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mercoledì 3 dicembre 2014

Il destino del Piccolo Principe, Miralem Pjanic


Bellezza irreale. Una bellezza di un genere difficilmente eguagliabile. Arrogantemente eccessiva, eppure essenziale.  E se fosse vero che : “ la bellezza salverà il mondo “,  allora la storia di ognuno di noi si incrocia, seppur in maniera impercettibile, con  il bisogno, talvolta, di esprimersi artisticamente.
Il destino del Piccolo Principe è il segno di come,  il fato a volte scelga traiettorie imprevedibili per scrivere pagine importanti della vita. Ma come in ogni forma d’arte, le proporzioni donano il giusto equilibrio nella globalità di un capolavoro. 
Iniziamo proprio dalle proporzioni, le proporzioni umane di un prodigioso giramondo.
La cultura sviluppatasi nel Mediterraneo è una cultura basata su specifiche doti, abilità pressoché intellettuali, ma anche attitudini comportamentali che garantiscono un spirito di sopravvivenza innato.

Giugno 1990, le notti sono quelle magiche italiane, l’Argentina di Diego Armando Maradona, si è appena qualificata per le semifinali vincendo contro la Jugoslavia e affronterà l’Italia (la nostra nazionale, quella di Azeglio Vicini, a Napoli, si arrenderà contro l’ albiceleste, solo ai calci di rigore).
In un mondiale cosi, quella Juvoslavia, era squadra guidata dall’allenatore bosniaco, Ivica Osim, e dal veterano, bosniaco anche lui, Safet Susic, giocò l’ultima partita della sua storia, prima che la Jugoslavia  stessa venisse rapidamente smembrata da una terribile guerra.
Appuntate Safet Susic, ritornerà fra poco nella nostra storia.
Qualche mese dopo, sull’altra sponda dell’Adriatico, nella piccola cittadina di Zvornik, nord-est della Bosnia ed Erzegovina, una ragazza, entra in quella che era la vecchia sede della squadra di calcio locale, chiamata Drina, dal nome del piccolo fiume che separa la Bosnia dalla Serbia. Il compagno di quella ragazza, Fahrudin Pjanic, era in Lussemburgo, dove aveva trovato un accordo con un club locale, per giocare a calcio e lavorare allo stesso tempo. La richiesta di trasferimento fu respinta dal Drina, che in quel periodo giocava in terza divisione.
Fatima, compagna del signor Pjanic , continuava ad andare nella sede del club per cercare di convincere il presidente della squadra a far partire suo marito, per dargli la possibilità di una vita migliore. Questa volta, però, aveva tra le braccia suo figlio, ed all’ennesimo rifiuto scoppiò a piangere. Suo figlio Miralem  fece lo stesso . Il piccolo principe non smetteva di piangere, ed il presidente cominciò a sentirsi dispiaciuto. Finì per cedere e firmò i documenti per lasciar partire Fahrudin. Se Miralem non fosse stato li, probabilmente Fahrudin e Fatima mai avrebbero  lasciato il paese.
Il bambino che ha salvato la sua famiglia, ormai è diventato grande ed è  il faro luminoso della Bosnia, la quale ha recentemente partecipato  per la prima volta ad un Mondiale.
Miralem ha mosso i suoi primi passi in Lussemburgo, dove la sua famiglia si trasferì nel 1990. Pochi mesi dopo una guerra brutale scoppiò in Jugoslavia, la famiglia Pjanic è ben consapevole di essere sfuggito ad un destino simile.
A 12 anni Miralem era il miglior calciatore della sua categoria e la famiglia cominciò a ricevere offerte da tutta Europa. esordì a 17 anni, in uno 0-0 contro il Paris Saint-Germain, il 18 agosto 2007. Era evidente che il Metz non fosse che un trampolino di lancio per il giovane bosniaco.
Nel 2008, decise di firmare per l’ Olympique Lione, pluri-campione della Ligue 1. 
Cosmopolita e cittadino del mondo, avrebbe potuto vestire la maglia di nazionali prestigiose come la Francia, interessata a lui ed al suo passaporto, ma ha sempre guardato al suo passato, intricato ma sempre fiero della sua cultura, della sua proporzione umana.
Oggi è diventato pedina insostituibile anche tra i “dragoni”, nella strada che li ha condotti alla Coppa del Mondo brasiliana. Si è evoluto, diventando un calciatore elegante,seguendo forse un parallelo cestistico,quale quello di  Drazen Petrovic, il Mozart dei Canestri, classe cristallina per ambedue e stessa propensione attaccamento alla propria nazione. Sotto la guida di Safet Susic, Pjanic, è divenuto leader, il massimo esponente agonistico di una nazione intera. 
Proprio da quel Safet Susic, Miralem Pjanic, avrà imparato la “ кичма ” , letteralmente, in serbo,  spina dorsale, movimento di finta d’anca per far sedere il difensore. 
E allora proprio quel Safet Susic (autore di 400 goal in 600 partite, motivazione per il quale si andava allo stadio di Sarajevo esclusivamente per giocare, poiché  il pubblico chiedeva lui proprio quella кичма, che Pjanic esegue ora con naturale sincronia) ha trasmesso al Piccolo Principe quei movimenti.
La dote che ha sviluppato Pjanic in più, rispetto al suo maestro, sono le traiettorie arcuate che dai calci piazzati riesci a tirar fuori.
 “A Lione ho imparato tanto da Juninho, che mi ha aiutato molto. È un grande giocatore che mi ha aiutato a comportarmi professionalmente. Quando sono arrivato a Lione avevo 18 anni, era il mio secondo anno tra i professionisti. Quando ho visto come si allenava, con che professionalità, e quanto ha vinto al Lione, mi ha dato un'idea, ed ora io proseguo per fare del mio meglio. Penso sia il miglior tiratore delle punizioni, in Italia abbiamo Pirlo che le calcia molto bene, ma Juninho è ad un livello unico.” Questo lo affermava qualche tempo fa, alle prime stagioni in giallorosso. 
Oggi contende, il primato a Pirlo.
Fattore P. 
Pirlo e Pjanic.
Un vincente e un giovane prodigio.  Si sfidano a colpi di magie, da calci piazzati. Donano classe e qualità alle rispettive squadre. Di fronte a co’ tanta bellezza calcistica, tutto il resto è un effetto collaterale.
Ora però, Miralem si è inventato anche rapinatore d’area. Ha rifilato una doppietta all’Inter, un goal d’astuzia il primo, il secondo il suo marchio di fabbrica.
Una sfida a distanza. Roma , Torino. E’ anche questa concorrenza, se vogliamo.
La meraviglia al volo del numero 21 bianconero, ha fatto gridare di gioia tutta la Torino juventina. Andrea Pirlo, genio bresciano, prestigiatore unico, capace di estrarre i 3 punti vittoria dal cilindro con una giocata sola. D’altronde come lo stesso Pjanic. Da fermo e in movimento. Pjanic e Pirlo hanno la stessa imprescindibilità tattica. 
E sarà certamente cosi che, dal loro estro e dai loro piedi, passerà l’impervio percorso, chiamato scudetto.

3 commenti:

Stefano ha detto...

Grande centrocampista. Secondo me uno dei migliori nel suo ruolo. E a mio avviso negli anni è anche migliorato.

Pakos ha detto...

La Roma ha un centrocampo di tutto rispetto, forse il migliore di tutta la Serie A.
Pjanic é un giocatore straordinario, uno di quei centrocampisti ché possono fare la differenza.

Gaetano ha detto...

Pakos credi davvero che Pirlo, Pogba, Marchisio, Vidal possano essere considerati il 2°centrocampo d'Italia? Sarà che giocano nella Juve?Forse

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