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martedì 15 gennaio 2019

IL MANCHESTER UNITED AI PIEDI DI SOLSKJAER

Inchinatevi signori, passa Re Ole Gunnar Solskjaer, il salvatore della patria a Manchester, sponda United. Da quando l'ex giocatore dei Red Devils ha preso il posto di Mourinho ha rovesciato la squadra come un calzino. Fin qui ha sempre e solo vinto, l’ultima volta in casa del Tottenham. Cinque successi consecutivi in campionato, eguagliato così il record del mitico Sir Matt Busby, anzi superato se si considera anche la vittoria di Coppa sul Reading. Solskjaer a febbraio compie 46 anni, quindi non è un enfant prodige delle panchine. Tutt’altro. Allena dal 2011 e nella sua bacheca ci sono 2 campionati norvegesi (2011 e 2012) e una Coppa di Norvegia (2013), ottenuti quando allenava il Molde in patria. Ha allenato anche il Cardiff in Premier cinque anni fa, ma ha perso 14 partite su 25, più della metà di quelle disputate. Insomma: risultati non esattamente esaltanti.
Finché non è tornato a casa, a quell’Old Trafford che spesso lo ha visto protagonista. Ha sistemato la difesa (terza partita consecutiva senza prendere gol), ha acceso la scintilla all’attacco (lo United viaggia con una media di 3 gol a partita), ha rigenerato il giovane talento Rashford e soprattutto ha fatto uscire dalla bolla Pogba, che con lui è miracolosamente tornato a livelli di eccellenza.
Da calciatore Solskjaer veniva soprannominato “The Baby Faced Assassin”, l’Assassino con la faccia da ragazzo, perché quel giocatore dalla faccia innocente nascondeva colpi che spesso erano letali. Come quando mise la sua firma su una delle più straordinarie finali di Champions, quella giocata al Camp Nou di Barcellona tra Bayern e Manchester Utd il 26 maggio del 1999, in un ribaltone divenuto storico da 0-1 a 2-1 per il Manchester a pochi attimi dalla fine. Fu quello il gol più importante dei suoi 126 realizzati nei 12 anni di militanza nei Red Devils (persino più importante dei 4 segnati in soli 12 minuti in un memorabile pomeriggio contro il Nottingham Forest), con cui ha vinto 17 titoli, tra cui 7 campionati e 2 Champions. La sua convocazione sulla panchina dello United sembrava più che altro una mossa di una società che voleva serenità nel dopo-Mourinho. E invece si sta rivelando la più azzeccata delle scelte. Per ora Solskjaer è manager ad interim, ma di questo passo la riconferma per l’anno prossimo è poco più che una formalità. I numeri giocano dalla sua parte. L’Assassino con la faccia da ragazzo sta scalando la classifica come nessuno avrebbe mai immaginato e soprattutto sta riportando entusiasmo in una piazza che lo aveva perso sotto la gestione di Mourinho (sorvoliamo su chi avesse più demeriti tra l’allenatore portoghese e uno spogliatoio che gli remava palesemente contro).
Solskjaer che sulla scia di Ferguson, sua allenatore ai tempi di Manchester nonché suo estimatore, continua a fare quello che faceva da queste parti. All’epoca spesso cominciava le partite in panchina, poi entrava in campo e risolveva la questione, oggi invece si limita a rimanere in panchina. E a cambiare le partite. E forse anche la storia di questa stagione per il Manchester United.

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3 commenti:

Nicola ha detto...

Fino ad un mese fa questa rosa faceva pena, ora miracolosamente vince e convince, segnando e non subendo gol. Merito di Solskjaer? Forse, anche. Ma soprattutto merito di una squadra che ha palesemente fatto fuori Mourinho e poi finalmente si è messa a giocare.

Brother ha detto...

Ma infatti. Chi crede alla favoletta di Solskjaer? Questa squadra era già forte prima (non dimentichiamoci che ha vinto all'Allianz Stadium contro la Juventus), ma giocava contro Mou.

Michele ha detto...

Anche Montella e Gattuso sembravano fenomeni e poi… Aspettiamo prima di incensare gli allenatori.

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