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lunedì 7 gennaio 2019

SUPERCOPPA IN ARABIA SAUDITA? IO SONO DACCORDO

Ad un paio di settimane dalla finale di Supercoppa Italiana tra Juventus e Milan tutti si sono improvvisamente accorti che si giocherà in Arabia Saudita, paese dove la parità tra uomini e donne non è assolutamente contemplata. Infatti le donne non potranno accedere allo stadio se non accompagnate da uomini e verranno collocate in un settore esclusivamente adibito a loro.
Strano come nell’epoca di Internet e del “perennemente collegati con il mondo” nessuno si sia accorto di questo piccolissimo particolare, né si sia minimamente indignato quando la nostra Federazione ha firmato un accordo per far disputare tre delle prossime cinque finali di Supercoppa Italiana in Arabia Saudita (e non mi pare che l’accordo sia stato firmato l’altro ieri). E sorvoliamo sul fatto che la stessa Federazione a novembre abbia fatto scendere in campo i giocatori con un segno rosso sul viso per protestare contro la violenza sulle donne e a gennaio faccia disputare una finale di Supercoppa in un paese dove la donna è considerata meno che zero.
Per quanto mi riguarda trovo ridicolo che una Coppa nazionale si debba giocare fuori dai nostri confini. Un terzo delle 31 edizioni fin qui disputate sono state giocate altrove: nel 1993 a Washington, nel 2002 a Tripoli, nel 2003 a East Rutheford, nel 2009, nel 2011 e nel 2012 a Pechino, nel 2014 e nel 2016 a Doha, nel 2015 a Shangai. Capisco il fatto di voler provare a lanciare il nostro calcio anche in altri lidi e, per certi versi, comprendo anche l’opportunità di guadagnare un bel gruzzoletto da operazioni del genere. Ma così facendo si sminuisce e snaturalizza un trofeo che andrebbe gestito diversamente. Per esempio sarebbe stato più interessante e sicuramente più accattivante farla disputare in giro per l’Italia, magari in città dove il grande calcio non arriva molto spesso (per dire, Bolzano, Siracusa, Treviso, Cosenza, Lucca, Taranto, Rimini, Matera, Viterbo e così discorrendo).
Nonostante ciò, sono tra i pochi che ritiene giusto che la Supercoppa venga disputata in Arabia Saudita (e non perché, come direbbe Bertold Brecht, “Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati.”). Innanzitutto, da quanto tempo si sapeva che Juve-Milan si sarebbe dovuta giocare in Arabia Saudita? Ci svegliamo solo oggi? Dove eravate fino all’altro ieri? A parlare del Var? A incensare Cristiano Ronaldo? A discutere del reddito di cittadinanza? A rivendicare il “prima gli italiani”?
Altro punto. Vendiamo armi, costruiamo alberghi, progettiamo strade, esportiamo quantità ingenti di marmo di Carrara in Arabia Saudita senza colpo ferire e soprattutto facendoci pagare lautamente. Se vogliamo dare un segnale forte iniziamo a tagliare i ponti, rinunciamo a vari miliardi che quotidianamente arrivano in Italia dall’Arabia Saudita. O il problema sono solo i quattro spiccioli che guadagneremo da questo accordo (se non ricordo male 22 milioni di euro per tre finali)?
E se tagliamo i ponti con l’Arabia Saudita dovremo fare lo stesso con tutti i paese arabi dove il trattamento delle donne non è certo migliore, con la Cina dove vige un regime dittatoriale che impedisce la libertà di stampa e dove l’opposizione è praticamente nulla, con l’Africa dove ancora è permessa l’infame pratica dell’ infibulazione.
E naturalmente rinunciamo fin da ora a partecipare ai prossimi Mondiali di calcio. Perché una società civile come la nostra non permetterà certo che la propria Nazionale vada a giocare in un paese come il Qatar dove il trattamento verso le donne è molto simile a quello dell’Arabia Saudita.

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7 commenti:

Pippo ha detto...

Entius hai scritto una cosa logica e sono daccordo con te. Bravo.
Trovo incredibile che tutti gli altri non se ne rendano conto.

Lady Marianne ha detto...

L'indignazione è solo estemporanea. Il 16 gennaio saranno tutti davanti alla televisione a guardare la partita e il 17 avremo altro di cui parlare.
In questi giorni tutti si sono sentiti in dovere di dire la loro più perché "andava di moda" che per motivazioni serie.

Stefano ha detto...

Era importante un segnale dal mondo del calcio. Magari non serviva a molto, però non si può sempre far finta di nulla.

Entius ha detto...

Sono d’accordo. Ma il segnale doveva essere dato al momento dell'accordo. Doveva essere la Federazione a dire "no, grazie. Noi non vogliamo venire a giocare da voi per questi motivi". L'indignazione arrivata ora serve solo a fare chiacchiere. Peraltro inutili.

Pippo ha detto...

Va fatto presente inoltre che proprio grazie a questa partita qualche piccolo passo avanti è stato fatto.Qualcuno dirà che è solo di facciata ma intanto è stato fatto ....

Simone ha detto...

Il problema di base, come faceva notare Entius, è semplicemente uno: perché andare all'estero a giocare la Supercoppa Italiana?

Pakos ha detto...

@Simone. Concordo in pieno. Per dire, la Community Shield mica la disputano in Asia o in America. È una competizione inglese e la giocano in Inghilterra.

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