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venerdì 21 luglio 2017

CALCIOMERCATO INTER, LE RAGIONI DELL'ANDAMENTO LENTO

L’Inter è partita per la tournée in Cina con due soli volti nuovi: Milan Skriniar e Borja Valero. I tifosi mugugnano ammirando i 200 milioni spesi dai cugini rossoneri nelle prime settimane di mercato. Il direttore sportivo del gruppo Suning Walter Sabatini, d’altro canto, ostenta serenità: “Mercato bloccato? Ma chi l’ha detto? La mia tranquillità dipende dal fatto che lavoro con un gruppo importantissimo. L’Inter sarà integrata e la rosa non sarà buttata nel secchio".
Ma qual è, dopo tutto, la situazione dell’Inter? Perché Suning che ha un fatturato annuo fra i 40 e i 50 miliardi di dollari non può comprare chi vuole e quando vuole? Il fair play finanziario è davvero una zavorra così pesante? Anche se la squadra non disputa le coppe?
In effetti, i vincoli per l’Inter esistono anche se non partecipa alle competizioni continentali in questa stagione e derivano dal cosiddetto “Settlement Agreement” sottoscritto nel maggio 2015 per aver violato le regole del financial fair play negli anni precedenti.

L’accordo vale dal 2015/16 al 2018/19. Il club nerazzurro, tra le altre cose, si è impegnato a chiudere l’esercizio 2016 con un deficit massimo di 30 milioni e quello al 30 giugno 2017 con un pareggio. Lo scorso aprile, dopo i primi due anni di applicazione, la società nerazzurra si è vista riconoscere dalla Uefa di aver raggiunto gli obiettivi parziali, rientrando nei 30 milioni di deficit per il periodo fiscale 2016.

E dovrebbe aver rispettato anche le prescrizioni per il 2017 (pareggio dei conti). Ma con ciò non si è liberata da qualunque restrizione. La break even rule, principio cardine del fair play, consente un rosso massimo di 30 milioni nelle tre stagioni precedenti a quella in cui si accede a un torneo Uefa.
Tornando in Europa l’anno prossimo l’Inter dovrà perciò presentare conti in linea con le regole europee con un deficit totale per le stagioni 2015-16, 2016-17 e 2017-18 di 30 milioni. Avendo già “bruciato” il bonus con il rosso del 2016, l’Inter al 30 giugno 2018 dovrà avere i conti in pareggio.
Questo significa operare su due fronti: aumentando i ricavi e/o abbassando i costi. Nel bilancio al 30 giugno 2016 figuravano ricavi strutturali per circa 150 milioni (diritti tv nazionali pari a 79 milioni, area commerciale circa 50 e 26 tra biglietti e abbonamenti) a fronte di un costo della rosa di 160 milioni (circa 110 per gli ingaggi e 50 per l’ammortamento dei cartellini, voce in crescita avendo investito Suning circa 150 milioni sul mercato della scorsa stagione).
Ora dal punto di vista delle entrate Suning ha garantito già nuovi introiti con l’acquisto dei naming rights della Pinetina (circa 15 milioni) e con altri contratti con aziende cinesi che assicureranno ulteriori 20 milioni a stagione (l’impatto effettivo di queste operazioni lo si conoscerà con il bilancio approvato nell’autunno 2017).
Ma con i diritti tv in stallo e il botteghino non ancora in grado di produrre ricavi da big europea, la via più veloce per elevare il fatturato 2017/18 sarebbe stato l’accesso alla Champions che avrebbe assicurato almeno 40/50 milioni di introiti extra. Non certo un dettaglio trascurabile. Essendo venuta meno questa chance, infatti, per poter operare con “serenità” non restano che cessioni capaci di fruttare plusvalenze importanti (vedi Perisic).
Considerando questo quadro complessivo – costante monitoraggio Uefa, obbligo di pareggio anche nel 2018 e mancati introiti Champions - Suning ha deciso di muoversi con prudenza e piazzare i colpi al momento giusto. Anche perché le prime scelte individuate con i suggerimenti di Spalletti, come il romanista Radja Nainggolan, finora sono state blindate dai rispettivi club di appartenenza.
FONTE: GOAL ECONOMY


1 commento:

Nerazzurro ha detto...

Questo fair play finanziario mi sembra solo un modo per mettercelo in culo a noi. Noi siamo nelle ristrettezze economiche, il Milan, ma anche molte altre big europee, spendono e spandono senza alcun freno.

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