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mercoledì 3 settembre 2014

SCIREA, IL CAMPIONE DI LEALTA' E CORRETTEZZA MORTO 25 ANNI FA

Ci sono giocatori il cui ricordo va oltre la maglia che hanno indossato. Non importa se sei stato un juventino, un milanista, un interista, un romanista o un laziale, perché le tue gesta vanno ben oltre i colori con cui identificarti.
Uno di questi giocatori è senza ombra di dubbio Gaetano Scirea, per anni bandiera bianconera, morto esattamente 25 anni fa in un incidente stradale in Polonia dove era andato a visionare la prossima avversaria della Juventus.
"Esempio di lealtà e correttezza in campo grazie alla classe cristallina di cui era dotato, che gli permetteva di ergersi tra gli avversari con eleganza e intelligenza (mai un'espulsione in carriera), fuori dal terreno di gioco è stato un modello di umanità e garbo, stimato da tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerlo e dalle generazioni future” si legge sul sito del club bianconero.
Non l’ho mai visto giocare e quando ho iniziato ad appassionarmi al calcio lui già non c’era più. L’unico ricordo, peraltro molto vago, è la notizia della sua morte appressa in qualche telegiornale dell’epoca (non ricordo neanche quale).
Ho avuto modo di conoscerlo e apprezzarlo attraverso i racconti e le parole degli altri. E sebbene la mia fede calcistica fosse ben lontana da quella maglia “non colorata”, ho sempre avuto grande ammirazione per quello che è stato sicuramente un fuoriclasse dentro e fuori dal campo.
Non voglio annoiarvi con lunghi discorsi retorici, pertanto vi lascio con un frammento di un articolo letto su un sito juventino (ebbene sì, ogni tanto visito anche “quei” siti) che ho trovato per puro caso oggi pomeriggio e che mi ha emozionato al tal punto da spingermi a scrivere questo articolo.
Dovresti vederci adesso, Gaetà.
Dovresti vedere come hanno ridotto questo calcio. Quanto ci manca la tua umiltà, la tua classe, il tuo rispetto per l’avversario. Non c’è più niente, Gaetà. È come se fosse morto con te su quella mulattiera polacca che chiamavano autostrada.
Oggi c’è la discriminazione territoriale e quella razziale, e poi veleni vari, arbitri carogne e avversari da distruggere. Era segno di rispetto, vero, andare fino a lì a vedere giocare quella squadra? Era segno di umiltà. Oggi tutti pensano di essere i soli in grado di insegnare calcio, sai? Senza sapere nemmeno chi era Gaetano Scirea da Cernusco sul Naviglio, classe ’53.
E meno male che non puoi vederci Gaetà. Non ti troveresti a tuo agio e forse ti avrebbero già messo alla porta. Grazie, ma oggi i dirigenti non si fanno come lo avresti fatto tu. Non c’è posto.
Anche il friulano, sai, ad un certo punto lo hanno messo in un angolino.
C’è una curva col tuo nome e tanti che la occupano dovrebbero rileggere la tua storia. Anche su questo, sai, ci siamo azzuffati.
C’è anche una strada col tuo nome, sai? Una strada che porta ad uno stadio. Ci gioca la tua Juve, dentro, una Juve vincente come la tua. Ma non è rispettata come la tua. Funziona così, adesso, sai? Chi vince è furbo, aiutato, fortunato, sostenuto dalla politica, mica bravo.
Ma forse tu sai tutto, e ci osservi con il tuo sguardo paterno e il tuo sorriso dolce.
Ma chissà se sai quanto ci sentiamo più soli da quel 3 settembre di 25 anni fa. (SpazioJuve)
 

2 commenti:

Andrea ha detto...

www.pianetasamp.blogspot.com

Ricordo come se fosse ieri la serata in cui appresi questa drammatica notizia: fu Sandro Ciotti, all'epoca conduttore della Domenica Sportiva ad annunciare la tragedia e mi vengono i brividi a pensare che siano già passati 25 anni...
Dello Scirea calciatore ho pochi e vaghi ricordi, ero davvero troppo giovane ma solo il fatto che un difensore non sia mai stato espulso credo la dica lunga sulla correttezza umana ancor prima che "tecnica" di Gaetano Scirea...ciao!

Mattia ha detto...

Grande uomo e grande calciatore. Merce sempre più rara nel calcio di oggi.

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