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sabato 23 luglio 2016

STORIE DI BIDONI - JOSE' PERDOMO

Acquistati con la fama di campioni in grado di fare la differenza e finiti presto nel dimenticatoio. Sono tanti i bidoni arrivati in Italia preceduti e/o seguiti da grandi titoli di giornali e grandi aspettative dei propri tifosi e andati via senza troppo rimpianti. Elencarli tutti è impossibile, proveremo a ricordarne qualcuno.

JOSÉ BATTLE TEIXEIRA PERDOMO
Luogo di Nascita: Salto (Uruguay)
Data di Nascita: 05/05/1959
Ruolo: Centrocampista
Squadra: Genoa

Fu il compianto Franco Scoglio a volere a tutti i costi Josè Batlle Texeira, meglio conosciuto come Perdomo, nel suo Genoa. Il Professore era appassionato di calcio sudamericano e nell’estate del 1989, gasato dall’approdo dei rossoblu in Serie A, si occupò personalmente del calciomercato battendo i campi del Sudamerica alla ricerca di talenti a prezzi ragionevoli.
Perdomo, acquistato per soli 130 milioni di Lire, era un “volante central”, ovvero un centrocampista, non proprio velocissimo, ma già nel giro della Nazionale. Un entusiastico Sandro Ciotti ebbe per lui parole al miele al termine di un’amichevole disputata tra Italia ed Uruguay a Verona: finì 1-1, gol di Roby Baggio e Aguilera. Il Commissario Tecnico degli azzurri era Azeglio Vicini, quello della “celeste” Oscar Washington Tabarez. E Perdomo disputò una gara eccellente.
Quando vestì la maglia del Genoa, però, si rivelò un giocatore quasi inutile: in teoria avrebbe dovuto costituire il cardine del gioco rossoblu (una sorta di Pirlo), giocando mediano davanti alla difesa. E invece fu lento e compassato, faticando a rincorrere gli avversari, venendo bollato come “cattivo” risultando estremamente falloso. Il fatto di non riuscire a reggere i ritmi lo porta ad aumentare la sua aggressività, e quindi colleziona parecchi cartellini gialli. Lo stesso giocatore nelle interviste non aveva timore di sventolare ai quattro venti la sua attitudine nel ricevere ammonizioni. Non è un caso se poi i tifosi del Grifone finirono per chiamarlo “Perdemmu” (“perdiamo” in dialetto genovese). Senza mai convincere, al termine della stagione fu ceduto al Coventry City in Inghilterra, il quale a sua volta, dopo pochi mesi lo girò in Spagna al Betis Siviglia dove concluse mestamente la sua breve e deprecabile esperienza europea, tornandosene in Uruguay: prima al Gimnasia La Plata, poi riabbracciando il Penarol e quindi chiudendo la carriera nel 1995 nel modesto Basanez, club di secondo piano di Montevideo, che proprio in quell’anno ottenne per la prima volta nella sua storia l’accesso al campionato di vertice e concludendo “in bellezza” con un’immediata retrocessione.
Tutt’oggi Perdomo è universalmente ricordato per un’espressione, entrata negli annali del calcio umoristico, pronunciata da Vujadin Boskov, all’epoca allenatore della Sampdoria, prima di un Derby: "Se sciolgo il mio cane, gioca meglio di Perdomo". Un insulto, una frase ironica, conosciuta ancora oggi dalle nuove generazioni, che però al tecnico jugoslavo costò il deferimento al Procuratore Federale dal parte del suo stesso club, nonché parecchi milioni tra multa per diffamazione e sanzioni applicate dal club.
Articolo tratto da: www.calciobidoni.it/

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2 commenti:

Salvatore ha detto...

Ma sbaglio o Perdomo arrivò insieme ad Aguilera e a Ruben Paz, altro pippone assurdo...

Andrea ha detto...

www.pianetasamp.blogspot.com

Ricordi bene Salvatore, dei tre Aguilera sembrava il più scarso, se non sbaglio furono quasi "obbligati" a prenderlo per avere gli altri due ( o uno solo, non ricordo con esattezza...) e invece alla fine l'unico giocatore vero era proprio Aguilera...ciao!

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