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domenica 5 agosto 2012

L'ARTE DEL GOAL - LEVA CALCISTICA '68

Quando il calcio incontra le varie forme dell’arte. Dalla poesia al cinema, dalla musica alla letteratura, dalla pittura alla scultura, viaggio domenicale tra piccoli momenti di arte calcistica.

La canzone “calcistica” più famosa e sicuramente la più bella. Una poesia dove il calcio è visto come una metafora della vita. Come su un rettangolo verde, così lotti nella vita, vinci o perdi, sudi, soffri, gioisci.
E come nel calcio anche nella vita arriva il momento determinante, il rigore che può cambiare il corso degli eventi e che può essere sbagliato anche dal migliore, nonostante “metta il cuore dentro alle scarpe e corra più veloce del vento”.
Il protagonista della canzone fa parte infatti di una schiera di magnifici perdenti, di quei “giocatori tristi che non hanno vinto mai”, che nessuno ormai più ricorda. Uomini che hanno scelto la rettitudine piuttosto che l’inganno, o che semplicemente hanno sbagliato nel momento decisivo della propria vita. Una vita che li ha irrimediabilmente condannati all’indeterminatezza ("ed hanno appeso le scarpe a qualche tipo di muro e adesso ridono dentro a un bar e sono innamorati da dieci anni con una donna che non hanno amato mai") ma che invece De Gregori assolve perché un grande giocatore (e un grande uomo) resta tale anche se sbaglia un calcio di rigore, dal momento che “non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore. Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia”.

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1 commento:

Simone ha detto...

Sono daccordo con te. Di canzoni "calcistiche" ne hanno fatto tante ma indubbiamente questa rimane la più bella.
Poetica e intensa

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