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mercoledì 18 febbraio 2015

MORATTI-INTER, QUEL MATRIMONIO CELEBRATO 20 ANNI FA

Era il 18 febbraio 1995. Una data come tante. Un sabato pomeriggio come tanti. Per molti, ma non per tutti. Per i tifosi dell’Inter quella data rappresenta un momento cruciale nella storia recente del club nerazzurro. Quel sabato di metà febbraio infatti Massimo Moratti divenne ufficialmente il Presidente dell’Inter subentrando ad Ernesto Pellegrini.
I primi anni sono complicati, tanti allenatori e poche soddisfazioni; nell'estate del 1997, tuttavia, sbarca a Milano il più grande giocatore del pianeta, Luis Nazario da Lima Ronaldo. La leggenda racconta che sua moglie Milly commentò: “Tutti questi soldi… piuttosto aiutiamo chi soffre…”. E Moratti le rispose “E chi soffre più di noi interisti?”.
La stagione è decisamente da protagonisti, con una Coppa Uefa vinta a Parigi per 3-0 ai danni della Lazio (è il primo trofeo della nuova era Moratti) e un campionato vissuto punto a punto con la Juventus e culminato nel surreale pomeriggio del Delle Alpi, con protagonisti Ronaldo, Iuliano e l'arbitro Ceccarini.

La stagione seguente è la peggiore sotto la presidenza di Moratti: quattro allenatori e solo l'ottavo posto in campionato.

Neppure l’arrivo di Lippi (uno che in nerazzurro non ha mai riscosso e mai riscuoterà successo) serve a dare la scossa alla squadra.
La stagione 2001-2002 sembra quella buona con Hector Cuper sul ponte di comando e un ritrovato Ronaldo. Purtroppo però quella stagione finirà col tremendo 5 maggio che in molti non scordano.
Per tornare a gioire Massimo Moratti deve aspettare la stagione 2004-2005, con l'approdo in panchina di Roberto Mancini: nei 4 anni di gestione del tecnico jesino arrivano tre campionati (i primi per il Presidente), due Coppe Italia e due Supercoppe italiane, grazie anche al contributo di Zlatan Ibrahimovic, acquistato dalla Juventus dopo l’esplosione di Calciopoli.
Proprio Calciopoli che rappresenta il punto di svolta, la fine di un periodo di dominio irregolare e il riconoscimento dell'onestà della sua società, della sua persona e del suo grande amico, il rimpianto Giacinto Facchetti.
L’Inter apre così un ciclo e dopo 40 anni il popolo nerazzurro può rivivere l’epopea della Grande Inter.
Ma le più grandi soddisfazioni Massimo Moratti e il popolo interista le avranno con Josè Mourinho in panchina e con la straordinaria stagione 2009-2010, quella del Triplete, quella della leggenda, nella quale Moratti potrà finalmente alzare la Champions League, oltre quarant'anni dopo il trionfo del papà Angelo.
Da lì in poi inizierà il declino fino alla cessione della società a Thohir, avvenuta un anno e mezzo fa.
18 anni, 19 allenatori, 16 trofei e 1.3 miliardi di euro spesi per la Beneamata: numeri che però non rendono giustizia dell'amore e della passione che hanno sempre guidato Moratti nella sua gestione. Uno che, forse sbagliando, spesso ha fatto scelte e preso decisioni seguendo il cuore e non la ragione. Si dice che il Presidente di una squadra sia il primo tifoso. Nel caso di Massimo Moratti ciò corrisponde a verità. Grazie di tutto Presidente.

Leggi anche:
 18 ANNI AL MASSIMO (Grazie Presidente) 
 FINE DI UN'EPOCA: MORATTI NON E' PIU' PRESIDENTE ONORARIO 

2 commenti:

Anonimo ha detto...

L'amore di Moratti per l'Inter è sconfinato, non serve nemmeno ribadirlo. Il suo errore più grande? Non aver avuto al suo fianco uno o più dirigenti davvero competenti, che appunto alla competenza aggiungessero polso e freddezza nelle decisioni, e, cosa non meno importante, imponessero a Moratti il rispetto dei ruoli. La freddezza è ciò che gli è sempre mancato. II suo essere troppo tifoso purtroppo è stato la causa dei suoi troppi (innegabili) errori di gestione, in primis il post 2010, ma anche nel pre Calciopoli. Con la sua disponibilità economica, se avessimo avuto un Galliani o, perchè no, anche un Moggi, sono convinto che avrebbe potuto firmare un ciclo ancora superiore a quello del padre Angelo. Ma con i sè ed i ma non si fa la storia.
Juan

Winnie ha detto...

Sono d'accordo con Juan. Non ha avuto la capacità di circondarsi di dirigenti competenti che sapessero muoversi nelle paludi del calcio (non solo in sede di mercato...)

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