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mercoledì 13 novembre 2013

PRECARIO TRA I PRECARI, LA DURA VITA DELL'ALLENATORE

Dura la vita dell’allenatore. Soprattutto quando i risultati sperati non arrivano subito. C’è il rischio che prima che arrivino i frutti del tuo lavoro arrivi il benservito. Dura la vita dell’allenatore. Soprattutto perché non sai mai cosa passa per la testa dei presidenti.
Per dire, Sannino è stato esonerato dal Chievo dopo aver pareggiato con il Milan, mentre Allegri confermato dopo averlo fatto con l’ultima in classifica.
Sannino esce di scena per far posto a Corini, andato via in estate, dopo aver salvato il Chievo. Cinque mesi fa non gli avevano offerto due meritati anni di contratto, ora l’hanno accontentato. Allegri? Resta ma è il più sfiduciato della storia: Berlusconi non lo ha mai amato, adora Pippo Inzaghi, peccato che il tipo di scelta (affidare la prima squadra al tecnico in ascesa della Primavera) ricordi pericolosamente quella fatta da Moratti con Stramaccioni. Il giovane prese il posto di Ranieri, subentrato a Gasperini, tornato a sua volta al Genoa al posto di un giovane, Liverani. Per inciso, Gasperini all’Inter pagò la scelta blasfema della difesa a tre, accolta ora con Mazzarri come la mano santa nerazzurra.


La gestione nevrotica delle panchine getta una luce indiscreta, seppure non nuova, sulla reale capacità di molti presidenti. Il nuovo allenatore è sempre la soluzione migliore, soprattutto se è giovane. Abbiamo inseguito il nuovo Guardiola, bruciando Stramaccioni, Ferrara, Liverani, Gattuso e tagliando fuori una generazione di cinquantenni, né troppo bambini né troppo anziani. Come se fosse facile trovare il nuovo Guardiola. Più difficile capire che non puoi affidare una Ferrari ad un neopatentato. Fare l’allenatore è un mestiere difficile e si arriva in Serie A dopo la dovuta gavetta. Spesso a fare la differenza è proprio questo. Il fatto di avere o non avere esperienza. Il Genoa di inizio stagione sbandava pericolosamente in mano a Liverani, con Gasperini va che è una bellezza. E che dire dell’Inter? Mazzarri ha più o meno la stessa rosa che aveva Stramaccioni la scorsa stagione. La stessa rosa che lo scorso anno fece un girone di ritorno da incubo e ora sta convincendo alla grande.
L’esperienza fa la differenza, ma anche la pazienza può dare i suoi frutti. Come il Sassuolo, per esempio, che non ha esonerato Di Francesco dopo il pesante 7-0 subito ad opera dell’Inter (parliamoci chiaro, quanti presidenti avrebbero resistito alla tentazione di liquidare il proprio allenatore dopo un 0-7?). Da quella gara in poi abbiamo assistito a tutt’altro campionato da parte del Sassuolo. Peccato che non tutti la pensino così. Ieri sono saltati Sannino (come già detto) e Delio Rossi (è già pronto Mihajlovic se riesce a liberarsi dalla federazione serba). Ma le panchine in precario equilibrio non mancano mai. Petkovic non è saldissimo. Guidolin, è messo in dubbio a casa sua, Udine.
Dura la vita dell’allenatore, il più precario in un popolo di precari.

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2 commenti:

Mattia ha detto...

Nel momento in cui affidi la squadra ad un allenatore giovane devi essere cosciente che ha bisogno di tempo. Non puoi metterlo in discussione dopo poche giornate o alla prima difficoltà.

pier tomatis ha detto...

Chissà perché chi spinge per la permanenza di Allegri sulla panchina del Milan non è milanista? Bah... mistero...

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