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martedì 11 novembre 2014

PAOLO MONTERO, IL CAUDILLO DEL PENAROL

Gli uruguagi non sono come gli argentini, i tedeschi, i brasiliani, gli spagnoli o gli inglesi. Gli uruguagi sono uruguagi, somigliano solo a sé stessi, anche se a volte vorrebbero essere diversi.
Mangiano asado, giocano al “truco”, amano il calcio e sognano cose impossibili. I loro orizzonti sono stati e saranno lo sforzo e i miracoli; e la loro passione era, e saranno le sfide.
Sono contraddittori, ingiusti, immaturi, sognatori, testardi. Molto testardi. Non si danno mai per vinti, sono combattenti. Sono piccoli ma sognano di essere giganti.
Vogliono vincere le partite facili che però fanno diventare difficili, e a volte facili le rendono un po’ (solo un po’) più difficili. Le giocano tutte, però quando vincono, dicono “abbiamo vinto”; quando perdono, dicono “abbiamo perso”.
Parafrasando le parole di Diego Lugano, capitano dell’Uruguay, si può rimarcare l’indomita filosofia di uno degli ultimi guerrieri della Celeste, tornato alla ribalta delle cronache sportive.

Paolo Ronald Iglesias Montero.

Paolo nasce calcisticamente nel Penarol, dove lo battezzano subito Terminator, soprannome che in Italia lascerà il posto al più diretto “Pigna” dopo il famoso episodio del pugno in faccia sferrato a Gigi Di Biagio. Che sia un uomo senza fronzoli lo capisci guardandogli la faccia. Dritto negli occhi no, bisogna avere troppo coraggio. Lo sguardo fiero ed i suoi lineamenti spigolosi lasciano ben poco spazio all’immaginazione, le poche parole, tipiche di chi preferisce far parlare i fatti, fanno il resto.
Montero è uno di quei giocatori sempre più difficili da reperire al giorno d’oggi, un combattente nato guidato dalla Garra Charrua. Le luci della ribalta non gli sono mai appartenute, e per uno che preferisce vivere nell’ombra è sicuramente un vanto di cui andare orgogliosi. Perché la partita di pallone la puoi perdere ma non la dignità, non il rispetto della tua gente per cui devi sempre uscire a testa alta.
“Mio padre, Julio, è stato un asso del Nacional di Montevideo e della “Celeste”, la nazionale uruguagia. Nel mio destino c’era scritto che avrei ripercorso il cammino di papà; questione di cromosomi, di fatalità e di sangue. Al Peñarol sono arrivato che non avevo ancora diciotto anni; Menotti mi disse che sarei diventato come Passerella e toccai il cielo con un dito”.
ll Peñarol, la squadra in cui ha incominciato a giocare ed in cui ha finito la tua carriera, é stata fondata da un gruppo di italiani emigrati in Uruguay e provenienti da un piccolo paese alle porte di Torino, Pinerolo. Un segno del destino: «Il Peñarol è stata una delle più famose e forti squadre del Sudamerica ed anche del Mondo: In passato, oltre che in Uruguay; ha vinto anche tanti trofei internazionali; come la Coppa Libertadores o l’Intercontinentale: Oltretutto, io sono sempre stato un sostenitore dei Peñarol: giocare con la maglia della squadra per cui hai fatto il tifo sin da bambino è una soddisfazione particolare».
Proprio da Penarol riparte la storia.
Ieri, dopo la sconfitta per 1-0 nel derby di Montevideo contro il Nacional, Jorge Fossati ha dato le dimissioni da allenatore del club uruguaiano. Le motivazioni, comunque, non vanno ricercate sul campo ma, come specificato dallo stesso tecnico, sono legate a motivi extracalcistici. La scelta di Montero, da poco ufficiale, è però solo temporanea: a dicembre, infatti, dovrebbe tornare a Montevideo Diego Aguirre, già mister del Penarol nel 2003/2004 e nel 2010/2011.
Fischietto in bocca e la grinta di sempre. Paolo Montero comincia al Penarol la sua nuova vita da allenatore. L'ex difensore della Juve ha diretto il suo primo allenamento a Los Aromos. Le prime sensazioni sono state positive: «Abbiamo avuto un inizio di lavoro tranquillo. Non è ancora il momento di pensare ai moduli o alla tattica. Nel mio primo giorno da allenatore ho pensato di conversare con tutti i ragazzi. Voglio lavorare sulla testa prima che sulle gambe. Voglio vedere se sarò in grado di fare bene questo lavoro», ha riferito ai cronisti.
Dal campo alla panchina. Nel suo Uruguay.
Chissà che il Penarol non sia il suo trampolino di lancio in vista dello sbarco sulla panchina della Vecchia Signora essendo considerato uno degli idoli assoluti da parte dei tifosi della Juventus; ha infatti continuato ad avere rapporti strettissimi con l’attuale dirigenza bianconera.
“Certo non mi piace esseri arrivato così. Allenerò Zalayeta, praticamente un fratello di vita: incredibile. Ho il mio sogno, ovvio, come quando ho debuttato nel Peñarol. E ora diventa realtà. Finora lo avevo solo sperato”.
In bocca al lupo, guerriero.
 Marco Ianne 

2 commenti:

Nerazzurro ha detto...

Insegnerà come fare interventi killer senza farsi espellere.

Anonimo ha detto...

Un idolo anche per tanti non juventini, buon lavoro Pigna!!

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