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giovedì 22 agosto 2013

ECCO IL CAMPIONATO DELLE STRACITTADINE (da Milano a Roma, quanti derby)

Cinque derby. Il campionato di calcio ormai alle porte verrà ricordato anche perché sarà il primo che potrà offrire cinque stracittadine. Mai prima di questo campionato 2013-14 c’erano state due squadre di cinque città (Roma, Milano, Torino, Genova e, ultima, Verona). Metà delle partecipanti (10 su 20) sono imparentate tra loro e disputeranno dieci derby. Suggestivo. E terrificante. Perché il derby non è mai una partita qualsiasi, in alcune città vincere il derby equivale quasi a conquistare uno scudetto.
Chiedete informazioni a Roma, per esempio. Dove l’ultimo derby, la finale di Coppa Italia dello scorso maggio, ha causato traumi pesanti alla Roma giallorossa. Una ferita che non sarà facile da rimarginare e che probabilmente si porteranno dietro per un bel po’ di tempo. Perché i laziali saranno sempre quelli che hanno vinto il derby di Coppa. Non che sia stato l’unico derby memorabile, da Delio Rossi che si tuffa nel fontanone per festeggiare la vittoria al “vi ho purgato ancora” di Totti, di derby della Capitale che non sono passati inosservati ce ne sarebbero tanti.

E a Milano? Probabilmente il massimo del cattivo gusto si ottenne quando in risposta al campionato vinto dall’Inter, il Milan andò a prendersi la Champions e sul carro dei vincitori i suoi spiegarono ai rivali dove mettersi lo scudetto. Anche se non va nemmeno dimenticato un derby di Champions League sospeso per fumogeni. Dobbiamo sempre farci riconoscere, anche fuori dai confini nazionali.
Genova è meglio? Come no. Chiedete a un genoano quale sia stata la più grande soddisfazione di questi anni di magra. Vi ricorderà il luminoso pomeriggio in cui battendo la Sampdoria la sospinsero in serie B. Segnò il gol decisivo l’argentino Boselli, mai apparso sui monitor né prima né dopo. Il derby di Torino è da decenni meno ferale per via del divario tra le due squadre. Ma entrambe sognano lo stesso epilogo: vincere al 91esimo con un rigore inesistente.
Per il momento si salva Verona dove la mancanza di precedenti (le due squadre si sono incrociate sono nella stagione 2001-2002) non permette di raccontare particolari aneddoti. Anche se molti forse non sanno che prima della promozione del Chievo in Serie A i tifosi del Verona prendevano in giro i cugini dicendo “quando i mussi volarà, il ceo in serie A” (quando gli asini voleranno, il Chievo in Serie A).
Un campionato con cinque derby è una rosa con cinque spine. Specialmente se le milanesi e le romane si trovassero fuori dalla lotta scudetto. Ma anche se invece combattessero per vincerlo lo farebbero per sbatterlo in faccia all’altra mezza città, vendicare una coppetta, ribadire una complessata superiorità, essere primi dove meno conta: a casa propria. Perché il derby è il derby. E non è mai una partita qualsiasi.

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2 commenti:

Simone ha detto...

Il derby non é mai una partita come le altre. Purtroppo spesso viene ricordato per quello che succede fuori dai 90 minuti. Per esempio, chi si ricorda come finì il derby del "vi ho purgato ancora"? E il derby milanese sospeso per fumogeni?
La rivalità sportiva dovrebbe sfociare in una "sana' battaglia sl campo non in una battaglia nel senso letterale del termine.

Mattia ha detto...

Aldilà delle rivalità e degli sfottò credo che il derby sia una partita molto sentita e molto "vissuta" solo a Roma. Per il resto non vedo rivalità accese che sfociano in episodi extracalcistici (qualcuno dimentica quando tentarono di fermare il derby romano con la falsa notizia che era morto un bambino, giusto per citarne uno).

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