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mercoledì 26 novembre 2014

11+11 = 6, L'equazione del calcio zemaniano.


L’ultimo 3-3 in campionato della squadra sarda, racchiude l’equazione matematica del prototipo del calcio zemaniano : 11+11=6. Due squadre che si fronteggiano a viso aperto, agonismo estremo, zero tatticismi, tensione sportiva, emozioni impagabili. Un percorso adrenalinico con minutaggio prestabilito, 95 minuti di teatralità visiva. 11+11 = 6; L’addizionale per le statistiche del calcio, per le quotazione dei bookmakers; la fenomenologia dell’ estasi per tutti coloro i quali incappano in uno stadio roboante, inconsciamente consapevole di quanto si può inscenare sul rettangolo verde. Zednek Zeman, il giocoliere del calcio italiano, dallo stile unico nel suo genere.
L’equazione dell’espressione ha la sua massima espressività per rappresentare il calcio del boemo ed è : “Il risultato è casuale, la prestazione no.”
Tanti gol, una rimonta quasi impossibile da effettuare, disattenzioni difensivi, spettacolo in attacco ed infine giovani interpreti che modellano gli insegnamenti ricevuti e dettati da un maestro, oltre che un mister. Una panoramica dell’universo Zeman. In passato molte sue partite hanno rispettato questi canoni, canoni di una poetica bellezza, tratti distintivi, norme rigorose che hanno lo scopo di ottenere un equilibrio compositivo in modo da giungere ad prestazioni che rasentino la perfezione e armoniosamente proporzionate nell’ irrazionale, se vogliamo. Un concetto evolutivo di calcio che ha influenzato la società del pallone e difficilmente ne subisce gli influssi degli avventori più diffidenti.

In media stat virtus, celebre locuzione latina, che va ad esaltare la virtù d’origine aristotelica del coscienzioso equilibrio decisionale da contrapporre alla scelleratezza del caos e dell’esagerazione.
Zeman è agli antipodi. E’ l’ideologia dell’eccesso. Prendere o lasciare. Ecco poichè quando si parla del boemo si usa quasi sempre il verbo “schierarsi”, ecco perché non può lasciare indifferenti.
La sua ultima partita, Napoli- Cagliari, è probabilmente il manifesto di un’intera carriera all’ insegna di come allegorico sia il concetto di rigore. Subire gol con un contropiede nato da una rimessa laterale ma rimontare quando ormai la sconfitta sembra essere ovvietà. Il tutto senza mai disporre dei “Signori del Calcio” , ma semplicemente di un’organizzazione maniacale di squadra che esalta a turno uno delle sue innovative rivelazioni: oggi Farias, ieri Vignaroli. O Insigne, Immobile, o Verratti prima che diventassero Insigne e Immobile e Verrati.
Il finale di Napoli-Cagliari è un 3-3, = 6 che riempie la pancia degli spettatori affamati di gol, ma che forse lascia insoddisfatti quei tifosi che ogni tanto preferirebbero vincere 1-0 grazie a un’autorete. Un teorico del calcio, un pifferaio magico di spettatori increduli al cui donare la sua folle visione di calcio. Ma sfortunatamente c’è un prezzo da pagare. La bacheca trofei del mister, ha qualche ragnatela, che prima o poi, ne sono certo, verrà bruscamente rimossa. Ed allora l’equazione del calcio zemaniano è forse proprio 11+11 = (3+3) = 6
Andando a rispolverare delle vecchie VHS, ci sono dei match memorabili, rimaste nell’immaginario di un calcio quotato all’attacco e poeticamente caotiche . Sono il manifesto della sua idea. “Pazza Idea”
Gli esordi della sua carriera iniziano in Cecoslovacchia, dopo aver praticato diverse discipline sportive tra cui : hockey su ghiaccio, pallanuoto e pallamano; proprio con la pallamano anche in Italia ha giocato a quest'ultima disciplina, diventando allenatore e giocatore dell'Omeostasi.
Le sue prime esperienze come allenatore in Italia avvengono in squadre siciliane dilettantistiche, per poi prendere il patentino di allenatore professionista a Coverciano nel 1979; grazie anche all'intercessione dello zio, è chiamato ad allenare le giovanili del Palermo, dove resta fino al 1983 allenando Giovanissimi e Primavera. Qui viene soprannominato “il muto” da parte di Franco Marchione, all'epoca accompagnatore delle giovanili della squadra rosanero. Nel marzo del 1981 l'allenatore della prima squadra del Palermo Fernando Veneranda viene esonerato, ma Zeman non può prendere il suo posto in panchina poiché qualche giorno prima era stato squalificato per aver alzato la voce durante una partita della Primavera; in panchina, in occasione della partita vinta per 3-1 sul Milan, ci va così Erminio Favalli, ma la gara era stata comunque preparata tatticamente proprio da Zeman.
Dopo tre buone stagioni a Licata (tra cui la vittoria del campionato di Serie C2 del 1984-85 portando così la squadra siciliana per la prima volta nella sua storia in Serie C1, viene ingaggiato prima dal Foggia in Serie C1 chiudendo il campionato all'ottavo posto (con cinque punti di penalizzazione senza i quali la squadra avrebbe concluso quarta) e poi dal Parma in Serie B, dove durante il precampionato riuscirà a sconfiggere per 2-1 il Real Madrid per essere poi esonerato qualche mese dopo. Zeman torna quindi in Sicilia alla guida del Messina, chiuderà il campionato all'ottavo posto con il miglior attacco del campionato lanciando Salvatore Schillaci che sarà capocannoniere a fine campionato.
Questo periodo lo derubricherei come, la gavetta nelle serie minori. Ma a quanto pare , gli allenatori 2.0 ci propinano messaggi diversi.
Avventura, sogni, amarcord. Questa volta l’esperienza del boema è ripartita in quel di Cagliari.
L’epilogo nessuno lo sa. Per il momento vogliamo essere nostalgici, riavvolgere il nastro e godere di qualche brivido del gioco più bello del mondo, chiamato calcio.
Stagione 1995, Lazio-Fiorentina 8-2 . E’ la Fiorentina dei record con Rui Costa e Batistuta .Zeman la annichilisce. Tre gol in mezz’ora, partita chiusa nel primo tempo e regalata alla storia nella ripresa, con la Fiorentina che tenta una rimonta impossibile andando sul 5-2 e la Lazio che la rispegne immediatamente con altri 3 gol nei 10’ finali. Le fiammate, un classico di Zeman. Si contano 20 nitide occasioni da gol per i biancocelesti, che ne concretizzano “solo” 8. Casiraghi ne fa 4.
Stagione 1998, Lazio-Roma 3-3 L’atmosfera della grande bellezza romana ha la sua magia. Un derby infinito, a cui la Roma di Zeman arriva dopo averne persi 4 su 4 nella stagione precedente, tra campionato e coppa. Vantaggio con Delvecchio, rimonta Lazio con Mancini (doppietta) e Salas. La Roma, rimasta in 10 per l’espulsione di Petruzzi, sembra spacciata. E invece, nel giro di 4’, prima accorcia Di Francesco (78’) e poi Totti trova il primo gol nel derby (82’).
20 aprile 2012, Padova-Pescara 0-6 . Fa riflettere che il migliore in campo sia Perin, portiere del Padova. Pare impossibile, ma a fronte dei 6 gol incassati non si contano le occasioni che sventa. A tratti si ha l’impressione che la squadra di Zeman, in giornate come queste, possa farne anche 10, se non di più. Doppiette per Insigne e Immobile, che chiuderà la stagione di B da capocannoniere (28 gol). Pescara promosso con il miglior attacco (90 gol in 42 partite).
Consegniamo questi ricordi, un po’ sbiaditi, a chi sogna e ama, ancora oggi Zdenek Zeman.
Perché in fondo "Se fai un gol in più, te ne freghi di quanti ne prendi".

2 commenti:

Mattia ha detto...

A me personalmente Zeman é sempre piaciuto. Le sue squadre giocano bene e danno spettacolo. E lui é un'allenatore che sa il fatto suo.

Salvatore ha detto...

Non è però allenatore da grande squadra. E lo dimostrano, purtroppo, i risultati altalenanti ottenuti con Lazio e Roma. Il suo habitat naturale é la squadra di metà classifica che non punta a grossi obiettivi.

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