domenica 21 settembre 2008

L'INTER DOMA IL TORO


TORINO - INTER 1 - 3
24' Pisano (aut.) - 26' MAICON - 51' IBRAHIMOVIC - 76' Abbruscato

Netta vittoria dell'Inter che travolge il Torino in trasferta e si porta in testa alla classifica insieme alla Juventus. Il primo gol è un'autorete di Pisano che spinge nella propria porta un cross insidioso di Mancini. Passano due minuti e Maicon raddoppia con un tiro micidiale che sbatte sulla traversa e si infila alle spalle di Sereni. In apertura di ripresa Ibrahimovic mette il proprio sigillo al match. Il Torino, rincuorato dal gol di Abbruscato ad un quarto d'ora dalla fine, tenta l'assalto finale che serve a poco. I nerazzurri portano a casa i tre punti e danno una grandissima prova di forza. I più forti siamo sempre noi

FORZA INTER !!!

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sabato 20 settembre 2008

LA COPPA UEFA NON ERA DA ABOLIRE?

Ieri sera non ho seguito la sfida di Coppa UEFA fra Milan e Zurigo (vittoria dei rossoneri per 3-1), ma le urla di Piccinini sono arrivate sin nella mia stanza e credevo che stessero trasmettendo la replica di Milan-Liverpool del 2005, poi mi sono accorto che il Milan giocava contro una squadra svizzera in una Coppa che non più tardi di quattro mesi fa, l'allegra banda di Controcampo (con Alberto Brandi in primis), aveva invitato ad abolire perchè una squadra che proviene da un campionato a loro dire mediocre come quello russo e che batte un Bayern Monaco per 4-0 in semifinale, è un sintomo della decadenza di una Coppa che non merita di passare in mani così poco nobili. Ora, improvvisamente, l'UEFA è diventata una Coppa che non va snobbata, importante ed un prestigioso traguardo per qualsisasi squadra... tutto tremendamente giusto, ma chissà perchè sono tutte valutazioni che alcuni giornalisti hanno fatto solamente negli ultimi giorni. Pur dubitandone, spero che CSKA e Spartak vadano avanti e poi in inverno si mettano in riga e lo facciano sul serio, non sarebbe male dare qualche bastonata nei denti alle italiane (Milan in primis, non perchè mi stia antipatica la squadra, ma perchè non sopporto il potere mediatico che essa ha, spesso utilizzato in modo molto poco professionale), parafrasando qualcuno che in questi giorni passa per il demonio.
A tal proposito, inserisco di seguito un articolo scritto da Alberto Brandi di Mediaset al termine del ritorno delle due semifinali di Coppa UEFA della passata stagione.

UEFA: non è una coppa per grandi
La finale Rangers-Zenit non arriva per caso
Se non fosse che internet ci porta in tutto il mondo e che qualcuno, leggendoci dalla Russia o dalla Scozia, potrebbe arrabbiarsi, mi verrebbe da dire che la Coppa UEFA sarebbe da abolire. Nel corso degli anni ha perso il suo prestigio, è una competizione che dopo la riforma della Champions League va a pescare nelle posizioni in classifica più basse dei principali campionati europei. Il suo cammino comincia a metà luglio con un turno preliminare con squadre di quart'ordine, poi ce n'è un secondo un filo più qualitativo. Finalmente a settembre comincia la vera e propria competizione, un percorso a ostacoli fatto di andate e ritorni, gruppi e controgruppi, squadre che vanno e che vengono (quelle eliminate dalla Champions), insomma una via crucis per chi arriva alla fine. Un percorso insostenibile per chi partecipa a campionati ad alto coefficiente di difficoltà. Si gioca quasi sempre il giovedì, a ridosso delle partite di campionato. Non per niente a contendersi il trofeo saranno una squadra, Rangers Glasgow, che partecipa a un campionato di 12 (!) squadre (in realtà quelle importanti si contano sulle dite di una mano) e un'altra (lo Zenit) che ha cominciato la sua stagione da un mese e mezzo con alle spalle solo 7 giornate di campionato. Posizione in classifica dei russi? Decimi. Insomma la sfida che andrà in scena allo stadio del City di Manchester il prossimo 14 maggio è quella che si merita una competizione anacronistica e che ha perso col passare degli anni quasi tutto il suo appeal. Chi ci ha creduto, come la Fiorentina, ha buttato via tante di quelle energie fisiche e psichiche che rischia di compromettere il suo obiettivo prestigioso di questa stagione: il quarto posto che porta ai preliminari di Champions League. Forse ha ragione Gattuso: il Milan in Coppa Uefa sarebbe una tristezza. Come dargli torto?


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venerdì 19 settembre 2008

MARADONA ALL'INTER


Sulla Gazzetta dello Sport di oggi c'è un'interessante chiacchierata tra il giornalista Candido Cannavò e il nostro presidente.
Moratti parla a ruota libera di molte cose. Di Quaresma ("Confesso di aver preso il portoghese di cattiva voglia, proprio per non lasciare buchi nel progetto di Mourinho"), del cambio di allenatore ("Mi dispiace, lui aveva rotto con la squadra. Tenerlo sarebbe stato metterlo in balìa dei giocatori") e di quella voglia di lasciare che non convince più nessuno ("Avrei voglia di andarmene anche subito: ma come si fa?"). Ma la notizia da prima pagina riguarda però il grande Diego Armando Maradona che presto potrebbe lavorare per l'Inter.
Osservatore, ambasciatore, uomo immagine: non si sa bene ancora il suo ruolo. Del resto all’Inter non sempre sono definiti con esattezza i compiti di ognuno. Qualcuno azzarda che questa possa essere una mossa per convincere il giovane campione dell’Atletico Madrid Sergio Aguero, fidanzato con la primogenita del Pibe, a trasferirsi in nerazzurro.
Aldilà del risalto mediatico fatico a trovare un buon motivo per giudicare positivamente l'arrivo di Maradona all'Inter. Se è un'operazione di marketing, di immagine, che ben venga. Ma a me sembra più un capriccio, l'ennesimo, del nostro Presidente. A cosa serve l'ex fuoriclasse argentino? In quale ruolo è veramente utile? Davvero all'Inter c'è la necessità di uno come lui? I dubbi rimangono...

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BASTA POCO...



Basta poco per esaltarsi. Basta vincere con lo Zurigo (no, dico lo Zurigo mica il Real Madrid) dopo aver perso con tutte le squadre del mondo (e rischiato anche di perdere con lo Zurigo se non avessero annullato un gol agli elvetici) per andare in delirio e parlare di "La Piccola Champions".

Basta poco per esaltarsi. Basta soccombere per un'ora abbondante sotto i colpi di una squadra russa poi trovare un gol tanto bello quanto fortunoso (il portiere dov'era?) e sentirsi già in finale di Champions League.

E noi? Noi ci accontentiamo di vincere. Non potendo fare le parole ci accontentiamo di fare i fatti.

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giovedì 18 settembre 2008

FAIR PLAY, QUESTO SCONOSCIUTO


Lione-Fiorentina, partita valida per il girone F della Champions League. I viola sono in vantaggio per 2-0 (doppietta di Gilardino) e reggono bene all’assalto dei padroni di casa. Al minuto 72 arriva la svolta della partita.
Mentre Zauri è a terra dolorante (uscirà poi in barella e sarà sostituito) i lionesi confezionano tranquillamente il loro gol sull'asse Benzema-Piquionne tra le proteste in corso d'opera dei viola e la totale indifferenza dell'arbitro (lo stesso, tra l'altro, che all'Europeo, durante Italia-Olanda, convalidò il gol di Van Nistelrooy con Panucci a terra oltre la linea di fondo). A quel punto la partita cambia, e i francesi, complice il colpo psicologico degli avversari trovano il pari.
Ma questa è un'altra storia. Perché vogliamo porre l'accento sulla grande sportività dimostrata dai francesi. Benzema, al momento dell'assist vincente, era a pochi passi da Zauri eppure lo ha ignorato. Il difensore viola era a terra da almeno 20-30 secondi e nessuno ha avuto il buonsenso di buttare la palla fuori né tanto meno l'arbitro si è preso la briga di fischiare l'interruzione del gioco. Si fa tanto parlare di fair play e di sportività a livello internazionale, poi quando si tratta di fare i fatti tutti i nodi vengono al pettine.
Pare che ieri sera più di un giocatore francese abbia detto "Fair play? Je ne le connais pas" *

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* Traduzione: "Fair play? Non lo conosco"