Benvenuti nel paese dei balocchi, dove tutto è improvvisato, dove le certezze non esistono e dove si ha la presunzione di essere sempre i migliori.
C'eravamo lasciati con Pirlo ad un passo della panchina della Nazionale azzurra. Scelta che aveva fatto storcere il muso a molti (me compreso), ma che alla fine avevamo accettato. O meglio, avevamo accettato, ma non tutti. E così, magicamente, spunta fuori una sponsorizzazione indigesta del signor Pirlo Andrea, riguardo un sito di scommesse russo.
E no, questo non è possibile, non possiamo affidare la panchina azzurra ad un simile lestofante. E poco importa se era una sponsorizzazione legata al precedente impegno lavorativo che il signor Pirlo avrebbe prontamente disdetto appena approdato sulla panchina azzurra.
Allora che si fa? Pirlo non può allenare l'Italia. Serve una persona più seria (bei tempi quando si poteva tranquillamente affidare la panchina azzurra ad un tecnico legato a doppio filo con la Juventus calciopoliana).
A questo punto Maldini e Leonardo si impuntano: se non possiamo scegliere il commissario tecnico che più ci aggrada, ci dimettiamo.
Quindi in poche ore siamo passati dall'avere un organigramma completo al dovere rifare tutto daccapo, sebbene le dimissioni di Maldini e Leonardo non sono ancora ufficiali.
Quindi bisogna ripartire da un nuovo direttore tecnico (il grande favorito è Chiellini, di male in peggio), mentre il toto-allenatore gira sempre su i soliti nomi con Mancini (gradito a Malagò) e Conte (gradito alle squadre di Serie A) ad essere i nomi più papabili.
Diciamo che Maldini e Leonardo finora non erano partiti col piede giusto. Se spari il nome di Guardiola devi essere sicuro che andrà a buon fine, altrimenti innalzi tantissimo le aspettative e poi ogni alternativa sembrerà un ripiego pessimo. E lo stesso vale per Pirlo, prima di fare uscire il nome assicurati che sia tutto a posto. Se c'è qualche "pecca" (vedi sponsorizzazioni) devi saperlo prima di dare una quasi ufficialità.
L'ex tecnico di Juventus e Sampdoria probabilmente non era il nome giusto (e lo avevo anche spiegato sabato), ma bisogna riconoscere che era stata fatta una scelta coraggiosa puntando su un tecnico giovane e non sui soliti nomi triti e ritriti.
Da tutto ciò traspare confusione, mancanza di idee chiare, un caos totale che di certo non porta benefici ad un movimento calcistico italiano che è sempre più con le ossa rotta e ha necessità di essere rilanciato. Per quello che si è visto in questo primo mese dalla sua elezione, siamo sicuri che Malagò sia l'uomo giusto al posto giusto? Ai posteri...


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