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lunedì 10 giugno 2019

VERONA: E' SERIE A, MA QUANTA FATICA...

 LATO BAppunti sulla Serie Cadetta 
Quando un club dal blasone del Verona retrocede in Serie B, chissà perché, tutti s'immaginano un facile e immediato ritorno in A. Come se in campo andassero il passato e la tradizione, non il presente. Ma nel calcio nulla è dovuto, tutto va conquistato. E la stagione del Verona ne è l'esempio più lampante. Il Verona, al termine della finale dei playoff vinta 3-0 contro il Cittadella, fa festa per la promozione in Serie A, ma il percorso per arrivare fin qui è stato lungo e tortuoso.
Dopo la retrocessione della scorsa stagione si ripartiva da Fabio Grosso in panchina. Parecchie operazioni di mercato in entrata e in uscita. Riecco Pazzini, qualche uomo di categoria come Laribi, i prestiti, tra gli altri, di Gustafson, Colombatto e Matos. E poi gli arrivi di Henderson, Di Carmine, Empereur. L'inizio è subito promettente: 13 punti nelle prime 5 giornate. Poi qualcosa s'inceppa. Le sconfitte con Salernitana e Lecce i primi campanelli d'allarme. A gennaio il mercato porta in dono Faraoni, Vitale, Di Gaudio: giocatori importanti. Ma si va avanti ad alti e bassi, sino a primavera. E qui il Verona precipita: 7 partite di fila senza vittoria costano il posto a Grosso.
È il 2 maggio e la formazione scaligera non è neanche sicuro di poter disputare i playoff. Altro che promozione scontata. Il presidente Setti individua in Alfredo Aglietti l'uomo giusto per cercare la svolta. Il debutto è choc: sconfitta per 3-0 contro il Cittadella. All'ultima giornata, serve una vittoria contro il Foggia per essere sicuri di centrare la qualificazione ai playoff. Sino al 66esimo, però, i pugliesi restano avanti 1-0. Ci pensa una doppietta di Di Carmine, trascinatore della squadra in questo finale di stagione, a far svoltare la stagione gialloblù. È quinto posto, è playoff.
Nel turno preliminare ci vogliono i supplementari per superare il Perugia. Il Verona dilaga solo nell'extra time, vincendo 4-1. In semifinale contro il Pescara, dopo lo 0-0 al Bentegodi, il solito Di Carmine su rigore regala un successo complicato all'Adriatico. Il Verona non incanta, ma ha cambiato tempra. Non si squaglia più alla prima difficoltà. Combatte, resiste, vince. La mano di Aglietti è innanzitutto qui. Nella finale con il Cittadella la netta sconfitta per 2-0 al Tombolato avrebbe potuto togliere le speranze. Invece al ritorno i tifosi rispondono all'appello, il Bentegodi è una bolgia, tutti credono nella rimonta. Ne viene fuori la partita perfetta. Grinta, ritmo, attenzione, giocate. Il primo gol di Zaccagni è da manuale del calcio. Il secondo di Di Carmine una magia da Serie A. Il terzo di Laribi, il classico colpo da k.o. che manda al tappeto l'avversario. Ci sono voluti più di nove mesi, 41 battaglie, due allenatori, ma il Verona è di nuovo in Serie A. Mica tanto facile, vero?
Ora l’obiettivo è rimanere in pianta stabile nella massima serie (nelle ultime quattro stagioni il club scaligero ha alternato retrocessioni e promozioni con cadenza annuale) e magari togliersi qualche piccola soddisfazione. Obiettivo non semplice. Ma tanto ormai da queste parti sono abituati alle cose non semplici…
 Pakos 

1 commento:

Anonimo ha detto...

Mi dispiace molto per il Cittadella. Peccato...

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