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martedì 5 luglio 2016

IL FAVOLOSO MONDO DI WALTER ZENGA

Zenga dovrebbe darsi alla tv. Per sempre, s’intende.
È un consiglio, caro Walter, anzi un desiderio. La panchina che cede il passo al microfono quando meno te lo aspetti: ha pure un ché di romantico. Perché l’Europeo ci ha regalato sì una grande Italia, ma anche un nuovo, grande commentatore: Zenga, nella telecronaca Rai al fianco di Alberto Rimedio, ha stupito gli italiani.
La zuffa trash con Varriale ai tempi del Zenga mister del Catania (video, per non dimenticare), è stata definitivamente surclassata. Era l’apice dello Zenga televisivo, non lo è più.
L’Uomo Ragno-commentatore ha un’aura empatica con gli italiani infinitamente superiore all’alterego allenatore. E poi, Zenga per una volta è l’uomo giusto al momento giusto nel posto giusto.
È opinione comune che Walterone sia sempre stato un po’ un montato, uno che fa il duro per mascherar le debolezze. È un ritratto, questo, probabilmente fuorviato dal filtro che ogni allenatore pone tra sé e gli altri.

Tutti i tecnici hanno un modo di essere e uno di fare: a volte coincidenti, altre volte opposti, diversi. Il modo di porsi dello Zenga-allenatore non coincide con le aspettative del tifoso medio italiano, che infatti non ha mai apprezzato fino in fondo i tecnici di stampo ruvido, come ad esempio - lungi dal far paragoni tecnici - Mourinho o lo stesso Conte. Da commentatore, invece, Zenga sta diventando uno degli uomini di calcio più amati d’Italia, semplicemente perché il commento alla partita vuole che sia la persona ad imporsi sul personaggio, e non viceversa. Nella narrazione del gioco, la genuinità è un valore e non un difetto. Un Walter così “vero” come nelle telecronache Rai non si è mai visto, e proprio per questo piace. "Ora sì che fa il suo lavoro", sostiene il suo ex presidente Ferrero, pensando di infilare una freccia dritta al cuore di Zenga. Invece è proprio questo il punto: Walter dovrebbe pensare di continuare la nuova carriera perché è bravo. Non più o meno che nel vecchio mestiere: Zenga, in cabina radio, è semplicemente se stesso. Per la prima volta, il suo bizzarro senso di autoironia prevale su quella durezza autoimposta e quindi un po’ stonata: sa di non essere nato per fare il telecronista, per narrare o commentare l’evento sportivo, e per questo si prende meno sul serio. O meglio: sempre meno sul serio. Dopo le prime partite, in cui le sue analisi tecniche o tattiche la facevano da padrone, l’Uomo Ragno è diventato sempre di più il mental-coach degli azzurri (“Non dobbiamo soffrire ragazzi, dai, dai, dai!”) e del pubblico, che trepidante sul divano di casa trova conforto nel commento che esce dalle casse del televisore. E quando Rimedio gli chiede un commento sulla prestazione di Thiago Motta, Zenga risponde con un secco “boh”: un non commento come sintesi perfetta del pensiero di milioni di italiani.
Al fischio finale di Italia-Spagna, ha fatto divinamente coincidere il sé allenatore con il sé commentatore empatico, esclamando: «Al prossimo che dice che siamo scarsi, lo picchio». Era un invito alla coesione attorno ad una nazionale che lo rappresenta e rappresenta anche tutti gli italiani. Solo che anziché elargire pacche sulle spalle ai suoi giocatori, Zenga “minaccia” i detrattori.
Walterone è un ambasciatore dell’orgoglio azzurro, l'uomo che vorremmo aver di fianco al bar mentre guardiamo le partite dell'Italia.
Perché l'Europeo è finito, le partite della nazionale no.

1 commento:

Theseus ha detto...

Punti di vista... Per me il commento tecnico deve essere commento tecnico, non tifo da bar. Zenga mi sta simpatico, ma questo suo modo di commentare le partite non è che mi sia piaciuto così tanto...

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