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giovedì 28 novembre 2013

LEGGE SUGLI IMPIANTI, LA POLITICA CRITICA, LE SOCIETA’ SPERANO

Ancora deve nascere e la nuova legge sugli impianti già riscuote critiche da buona parte della politica italiana per la possibilità che si legge tra le righe di una corsa alla metratura cubica per riempire gli spazi attorno agli stadi di centri commerciali, edilizia abitativa e quant’altro facendo speculazione edilizia.
Nel mirino, quattro delle complessive sessantasette righe dell’emendamento, quelle in cui si dice che oltre all’impianto sportivo (la parola "stadio" non viene mai pronunciata) "l’intervento può prevedere insediamenti edilizi o interventi urbanistici entrambi di qualunque ambito o destinazione, anche non contigui agli impianti sportivi, che risultino funzionali al raggiungimento del complessivo equilibrio economico-finanziario dell’intervento e concorrenti alla valorizzazione in termini sociali, occupazionali ed economici del territorio di riferimento".

In realtà, come facilmente prevedibile, obiettivo principale della nuova legge è (o perlomeno dovrebbe essere) agevolare le società di calcio intenzionate a costruire impianti di proprietà.

Non a caso il tema dominante è quello dei tempi certi. Tra studio di fattibilità, progetto definitivo, approvazioni (o contestazioni) del Comune, della conferenza di servizi (che tiene dentro le tutele ambientale, paesaggistico-territoriale, del patrimonio storico-artistico e della pubblica incolumità), della Regione e, se occorre del presidente del Consiglio, si arriva al via libera nel giro di un anno, massimo 14-15 mesi. Un bello sconto rispetto ai tempi biblici nei quali si sono imbattute, solo per limitarsi al calcio, la Juve e ora l’Udinese. E un tentativo di sottrarsi a uno dei peccati capitali di questo Paese: la velocità delle pratiche.
Sono molti i presidenti che sperano nella nuova legge per arrivare in tempi brevi alla costruzione di un impianto di proprietà.
In prima fila ci sono le due milanesi, con il Milan che negli ultimi giorni sembra aver addirittura superato l’Inter per la nuova area di Rho da 36 ettari che dopo l’Expo 2015 diventerà a destinazione esclusiva di una riqualificazione sportiva, anche se resta da capire nel caso entrambe optassero per un impianto loro casa ne sarà di San Siro sino ad oggi destinato a rimanere in futuro in possesso dei rossoneri.
Poi c’è la Fiorentina con la famiglia Della Valle che da anni sogna di far nascere una nuova cittadella dedicata allo sport appena alle porte del capoluogo anche se fino ad oggi non si sono create le condizioni. Ci sta pensando seriamente anche la Sampdoria che ha già pronto il proprio avveniristico progetto nella zona del porto, con tanto di richiesta al Credito Sportivo del finanziamento necessario.
E ci sono le romane, con i giallorossi che entro una ventina di giorni finalmente toglieranno i veli sul progetto avveniristico dello stadio sul terreno di Tor di Valle mentre Lotito potrebbe lasciare definitivamente l’Olimpico nelle mani del Coni (che così lo sistemerebbe in chiave candidatura olimpica per il 2024) edificando un nuovo impianto sempre nella capitale, mentre il Napoli punta sulla riqualificazione del San Paolo sempre che De Laurentiis e il sindaco De Magistris finiscano di punzecchiarsi,. E poi c’è il Palermo pronto a mollare il ‘Renzo Barbera’ per riqualificare un quartiere difficile come lo Zen.
Tutti pronti a compiere il grande salto. Aspettano solo la spinta decisiva che dovrà arrivare dal governo. Sì, ma quando arriverà?

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2 commenti:

Simone ha detto...

Se in Italia siamo ancora all'anno zero per quanto riguarda gli stadi di proprietà dobbiamo ringraziare la classe politica per non essere riuscita ad emettere le leggi necessarie e alla burocrazia da sempre lenta e macchinosa. Il mondo va avanti, noi resteremo sempre indietro.

Ciaskito ha detto...

Probabilmente non hanno ancora approvato la legge perché prima devono capire come guadagnarci su. A che serve darà questa enorme possibilità alle società di calcio se non si ha un proprio tornaconto personale?

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