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giovedì 20 agosto 2015

CATANIA LEGA PRO E -12, TERAMO IN D (che fine hanno fatto le pene severe?)

Catania in Lega Pro con una penalità di -12, Savona e Teramo in Serie D. Lo ha stabilito il Tribunale Federale Nazionale della Figc nelle sentenze emesse stamane relative al processo di primo grado al Calcioscommesse per quanto riguarda i filoni di Catania e Catanzaro.
Per il club etneo si tratta di una sentenza peggiorativa rispetto alle richieste dell’accusa, in quanto il procuratore federale aveva chiesto la retrocessione in Lega Pro e -5 punti di penalizzazione in virtù dell’articolo 24 (collaborazione e ammissione) riconosciuto dalla procura al patron, Antonino Pulivrenti. Per quanto riguarda la combine Savona-Teramo, per il club abruzzese è confermata la responsabilità diretta del patron Luciano Campitelli e quindi la retrocessione in Serie D.

Il Tribunale ha disposto inoltre l'inibizione del patron del Catania Antonino Pulvirenti per 5 anni (più un'ammenda di 300mila euro), dell'ex ad Pablo Cosentino per 4 anni (più un'ammenda di 50mila euro) e del dirigente Piero Di Luzio per 5 anni più preclusione (e ammenda di 150mila euro).

Ancora una volta il calcio italiano esce sconfitto da una vicenda riguardante illeciti. Il Catania ha comprato 6 partite per evitare la Lega Pro. Alla fine è stato scoperto ed è stato retrocesso in Lega Pro (sorvoliamo sui punti penalità perché con i vari appelli e controappelli alla fine saranno decurtati o peggio ancora azzerati). Da ciò si deduce che di fronte all’ipotesi di “sistemare” un paio di partite per evitare una eventuale retrocessione vale sicuramente la pena rischiare. Nelle peggiori delle ipotesi, se vieni scoperto, ti retrocedono. La pena è minima rispetto al rischio.
Del resto, è bene ricordarlo periodicamente perché ci si scorda facilmente, ci sono società che hanno pilotato l’esito di ben due stagioni e se la sono cavata con una retrocessione e 7 punti di penalità. Oppure giocatori coinvolti in giri di calcioscommesse che continuano a giocare o allenatori coinvolti nel calcioscommesse con ruoli marginali che sono stati promossi a commissari tecnici della Nazionale.
Ma la legge, in Italia, non è uguale per tutti. E se il Catania se l’è cavata con poco, lo stesso non si può dire del Teramo. La squadra abruzzese, che aveva assaporato l’ebbrezza della Serie B per la prima volta, sarà costretta a ripartire dalla D.
Perché questa disparità di trattamento? La risposta è nei numeri. Catania è tra le città più popolate d’Italia (se non ricordo male è addirittura tra le prime 10), Teramo è 120esima o giù di lì. Il Catania ha disputato 17 campionati di Serie A e 34 di Serie B, il Teramo era alla sua prima stagione nella serie cadetta. Bastano questi due dati per spiegare che Catania e il Catania hanno un peso specifico molto più grande del Teramo e di Teramo. Per dire fosse stata coinvolta la Juventus o l’Inter se la sarebbero cavata con un buffetto, viceversa il Castel di Sangro o il Campobasso sarebbe stati radiati.
Ancora una volta la giustizia sportiva ha dimostrato di essere incapace di emettere sentenze drastiche e di punire con severità chi si rende protagonista di episodi tutt’altro che sportivi. La cosa che fa sorridere è che appena scoppia lo scandalo sono tutti giustizieri severi che promettono pene esemplari, poi passato il clamore iniziale si piegano tutti alla ragion di Stato. Questa è l’Italia, baby.

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2 commenti:

Stefano ha detto...

È triste ammetterlo ma ancora una volta bisogna fare i conti con l'incapacità da parte della giustizia sportiva di fare piazza pulita di questo marciume.

Carlo Sandri ha detto...

E' davvero incredibile, conviene senza dubbio provare a commettere i reati.
Scusate ma il paragone con la Juventus che se la sarebbe cavata con un buffetto regge poco: la Juventus per Calciopoli ebbe una sentenza analoga (retrocessione di una categoria con molti punti di penalizzazione, ridotti a pochi nei vari appelli - e vedremo come finirà col Catania), ma parliamo di una squadra che aveva vinto entrambi i campionati, e soprattutto - scusate se è poco, ma vedo che non vi entra proprio - che non aveva comprato nessuna partita! E non dico secondo me, ma neppure secondo la stessa sentenza di condanna!
La cosa veramente atroce qui è che il Catania è stato trattato coi guanti perché ha collaborato con la giustizia: concetto che sembra ragionevole, solo che per poter collaborare con la giustizia e confessare dei reati, occorre essere colpevoli ed averli commessi... se si è ingiustamente accusati, questa possibilità è preclusa! E nella giustizia sportiva, dove non servono prove per essere condannati, ma viceversa occorrerebbe inventarsi modi inesistenti per dimostrare la propria innocenza (vedi caso Conte), vengono fuori queste sentenze.

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