martedì 20 ottobre 2026

CRISI JUVENTUS, È NOTTE FONDA: COSA SUCCEDE ALLA VECCHIA SIGNORA?

C’è chi parla di progetto, chi invoca pazienza e chi continua a cercare attenuanti. Poi, però, arriva una serata come quella di domenica e diventa difficile raccontarsi che va tutto bene. 
Juventus-Lazio 0-3. Tre gol sul groppone, nessuna rete all’attivo, uno Stadium che fischia e una squadra che sembra aver smarrito la strada. E pensare che siamo soltanto a ottobre. Se il buongiorno si vede dal mattino, per i tifosi bianconeri c’è davvero poco da stare allegri. 
Parliamoci chiaro, la situazione, da interista, non mi dispiace. Ma al di là delle battute e delle inevitabili prese in giro, quello che sta succedendo in casa bianconera merita una riflessione. Perché questa non sembra soltanto una squadra che attraversa un momento negativo. Sembra una squadra che non riesce a trovare una propria identità. 
Una volta, quando si parlava di Juventus, il discorso era quasi sempre lo stesso: magari non giocava un calcio spettacolare, magari non entusiasmava, ma alla fine portava a casa il risultato. La famosa capacità di vincere anche quando non meritava, di soffrire, di colpire al momento giusto e di portare a casa tre punti pure nelle giornate più complicate. 
Adesso, invece, sembra rimasto soltanto il ricordo di quella squadra. Contro la Lazio i bianconeri hanno incassato tre reti senza riuscire a trovare una risposta convincente. 
Il dato più preoccupante non è nemmeno il risultato. Le partite si possono perdere, anche malamente. Il problema è la sensazione di impotenza, quella che accompagna la squadra quando le cose si mettono male e che finisce per contagiare anche chi dovrebbe trascinare i compagni. E quando persino il proprio stadio comincia a perdere la pazienza, significa che forse la situazione e il futuro non sono proprio rosei. 
Naturalmente, il primo a finire sul banco degli imputati è Luciano Spalletti. Quando una squadra non gira, l'allenatore diventa inevitabilmente il bersaglio principale. Il tecnico toscano ha esperienza, idee e un curriculum che non ha bisogno di presentazioni. Ma anche lui, come tutti, deve fare i conti con quello che la squadra riesce a mettere in campo. E al momento le risposte sono decisamente insufficienti. 
La domanda, però, è un'altra: siamo sicuri che basti cambiare allenatore per risolvere tutto? 
Perché in Italia abbiamo questa meravigliosa abitudine: quando le cose vanno male, si cambia guida tecnica e si ricomincia da capo, possibilmente raccontando che stavolta è arrivato l'uomo giusto. Poi passano alcuni mesi, i problemi riemergono e si ricomincia la ricerca del prossimo salvatore della patria. 
La Juventus rischia di infilarsi proprio in questo meccanismo. Se mancano equilibrio, personalità e continuità, non basta cambiare modulo o inventarsi una nuova disposizione tattica. E nemmeno basta invocare una reazione caratteriale dopo ogni figuraccia. Servono risposte concrete, dentro e fuori dal campo. Spalletti ha le sue responsabilità e dovrà dimostrare di saper invertire la rotta. Ma sarebbe troppo comodo attribuire tutto a lui. 
Il vero problema è che questa Juventus continua a sembrare un cantiere aperto. Si cercano gli equilibri, si cambiano le soluzioni, si aspettano risposte da giocatori che dovrebbero già essere in grado di darle. E soprattutto manca quella sensazione di solidità che dovrebbe accompagnare una squadra con ambizioni importanti. Non basta mettere insieme una rosa con nomi interessanti per costruire una squadra vincente. Servono gerarchie, personalità, giocatori capaci di prendersi responsabilità nei momenti difficili e un'identità riconoscibile. 
Contro la Lazio, invece, la Juventus è apparsa fragile quando doveva difendere e poco incisiva quando doveva attaccare. E quando una squadra fatica in entrambe le fasi, il problema non può essere liquidato con una semplice giornata storta. Perché una cosa è perdere una partita. Un'altra è dare l'impressione di non sapere bene come uscirne. 
Il punto è capire quale Juventus vedremo nelle prossime settimane. Quella capace di reagire, ritrovare compattezza e rimettersi in corsa oppure quella che continuerà a perdere terreno, alimentando polemiche e processi? 
Il calendario non aspetta nessuno. E domenica 25 ottobre i bianconeri saranno attesi dalla trasferta contro il Lecce: un'occasione per provare a ripartire, ma anche una partita nella quale la pressione sarà inevitabilmente alta. 
Perché dopo uno 0-3 casalingo non bastano le dichiarazioni di circostanza. Servono una prestazione convincente, una vittoria e soprattutto la sensazione che la squadra abbia finalmente capito cosa vuole essere. Altrimenti il rischio è che ogni partita diventi un nuovo esame e ogni risultato negativo un'altra puntata della crisi. 

E voi cosa ne pensate? La crisi della Juventus è soprattutto colpa di Spalletti oppure il problema parte da più lontano? E soprattutto: i bianconeri riusciranno a rialzarsi? Dite la vostra nei commenti.
ENTIUS. Giornalista mancato, tifoso nerazzurro, blogger per passione. Appassionato di calcio da quando i Mondiali di Italia ’90 gli cambiarono la vita. Ha deciso che scriverà un libro prima o poi.





1 commento:

Alex ha detto...

Il problema non è Spalletti. O meglio, non è solo Spalletti. Giocatori e società hanno uguali colpe. Purtroppo si ha la sensazione di essere finiti in un tunnel senza uscita.