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lunedì 3 agosto 2015

DAI VICE CAMPIONI D'EUROPA ALLA SERIE B: L'INCREDIBILE PARABOLA DI SIMONE SCUFFET

Solo 12 mesi fa Simone Scuffet, portiere classe 1996 dell’Udinese, era lanciato verso una carriera più che mai ricca di soddisfazioni. Esordio a 17 anni in Serie A, una serie di buone prestazioni che lo avevano fatto etichettare come il nuovo Buffon e soprattutto una di quelle proposte che non si possono rifiutare. L’Atletico Madrid, vice campione d’Europa, infatti aveva bussato alla porta dell’Udinese perché voleva puntare su di lui per il dopo Courtois, in procinto di tornare al Chelsea.
I colchoneros erano pronti a spendere 9 milioni di euro (più un bonus sull’eventuale futura vendita) per assicurarsi il gioiellino friulano. Pozzo, fiutata l’ennesima plusvalenza, era già d’accordo con la formazione allenata da Simeone, tanto da far arrivare dal Granada, altra squadra controllata dalla sua famiglia, il greco Karnezis.
Tutto fatto? No, perché a questo punto intervengono i genitori di Scuffet “C’è la scuola da finire e un diploma da prendere, poi si vedrà”. Niente Atletico Madrid per Simone, costretto a rimanere ad Udine. A fare panchina.
A distanza di un anno la maturità è arrivata, però l’Atletico, che nel frattempo ha affidato la propria porta ad Oblak, non è più interessato al ragazzo. Ma, soprattutto, un anno di panchina ha fatto svalutare e non poco il valore del giovane portiere dell’Udinese.
Dopo le sedici presenze dello scorso anno, quest’anno si è dovuto accontentare di calpestare l’erba del rettangolo di gioco in due sole occasioni, la penultima giornata da subentrato e l'ultima da titolare, quella che in qualunque squadra e qualunque ruolo puzza di contentino. E peraltro all'ultima, Cagliari-Udinese 4-3, non ha neppure fatto una gran figura, tra una punizione di Joao Pedro non certo imprendibile e uno sfortunato autogol nel finale. Capita. Soprattutto a chi, a 18 anni e con la voglia matta di spaccare il mondo, è rimasto a prendere ruggine per tutto l'anno su una panchina a bordo campo. l'Udinese sapeva che il rischio era questo, e lo avrebbe ceduto volentieri all'Atletico Madrid per 9 milioni più bonus, oltre al 50% della futura rivendita.
Un paio di settimane fa sembrava dovesse passare al Lanciano. E gli sfottò del web si sono fatti pesanti: dall'Atletico Madrid a una squadra che nel 2012 è salita per la prima volta oltre la serie C: quel diploma gli è costato caro.
In realtà per Scuffet le offerte sono arrivate anche quest'anno, e non erano offerte da poco: lo aveva chiesto la Fiorentina, prima di puntare sull'ex Empoli Sepe, però aveva chiesto il prestito con diritto di riscatto, e l'Udinese non ha voluto accettare cessioni diverse dal prestito semplice, per mantenere il controllo sul cartellino.
E così il nuovo Buffon (etichetta che sotto sotto secondo me porta un po’ di sfiga, chiedere a Fiorillo, per esempio) ripartirà da una neopromossa in serie B, invece che dai vicecampioni d'Europa. Non proprio la stessa cosa, ma a 19 anni appena compiuti il tempo è tutto dalla parte sua. E c’è tutto il tempo per tornare ad essere protagonisti e sognare la maglia di un club europeo prestigioso. E magari anche quella azzurra della Nazionale Italiana.
 

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1 commento:

Mattia ha detto...

Con troppa facilità si appiccicano etichette. Un paio di buone partite e subito ecco il "nuovo Buffon", "il nuovo Maradona", il nuovo "Baggio", il nuovo "Maldini", il nuovo "Pirlo", e così discorrendo, in base al ruolo e alla nazionalità.
Bisognerebbe farli maturare e crescere con pazienza e senza pressioni. Spesso un etichetta può diventare un macigno.

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