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venerdì 13 dicembre 2013

CELTIC, 128 TIFOSI SOSPESI. LE SOCIETA' ITALIANE PRENDANO ESEMPIO

Roba dell’altro mondo, verrebbe da dire. Ma stavolta la definizione è per qualcosa di positivo successo in Scozia dove il Celtic Glasgow ha sospeso ha deciso di sospendere 128 tifosi, impedendo loro l’ingresso sia nelle gare in casa che in quelle in trasferta, dopo i danni causati al Fir Park di Motherwell venerdì scorso nella gara di campionato del club di Glasgow (danni che ammontano a circa 10.000 euro).
Le intemperanze di parte del pubblico, che hanno anche lanciato fumogeni e razzi durante la partita, hanno superato i limiti: semidistrutta la Tribuna Sud, con sediolini divelti ed altri danni. Sull’episodio stanno indagando anche le forze dell’ordine ma intanto per 128 di loro che sono stati identificati è già scattata una sorta di Daspo. Con parte degli spalti distrutti il Celtic ha anche offerto a 250 abbonati la possibilità di ricollocarsi in altri settori o in alternativa ha offerto l’ipotesi di un rimborso.

“Questi eventi sono stati una vergogna per il nostro grande club – recita un comunicato della società di Glasgow - e sono assolutamente indifendibili. Il nome del Celtic è stato screditato e questo non può essere tollerato. Non permetteremo che l’onore del club venga danneggiato ulteriormente, i nostri tifosi non lo meritano”.

Una presa di posizione netta e decisa da parte di chi vuole combattere il lato violento del tifo e vuole farlo con fatti e non solo con parole e promesse (per dire, non si limitano a dire “porteremo le famiglie allo stadio” ma le mettono in condizione di poter andare allo stadio).
Roba dell’altro mondo, dicevamo. E rapportato a quello che succede in Italia è in effetti roba da extraterrestri. La dura presa di posizione del Celtic infatti non ha niente a che vedere con quello che succede in Italia dove stiamo ancora a discutere su dei bambini che hanno gridato “merda” al portiere avversario o ci scandalizziamo per dei striscioni o dei cori che qualcuno definisce discriminazione territoriale. Senza parlare di quello che succede appena si scende di categoria (i fatti di Benevento e Nocera Inferiore, giusto per citare i più recenti e più clamorosi).
Del resto, inutile negarlo, le società di calcio sono vittime di chi popola le curve. Anzi, più che vittime direi che sono complici e, in alcuni casi, addirittura finanziano le frange di tifo. Perché se si vuole veramente combattere i violenti non si usano i mezzi termini ma si prendono decisioni nette come ha fatto il Celtic e come non fanno le nostre società.
Ma noi siamo un altro mondo

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2 commenti:

Simone ha detto...

Roba del genere in Italia non succederebbe mai. Qui società e ultras sono un tutt'uno.
Invece per trovare una soluzione definitiva servono decisioni drastiche da parte delle società in primis.

Salvatore ha detto...

In Italia non arriveremo mai a così tanto. Sono decisioni nette prese da gente con le palle. In Italia abbiamo solo dei quaquaraqua...

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