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venerdì 23 maggio 2014

SEMPRE GRATI SAREMO AL NOSTRO PRINCIPE NERAZZURRO

La prima immagine che mi viene in mente pensando a Milito è quella che ho pubblicato ieri sera. Quelle braccia allargate a festeggiare un gol, nella fantastica serata di Madrid di un sabato di metà maggio di quattro anni fa. Un’immagine che sono sicuro è rimasta ben impressa nella mente di tutti. E’ sicuramente quello il punto più alto della carriera nerazzurra di Diego Alberto Milito, la doppietta con cui permette alla propria squadra di tornare sul tetto del mondo dopo quasi mezzo secolo.
Ma limitare il ricordo di Milito solo a quello sarebbe riduttivo. Milito per i cuori nerazzurri è stato molto di più. E’ stato quello che nei derby l’ha spesso buttata dentro, è quello che una volta fece tre gol ai cugini rossoneri (quanti possono vantare di esserci usciti? Credo pochi), è quello che una sera di inizio novembre sbancò lo Juventus Stadium, è quello che segnò contro il Chelsea agli ottavi (e quando fu importante quel gol dopo tre minuti lo sappiamo bene) e il Barcellona in semifinale, è quello che ha messo la firma su tutto il Triplete segnando i gol decisivi contro la Roma nella finale di Coppa Italia, contro il Siena nell’ultima decisiva giornata di campionato e contro il Bayern Monaco nella già ricordata finale di Champions League a Madrid.

Pur restando solo cinque stagioni in nerazzurro e pur non avendo sempre fatto delle stagioni memorabili (tolta la stagione del Triplete solo nel semestre gennaio-giugno 2012 svolse in pieno il suo mestiere di attaccante), rimarrà comunque una colonna nella storia dell’Inter.
Prezioso su tutto il fronte d’attacco, Diego Alberto Milito è stato uno di quei giocatori capace di mettersi sulle spalle l’intero attacco nerazzurro, uno di quelli che, come si suol dire, “fanno reparto da solo”.
Mi sarebbe piaciuto (l’ho anche scritto) che domenica scorsa a Verona il Principe si fosse congedato dal proprio popolo con un gol, l’ultimo in maglia nerazzurra. E invece non è andata così. Se fosse stato un principe delle favole il lieto fine sarebbe arrivato, ma trattandosi di un principe dell’area di rigore bisogna mettere in conto il mancato happy end.
Qualcuno mi faceva notare un paio di giorni fa che l’ultima cosa rilevante, degna di nota, dell’attaccante argentino non è un gol ma quel rigore, decisivo, che Milito ha sbagliato contro il Bologna. Osservazione giusta a cui ho giustamente risposto che sono talmente tante le cose positive degne di nota che faticheremo a ricordarci di questo piccolo errore finale.
Come cantava De Gregori “non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore. Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo, dalla fantasia”. Coraggio, altruismo, fantasia. Il giudizio non può che essere assolutamente positivo. Un rigore si può sbagliare, la storia del calcio è piena di rigori sbagliati, spesso anche decisivi per vincere un trofeo. Ma trascinare la propria squadra a suon di gol sul tetto del mondo, no, quello non è roba per tutti. Diego Alberto Milito è e resterà sempre il Principe del Triplete, quello che ci fece impazzire in una sera di maggio, che ci fece urlare fino a perdere la voce, che ci fece piangere di gioia fino a tarda notte. Grazie Principe. Grazie di tutto.


2 commenti:

Brother ha detto...

Grande Principe. Per noi conta solo ciò che ha fatto in quella prima stagione nerazzurra. E' quello che lo ha reso una leggenda nerazzurra, tutto il resto è semplice storia.

Matrix ha detto...

La cosa che mi fa più sorridere e che fino ad un mese fa tutti invocavano l'addio di Milito e ora tutti che lo rimpiangono.
Credo che il Principe, a cui saremo sempre grati, avesse già dato tutto ed è giusto che andasse via.

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