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domenica 10 agosto 2014

STORIE DI BIDONI - MARK HATELEY

Acquistati con la fama di campioni in grado di fare la differenza e finiti presto nel dimenticatoio. Sono tanti i bidoni arrivati in Italia preceduti e/o seguiti da grandi titoli di giornali e grandi aspettative dei propri tifosi e andati via senza troppo rimpianti. Elencarli tutti è impossibile, in queste domeniche d’estate proveremo a ricordarne qualcuno.

MARK HATELEY
Luogo di Nascita: Derby (Inghilterra)
Data di Nascita: 07/11/1961
Ruolo: Attaccante
Squadra: Milan

Mark Hateley era figlio di un calciatore: quasi naturale che lo diventasse anche lui a sua volta. Fu il terzo britannico ad approdare a Milanello in seguito alla riapertura delle frontiere, dopo Jordan e Blissett, che non lasciarono certo un ricordo indelebile. Tuttavia, all’epoca l’inglese andava di moda, visti anche gli ottimi risultati che le squadre britanniche conseguivano nelle Coppe europee. Attaccante molto potente, non aveva certo dei piedi eccelsi, ma sopperiva con la sua altezza, che lo rendeva particolarmente abile nel gioco di testa. Si era messo in evidenza con le maglie di Coventry City e Portsmouth (in Serie B però), poi nel 1984 approdò al Milan allenato da Nils Liedholm. Nonostante in maglia rossonera non segnasse con regolarità, in ogni gara sciorinava delle prestazioni sempre caratterizzate da grande generosità e spirito battagliero. Queste sue caratteristiche gli valsero l’appellativo di “Attila”, sulla scia del famoso film di Diego Abatantuono “Attila flagello di Dio”, un successo al botteghino proprio in quegli anni. 

Ma l’episodio chiave che lo erige a idolo della tifoseria (sempre consapevole di non aver a che fare con una “macchina da gol”) è datato 28 Ottobre 1984. Quel giorno fu di scena il derby contro gli odiati cugini dell’Inter, e proprio in quella partita così importante Hateley entrerà nel cuore dei tifosi, segnando un gol storico: infatti, superando nello stacco aereo l’ex Fulvio Collovati, realizzò la rete della vittoria che permise ai rossoneri di aggiudicarsi la stracittadina dopo molti anni di digiuno. «Ho visto arrivare quel pallone, e mi sono buttato, saltando più in alto possibile»; ha avuto la fortuna di segnare il gol giusto al momento giusto, e quell’unica rete è stata sufficiente per “perdonargli”, agli occhi dei tifosi, tutti gli errori da lui commessi in precedenza con la maglia rossonera. Che non furono pochi: infatti a Milano fu molto meno prolifico rispetto alle aspettative: in tre anni di militanza rossonera realizzò appena 17 gol, complici anche diversi infortuni.

Ritrovò nuova verve non appena lasciò l’Italia: nel 1987 si trasferì al Monaco, vincendo un anno dopo il titolo francese, mentre nel 1990 passò ai Rangers, con cui conquistò ben 6 campionati e 4 Coppe Nazionali in sette stagioni. Dal 1984 al 1992 mise a segno anche 8 reti in 32 gare con la maglia della Nazionale inglese. Concluse una carriera ricca di successi ma non certo esaltante, giocando molto meno con le maglie di Queen’s Park Rangers, Leeds United, ancora Glasgow Rangers, Hull City e Ross County. Con la maglia dell’Hull City sperimentò il doppio ruolo di allenatore-giocatore; un’esperienza che gli ha fatto capire che la panchina non è cosa per lui. E allora si è dedicato in un settore completamente diverso, ma interessante: curare le pubbliche relazioni dei Rangers di Glasgow.

Articolo tratto da: www.calciobidoni.it/


1 commento:

Michele ha detto...

Un giocatore che fa gol in un derby non é mai un bidone. :-)

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