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martedì 8 settembre 2015

EURO 2016, LA FAVOLA ISLANDA E' LA PRIMA A QUALIFICARSI

E’ bastato un pareggio casalingo a reti bianche contro il Kazakhstan per entrare nella storia. L’Islanda infatti grazie allo 0-0 contro la nazionale kazaka ha strappato il pass per Francia 2016, per la prima volta nella sua storia. Il prossimo giugno quest’isola di appena 100 chilometri quadrati diventerà la più piccola nazionale di sempre ad essersi qualificata ad un Europeo.
L’impresa era stata costruita nei mesi precedenti, però, in particolare con la doppia, clamorosa vittoria contro l’Olanda (2-0 a Reykjavik ad ottobre 2014, 1-0 anche ad Amsterdam la scorsa settimana). I nordici sono incredibilmente primi nel Gruppo A insieme alla Repubblica Ceca, nello stesso girone che dovrebbe mandare agli spareggi la Turchia di Fatih Terim e vedere addirittura eliminati gli orange, semifinalisti agli ultimi Mondiali (sarebbe una delle mancate qualificazioni più clamorose di sempre, dopo quella della Francia ai Mondiali ’94 e dell’Inghilterra a Euro 2008). La nazionale del calcio totale sconfitta dalla rappresentativa di un’isola che conta meno abitanti di una provincia medio-piccola. Un miracolo, insomma. Che però non è un fulmine a ciel sereno e soprattutto non è frutto del caso.
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L’Islanda aveva già sfiorato la storica qualificazione ai Mondiali di Brasile 2014, uscendo soltanto agli spareggi contro la Croazia. Sembrava l’occasione persa di una vita, era solo il preludio alla partecipazione ai prossimi Europei. Dalla porta principale. Il merito è di una generazione d’oro temprata dal freddo dei ghiacci: le stelle sono Sigurdsson e Sightorsson, in Italia conosciamo bene Bjarnason (ex Pescara e Sampdoria, ora al Basilea) e Hallfredsson, centrocampista del Verona. Tutti cresciuti sotto l’ala protettiva di Eidur Gudjohnsen, il più forte calciatore islandese di sempre, che ha vissuto gli anni migliori con le maglie di Chelsea e Barcellona e oggi, alle porte dei 37 anni, continua a rappresentare il suo Paese.
Il merito è di un progetto federale serio e a lungo termine, che, partito nel 2002, ha portato in dieci anni ad una crescita esponenziale di tutto il movimento. Per permettere di praticare la disciplina anche nel gelo dell’inverno nordico, con i soldi della Knattspyrnusamband (Ksi, la Federazione) e dei municipi sono stati costruiti sei campi regolamentari indoor, aperti a tutti, uomini donne e bambini, non solo ai professionisti. E mini campi in ogni scuola dell’isola. In Islanda oggi c’è un impianto ogni 50mila abitanti, la media più alta d’Europa. Un programma di aggiornamento per allenatori, aperto anche questo a tutti a basso costo, ha decuplicato il numero dei tecnici locali, passati da 70 a 700 in poco tempo. Mentre per guidare la nazionale è stato chiamato lo svedese Lars Lagerback, che già aveva fatto bene con la selezione del suo Paese.
La programmazione si è unita alla cultura sportiva di un popolo così poco numerose che i ragazzi più dotati si dedicano abitualmente a più di una disciplina (il capitano Gunnarsson a 16 anni fu selezionato contemporaneamente dalla nazionale di calcio e da quella di pallamano). E i risultati sono arrivati presto. Prima a livello giovanile, con la partecipazione agli Europei 2011 di categoria. Poi quella generazione è cresciuta e si è meritata anche gli Europei dei grandi. Ma la storia della nazionale della Terra del ghiaccio è appena cominciata: il prossimo capitolo è ancora tutto da scrivere. A Euro 2016.

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2 commenti:

Ciaskito ha detto...

Con una seria programmazione si può andare lontano. E la vicenda dell'Islanda lo dimostra. Non andrà all'Europeo per caso o per un colpo di fortuna. E questo dovrebbe far riflettere molti.

Simone ha detto...

L’Islanda beneficia da qualche anno di un ponte diretto con i campionati inglese e olandese, dove i talenti migliori si trasferiscono fin da giovanissimi. Sicuramente l’intero movimento è in crescita, ma i migliori della nazionale (come Sigurdsson per esempio) sono di fatto prodotti di settori giovanili stranieri.

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