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giovedì 24 gennaio 2013

LA BATTAGLIA PER LA VERITA'. Intervista a Donata Bergamini

Ho già parlato in un paio di occasioni della vicenda di Denis Bergamini, il calciatore del Cosenza che il 18 novembre 1989 morì in circostanze tuttora ignote. Dopo 23 anni in molti aspettano ancora la verità. Prima fra tutti Donata Bergamini, sorella di Denis, che continua a lottare affinché ciò che avvenne quel sabato di novembre venga alla luce. Molti dopo tutto questo tempo avrebbero mollato, avrebbero smesso di pretendere giustizia e di chiederlo a gran voce. Non lei che con tenacia continua la sua battaglia.
La Signora Donata qualche giorno fa si è resa disponibile per un’intervista. Per parlare della vicenda ma soprattutto per parlare di Denis.
Iniziamo parlando di suo fratello. Che ragazzo era Denis?
Denis era un ragazzo molto solare, amava scherzare, era felice, sempre con il sorriso.
Che rapporto aveva con lei? Andavate d’accordo?
Io e Denis, avevamo un rapporto bellissimo, anzi speciale, forse, per i soli 15 mesi che ci separavano dalla nascita, quindi più o meno stessa ètà, stesse compagnie. Tutte le sere sino a quando non partì per Cosenza, ci ritiravamo nella stanza da letto e parlavamo di ciò che avevamo fatto nei momenti in cui non eravamo insieme, se c’erano da prendere decisioni ne discutevamo insieme, andavamo molto d’accordo, ora che ci penso credo di non aver mai litigato con lui, anzi ci univamo per ottenere ciò che volevamo dai nostri genitori.

Ci racconta un aneddoto che ci aiuti a capire che tipo era Denis?
Al sabato sera quando era presente Denis, gli amici preferivano sempre una serata in casa con cene perché con Denis si sapeva che il divertimento era assicurato, scherzi a non finire, rispetto a serate in discoteca.
Da quello che le raccontava, era felice di vivere a Cosenza? Gli piaceva la città e la gente?
Denis gli piaceva ed era felice di vivere a Cosenza, diceva sempre che gli volevano un gran bene. Lo ha dimostrato il fatto che dopo il primo anno che arrivò a Cosenza, rimase. Se non si fosse trovato bene sarebbe tornato al Nord.
E come era il rapporto con i tifosi rossoblu?
Quando parlava dei tifosi, aveva sempre il sorriso sulle labbra, il rapporto con i tifosi? Lo dimostra il fatto che quelle poche volte che alla domenica non era in campo, era con i tifosi ad osservare la partita, ancora oggi molti tifosi di allora mi scrivono su facebook per ricordare gli incontri con Denis anche fuori dallo stadio, a chi pagava una coca, a chi dava passaggi, a chi firmava autografi, ecc….
Lei seguiva il Denis Bergamini calciatore? Andava a vedere le partite?
Si prima che partisse per Cosenza, non solo seguivo il campionato, ma anche i tornei a cui partecipava. Poi quando andò a giocare a Cosenza, seguirlo costantemente mi era impossibile, causa distanza, lavoro e famiglia. Ho seguito molte trasferte, e quando potevo usufruire di permessi dal lavoro, li utilizzavo per vederlo giocare al San Vito. Ricordo ancora quella volta che rimasi a Cosenza per alcuni giorni, molti abitanti, quando vennero a
conoscenza che ero la sorella di Bergamini, si fermavano a parlare con me, il fruttivendolo mi regalò della verdura e clementine per mia figlia che era con me e aveva 4 anni, il barista mi offrì il caffè.
Tutti la conoscono come la sorella di un calciatore ucciso che pretende la verità sulla morte di suo fratello. Ma chi è Donata Bergamini nella vita di tutti i giorni? Ci racconti un po’ di lei.
Per quanto riguarda la mia vita, dovrei parlare di due persone diverse. Perché l’indifferenza e l’assenza della giustizia davanti a elementi certi, ha mutato il mio modo di essere. Sono sposata, nonna di due nipotini e mamma di 3 figli. Sono impiegata e l’umanità dei miei titolari e dei miei colleghi mi hanno permesso di assentarmi dal lavoro quando necessito per seguire il caso di mio fratello, anche perché la distanza da dove abito a dove è stato ucciso Denis, e notevole. Ogni volta che scendo in Calabria, minimo sono 3 giorni di permesso o ferie di cui necessito, quindi abbandono della famiglia e del lavoro, appena rientro per non approfittarne riprendo subito il lavoro. Poi c’è l’Associazione VERITA’ per DENIS da seguire, i contatti con facebook, il gruppo VERITA’ PER DONATO BERGAMINI, ovviamente ho l’aiuto di alcuni ragazzi dell’Associazione, per le attività, gli eventi e gli aggiornamenti del gruppo. Purtroppo non ho fratelli e sorelle, ai figli e al marito dico le cose solo in un secondo momento, per non fargli rivivere in continuazione il periodo più brutto della nostra famiglia, un periodo troppo lungo , ma tutto ciò che riguarda ricerche, scambio di opinioni sul caso è un rapporto stretto con il nostro Avvocato Eugenio Gallerani, una persona non solo altamente professionale, ma umanamente sensibile nell’esposizione del caso.
Come apprese la notizia quel triste 18 novembre? Quale fu la sua reazione?
L’appresi da mio marito, grande amico di mio fratello, che in un primo momento, mi disse che Denis aveva avuto un brutto incidente e dovevamo partire per la Calabria. La mia prima preoccupazione era quella di raggiungere mio fratello il prima possibile, 11 ore di viaggio ci separavano, quindi mi preoccupai di sistemare la bambina dai nonni paterni, preparare gli indumenti intimi per Denis, raggiungere mamma e papà e partire immediatamente.
Lei ha mai creduto, anche solo per un attimo, all’ipotesi del suicidio?
NO, NO.
Si è fatta un’idea del perché Denis sia stato ucciso? Tra le tante ipotesi fatte nel corso degli anni c’è qualcuna che ritiene credibile?
Si, da subito, e non l’ho mai cambiata.
Il pensiero che se Denis non fosse andato a giocare a Cosenza sarebbe ancora vivo, l’ha mai sfiorata?
Di sicuro sarebbe ancora vivo, ma non perché è andato a giocare a Cosenza, ma perché ha vissuto a Cosenza.
Molti elementi escludevano fin da subito l’ipotesi del suicidio (dalla posizione del corpo all’orologio intatto, alle scarpe senza fango), perché ci sono voluti 22 anni (e l’impegno dell’avvocato Gallerani) prima che il caso fosse riaperto e che da “suicidio” si passasse a “omicidio a carico d’ignoti”?
E’ la stessa domanda che ci assilla da 23 anni, l’unica risposta che mi sono data: “A qualcuno faceva comodo così”.
In tutti questi anni i tifosi cosentini sono stati uniti e compatti nel chiedere giustizia, ma da parte delle istituzioni cosentine e calabresi c’è qualcuno che vi è stato vicino e che vi ha sostenuto in questa battaglia?
I tifosi cosentini hanno sempre mantenuto vivo il suo ricordo, ma la compattezza è sorta dopo che un ragazzo di Terni ha fondato il Gruppo VERITA’ PER DONATO BERGAMINI, su facebook nel 2009. Un solo giornalista invece non ha mai abbandonato il caso ed è stato Oliviero Beha, poi successivamente trattò il caso Carlo Petrini.
Dopo 23 anni, considerando anche il muro di omertà che c’è intorno e le cose “strane” che avvengono intorno a questa vicenda, lei crede che si possa ancora arrivare ad una verità?
La dimostrazione esiste dal fatto che dopo oltre 20 anni della morte di mio fratello, il caso è stato riaperto, non si parla più di suicido, ma di omicidio, Denis è stato ucciso, era evidente anche allora, la differenza è nelle persone che applicano la legge.

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4 commenti:

DenisBergamini ha detto...

Bella intervista. Complimenti. Diversa dal solito. Soprattutto perché si è parlato tanto di Denis Bergamini.

Entius ha detto...

Era proprio questa la mia intenzione. Fare un'intervista diversa dal solito dove si parlasse più di chi era Denis Bergamini che della vicenda riguardante la sua morte.

Andrea ha detto...

www.pianetasamp.blogspot.com

Bella intervista Entius, triste vicenda che spero un giorno possa essere definitivamente chiarita...

LadyMarianne ha detto...

Grandissima donna. Incuriosita dall'intervista sono andata a documentarmi su Internet su di lei. Ha una forza e una grinta straordinaria nel volere a tutti i costi che si scopra la verità riguardo la morte di suo fratello.

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