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martedì 21 dicembre 2010

ADDIO A BEARZOT, CT E PAPA' DELL'ITALIA MUNDIAL

Certi personaggi non c’è bisogno di conoscerli per amarli. Basta vederli in qualche filmato datato o sentire i racconti di qualcuno per imparare ad amarli, ad apprezzarli.
Il quel 1982 ero troppo piccolo per capire di calci
o. Ho conosciuto e amato dopo quella straordinaria nazionale azzurra che conquistò il Mondiale e in particolare quel signore con la pipa che rispondeva al nome di Enzo Bearzot.
Stamattina il “vecio” (come tutti lo chiamavano) se n’è andato. Enzo Bearzot, il commissario tecnico del trionfo in Spagna nel 1982, è morto. Curiosamente si è spento proprio il 21 dicembre, come Vittorio Pozzo, il c.t. che vinse i due Mondiali prima di lui, nel 1934 e 1938, scomparso il 21 dicembre di 42 anni fa.
Nato ad Aiello del Friuli il 27 settembre 1927, ebbe una discreta carriera come giocatore nonostante tutti lo ricordano solo come ct azzurro. Iniziò dalle file della modesta squadra locale ma a meno di 20 anni portato in serie B alla Pro Gorizia e poi lanciato ai vertici all'Inter, Bearzot giocò anche nel Catania e soprattutto nel Torino, vivendo in granata il momento più alto della sua carriera, fatta di164 presenze, dal 1957 al 1964. L’addio al calcio coincide con l’ultimo anno al Toro in cui prende in mano le giovanili granata per poi diventare assistente di Nereo Rocco e Edmondo Fabbri. Dopo una breve esperienza al Prato, il primo impatto con l’azzurro: era il 1969. Resterà alla guida dell’Under 23 fino al 1975; il trampolino di lancio per la Nazionale maggiore. Dopo il fallimento in Germania nel 1974 condivide la panchina con Fulvio Bernardini fino al 1977.
Il resto è storia. L'Italia conquista il quarto posto in Argentina nel 1978, una nazionale composta da elementi ancora imberbi come Antonio Cabrini e Paolo Rossi. Proprio Rossi, convocato nel 1982 dopo la famosa squalifica, sarà l’artefice del trionfo spagnolo; una conquista strepitosa contro avversari fortissimi (Brasile, Argentina e Germania), contro la feroce critica della stampa italiana contro la quale Bearzot "inventò" il silenzio stampa. Meno fortunato il prosieguo sulla panchina azzurra: nel 1986 i campioni del Mondo escono agli ottavi contro la Francia. Bearzot si dimette dopo 104 panchine. Più di Vittorio Pozzo che ne collezionò 97. Il suo resterà un record ancora imbattuto.
Rappresentava un calcio d’altri tempi, dove il fattore umano contava più di ogni altra cosa, dove le parole spesso non servivano. Lui non si riconosceva in questo calcio, lui non aveva nulla a che vedere con questo calcio. Per i ragazzi del Mundial ’82 Bearzot non era solo un commissario tecnico, era di più, era un padre. E tutti da Rossi a Cabrini, da Antognoni a Causio, da Zoff a Gentile, da Oriali a Graziani, da Altobelli a Bergomi, da Conti a Tardelli piangono la scomparsa di un grande allenatore, di un grande uomo e soprattutto di un grande padre.

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3 commenti:

Pakos ha detto...

Se ne va un grande uomo, un personaggio che ha fatto la storia del calcio e lo ha fatto in punta di piedi senza tanti clamori.

Nerazzurro ha detto...

Ciao Vecio, ti ricorderemo sempre con affetto e stima.

PS: Se penso che il 2006 è stato messo sullo stesso piano di un soggetto come Lippi rabbrividisco dalla rabbia...

Andrea ha detto...

www.pianetasamp.blogspot.com

Un simbolo di quel calcio che ormai ahimè non esiste più...buon viaggio Vecio...

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