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venerdì 5 settembre 2014

DUTOUR, LA BELLA FAVOLA DEL RAGAZZO SENZA AVAMBRACCIO

Una bellissima storia arriva dall’Uruguay. Una storia di coraggio, sacrificio, caparbietà. E l’ennesima conferma che nella vita nulla è impossibile e tutto può succedere.
Questa è la storia di Matias Dutour, nato l'11 giugno del 1995 e giocatore di calcio uruguayano.
Ufficialmente, Matias è entrato nella prima squadra del Nacional Montevideo, e già solo questo per un Primavera potrebbe essere un traguardo raggiunto e da conservare. Ma non è questa la vera particolarità della sua storia, e nemmeno il fatto che il tecnico Alvaro Gutierrez, che l'ha promosso in prima squadra, abbia in mente di farlo già debuttare in campionato, né ancora che questo ragazzo possa addirittura poter giocare accanto al suo idolo di una vita: Alvaro Recoba.
Non è infatti l'idea di poter confezionare qualche assist per il Chino a colpire l'attenzione, ma una caratteristica particolare di Matias: il ragazzo, infatti, è senza l'avambraccio sinistro.

L’anno scorso Matias ha commosso il Paese intero raccontando la sua vita a ostacoli e la sua lotta per realizzare il sogno di diventare un calciatore. “Uso la protesi sin da bambino, mi permette di fare tutto e sentirmi come gli altri. All’inizio la usavo sempre, anche quando giocavo, perché non accettavo di essere diverso. Quando iniziai a giocare nel Rocha mi vergognavo di mostrarmi a maniche corte davanti ai miei compagni. Beh, un giorno la protesi mi cadde mentre correvo e decisi di giocare senza. La scagliai via per la rabbia e, da quel momento, mi resi conto che potevo tranquillamente mostrarmi alla gente senza sentirmi diverso. Da allora gioco sempre senza protesi”, ha raccontato. “Bisogna saper convivere con il destino che la vita ci riserva, accettarlo e cercare sempre di fare tutto il possibile per superare gli ostacoli. Per il tecnico delle giovanili, Rudy Rodriguez, “Matias è un esempio per tutti. Ed è anche un ottimo giocatore”.
Per Matias, che gioca a centrocampo ma all’occorrenza se la cava anche in difesa, domenica comunque non arriverà la prima convocazione. Però intanto sui allena con il suo idolo: il “Chino” Recoba. “Per me è un mito, mi sono sempre ispirato a lui”, ha confidato ieri dopo aver appreso della chiamata di Gutierrez.
Matias non è il primo ad aver vissuto una favola simile: prima di lui toccò al connazionale Hector Castro, addirittura campione olimpico ad Amsterdam nel 1928 e campione del mondo nel 1930. Castro, che perse l’avambraccio destro a 13 anni per un incidente con una sega elettrica, segnò il primo e l’ultimo gol di quei Mondiali. La storia di Matias ricorda anche quella di Gabriel Muñiz, il ragazzino brasiliano nato senza i piedi che due anni fa fu invitato dal Barcellona per una settimana di allenamenti e provini. Storie di calciatori che, prima di tutto, sono campioni nella vita.

1 commento:

Mattia ha detto...

Una bella storia positiva. Il calcio è fatto anche di queste favole che diventano realtà.

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