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giovedì 31 luglio 2014

SQUADRE B, ECCO PERCHÉ ESSERE FAVOREVOLI

Tra le tante proposte che stanno uscendo fuori per rilanciare il calcio italiano, c’é anche quella delle cosiddette “squadre B”, che Albertini aveva già proposto qualche tempo fa e che, in qualità di candidato a Presidente Federale, ha di nuovo rilanciato in queste settimane. Io sono da sempre favorevole alla creazione da parte delle squadre di formazioni satellite dove poter far giocare i propri giovani.
Qualche giorno fa, Francesco Federico Pagani sul suo blog Sciabolata Morbida ha espresso delle riflessioni sull’argomento. Riflessioni che mi hanno trovato totalmente d’accordo e per questo ne ripropongo alcuni passaggi.

ü Partiamo da un presupposto: la “squadra B” deve essere una possibilità, certo non una imposizione.
Ci potrebbe essere chi preferirebbe comunque creare partnership con società terze (come fatto quest’anno dall’Inter col Prato), chi prediligerebbe sparpagliare i propri giovani in vari club dello stivale (come sta facendo da anni la Juventus) e chi ancora si potrebbe accontentare di mantenere solamente una formazione Primavera.

ü C’è la necessità alcune regolamentazioni studiate ad hoc. In primis bisognerebbe decidere da quale livello farle partire (direi Lega Pro, ma un’opzione potrebbe essere anche la Serie D). In secondo luogo si dovrebbe poi attestare l’impossibilità di arrivare allo stesso livello della propria “squadra madre”. Quindi un satellite di una squadra di A non potrebbe mai andare oltre la B. E verrebbe retrocesso automaticamente in caso di retrocessione del proprio club di riferimento.
ü Altra regolamentazione assolutamente necessaria riguarda l’età. Una “squadra B” che non preveda un limite di età rischierebbe infatti di diventare una sorta di cimitero per gli elefanti. Un club in cui, insomma, far giocare fuori rosa, giocatori ai margini della prima squadra, ecc.
ü Una “squadra B” è  una soluzione migliore rispetto ad un prestito perché una squadra B non ha la stessa necessità di qualsiasi altro team di portare risultati sportivi. L’unico risultato cui deve puntare è la creazione di un giocatore che giochi ad un livello tale da poter essere d’aiuto alla prima squadra.
Quindi mentre una qualsiasi squadra tenderebbe a panchinare un giovane che non dà garanzie immediate, un team satellite potrebbe puntarci, nel caso ci vedesse prospettive importanti, anche qualora i risultati non fossero buoni da subito.
Ed è proprio giocando che un ragazzo acquisisce consapevolezza dei propri mezzi e fiducia in sé stesso. Certo non facendo panchine su panchine in Serie B o Lega Pro.
ü L’assenza di un traguardo sportivo a breve termine porterebbe ad uno scadimento della competitività? Penso che in una situazione “normale” questo sia un falso problema.
Un ragazzo di 20 anni che si trova a giocare in un team satellite in Serie B e che non dà il 101% di quello che ha in ogni partita nonostante non ci sia la necessità stringente di portare a casa i tre punti è semplicemente un professionista fallito in partenza.
Un ragazzo di 20 anni che non capisca che la sua carriera inizia proprio da lì e che un campionato giocato ad alto livello potrebbe garantirgli chiamate e contratti importanti già dalla stagione successiva ha semplicemente sbagliato lavoro.
ü Le “squadre B” andrebbero a togliere un posto ai club “tradizionali”? La Lega Pro è stata ridotta di moltissimo a causa dei tanti fallimenti. La Serie B, ad oggi, dovrebbe essere giocata a 21 squadre.
La realtà delle cose è che un team satellite di un grande club sarebbe economicamente più sostenibile di certe squadre di provincia che investono tanto per avere risultati sportivi di livello. Se questi non arrivano, spesso falliscono.
Per il futuro si parla già di un’ulteriore sforbiciata al numero di team professionistici. Forse prima di questo si potrebbe optare proprio per la via che porta alle “squadre B”.

Se avete voglia di leggere l’articolo (e ne vale sicuramente la pena) CLICCATE QUI.


3 commenti:

Mattia ha detto...

Credo che creare squadre B potrebbe essere una buona soluzione per rilanciare e valorizzare i giovani e i nostri vivai.
Ma per rilanciare il calcio servirà ben altro.

Stefano ha detto...

Vista così sembra una buona idea ma continuo a nutrire delle perplessità. Non é creando delle squadre B che si rilanciano i giovani. In Inghilterra e Germania non esistono eppure di giovani che giocano in prima squadra ce ne sono. Il problema é di mentalità. In Italia non si punta sui giovani.

Brother ha detto...

Sono d'accordo con Stefano. Le squadre B servono a poco se poi la "squadra madre" non pesca a piene mani dalla formazione satellite.
C'è magari il rischio che i giovani giochino nella "squadra B" fino all'età limite e poi spediti in prestito o in vendita a squadre delle categorie minori. E allora che avremmo risolto?

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