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martedì 16 dicembre 2014

Que vinca o que pierda solo y un equipo en Avellaneda, El Racing

Alle foci del Rio della Plata, nella caotica e vibrante Buenos Aires, nei vicoli selciati dei sobborghi, nelle facciate secolari delle case d’immigranti, nei bar, nelle librerie e negozi di dischi del centro, nei saloni di tango e milonghe, il calcio e il tango rappresentano l’orgoglio di un intero paese.
Il calcio in Argentina, è una paragonabile ad una fede. A tali manifestazioni sportive partecipano migliaia di tifosi dai gradini degli stadi, dalle strade dei quartieri, allentando la squadra del cuore con i canti e i colori che la rappresentano. Uno sport palpitante e oltre tutto un vero spettacolo. il fervore si rispecchia in special modo nella capitale albiceleste.
Le due principali squadre argentine sono Boca Juniors e River Plate di simili origini territoriali, le quali sorsero sulle rive del Riachuelo, ma l’altra  grande rivalità  stracittadina è rappresentata da quella che va in scena all’Avellaneda.



La zona dell’Avellaneda collocata nell'area sud-orientale della grande Buenos Aires è connessa alla capitale con una serie di ponti, stradali e ferroviari. La città è un importante centro di commerci ed è sede di numerose industrie,dove la realtà quotidiana è decisamente difficile. Case basse, negozi in disuso, clima da favelas nonostante la floridità economica. Anche ad Avellaneda, la rivalità da oltre un secolo vede in contrapposizione il Racing e l’Independiente. I biancocelesti del Racing furono fondati nel 1903 ed hanno ereditato la loro denominazione sociale dal Racing Parigi. Uno dei suoi soci fondatori, German Vaidaillac, di chiari origini francesi ne caldeggiò il nome, che in verità piacque molto. Il Racing sorse, comunque, dalla fusione di due piccole squadrette della zona, il Barracas al Sur ed il Colorados al Sur. L’Independiente nacque invece nel 1905, per iniziativa di un gruppo di commercianti della Ciudad de Londres, che si sentirono esclusi dalla rappresentativa di categoria e pertanto fondarono l’Independientes, la “s” fu poi soppressa in un secondo momento. I suoi colori originari erano il bianco ed il blu, che diventarono bianco e rossi dopo che i soci del club avevano visto giocare il Nottingham Forest in tourneè in Argentina.
Il Derby di Avellaneda è molto sentito dalle opposte tifoserie. Le due squadre in competizioni varie si sono affrontate 203 volte, con 88 successi dell’Independiente, 63 pareggi e 52 successi del Racing. Anche il palmarès dei rossi è più fornito con 14 titoli nazionali, 2 Amateur League, ben 7 Copa Libertadores, 2 Coppe Intercontinentali ed 1 Copa Sudamericana, più altre competizioni di discreta importanza. Il Racing, invece, ha vinto 7 volte il titolo nazionale, in 9 occasioni l’Amateur League, 1 Copa Libertadores ed 1 Copa Intercontinentale. Fu la prima squadra argentina pertanto a vincere il titolo di Campione del Sudamerica. Ad ogni modo, la ricchezza della bacheca dei trofei non stabilisce anche il maggior seguito di tifosi.
Il Racing, infatti, ad Avellaneda è una fede autentica, nonostante da qualche decennio la squadra biancoceleste sia caduta in disgrazia.
Il Racing è conosciuto anche come l’Academia, per la sua storica spettacolarità del proprio gioco. Anche se è costretto a sopravvivere tra sofferenze e sfortune ormai da circa quarant’anni. 
Dal giorno in cui dice qualcuno che la squadra vinse la Coppa Intercontinentale a Montevideo nella gara di spareggio contro il Celtic, grazie ad un gol del “chango” Cardenas. I tifosi dell’Independiente, infatti, quel giorno lanciarono una maledizione contro lo stadio del Racing, quando sette gatti neri sarebbero stati sotterrati proprio sotto una delle porte dello stadio. Da allora il Racing ha vissuto sfortune incredibili, compresa la prima retrocessione in cadetteria arrivata nel 1980. Nel dicembre del 2001, oltretutto, il Racing avrebbe potuto vincere il campionato dopo l’ultimo vinto nel ’66. Ma in quel periodo l’Argentina visse la sua peggior crisi politica ed economica della sua storia ed il campionato fu sospeso e rimandato ed il Racing con il suo scudetto passarono assolutamente in secondo piano.
Ma da qualche giorno nel Cilindro, lo stadio del Racing, che prende il nome per la sua forma geometrica, il ritmo caliente e festoso ha fatto da padrone.
Quelli che non vincevano mai, quelli della maledizione dei sette gatti neri, quelli dei 35 anni senza vincere un titolo, finalmente sono tornati a festeggiare.
A laurearsi campione d’Argentina è stata proprio l’Académia.
Dopo lo 0-3 rifilato al Rosario Central nel penultimo turno, per il Racing non c’erano più calcoli da fare: bisognava battere in casa il Godoy Cruz per vincere il titolo e non curarsi di ciò che avrebbe fatto il River contro il Quilmes. Ma l’impegno dei Millonarios nella finale di Copa Sudamericana aveva fatto posticipare l’incontro di altri sette giorni, obbligando la gente del Racing ad aspettare due infinite settimane prima dell’atto decisivo. Ieri notte, però, quando l’Académia ha fatto il suo ingresso in un Cilindro de Avellaneda tirato a lucido (non sembrava esserci spazio per sgradite sorprese: doveva essere la notte del Racing.
Il Racing completa una rimonta incredibile nella fase finale del torneo che vale il 17esimo titolo (fra fase dilettantistica e professionale): dopo una prima parte del Trofeo Transicion dominato dal River Plate, ha effettuato il sorpasso grazie a una serie da otto vittorie e un pareggio nelle ultime nove, con un solo gol incassato in tutto lo sprint. Nella serie, anche la vittoria nello scontro diretto, in casa, proprio con la squadra di Gallardo, che ieri notte doveva sperare in un pareggio di Milito e compagni e vincere per arrivare allo spareggio. Il River ha fatto il suo, seppur con qualche problema (1-0 firmato Carlos Sanchez), ma il Racing non ha tradito i suoi 50 mila tifosi.
 A segnare il gol decisivo è stato un altro cavallo di ritorno, Ricardo Centurion. Al 6' della ripresa, l'esterno ha colpito di testa per il gol vincente. Così Centurion, che ha confessato di "non aver vinto niente nemmeno nei tornei di quartiere", si è trasformato in un eroe. Ma il protagonista assoluto resta lui, Diego Milito, il cui rientro "a casa", quando avrebbe potuto incassare ben altri stipendi altrove, assume i contorni dell'epica: "Il Racing è la mia vita. Sono tornato per questo. Sono un privilegiato per poter vivere una cosa così. Devo tutto a questo club: mi ha permesso di fare la carriera che ho fatto".
Il Racing è nuovamente campione e torna il Libertadores. Il barrio di Avellaneda è di nuovo al centro del calcio argentino.
E cosi, che si vinca o si perda, l’unica squadra all’Avellaneda è pur sempre il Racing.

2 commenti:

Theseus ha detto...

Qualche volta anche le cosiddette "medio-piccole" riescono a trionfare. Non seguo molto il calcio argentino ma mi é sembrato di capire che il Racing ha fatto un ottimo campionato meritando il titolo.

Theseus ha detto...

Se posso muovere una critica, io avrei parlato meno della rivalità con l'Indipendiente (in questo contesto c'entra poco) e puntato i riflettori maggiormente sui singoli che fanno parte della rosa e che hanno contribuito alla vittoria finale.

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