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giovedì 16 aprile 2015

CALCIO GIOVANILE, UNA SENTENZA RISCHIA DI SCATENARE UN TERREMOTO

Una nuova sentenza rischia di sconvolgere ancora una volta il calcio. In particolare il mondo dei settori giovanili. Per lo meno in Italia. Accade a Verbania, dove un giudice ha considerato nullo il contratto firmato da un calciatore minorenne con una società perché manca l’autorizzazione del giudice tutelare.In pratica, qualunque firma che lega un minorenne a una società di calcio, vincolandolo fino all'età di 25 anni, è stata ritenuta nulla anche se accompagnata dalla "garanzia" dei due genitori, poiché non si tratta di un atto di ordinaria amministrazione come ritenuto dalla leggi federali, bensì di straordinaria amministrazione e come tale richiederebbe l'autorizzazione del giudice tutelare.

I fatti. Il giovane calciatore, nell'estate 2011 firmò con la Virtus per giocare tra gli Juniores. L'anno successivo la squadra non si iscrisse al campionato così i suoi tesserati, per andare a giocare in un'altra società, avrebbero dovuto "riscattare" il proprio cartellino pagando la somma di 1.500 euro.

Il giudice di pace di Verbania Carlo Crapanzano, però, ha giudicato non valido il contratto che vincolava il giovane alla società: trattandosi infatti di un atto di straordinaria amministrazione la firma del cartellino secondo il giudice necessita della presenza di un giudice tutelare. Ciò significa, dunque, che il ragazzo può scegliere dove giocare senza doversi accollare le spese del cartellino, che spesso sono anche piuttosto onerose. Il contratto, infatti, secondo quanto deciso da Crapanzano, limita la libertà del minore fino al venticinquesimo anno di età. L'atto è stato quindi annullato e la Virtus Villa ha dovuto restituire i 1500 euro alla famiglia del ragazzo. La squadra ha presentato un appello: il giudice del Tribunale civile di Verbania Mauro D'Urso ha confermato la sentenza di annullamento del contratto.
La sentenza verbanese crea un precedente per circa 600 mila ragazzi che in Italia giocano nelle juniores di calcio. Se questa sentenza diventasse giurisprudenziale, da un lato si otterrebbe la naturale libertà di rescissione del contratto consentita altrove, dall’altra però salterebbero i premi valorizzazione, che le società più importanti sono costrette a pagare alle piccole società che hanno cresciuto il calciatore. Una situazione paradossale che rischia di generare un terremoto: in un ipotetico scenario futuro, infatti, tutti i calciatori minorenni sarebbero liberi di svincolarsi, decidendo in autonomia dove andare a giocare. Si attende quanto prima un intervento chiarificatore della Federazione, per evitare che ricorsi di questo genere si moltiplichino in breve tempo.
L'avvocato Mattia Grassani, tra i massimi esperti di diritto sportivo, ammette: "Una sentenza assolutamente impattante su tutto il sistema. Il secondo grado dà forza alla tesi di primo e mette a rischio migliaia di tesseramenti e i relativi vincoli e premi di valorizzazione ad oggi vigenti".
Dello stesso parere Felice Belloli, presidente della Lega Nazionale Dilettanti: “La sentenza di Verbania è fortemente impattante per l’intero sport giovanile italiano. E a questo proposito chiederemo l’intervento del Coni così come, nello specifico della nostra disciplina, affronteremo la questione insieme alla Figc”.

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1 commento:

Simone ha detto...

Una sentenza che potrebbe avere pesanti ripercussioni. I giovani liberi di accasarsi dove vogliono fino a 18 anni significa avere delle mine vaganti in giro per il mondo.

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