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venerdì 12 dicembre 2014

L'animo nobile della Superba

Genova è una nobile. E’ chiaro che come tutti i nobili, talune volte va in decadenza e altre volte risale.
Petrarca l’aveva definita superba. “Vedrai una città regale, addossata ad una collina alpestre, superba per uomini e per mura, il cui solo aspetto la indica Signora del Mare: Genova.”
La città, posata in un ideale palcoscenico che dà vita ad uno spettacolo superbo, si ritrova ad avere come platea le onde del mar Ligure.
La leggenda vuole che il nome Genova derivi dal nome del dio romano Giano, perché, proprio come il Giano bifronte, Genova ha due facce: una rivolta verso il mare, l'altra oltre i monti che la circondano.
L'immagine ambivalente del Giano bifronte, che guarda al passato e vede il futuro, Genova - città proiettata al futuro ma che sa guardare al proprio passato - la rispecchierà sempre, anche nei suoi simboli.
Se fino ad ora, la Milano, un tempo celebrata come la Scala del Calcio europeo, era rinomata in tutto il continente per le sue due sfidanti cosi diverse ma cosi dominanti, aveva lo scettro di centralità calcistica nazionale, ora quel ruolo di controllante si è tramutato in un fenomeno da sterile periferia.

I due club milanesi, i quali, assommano 36 scudetti, 18 a testa, stanno vivendo un periodo di austerità anche nel mondo del pallone. Certo, non è la prima volta che accade; il calcio è ideologia di ciclicità ma nell’era dei 3 punti a vittoria, dopo 14 giornate Milano era già stata cosi giù nel 94-95 e nel 200-2001, quando le milanesi, come oggi, soltanto 38 punti. La questione fa specie poiché nel 2015-2016 Milano dovrebbe essere proiettata al centro del mondo, con la finale Champions League a San Siro alle porte,  e i benefici postumi attesi per l’Expo del 2015 .
Se Milano cade,  Genova ha ripreso il posto nella nobiltà che conta.

Il passato glorioso del calcio genovese ha inizi nel secondo dopoguerra italiano.
Il 3 Novembre 1946, allo stadio Marassi, davanti a 40000 spettatori entusiasti, tra cui il presidente della neo nata Repubblica Italiana, Enrico De Nicola, il Genoa Football and Cricket club, la più antica società di calcio italiana detentrice di 9 scudetti, tra cui il primo mai giocato in Italia, incontra per la prima volta i blucerchiati dell’Unione Calcio Sampdoria, società con appena qualche mese di vita.
Le due rivalità della città a confronto come mai prima.  L’evento venne vissuto come un evento di totale rinascita.
La Sampdoria appena nata che batteva il grande Genoa, il quale, schierava tra le sue fila l’immenso Juan Carlos Verdeal, uno dei primi giocatori moderni, una straordinaria mezz’ala impossessato da una grande eleganza.
L’Unione Calcio Sampdoria, è frutto della sezione calcio ginnastica Andrea Doria con la Sampierdarenese ; non è la prima volta che le due società uniscono le forze, infatti gia nel 1927, obbligate dal Regime, avevano costruito la Dominante, una realtà durata, però, solo tre stagioni.
Le due società hanno infatti poco in comune, ricca e borghese e pienamente genovese l’una con sede in centro e campo da gioco attiguo al Genoa, operaia e fieramente indipendente l’altra, proveniente dalla Manchester d’Italia, per come era conosciuta Sampierdarena per la sua società industriale.
Un comune che il fascismo aveva trasformato in delegazione per dare vita alla grande Genoa.
La fusione tra i due club fu un processo assai laborioso, ma alla fine nella stagione 1946/1947 si vede apparire la maglia blucerchiata in tutti i campi d’Italia. Difatti, se si ci riflette, quello della Sampdoria è effettivamente un bizzarro nome, dato dall’inizio di una località ed il resto è un cognome.
L’antagonismo tra le due squadre e i loro sostenitori è subito estremo; in ragione a queste tesi si annoverano giustificazioni d’ogni forma per scegliere la squadra.
C’è chi sostiene che siano gli immigrati che arrivarono a portare manodopera alle grandi industrie a tifare Samp, mentre il genovese doc, può essere solo tifoso del grifone.
Le origini aristocratiche del Genoa risalgono al 7 Settembre 1893 quando dei gentiluomini inglesi, presso il consolato britannico della città, decisero di fondare un associazione sportiva per occupare il tempo libero.
Nasce cosi il Genoa Cricket and Athletic Club; ma bisogna aspettare il 1896, con il dottor Spensley, il quale, tre anni dopo la fondazione cambiò la denominazione sociale in Genoa and Cricket Club.
A dar manforte alla sua origine britannica, le prime formazioni erano composte prettamente da giocatori inglesi.
Il Genoa dei primi anni del Ventesimo Secolo fu la squadra dei record.
E’ la prima squadra ad assumere un tecnico professionista, l’inglese William Garbutt, nonché la prima squadra ad acquistare giocatori da altre società dietro corrispettivo economico.
Insieme a Milano, negli anni del boom italiano, costituivano il cuore vibrante del Paese.
Sul versante agonistico infatti,negli anni della grande ricostruzione sociale, arrivarono a Genova, giocatori di specifica importanza.
Un  giovane ragazzo comasco di nome Gigi Meroni, inimitabile ancora oggi, il simbolo di un epoca intera. Ed invece Ernesto Cucchiaroni, meglio noto come Tito, d’origine argentina, il quale, si aggregò alla Samp.
Dalle terre argentine, tanto care ai genovesi, che nel 1923 avevano ospitato, la squadra del Genoa in una trionfale tournee, proviene infatti Tito Cucchiaroni, gentiluomo come pochi, elegante ed esperto ballerino di tango, che in 5 anni di Samp segnò oltre 40 reti, portando i blucerchiati in un insperato quarto posto e la possibilità di disputare un trofeo europeo.
Per tutta la metà degli anni 60’, il calcio genovese, naviga in acque cattive; nel 1966 le due squadre si trovarono a giocare il primo derby stagionale, mentre entrambe militavano in serie B.
La crisi delle squadre rispecchia l’inizio di crisi anche industriale che colpirà successivamente la zona ligure.
Sono gli anni in cui, qualcuno a Genova, lanciò la proposta di fondere le due squadre di calcio, in grado cosi di ripercorre i nefasti di inizio secolo.
Impensabile, allora come oggi, quella malsana ipotesi fu prontamente accantonata.
Volendo tracciare un identikit delle due tifoserie, il blucerchiato è un tifoso molto passionale, ma che ha quel vago distacco, rispetto al genoano, il quale si sente l’effettivo padrone della città.
Nei canoni di passionalità, rientra perfettamente la figura del Presidente doriano, Paolo Mantovani.
L'amore per la Sampdoria, quella squadra che sarà capace di portare allo scudetto a dispetto di tutti, non sboccia spontaneo. Arriva,paradossalmente, da una grossa delusione nei confronti del Genoa. Il petroliere romano, che avevastabilito di vivere a Genova dopo avere conosciuto la città da bambino, ricoverato al Gaslini perunaappendicectomia, si avvicinò al calcio genovese scegliendo le maglie rossoblù: sottoscrisse unabbonamento biennale, chiesto ai tifosi dall'allora presidente del Genoa Giacomo Berrino per noncedere Meroni. A fine stagione, però, il massimo dirigente si rimangiò la parola e questo"tradimento" portò Mantovani a passare sull'altra sponda.
L’apice massimo doriano arriva nella stagione 90/91 quando in  campo la Samp gioca in modo tradizionale (all'italiana) con marcature auomo micidiali. Il potente Vierchowod, detto Pietro lo Zar al centro della difesa, assieme a Lanna.Poi Mannini e Katanec. Lombardo, pelato, tornante, detto Braccio di Ferro. L'utilissimo Pari, l'elegante Dossena. E avanti con contropiedi che esaltano il genio di Cerezo, la classe di Mancini el' eccezionale fiuto del gol di Vialli. Ma quella Samp è soprattutto una squadra di amici che vive unclima goliardico. Gruppo allegro (ma affiatato) anche fuori, cene in pizzeria e nei ristoranti vista mare.Poi scherzi, beffe, qualche burla. C'era chi diceva: il ricchissimo presidente Mantovani li ha viziati,questi non vinceranno mai nulla. Li chiamavano anche: «Biancaneve e i sette nani». In panchina sedeva un figura memorabile del calcio italiano come Boskov.
Egli in seguito dirà, in merito alla Doria : «Nella mia vita ho vinto, ma lo scudetto con la Samp è il più bello e più dolce. Perché l' ho conquistato nel campionato più difficile ed equilibrato del mondo e perché era il primo per una società che doveva ancora compiere mezzo secolo di vita. E' un po' come quando ti nasce il primo figlio. Gioia e allegria sono maggiori».
Se la rinascita della Samp è legata a quella di un personaggio come Mantovani, quella dei rossoblu è più complicata e si lega a tre nomi: Aldo Spinelli, che diviene presidente nel 1985 e del professor Franco Scoglio, l’allenatore siciliano arrivato a Genova nel 88’, porrà le basi, con le sue sagaci lezioni di sport, per il Grande Genoa di Osvaldo Bagnoli.
Sembra che dopo anni di difficoltà sia finalmente ritornata l’era della rinascita per le squadre e anche per Genova.
I primi anni 2000, sono anni di anonimato; bisogna nuovamente aspettare il 2007 per ritrovare Samp e Genoa a combattere in un derby di nuovo in serie A, entrambi con nuovi assetti societari, pronti a giocare un ruolo da protagoniste.
Ma eccoci alle porte della quindicesima giornata di quest’annata 201/2015.
Ed eccola qui la zampata della Superba. Piagata da due alluvioni consecutive (e dall’ignavia di amministratori pubblici che non hanno risolto i gravi problemi idrogeologici della città), piegata da una mancanza di lavoro ormai cronica che spinge i suoi migliori figli a fuggire altrove, umiliata da una classe politica inadeguata e da una classe imprenditoriale inconsistente, Genova trova la forza di prendersi la sua rivincita con il calcio. Il Genoa terzo in zona Champions alle spalle di Juve e Roma. La Sampdoria quarta a un punto che guarda anch’essa all’Europa, Champions o Europa League, sognare non costa niente. 
 In fondo è già successo e sempre in momenti di grave crisi della città.
Massimo Ferrero, ed Enrico Preziosi non hanno grandi mezzi economici ma, evidentemente, tanto fiuto e un po’ di fortuna (che non guasta). Samp e Genoa sono costruite al risparmio, ma, appunto, sono costruite: pensate, studiate, meditate. Non semplicemente assemblate, accozzaglie di giocatori multietnici più o meno quotati, come in tante altre più celebrate compagini. Samp e Genoa sono ripartite da due allenatori, diversissimi come carattere, ma simili come idea di calcio: che deve essere prima di tutto un gioco di squadra.  
La nuova favola di Genova, i successi di Genoa e Samp portano i nomi di Gian Piero Gasperini e Sinisa Mihajlovic. E hanno una ricetta semplice a dirsi ma non facile a realizzarsi: visione di gioco e capacità di motivare i giocatori. Sapendo rilanciare gli scarti di altre squadre blasonate che non hanno saputo vedere il talento o aspettare che superasse una crisi. E individuando giovani talenti, magari italiani, da mettere alla prova e lanciare nella mischia. Ora Genova sogna, guarda dall’alto in basso Milano e Napoli, non abbassa lo sguardo di fronte a Torino e Roma. E medita la riscossa. Che non può essere naturalmente solo sportiva, ma quella  di un intera città sempre in bilico tra la tradizione e la modernità.

2 commenti:

Salvatore ha detto...

Genova potrebbe tornare ai fasti dei primi anni 90 quando entrambe le squadre erano protagoniste in Italia e in Europa.

Simone ha detto...

X Salvatore. Ne riparliamo a primavera. Se saranno ancora lì vorrà dire che hanno le carte in regola per tornare protagonisti. In caso contrario saranno stati solo dei fuochi di paglia.

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