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sabato 31 gennaio 2015

Sub 20, Uruguay 2015

Come la globalizzazione economica crea ricchezza ed opportunità sociali a livello planetario? Può considerarsi come un’energia positiva in ausilio delle nazioni abbiette, secondo la visione europeista, in grado di modificare la disastrosa situazione finanziaria aggregandosi ed attingendo nuove risorse dai mercati mondiali? Oppure, tale fenomeno crea ulteriori squilibri, andando a privilegiare esclusivamente una stretta cerchia di superpotenze. Una parziale risposta a questo quesito, può venire da un’ esemplificazione  realistica, quale il calcio, in grado di rappresentare alcune dinamiche degli andamenti planetari.
Contestualmente ad un apertura delle frontiere dei club europei, ed una regolamentazione FIFA più permissiva in merito al tesseramento di extra comunitari, il calcio è divenuto globale. 
Sempre più presente la forza Africana, che è andata ad aggiungersi al tradizionale stuolo di atleti sudamericani in forza alle squadre del Vecchio Continente.
Risulterà ormai inusuale parlare di un cal­cio sudamericano, piuttosto che mitteleuropeo o britanni­co, ma ad inizio 900, le distin­zioni avevano specifiche connotazioni.
Si trat­tava di movimenti calcistici lontani fra di loro, nati in epo­che diverse e, soprattutto, cre­sciuti e maturati in humus completamente differenti. An­che se tutti hanno avuto, più o meno direttamente, la stessa origine: l'Inghilterra. Dal Regno Britannico, infatti, il cal­cio si è propagato a macchia d'olio primai n Europa e poi in Sudamerica, dove gli inglesi hanno letteralmente trapian­tato il football fondando alcu­ne delle squadre che hanno fatto la storia, ma un grande contributo è arrivato anche dagli italiani, fondatori - tra le altre - dell'argentina Boca Juniors e della brasiliana Palmeiras. Nacquero, però, tre scuole calci­stiche tra le più forti del mondo: l’ argentina, la brasiliana ed infine quella uruguagia.
Europa e Sud America un legame indissolubile. I migliori giocatori della storia di questo sport hanno avuto rispettivamente origine in Argentina e Brasile. Difatti, nei club europei, l’attività di scouting riceve grossi incentivi affinchè si possano trovare i nuovi tangheri del calcio occidentale.
Le partite argentine, ad esempio, sono ormai divenute un culto. Gli argentini sono –albicelestial- interpreti del calcio migliore al mondo. Si sono fatti spiegare dagli inglesi come si stava in campo, poi hanno sentenziato : “ Gentleman, a noi la palla oltre la Manica non va a genio, qui,  abbiamo artisti che con la palla ci fanno veramente l’amore ”. Molte delle giocate che ci lasciano incantati, tipo la rutela o la rabona, le hanno inventate loro, e loro le hanno cosi battezzate.
Ok, ma non perdiamo tempo.
I riflettori sono puntati tutti in Uruguay.
In Uruguay tutto ha a che fare con il calcio. Il gol che decise le olimpiadi del 28, continua quotidianamente a risiedere nella vita uruguagia. Renè Borjas non parla da mesi con Hèctor Scarone, l’architetto della squadra; i due non si sopportavano, ma un tempo erano stati amici. Nel momento decisivo della partita Borjas manda in porta Scarone e, mentre gli passa la palla, gli dice : “Tuya Hector ! ” Lui segna.  In Uruguay spesso, se volete riallacciare un rapporto con qualcuno, recitate “Tuya Hector”e mettere a proprio agio il vostro interlocutore.
La ventiseiesima edizione del Sudamericano under 20,  l’Uruguay è stato scelto come paese ospitante.
La competizione vedrà impegnate tutte e dieci le nazionali affiliate alla Conmebol.
Il format è sempre lo stesso: due gruppi da cinque squadre giocheranno un girone all’italiana con sola andata, e le prime tre di entrambe i raggruppamenti prenderanno parte all’ ‘Hexagonal final‘, dal quale usciranno i nomi delle quattro qualificate al Mondiale U20 2015, che si giocherà quest’estate in Nuova Zelanda. L’albo d’oro parla chiaro e vede una netta predominanza brasiliana; la ‘Canarinha‘ si è portata infatti a casa il trofeo per ben undici volte (con sette medaglie d’argento e tre di bronzo, ventuno volte sul podio in ventisei edizioni), seguita dai sette titoli dell’Uruguay e dai quattro dell’Argentina. A quota tre troviamo la Colombia, mentre il Paraguay nel 1971 ha festeggiato il suo unico titolo.
Tre saranno gli impianti dedicati al Sudamericano Sub20 il ‘Centenario‘ di Montevideo (dove si giocherà anche la finale), il ‘Burgueño Miguel‘ di Maldonado ed il ‘Profesor Alberto Suppici‘ di Colonia.
Il Sub-20, propone astri nascenti pronti per giocare in grandi palcoscenici costringendo le società europee ad significativi sforzi economici . Infatti, gli osservatori dei club italiani ieri hanno fatto scalo a Parigi e sono atterrati a Montevideo per vedere il tutto in prima persona.
L'ultimo Sub-20, in Argentina, è stato al di sotto le aspettative. Ha vinto la Colombia e Juan Fernando Quintero, allora al Pescara. Poi venduto al Porto, JFQ  è rimasto in sospeso tra due destini: nella Liga portoghese al massimo entra dalla panchina ma con la Colombia ha già segnato al Mondiale 2014. A proposito di Italia, nel 2013 il capocannoniere è stato Nico Lopez e tra gli attori non protagonisti del Brasile c'era Felipe Anderson.
Chi si è stupito per i  gol segnati da Vidal in Italia, non era in Paraguay nel 2007. Vidal in quel Sub-20 bussò sei volte, due contro il Brasile, portando il Cile al 4° posto e al Mondiale Under 20. Quella resta un'edizione spaziale: Vidal nel Cile, Di Maria nell'Argentina, Cavani nell'Uruguay, Pato e Lucas Leiva nel Brasile. Vidal in estate andò al Leverkusen, Cavani al Palermo. Solo casualità ?
Un edizione mitica è stata quello del 2011. Basta la formazione del Brasile nel 6-0 all'Uruguay che chiuse il torneo. Gabriel in porta, Danilo e Alex Sandro terzini, Casemiro e Fernando in mezzo al campo più una discreta linea davanti: Lucas, Oscar, Willian e Neymar. Irreale. Il 10 era di Lucas ma Neymar controllava tutto: capocannoniere con 5 gol di vantaggio sul secondo. Una colonna di quella squadra era anche Bruno Uvini.
Il Sub-20 2005 vide inoltre protagonista Messi che giocava col 18 ma dava l'impressione di essere uno speciale, un futuro diez dell'Argentina.
Aveva già esordito nel Barcellona e contro la Bolivia segnò dopo aver accelerato a metà campo per fermarsi solo 40 metri più in là, abbondantemente dentro l'area. Leo finì dietro alla Colombia, che del resto aveva un grande attaccante in rosa: Falcao.
Ed Uruguay 2015?
Nahitan Nandez (Uruguay e Peñarol) e Mauro Arambarri (Uruguay e Defensor Sporting).
Si dice «doble cinco». Nandez è un 1995 che ha già spazio al Peñarol, ha iniziato da 10 ma ora vive di corsa più che di tocco: contro il Brasile ha dominato con scivolate e rinvii. Poco estetico ma la prende sempre, anche perché ha doti da capopopolo: è capitano ma urla ai compagni come farebbe un generale. Mauro Arambarri è la sua anima gemella. Fino a poco tempo fa piantava pomodori nella fattoria di famiglia, ora è un calciatore vero. Corre come Nandez e segna: due gol in due partite. Ha detto un compagno: «È il Verratti uruguaiano». Calma, però c’è chi è pronto a scommetterci: un fondo ha preso il 70% del suo cartellino per 1,2 milioni di euro. Due tipici giocatori da Italia, per Nandez il Sassuolo (e non solo) ha già preso informazioni.
José Cevallos (Ecuador e LDU Quito). Già sentito: papà, stesso nome, era portiere della nazionale. Già sentito: nel 2013 lo ha preso la Juve in prestito con diritto di riscatto. È riapparso in Uruguay, n. 8 di maglia e di fatto, perché la Juve ha scelto di non tenerlo: è tornato alla LDU Quito. Tecnica e tiro, già 4 gol.
Angel Correa (Argentina e Atletico Madrid). Se ne parla sempre per la storia particolare: cresimato dal Papa, operato al cuore 6 mesi fa, vagamente legato ai narcotrafficanti che possedevano il 30% del cartellino. In campo però Angelito decide: migliore contro l’Ecuador, un altro gol a un Perù comico. La principale chance dell’Argentina per vincere il torneo.
Gerson (Brasile e Fluminense). Il Brasile ha fatto tornare a parlare di Gerson, mezzala multiruolo del 1997. In estate si è scritto che la Juventus per lui ha fatto un’offerta, cortesemente rifiutata, adesso il Fluminense chiede oltre 10 milioni. Difficile, sono soldi e c’è da accontentare il solito fondo co-proprietario.
Tomas Echague (Paraguay e Sportivo Luqueño) L’Inter al Sub 17 del 2013 si fece un’idea precisa alla voce portieri: il migliore era Echague, paraguaiano. Due anni dopo, ci risiamo: Echague viene dato per discontinuo ma ha parato tutta l’Argentina. Se ne parla poco o nulla, però rischia di essere il miglior portiere ed è il top tra i piccoli: gioca al Club Sportivo Luqueño, non al Real Madrid.
Uruguay 2015. Sub-20. Perché quando conta gli uruguagi hanno sempre qualcosa in più.
 

1 commento:

Theseus ha detto...

Quanti campioni usciti... Ma quante mancate promesse? Giocatori che sembrava dovessero spaccare il mondo e poi...

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