sabato 19 settembre 2026

ADDIO A SANDRO MAZZOLA, GRANDE BANDIERA DELL'INTER DI HERRERA

Il calcio italiano è in lutto. Nella notte tra venerdì 18 e sabato 19 settembre è morto a Milano, all'età di 83 anni, Sandro Mazzola. Avrebbe compiuto 84 anni l'8 novembre. Se n'è andato l'uomo che ha legato il suo nome a una sola maglia, quella nerazzurra, e a un'idea di calcio che non esiste più. 
Nato a Torino l'8 novembre 1942, figlio di Valentino Mazzola, capitano del Grande Torino scomparso a Superga il 4 maggio 1949. Sandro aveva appena sei anni. Quel cognome pesante come una lapide lo ha portato con sé per tutta la vita, trasformandolo da fardello in promessa. 
Entra nell'Inter a otto anni, mascotte di San Siro insieme al fratello Ferruccio. Lo scopre Benito Lorenzi, il "Veleno", e lo cresce Giuseppe Meazza. Il destino è già scritto. Il suo esordio in Serie A è una delle storie più belle del calcio italiano. 10 giugno 1961, Juventus-Inter. Per protesta contro la decisione di rigiocare la partita dopo l'invasione, Angelo Moratti e Helenio Herrera schierano la Primavera. Finisce 9-1 per la Juve. L'unico gol dell'Inter lo segna su rigore un ragazzino di 18 anni: Sandro Mazzola. È il suo primo gol. L'inizio di tutto. 
Da lì Herrera ne fa il perno della Grande Inter: Sarti, Burgnich, Facchetti, Bedin, Guarneri, Picchi, Jair, Peirò, Suarez, Corso, Mazzola. Una filastrocca che ancora oggi ogni interista sa a memoria. 
17 stagioni consecutive con la stessa maglia, dal 1961 al 1977, 570 partite, 162 gol (565 e 158 per altre statistiche ufficiali), 4 Scudetti (1962-63, 1964-65, 1965-66, 1970-71), 2 Coppe dei Campioni (1963-64 con doppietta al Real Madrid in finale, 1964-65), 2 Coppe Intercontinentali, Capitano dal 1970 al 1977, dopo Mario Corso,Capocannoniere della Coppa dei Campioni 1963-64 con 7 gol e della Serie A 1964-65 con 17 gol, Secondo al Pallone d'Oro nel 1971, dietro solo a Johan Cruijff. 
Chiuse la carriera nella finale di Coppa Italia persa contro il Milan, uscendo dal campo citando Dante: "Vuolsi così colà dove si puote". 
Con la Nazionale 70 presenze dal 1963 al 1974. Campione d'Europa nel 1968, il primo titolo europeo dell'Italia, e vice-campione del mondo a Messico '70. Tre Mondiali disputati (1966, 1970, 1974). E la rivalità-stima infinita con Gianni Rivera, il simbolo del Milan. La famosa staffetta di Valcareggi: un tempo per uno. Divideva l'Italia, ma li univa un rispetto profondo. 
Dirigente dell'Inter, del Genoa e del Torino. Come direttore sportivo nerazzurro (1995-1999) portò a Milano Ronaldo, il Fenomeno. Poi commentatore Rai, voce tecnica amata e mai banale. 
L'Inter lo ha salutato così: "È stato la storia dell'Inter: ci è entrato da ragazzino e non ci è più uscito". L'Inter stessa lo definisce "uno dei più grandi calciatori della storia. Non solo di quella nerazzurra". 
I funerali si terranno lunedì 22 settembre alle 14:45 nella Basilica di Sant'Ambrogio a Milano. 
La FIGC ha disposto un minuto di raccoglimento su tutti i campi e bandiere a mezz'asta a Roma e Coverciano. 
Oggi, alla vigilia di Roma-Inter, il pallone giallo al centro del campo non è solo un simbolo. È il modo migliore per ricordarlo: la palla ferma, che aspetta il suo tocco per ricominciare a correre. Ciao, Sandro.


ENTIUS. Giornalista mancato, tifoso nerazzurro, blogger per passione. Appassionato di calcio da quando i Mondiali di Italia ’90 gli cambiarono la vita. Ha deciso che scriverà un libro prima o poi.
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2 commenti:

Matrix ha detto...

Grandissimo calciatore, grandissimo campione, grandissimo uomo. Una perdita pesante per il nostro calcio.

Nicola ha detto...

Pesantissima.