prossima volta dice che siamo brutti e cattivi, siamo a posto.
Eh, Berlino non è facile da dimenticare. Vero, Raymond?

QUANDO FINIRA' QUESTO STRAZIO?

Novanta minuti di conferenza stampa. Durante i quali non risparmia quasi nessuno. Luciano Moggi presenta "Un calcio nel cuore", il libro con le sue "verità" su Calciopoli, e per l'ex direttore generale della Juventus è l'occasione per ribadire un concetto già espresso altre volte: «Sono stato un capro espiatorio per cambiare le cose senza cambiare nulla». «Dovevo controllare un mondo popolato di diavoli e non certamente di santi, un bordello senza vergini», racconta Moggi. […] Ma «quello che ho fatto e detto io al telefono appartiene alla cultura calcistica di tutte le società e di tutti i dirigenti». […]«Le mie erano chiacchiere tra amici prima di una partita, qual è il reato? È vero, ho comprato delle schede straniere e le ho distribuite, ma questo non è un reato - continua Moggi -. Ci sono 42 società tra serie A e B, tutte parlano, l'unica società 'sordomuta' era l'Inter. Ma se leggete bene le mie intercettazioni non troverete nulla. Ce ne sono altre, invece, passate sotto silenzio, che rivelano come altre società sapessero le designazioni molto prima di me». […]
Il libro parte dalla prima reazione dopo le dimissioni dalla Juventus, quando Moggi ha pensato che «fosse meglio morire piuttosto che restare prigioniero del silenzio e dell'angoscia». Poi la decisione di difendersi e smontare «il complotto» organizzato da «qualcuno che ha voluto farmi fuori dal calcio». «In questo bordello non c'era nessuna vergine», ma Moggi è convinto che «il tempo sarà galantuomo e che le cose verranno a galla da sole». Poi ricorda che anche Silvio Berlusconi e Massimo Moratti lo volevano strappare alla Juventus, dichiara che i rapporti con Adriano Galliani «erano e sono ottimi», mentre i nemici sono sempre gli stessi. […] Ce n'è anche per la sua ex società, con «John Elkann che ci ha scaricati immediatamente» e «la proprietà della Juve ha ammesso tutto quello che veniva contestato dalla frettolosa giustizia sportiva senza sapere neppure cosa ammetteva». […] Tra gli altri bersagli di Moggi ci sono Franco Carraro […]e Pierluigi Collina […].
Moggi sottolinea i suoi meriti sportivi. «Io ho sempre fatto un ottimo lavoro, credo che i risultati parlino a mio favore. In testa alla classifica cannonieri ci sono tre miei ex giocatori: Mutu, Trezeguet e Ibrahimovic. A Berlino la nazionale campione del mondo era fatta per più di metà dalla mia Juve, e l'altra metà era la Francia: di certo ho avuto qualche merito in tutto questo». (tratto da Corriere.it)

Quando finirà questo strazio? Quando la smetterà Luciano Moggi di dire sempre le stupidaggini? Quando deciderà di non ripetere come una poesia imparata a memoria sempre le stesse accuse contro le stesse persone?
Provate a leggere altre interviste di Moggi, troverete sempre le stesse cose. La colpevolezza dell'Inter, la dirigenza juventina che non l'ha difeso (ci sarà un motivo, no?), le accuse contro Carraro e Petrucci.
Un paio di mesi fa in un post spiegavo che provavo una certa malinconia per quest'uomo rimasto tristemente solo dopo che il mondo del calcio gli ha voltato le spalle. Eppure mi fa rabbia. Mi fa rabbia che continui a parlare, che continui a negare la sua colpevolezza, ma soprattutto mi fa rabbia che giornali e televisione lo usino per aumentare ascolti e vendite.
Ogni volta spero che sia l'ultima. Ma ogni volta so che non sarà l'ultima. E allora continuo a chiedermi: quando finirà questo strazio?

mercoledì 17 ottobre 2007

L'ITALIA VINCE DUE VOLTE

Un'Italia sperimentale, imbottita di seconde linee ed esordienti, vince in amichevole contro il Sudafrica grazie ad una doppietta di Lucarelli nel finale. Buona la prova di tutta la squadra, convincente la prestazione di Rosina, Dossena e bomber Lucarelli.

Ma la notizia più importante arriva dalla Georgia dove, a sorpresa, i padroni di casa hanno battuto 2-0 la Scozia. Fra un mese a Glasgow potrebbe bastarci il pareggio.

GIUSEPPE ROSSI, IL TALENTO IGNORATO DA TUTTI

Giuseppe Rossi ha solo 20 anni ma il suo talento cristallino incanta già le folle, eccezion fatta per Donadoni. Il ct azzurro infatti, nonostante il giocatore del Villarreal abbia già messo a segno ben 5 reti in 7 presenze in Liga, continua a non tenerlo in considerazione e anche in occasione dell'amichevole col Sudafrica ha scelto di non chiamarlo. E intanto lui con la maglia dell'Under contro la Grecia ha regalata un'altra perla.
Viene da chiedersi cosa bisogna fare per ottenere la convocazione nella nazionale di Donadoni, visto che Giuseppe Rossi segna e convince ma la maglia azzurra può solo sognarsela. Certo, il talento di origini abruzzesi ha solo 20 anni e si sta mettendo in mostra con la maglia dell'Under 21 di Casiraghi che gli sta dando grande fiducia, ma Rossi sembra già pronto per il grande salto. Soprattutto visto che l'Italia è attesa da un'amichevole con il Sudafrica in cui si vedranno molti giocatori che in poche altre occasioni potranno tornare tra i titolari della nazionale azzurra. L'unica spiegazione è quella di non voler dare troppe responsabilità ad un ragazzo che, sebbene di talento, è pur sempre molto giovane, con il rischio poi di 'bruciarlo'. Giuseppe Rossi, però, ha già giocato sotto tensione, vedi la scorsa stagione al Parma, formazione che lottava per non retrocedere e con la quale ha segnato ben 9 reti in 19 partite.