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venerdì 4 gennaio 2013

IL RAZZISMO NON SI COMBATTE CON UN GESTO ARROGANTE

Quello che è successo ieri pomeriggio a Busto Arsizio con Boateng che dopo 26 minuti, stufo dei continui insulti razzisti prende il pallone e lo scaglia in tribuna prima di uscire dal campo, seguito dai suoi compagni è stato un gesto importante. O meglio, è stato fatto passare per un gesto importante. Stamattina i complimenti e gli elogi nei confronti del centrocampista ghanese si sprecavano. Sembrava che stessero parlando di un eroe, del Superman di turno che sconfigge tutti i cattivi della terra.
Per fortuna nella massa ci sono anche persone dotate di cervello. E’ il caso di Seedorf che è uscito fuori dal coro per dire come stavano effettivamente le cose "Ha dato un segnale, certo. Ma è già successo più di una volta e non credo che il suo gesto cambi davvero le cose. Avrebbero dovuto identificare queste persone e sbatterle fuori. Poi il novanta per cento del pubblico avrebbe potuto godersi lo spettacolo".

Perché quello che è stato fatto passare per un bel gesto è in realtà l’atteggiamento arrogante di un giocatore che ha mancato di rispetto alla maggior parte del pubblico presente allo stadio. Il bimbo prepotente che ai giardinetti pubblici si incazza e se ne va. Questo è stato ieri Boateng, niente di più.

E poi, diciamolo francamente, è facile incazzarsi in un’amichevole, il 3 gennaio, contro la Pro Patria. Se di fronte c’era per dire il Cagliari o l’Anderlecht e si stava giocando per il campionato o la Champions League voi credete che Boateng e i suoi compagni di squadra avrebbero avuto lo stesso atteggiamento? E’ pensabile che si sarebbe tolto la maglia e avrebbe mandato tutti a cagare? Io non credo proprio. E sempre ammesso che lo avrebbe fatto, i suoi compagni gli sarebbero piombati addosso per fargli cambiare idea.
Son tutti bravi a fare gli eroi in questo modo. Di cori razzisti e striscioni offensivi se ne sentono e se ne vedono ogni domenica in ogni stadio. Eppure né Boateng né nessun altro ha mai avuto le palle per fare un gesto così plateale. L’unico che in qualche modo si è ribellato a questi incivili è stato Balotelli. Tre anni fa, uscì dal campo applaudendo ironicamente i tifosi del Chievo che gli rivolgevano cori razzisti: si beccò una multa dal giudice sportivo. La stagione precedente sempre SuperMario zittì col dito la curva romanista che lo aveva insultato per tutta la partita: se ne parlò per mesi, Mario fu definito “un delinquente”, “figlio di quest’epoca senza ideali”, e via discorrendo.
Il razzismo in Italia si combatte così. Condannando chi in una partita ufficiale in modo civile si ribella ai cori razzisti di cui è fatto oggetto ed elevando ad eroe chi in un’amichevole ad inizio gennaio si toglie la maglia e se ne va.
Sarà interessante vedere cosa succederà la prossima volta che Boateng verrà preso di mira dai cori razzisti dei deficienti di turno. Vediamo se avrà il coraggio di ripetere il gesto. E con lui tutta la squadra.
Basterebbe poco per escludere ed eliminare questi quattro (sperando che in effetti siano quattro…) deficienti che credono di poterla passare liscia, eppure, come spesso succede in Italia, neanche quel poco viene fatto (se non ricordo male l’arbitro o comunque uno degli addetti al campo ha il potere di far interrompere la gara, quante volte è stato fatto?).
Adesso tutti ad incensare Boateng e ad indignarsi per quello che è successo. Ma ne riparliamo fra qualche settimana. Scommettiamo che sarà tutto finito nel dimenticatoio?

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6 commenti:

Michele ha detto...

Se a fare il gesto fosse stato un interista non l'avresti definito "arrogante". Io credo che abbia preso una decisione giusta e mi auguro che, se necessario, lo ripeta anche in gare ufficiali.

Ciaskito ha detto...

Sono daccordo con Entius, è facile fare gli eroi quando giochi ProPatria-Milan. E scordatevi la possibilità che possa ripetere una cosa del genere in gare ufficiali.

Nicola ha detto...

Io sto con Boateng. E lo dico da interista. Mettiamo da parte il contesto e il fatto che i giornalisti si siano confermati le solite prostitute, credo che ogni tanto questi gesti plateali possano essere utili alla causa.
E visto che chi ha il potere di interrompere la partita non lo fa mai, qualcosa bisogna pur fare per tenere alta l'attenzione sul problema.

Giovanni Barcaro ha detto...

E se non lo avesse fatto? Il razzismo non sarebbe esistito?
Non è la partita contro Cagliari o Anderlecht ma intanto l'ha fatto: sbaglio o per 2 giorni non si è parlato d'altro?
E hai dimenticato i casi di Omolade, Zoro ed Eto'o?
E se Boateng invece giocasse nell'Inter sarebbe stato lo stesso?
No perché quando è toccato a Balotelli non è stato tanto meno "arrogante" eh..

Entius ha detto...

Nessuno ha negato l'esistenza del razzismo ma ci sono modi e modi per combatterlo. E' vero per due giorni non si è parlato d'altro. Ma per due giorni. Già oggi l'interesse si è spostato altrove.
Averlo fatto in un amichevole di cui importava poco a tutti (Boateng incluso) non é stato certo un gesto plateale ed importante come i giornalisti ci vogliono far credere.

Entius ha detto...

Ah, è vero. Mi era sfuggito l'episodio di Zoro e quello di Omolade. Tra l'altro due episodi che impongono un altro quesito: considerando che stiamo parlando di episodi avvenuti nel 2005 e nel 2001 (se non ricordo male), cosa si è fatto in tutti questi anni?

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