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mercoledì 30 settembre 2015

EDY REJA E GIAMPIERO VENTURA, I DUE MAGHI SENZA ETA'

 CLASSE A – Analisi e commenti sul Campionato Italiano 
In questo campionato che sembra aver capovolto le gerarchie rispetto agli ultimi, due maghi senza età sono lì a portare le loro squadre dove si respira Europa.
Giampiero Ventura è terzo con il suo Torino (se il campionato si fermasse oggi sarebbe ai preliminari di Champions League), Edy Reja è sesto con l’Atalanta.
In una Italia che per aspettative di vita è il secondo paese del pianeta assieme a Singapore, Reja a 69 anni e Ventura a 67 sono in qualche modo il vessillo del trend che questa tendenza fa registrare. Si punta sui giovani, si sperimentano presunti “nuovi Guardiola”, ma poi alla fine ci si affida all’usato sicuro, all’esperienza di chi macina calcio da tempo, da parecchio tempo.
Reja è per il secondo anno di fila il “Grande Vecchio” della Grande Europa: che vuol dire serie A, Liga, Bundesliga, Premier League e Ligue 1.
Se mettiamo in campo il resto del Vecchio Continente del pallone Edy va a braccetto con un altro saggio che ha inseguito e a cui ha dato il cambio a Brescia nel 1996: Mircea Lucescu, il guru dello Shakhtar (Ucraina, un altro pezzo di piccola Europa del calcio), che i 70 li ha fatti il 29 luglio, mentre al nostro mancano 10 giorni. Si sono divisi Pirlo che sbocciava in quegli anni. Poi c’è Dick Advocaat, 68 anni e un bel po’ di grattacapi al Sunderland. E il terzo è Ventura. Gli altri sono tutti dietro di un bel po’: in Francia c’è Courbis (62 anni) e il suo Montpellier, in Spagna Paco Herrera (61 anni) e il suo Las Palmas. In Bundesliga Armin Veh (54 anni) all’Eintracht.
Con la loro passione inesauribile Reja e Ventura sono un po’ l’esempio da guardare e ammirare. Edy fa il tecnico grazie all’insistenza della moglie Livia: gliela presentò Capello e lo spinse lei a provare. Frequentazioni doc: ha cenato con Senna e giocato a calcio d’estate con Pasolini. Non ha mezze misure, «finché il cuore pompa alleno», la sua Atalanta mette in campo un 4-3- 3 muscoli (tanti) e fantasia (il giusto), più i guizzi di Moralez e il Papu Gomez. Con lui ha richiamato a lavorare Alberto Bollini, che aveva avuto con successo quando lo rivollero alla Lazio, ma in partita è lì che salta come un grillo. E grida il suo calcio.
Come Ventura, stregato dal Barcellona di Cruyff, sperimentatore che ama chiamare i moduli proposte, che ha inventato il 4-2-4 capace di far innamorare tatticamente Antonio Conte. Uno che allena per libidine e che sul suo sito ha stampata in copertina una frase di Tom Landry, il coach guru di un trentennio dei Dallas Cowboys: «Il mio lavoro è far fare a qualcuno qualcosa che non vuole fare, per fargli raggiungere quello che vuole raggiungere». Chiedete a Bonucci, Immobile, Cerci, ieri. E oggi a Maksimovic, Baselli, Benassi, Belotti, Zappacosta.


1 commento:

Simone ha detto...

In caso di vittoria sabato sera il Torino diventerebbe capolista. Una gran bella soddisfazione per Ventura e per Cairo che ha puntato su di lui.

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