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sabato 10 agosto 2019

STORIE DI BIDONI – VRATISLAV GRESKO

Acquistati con la fama di campioni in grado di fare la differenza e finiti presto nel dimenticatoio. Sono tanti i bidoni arrivati in Italia preceduti e/o seguiti da grandi titoli di giornali e grandi aspettative dei propri tifosi e andati via senza troppo rimpianti. Elencarli tutti è impossibile, proveremo a ricordarne qualcuno.

VRATISLAV GRESKO
Luogo di Nascita: Presburg (Slovacchia)
Data di Nascita: 24/07/1977
Ruolo: Terzino Sinistro
Squadra: Inter

Alzi la mano quel tifoso nerazzurro che abbia superato i 30 anni e che non ricordi chi sia Gresko, sciagurato terzino sinistro che ci costò (anche se le colpe non sono solo sue) lo scudetto del 2002.
Gresko, biondo terzino sinistro, muove i primi passi nel Dukla Banska Bystrica, poi nel 1997 entra a far parte a pieno titolo del calcio professionistico, con la maglia dell’Inter Bratislava. Il salto di qualità avviene nel 1999: il Bayer Leverkusen lo acquista dandogli la possibilità di disputare anche la Champions League. Nel frattempo, Gresko diventa titolare inamovibile della sua Nazionale Under 21 e nella fase finale degli Europei del 2000 incontra (giocando anche bene) l’Italia allenata da Marco Tardelli. Proprio Tardelli il 7 Ottobre viene assunto come tecnico dell’Inter, si ricorda di quel lungagnone biondo di nome Gresko, e decide di farlo ingaggiare. Costo dell’operazione: circa 9 miliardi di Lire. Soldi ben spesi (dicono i dirigenti milanesi) per quello che dovrà essere l’erede di Brehme e Roberto Carlos. 

Il suo esordio è assolutamente positivo: una bella gara e un assist per Recoba nel 2-0 casalingo contro la Roma. Gresko sembra poter reggere addirittura da titolare: nel suo ruolo, a differenza di Leverkusen, non è chiuso da nessuno. Le pagine successive della sua avventura andrebbero ascoltate, più che lette: tanti, sonori fischi e pochissime cose belle viste in campo.

L’avvicendamento in panchina tra Tardelli e Cuper non sembra portare giovamenti: nella stagione 2001/02 lo slovacco è ancora lì, per l’amarezza dei tifosi nerazzurri. La scena madre: 5 Maggio 2002, l’Inter deve battere l’arrendevole Lazio all’Olimpico per laurearsi Campione d’Italia, la festa è pronta. Ma gli incredibili errori di Gresko in fase difensiva permettono ai biancocelesti di vincere, quasi senza volerlo, per 4-2 e alla Juventus di conquistare il tricolore. Si scopre che anche a Bratislava e a Leverkusen, qualche anno prima, era andata a finire così, e c’era Gresko in campo.
Il suo nome è sulla bocca di tutti: in poco tempo diventa l’anti-eroe del pallone per eccellenza. In estate l’Inter è costretta a darlo in prestito, visto che nessuna squadra vuole acquistarlo, e così arriva a Parma, dove colleziona quattro spezzoni di partita in tutta la stagione. A Gennaio 2003 è costretto ad imbarcarsi per Blackburn, dove finalmente sembra riuscire ad esprimersi al meglio. Tant’è che il club allenato da Graham Souness decide di riscattare il suo cartellino, facendogli firmare un triennale. Nell'estate del 2006 viene ingaggiato dal Norimberga con cui vinse la Coppa di Germania. Nel 2007-08 è ancora al Bayer Leverkusen, in cui rimane fino al 2009 a fine contratto.
Tornato in patria, dopo due anni di inattività si impegna con il Podbrezová appena promosso nella seconda divisione nazionale; è il suo ultimo club, perché dopo quattro stagioni, in cui giunse anche una promozione in prima divisione nel 2014, si ritira a giugno 2015 per dedicarsi all'organizzazione teatrale, attività che aveva iniziato a intraprendere nel corso degli ultimi anni di carriera in Slovacchia.

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4 commenti:

Nerazzurro ha detto...

Non era poi così scarso. Purtroppo ha deciso di sbagliare una partita nel momento meno opportuno della sua carriera. E della nostra storia.

Pakos ha detto...

Come lasciare il segno nella storia dell'Inter. E del calcio italiano.

BlackWhite ha detto...

@Pakos. E anche nella storia della Juventus, se permetti. 17 anni dopo stiamo ancora godendo…

Brother ha detto...

Nerazzurro, non diciamo fesserie. Era un bidone a tutti gli effetti. Non che i terzini degli ultimi anni siano stati migliori. Se penso ad Alvaro Pereira e Dodò…

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