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venerdì 20 marzo 2020

CESENA, IL DG MARTINI: “RIPRESA DEL CAMPIONATO SOLO SE FINITA L’EMERGENZA.”

La redazione di Super News ha intervistato Daniele Martini, direttore generale del Cesena. La conversazione ha toccato diversi temi, quali la difficoltà che l’emergenza coronavirus ha generato all’interno dell’ambiente di Lega Pro, la procrastinazione delle date di ripresa dell’attività agonistica e l’operato del presidente Francesco Ghirelli. Di seguito alcuni passaggi dell’intervista.
Il Coronavirus ha fermato tutte le competizioni sportive. Come credete sia stata gestita quest'emergenza in ambito calcistico? Cosa pensate delle misure adottate e del tempismo con il quale sono state attuate?
Mi sembra che ci siano stati dei comportamenti un po' difformi tra Serie A, B e C. Per quanto riguarda la Lega Pro, mi sembra che in linea di massima si sia agito con una certa tempestività. Certo, a bocce ferme si può anche pensare che si potesse agire un po' prima. Tuttavia, la Lega Pro ha seguito quelli che son sempre stati i provvedimenti emanati dal Ministero dello Sport, per cui la Lega si è adeguata ai suoi decreti. (…)

L'emergenza CoVid19 ha congelato la classifica: il Cesena ha 30 punti, è tredicesima a meno due punti dalla Virtus Verona e a più due su Gubbio e Pesaro. Quale obiettivo si prefigge la squadra in questa stagione, ormai stravolta da rinvii e sospensioni?
Il nostro obiettivo l'abbiam dichiarato già quest'estate. La nostra è una società che è ripartita l'anno scorso dopo il fallimento, e quindi l'obiettivo è il mantenimento della categoria. Ad oggi, siamo in linea con gli obiettivi che ci eravamo prefissati, poi magari tutti speravano di ottenere qualche punto in più, ma siamo contenti così e speriamo di finire la stagione mantenendo questa posizione.
Quali misure preventive verranno adottate per tutelare i tesserati quando verrà ripresa l'attività agonistica?
Su questo vorrei essere abbastanza chiaro: io spero che l'attività riprenda una volta superata l'emergenza. Noi abbiamo già adottato quelle che sono le misure di sanificazione degli ambienti, ma non si può scaricare sulle società sportive questo tipo di responsabilità. Non siamo in Serie A, in cui ogni squadra ha dieci medici a disposizione, venti fisioterapisti e magari anche uno spogliatoio per ogni atleta. Il calcio è uno sport di contatto, quindi gli allenamenti dovranno essere ripresi quando ci saranno le condizioni per essere ripresi. Diversamente, non si può riprendere. E' inutile trovare delle scappatoie per il calcio, mentre la gente è chiusa in casa. (…) Noi speriamo che diano il disco verde per riprendere gli allenamenti, non parlo neanche di attività agonistica ufficiale, solo e soltanto quando l'emergenza sarà superata.
Che tipologia di allenamento svolgono in questo momento i giocatori, dal momento che verrà permesso loro di tornare ad allenarsi sul campo solo dopo il 3 aprile?
Il preparatore atletico ha consegnato loro una tabella di marcia da seguire presso le proprie abitazioni. Da oggi, però, è subentrato un problema ulteriore: un'ordinanza emessa dalla regione Emilia Romagna vieta la possibilità di andare a fare la corsa singola che il decreto nazionale ancora permette. Quindi, i nostri atleti, quelli che risiedono in regione e che non sono rientrati nelle proprie residenze in altre regioni, non possono uscire di casa, così come tutti gli altri cittadini dell'Emilia Romagna. (…)
Un'eventuale ripresa del campionato a maggio, potrebbe destabilizzare le squadre e le loro prestazioni o piuttosto offrire un momento di recupero delle forze e della forma fisica?
Premesso che in questa situazione le squadre si trovino tutte sullo stesso piano, è chiaro che, nel momento in cui verrà ipotizzata una data in cui si riprenderà il campionato, almeno quindici-venti giorni prima ci vorrà quel minimo di preparazione che permetta di andare a giocare senza subire traumi o infortuni di qualsiasi tipo. Questa è una necessità fisiologica, verrà concessa a tutti. Se il campionato dovesse riprendere il 2 maggio, significa che dopo Pasqua daranno il disco verde per andare ad allenarsi. Ma il problema è proprio questo: non mi sembra che ci sia tutto questo ottimismo da parte degli esperti in questo momento.
Il presidente Ghirelli è contrario allo svolgimento del campionato a porte chiuse, sostenendo l'idea di prolungare il campionato piuttosto che giocare senza tifosi sugli spalti. Cosa ne pensa?
(…) Per il Cesena, ma anche per altre società, giocare a porte chiuse significa mancanza di ricavi per 1/3 della stagione, pari ad almeno un milione di euro. Se il campionato deve ripartire, deve ripartire a porte aperte. Se riparte a porte chiuse, significa la morte. Mentre in Serie A la visibilità dello sponsor te la concede Sky, Dazn, la Rai, la visibilità dello sponsor in Serie C è quella che ti danno 9.000 abbonati, 10.000 presenze tutte le domeniche. Quindi, la concessionaria che raccoglie la pubblicità per noi si attiva in base al pubblico presente, alla gente che va a vedere la partita. Se manca questo, è la fine. Per questo motivo, non solo la pensiamo come Ghirelli, ma lo invitiamo a non far assolutamente ripartire il campionato a porte chiuse, perché significherebbe la morte della Lega Pro.
(…)
Il settore giovanile risente maggiormente il colpo inferto da quest'emergenza?
Il nostro settore giovanile è completamente fermo. Da quello che ci riferiscono i medici, probabilmente non riprenderà, ma gli allenatori hanno un contratto, hanno delle famiglie e non prendono dei grandi stipendi. E le società con attività ferma, come possono pagarli senza introiti? Noi abbiamo un'emergenza da affrontare e dobbiamo tentare di chiudere al meglio la stagione per pensare al futuro.



2 commenti:

Pakos ha detto...

Sono d'accordo sul fatto che bisogna riprendere solo quando saremo sicuri che l'emergenza è alle spalle. Sopratutto nelle serie inferiori dove le risorse non sono quelle della Serie A.

Rudy ha detto...

Temo che per quest'anno non si riprenda più...

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