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venerdì 19 dicembre 2014

Jeremy Menez, fino a qui tutto bene


La rabbia di una gioventù francese, figlia dell’immigrazione che imperversa nelle banlieue parigine è lo sfondo iniziale di una storia di un bambino un po’ indisciplinato, ma con un talento innato.
La società parigina di inizi anni 90’ è all’orlo del collasso in alcune sue zone nevralgiche. Episodi di violenza urbana sono all’ordine del giorno. Le rivolte evidenziavano le tensioni tra le grandi città benestanti e le loro banlieue tristemente ghettizzate ; gli immigranti che non sono mai stati pienamente integrati nella società francese, sono divenuti sottoclasse per disperazione.
E cosi il malcontento giovanile era un sentimento assai diffuso, spesso sintomo di disagio esistenziale. Per alcuni ,la via di fuga è stata quella di inseguire un sogno, dando calci ad un pallone.
Vite sregolate, cuore caldo e testa fredda.
Ecco come ragazzi di strada, come Jeremy Menez o Paul Pogba, affamati di successo scalano velocemente la ripida salita dell’universo calcistico. Il percorso è cosi un climax verso l’affermazione al di fuori delle banlieue.



Se volessimo fare un parallelo cinematografico rimando sempre oltralpe, il Milan ad inizio stagione ha ingaggiato Jeremy, e la sua situazione societaria era in lento declino, cosi come la società circostante a quella del protagonista del film L’Haine, celebre film francese con Vincent Cassel; il protagonista de l’Haine, in una delle scene chiave del film, si lancia da un palazzo, ripetendosi, per darsi coraggio : “Fino a qui tutto bene”. Il Milan nella sua lenta discesa, si ripeteva, fino a qui tutto bene, fino a quando non ha incontrato Jeremy Menez. Un piccolo fenomeno, che ai tempi della Roma, alla prima esperienza in Italia, scelse il numero 94 per ricordare l’arrondissement  della banlieue da cui proveniva.  Un ragazzo che non ha  dimentica il passato ed ora è all’apice della carriera, dopo le esperienze in patria.  E se sbarchi in un paese, nell’afosa estate romana del 2008, con l’ingombrante etichetta di nuovo Zizou, la vita non è poi cosi facile. Ménez si esibìsce in alcune giocate d’alta scuola, come quando incantò il pubblico con un gol in dribbling e fucilata all’angolino opposto contro l’Udinese oppure quando entrò in porta con la palla, dopo aver superato in doppio passo per vie centrali il portiere del Cagliari. Caratterialmente riservato, dotato di grandi numeri, ma troppo spesso vittima della propria incomunicabilità, come una monade leibniziana. Fatto sta che alla lunga, l’integrazione fallì, le strade si divisero e Roma continuò a esistere anche lui. Ma Jeremy, ragazzo introverso e chiuso, la caparbietà non manca. Il ritorno in Francia confermò i chiaroscuri d’immagine di un giocatore brillante nel PSG di Carlo Ancelotti, poi disperso nell’ambiente sotto la gestione Blanc, fino a finire in scadenza di contratto.
Il Milan e le strade di Menez si sono magicamente incrociate.
Un gol nella prima giornata, una prestazione da fenomeno nel 4-5 di Parma, in qualità di miglior attore protagonista. Schierato come falso nove e vera ala, ha dimostrato che il pezzo forte del suo repertorio, quella capacità propria dei campioni di fuggire portando palla al piede, non solo non s’è opacizzata, ma risplende di nuova luce. Un rigore procurato dopo una lunga fuga per la vittoria, un incrocio dei pali, l’assist verticale che ha dato il via all’azione corale del secondo gol , e una prodezza geniale, inserimento parabolico in velocità a ghermire un retropassaggio corto, aggiramento del portiere e colpo di tacco sovrimpresso come una pennellata impressionista.
Calciatore dalla classe sopraffina, dai mezzi tecnici invidiabili, capace di farti sognare con una semplice giocata delle sue.
Ed allora ti accorgi che alcune volte il genio ed il cuore superano l’ostacolo delle avversità.
E adesso che Milan e Roma si sfideranno, Jeremy, cosa mostrerà al suo vecchio pubblico? Una magia mozzafiato, o una prodezza balistica?
Il tecnico Inzaghi ha intelligentemente deciso di non combattere i difetti di Menez, ma di esaltarne i pregi cercando solo di allargare la finestra temporale in cui Jeremy usa i super poteri e stringendo quella in cui veste i panni del giocatore normale.
Jeremy Menez è questo: un genio del pallone, uno capace di regalare sogni ai tifosi. Discontinuo, esuberante, a volte egoista. Fuori dal normale. Come fuori dal normale è il suo talento. 


1 commento:

Stefano ha detto...

Giocatore che non mi ha mai fatto particolarmente impazzire. Nella pochezza della rosa milanista è facile risultare il migliore ma in altre realtà ha dimostrato tutti i suoi limiti e la sua discontinuità.

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