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mercoledì 4 marzo 2015

FOTO SENZA ANIMA: RIDATECI LA POESIA DEL GOL


Centinaia di gol stanno sparendo sotto i nostri occhi: sono quelli che, una volta, i fotografi rendevano eterni piazzandosi dietro le reti. Frega a qualcuno? Probabilmente no. Ma si vedevano, nell’ordine: il pallone, lo sguardo perso del portiere in tuffo verso il palo e, sullo sfondo, quello sospeso dell’avversario. Le immagini televisive al rallentatore, poi, allungavano i due secondi del gol a un piccolo momento di grande cinema. Andatevi a vedere le immagini della vecchia Domenica Sportiva trasmesse su Raisport. 
Le foto, poi: potevi trovare cose sorprendenti. Sul volto di Paolo Rossi, nella fotografia del gol del 3-2 al Brasile ’82, c’era un ghigno strano, metà sorriso e metà tensione, ma c’è chi giura che Pablito stesse proprio sorridendo. 
E ancora: lo sguardo ombroso di Fiorini mentre osserva il pallone infilarsi alle spalle del portiere del Napoli; il rigore di Paris con il pallone a sinistra e Zoff proteso a destra; i tre difensori in barriera del Pescara, due con i baffi, che si voltano per vedere il tiro di Maldera infilarsi in rete e la torsione di Boninsegna nel girare di testa il gol della vittoria dell’Inter sul Catania, con il pallone semicoperto dalla testa di un fotografo, il cui naso poggiava sul fondo della rete. Quando si dice il fiuto del bravo reporter.
La nostalgia non è mai una consolazione, ma in quelle foto c’era tutto: dramma, speranza, ferocia, spalti pieni. Serviva pazienza per leggere un’immagine e la pazienza, si sa, è una forma d’amore.

Con il calcio in mano alle tv sono cambiate regole e tempi. Più velocità, più chiarezza, ma anche più distanza, come nella vita: i fotografi non possono più stare dietro le porte per non oscurare la visuale e in molti stadi utilizzano reti dalla trama grossa per rendere impossibili, ai più audaci, foto a diaframma aperto. Scatti la foto e vedi solo una grande ombra bianca. Il momento fatale resta solo nell’occhio distante della telecamera hi-tech guidata a distanza da qualche alieno. Per il resto ci sono cellulari, tablet, youtube, ma foto ravvicinate no, o almeno non più come prima. 
Quelle che finiscono sui tavoli delle redazioni offrono suggestivi primi piani di volti, esultanze, e quando mostrano il gol sono riprese da lontano. Una delle migliori capitate negli ultimi tempi è stata quella del 2-1 di Morata contro il Borussia: pallone in fondo al sacco, portiere in ginocchio. Non il momento sospeso del gol quando non è ancora, ma gol ormai fatto. La foto, scattata con il comando a distanza dietro la porta, aveva però salvato un brandello di emozione. Per il resto, le immagini sono spesso simili e dimenticabili. Lo stesso vale per le riprese tv. Al pallone, ormai, si dà del lei.
Nella finale di Coppa Campioni del 1970, giocata a San Siro tra Feyenoord e Celtic, quando il centravanti degli olandesi Ove Kindvall segnò il gol della vittoria, i fotografi invasero il campo, circondando il giocatore per rubarne lo sguardo. Estasi e sudore. Il gol era stato immortalato in ogni storico centimetro. Attorno alla porta non c’erano raccattapalle, solo fotografi. Ora c’è un po’ di tutto, ma il pallone entra in rete in solitudine. Nessuno, anche se i nostri stadi sono spesso semimorti nel silenzio, sente più quel ciuffffff che rinnova la magia del calcio. E nessuno te lo fa più immaginare. (Storie di Sport)
Mi sono emozionato nel leggere questo articolo.Tutto vero, ahimè. La tecnologia ha "ucciso" la poesia del gol, le foto che raccontavano perfettamente il momento più esaltante del gioco del calcio. Molte di quelle foto sono rimaste nell'immaginario collettivo o magari semplicemente nel cuore di chi è cresciuto a pane e calcio. 

1 commento:

Salvatore ha detto...

Certe emozioni fanno parte del calcio che non c'è più, di quella poesia che si è persa per strada. Peccato.

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