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venerdì 1 agosto 2014

E' SOLO QUESTIONE DI STRESS?

Arrigo Sacchi dice stop. L’ex tecnico rossonero dà l'addio al ruolo di coordinatore tecnico delle nazionali giovanili.
A comunicarlo è stato lui stesso qualche giorno fa nel corso di una conferenza stampa in Federcalcio. "Con dispiacere lascio un incarico cui tengono molto, però ho un avversario terribile, che sono riuscito a governare per 22-23 anni, e che alla fine però sta vincendo, ed è lo stress. Ho avvisato la Figc già da un anno che a fine mandato avrei lasciato. Non sono stato un bravo padre, ho trascurato mia figlia, e non voglio fare lo stesso con la nipotina nata da poco. E poi non sono più un giovanotto, il mio recupero è più lento".

"Il nostro calcio - ha detto Sacchi - non punta sui giovani per due motivi, il primo sono i bilanci economici in rosso, che non consentono investimenti a lungo termine. Il secondo è che il nostro calcio è difensivo e punta più su giocatori esperti, mentre il giovane è più generoso e per farlo crescere serve seminare molto per ottenere risultati solo a lungo termine".

Tra i diversi risultati positivi ottenuti dalle Nazionali giovanili negli ultimi quattro anni spicca il secondo posto conquistato all’Europeo Under 21 alle spalle della Spagna: “Abbiamo eliminato una squadra come l’Olanda – ha ricordato Sacchi – e cinque loro giocatori sono partiti titolari in occasione della semifinale del Mondiale brasiliano. In questi quattro anni abbiamo lavorato molto, abbiamo cercato di dare ai ragazzi anche una dimensione e una mentalità internazionale”.
Sacchi torna poi sul Mondiale: "Era frutto dell'amore pensare che l'Italia potesse vincere. Ma non c'è stata una competizione che potesse indurci a generare questo pensiero. Nessun nostro club era entrato nei quarti di Champions. Sarebbe stato un miracolo, che non si è verificato. Sono stati commessi degli errori, qualcosa in più si poteva fare. Alcuni anni fa sono stato in Costa Rica a tenere un seminario di 6 giorni, oggi forse dovremmo chiamare un loro tecnico a tenere lezioni da noi... Quindi è il caso di rivedere qualcosa. Abbiamo dirigenti che pensano più al loro potere che al bene del sistema. Un po' di autocritica per tutti non può che fare bene. Possiamo crescere solo se smettiamo di piangere. L'Italia ha esportato cultura per 1500 anni, ma dobbiamo dimenticare furbizia, arrivismo, scorciatoie, compromessi, altrimenti siamo out. Spero che il nostro Paese riesca a risorgere".
Non entro nel merito delle decisioni che hanno spinto Sacchi a farsi da parte (mi fa sorridere il fatto che gente che guadagni milioni di euro si dichiari stressata, e noi poveri comuni mortali che campiamo con 1000 euro al mese, lavorando 8-10 ore al giorno, con mutuo, bollette e tutto il resto da pagare, cosa dovremmo dire?), ma credo che l’ex ct azzurro rientri tra quelli che capiscano di calcio come pochi e le sue dimissioni non siano un fattore positivo. Per rilanciare il movimento c’è gente “alla Sacchi”, non “alla Tavecchio”.


1 commento:

Andrea ha detto...

www.pianetasamp.blogspot.com

Mah...Sacchi mi pare che già da qualche tempo rivestisse questo ruolo in Federcalcio e non mi sembra che siano arrivati grandi risultati, a meno che non si voglia considerare tale il secondo posto ottenuto dall'Under 21 di Mangia...
Giudicare la vita altrui è sempre esercizio pericoloso, certo però che sentire un privilegiato come Sacchi lamentarsi dello stress mi lascia esterrefatto e con la grande voglia di mandarlo veramente a lavorare sul serio per almeno un mese e poi ne riparliamo...ciao!

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