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giovedì 29 novembre 2012

INTER CAMPUS ALL'ONU (fieri di essere tifosi nerazzurri)

Francesco Toldo, il Presidente di InterCampus Carlotta Moratti,  l'ambasciatore 
italiano all'Onu Cesare Maria Ragaglini, Massimo Moratti e Luis Figo.
Più del Triplete, più dei cinque scudetti vinti, più di ogni altra cosa. Inter Campus dovrebbe essere il più grande motivo d’orgoglio di tifare per i colori nerazzurri. Inter Campus, per chi non sapesse di cosa si tratta, è un progetto della società nerazzurra che opera da anni in paesi svantaggiati e attraverso i suoi programmi ha potuto aiutare i bambini di queste zone ad integrarsi nelle proprie comunità, offrendo una rete di sostegno scolastico e sanitario. Il tutto è stato possibile semplicemente insegnando ai bambini a giocare a calcio e creando delle partnership di assistenza e sviluppo con organizzazioni locali non governative.
Ormai Inter Campus è una realtà consolidata da 15 anni. Una realtà passata inosservata a molti (diciamoci la verità anche a noi tifosi interisti) ma non all’ONU (no dico, l’ONU) che ha invitato una delegazione nerazzurra a presentare i programmi di Inter Campus nella sua sede centrale.
Il freddo Palazzo di Vetro, di solito sfondo per i programmi politici degli uomini più importanti della terra, ha ospitato un’idea, il sogno realizzato di una squadra di calcio.

Tutto è cominciato in una favelas brasiliana: “Non potevamo chiudere gli occhi di fronte alla possibilità di poter ridare il sorriso a dei bambini, di fargli sentire che appartenevano al mondo”, ha esordito Massimo Moratti nel suo discorso. E attualmente sono 25 i Paesi interessati dal progetto.
Angola, Argentina, Bolivia, Bosnia, Brasile, Bulgaria, Cambogia, Camerun, Cina, Colombia, Congo, Cuba, Iran, Israele, Libano, Marocco, Messico, Palestina, Paraguay, Polonia, Romania, Tunisia, Uganda, Ungheria, Venezuela: lo staff di Inter Campus è arrivato in posti lontani ed esposti a tante problematiche tra le quali la guerra, quella vera. Gli allenatori nerazzurri insegnano alla gente del posto a prendersi cura dei bambini di strada e insieme gli riconsegnano il loro diritto ad essere piccoli, a divertirsi, a dimenticare per un po’ le tragedie che caratterizzano la loro vita. Ad occuparsi di tutto e coordinare le varie attività è Carlotta Moratti, figlia del presidente nerazzurro.
Non è beneficenza, è solidarietà sociale”. Come l’ha definita ieri Francesco Toldo, pure lui a New York come ambasciatore insieme a Luis Figo.
Un esempio positivo di responsabilità sociale. Una strada difficile da intraprendere, senza fini di scouting, priva di qualsiasi ritorno economico.
E nell’era dei giocatori miliardari che girano in Porsche e dei sceicchi che spendono fior di quattrini per assicurarsi i migliori giocatori, è bello sapere che qualcuno impieghi tempo e soprattutto denaro per aiutare i bambini meno fortunati e ridare loro un sorriso. Anche per questo noi siamo l’Inter, anche per questo siamo orgogliosi di tifare per questi colori.

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2 commenti:

Nicola ha detto...

Un progetto molto interessante che andrebbe pubblicizzato di più. Ma la solidarietà non fa notizia, meglio parlare di Sneijder ed errori arbitrali.

Winnie ha detto...

In Europa ci sono squadre che per disponibilità economica e popolarità (penso al Real Madrid o al Manchester United) avrebbero potuto dar vita ad un progetto del genere. E invece non l'hanno fatto.
Onore e merito a Moratti e all'Inter.

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